I 1914 hanno pubblicato a novembre 2025 il loro quarto album “Viribus Unitis”, proseguendo con lucida determinazione nel racconto dei fatti accaduti durante la Prima Guerra Mondiale.
In più di un decennio di vita, gli ucraini hanno forgiato un suono riconoscibile, un death metal caratterizzato da un’estetica guerresca e forti richiami black e doom che ha permesso loro di affermarsi tra le realtà più peculiari del genere.
Nonostante tutte le difficoltà legate al conflitto che sta affliggendo il loro paese, i 1914 sono riusciti a partire per il tour europeo “The War That Never Ends” e per la prima volta calcheranno un palco italiano: l’occasione è buona per capire quali siano, anche dal vivo, le potenzialità di un gruppo che sembra vicino a passare meritatamente ad un livello superiore dopo anni di gavetta.
L’apertura è affidata ai danesi Katla, trio dedito ad un roccioso stoner/sludge/doom metal che ha esordito poco più di un anno fa con l’album “Scandinavian Pain”. Ecco a voi il resoconto di come è andata.
Quando i KATLA si presentano sul palco, a colpo d’occhio nel locale i presenti sono una cinquantina: il trio di Copenaghen è arrivato all’album di debutto “Scandinavian Pain” nel marzo del 2025 dopo aver pubblicato una serie di promettenti EP, e quello di questa sera è per loro il primo concerto in Italia.
La proposta degli scandinavi è un ibrido tra sludge e stoner/doom metal con qualche passaggio black, un suono grezzo e volutamente sporco che, pur non portando niente di nuovo, dal vivo colpisce per il carico di energia che si porta dietro.
Potremmo definirli una versione demoniaca dei Mastodon, con il batterista/cantante che si piazza al centro della scena e intona inni a Satana con il suo scream marcio, supportato dal growl cavernoso del bassista alla sua destra, mentre il chitarrista è intento a snocciolare riff pesanti ed ipnotici.
I brani sono semplici e diretti, l’atteggiamento sfrontato, i tre musicisti scandinavi sanno interagire con gli spettatori, che mostrano di apprezzare; non manca la comparsata del chitarrista dei 1914 a metà dell’esibizione e a colpire nel segno è la lunga e serrata “Taurus”, che nella versione originale vede la partecipazione di Ole Luk degli Afsky: trenta minuti in cui la sobrietà non fa mai capolino ma, per chi non ne ha mai sentito parlare, i danesi hanno rappresentato sicuramente una gradevole sorpresa.
Provenienti da Leopoli, i 1914 suonano un death metal con forti componenti black e doom che, insieme alle tematiche legate alla Prima Guerra Mondiale, ha permesso loro di raccogliere consensi anche al di fuori dei patri confini. Già con il primo disco, “Eschatology Of War”, del 2014, la band aveva iniziato a costruire la propria fama, ma l’affermazione è avvenuta con i successivi “The Blind Leading The Blind” e “Where Fear And Weapons Meet”, pubblicati rispettivamente nel 2018 e 2021, prima che il conflitto tra Russia ed Ucraina bloccasse un processo di crescita avviato, impedendo soprattutto al quintetto di esibirsi dal vivo: l’uscita, lo scorso anno, del quarto disco “Viribus Unitis” e la possibilità di partire di nuovo per un tour europeo possono quindi rappresentare l’occasione per una definitiva e meritata consacrazione che ponga fine a tutte le sfortune finora patite.
I cinque ucraini si presentano sul palco in un’uniforme militare che prevede camicia e bretelle, introdotti dalle note di “War In (The Beginning Of The Fall)”, per poi attaccare con la solenne “FN .380 ACP#19074”: il cantante Dmytro ‘Kumar’ Ternuschack è al centro della scena, mentre gli altri musicisti sono piuttosto statici, circondati da una coreografia spoglia che prevede solamente due banner – montati dalla band stessa prima dell’inizio dello show – e due schermi che proiettano immagini di battaglia, tra soldati in marcia, artiglieria varia, trincee e volti sfiniti dalla stanchezza.
Un audio veramente ottimo valorizza la prova dei due chitarristi e della sezione ritmica, con suoni puliti e ben distinguibili, mentre lo stesso Kumar è un fiume in piena quando si tratta di presentare i pezzi, alcuni dei quali ambientati in luoghi non lontani da dove ci troviamo stasera, ma anche nello scagliare veementi invettive contro il governo russo che ha invaso il suo paese: “Fanculo la guerra, fanculo l’imperialismo e fanculo Putin“; da sempre il gruppo di Leopoli ha sostenuto la propria causa con messaggi rabbiosi, comprensibili poiché pronunciati da chi fino a poche settimane prima era coinvolto nella difesa del proprio territorio e ha visto un missile colpire l’edificio scolastico della propria figlia.
I brani vengono pescati dai tre ultimi dischi, privilegiando ovviamente “Viribus Unitis”: pezzi come “1917 (The Isonzo Front)” e “1916 (The Südtirol Offensive)” raggiungono un’intensità veramente alta ed i cinque musicisti si dimostrano capaci di creare un’atmosfera drammatica, con un’interpretazione forsennata ma anche fredda, come quando, tra una canzone e la successiva, rimangono completamente immobili ad ascoltare estratti di trasmissioni radiofoniche dell’epoca.
Nonostante le varie etichette che sono state utilizzate per definire la musica dei 1914, in questa occasione ad emergere è soprattutto l’anima death metal, con il growl di Kumar che suona spietato, i riff di chitarra gelidi e veloci, un basso pulsante e una batteria secca e precisa che a necessità viaggia amche a ritmo di marcia.
Lo spettacolo si chiude, dopo un’ora, con “Passchenhell”, da “The Blind Leading The Blind”, uno degli episodi più epici e densi della discografia del gruppo, tra fiati, sirene e il rumore degli scarponi che rimbomba sotto la pioggia battente, prima del finale con la bandiera blu e gialla dell’Ucraina esposta al centro del palco.
Una prestazione più che convincente, in cui la performance purtroppo si intreccia con la triste realtà, con l’unico limite di una durata inaspettatamente breve: i pezzi dal vivo funzionano alla grande e la band sembra rodata al punto giusto e, se i 1914 saranno in grado di portare in giro la loro musica con continuità, non è difficile prevedere un salto di livello simile a quello fatto dai ‘cugini’ Kanonenfieber, in termini di seguito e di visibilità.
Ciò che è mancato alla serata è solo un’affluenza più elevata, e in questo caso forse non ha giovato la collocazione infrasettimanale: gli ucraini torneranno in Italia (nonostante i controversi strascichi del loro passaggio) a settembre per il Metalitalia Festival e avranno un’ulteriore occasione per accrescere la loro popolarità anche presso un pubblico ‘difficile’ come quello italiano.
Un cenno finale al Revolver, che questa sera ha dimostrato di essere, a livello di acustica, uno dei migliori locali tra quelli con dimensioni analoghe.
Setlist 1914:
War In (The Beginning Of The Fall)
FN .380 ACP#19074
Vimy Ridge (In Memory Of Filip Konowal)
1914 (The Siege Of Przemysl)
1915 (Easter Battle For The Zwinin Ridge)
1918 Pt 1: WIA (Wounded In Action)
1916 (The Südtirol Offensive)
1917 (The Isonzo Front)
Passchenhell

