14/09/2013 - Agalloch + Worm Ouroboros + Lycus @ Oakland Metro - Oakland (Stati Uniti)

Pubblicato il 20/09/2013 da

Una lineup molto intrigante e l’assenza degli Oregoniani dai palchi statunitensi da un po’ di tempo ormai ci hanno spinti a voler presenziare al ritorno degli Agalloch nella Bay Area e a salutare il loro ritorno con un caloroso benvenuto. Gli Agalloch sono notoriamente una band molto schiva e poco attiva sui palchi americani e che oltretutto da sempre predilige i palchi europei a quelli in patria per la propria attività live e che dunque spinge i fan della band a scorgerli dal vivo quanto più spesso possibile. La tappa di Oakland si è consumata alla presenza di un nutrito pubblico che ha affollato uno dei locali simbolo della scena metal della East Bay, ovvero l’Oakland Metro Opera House, location calata nella zona industriale dissestata della città e dunque sorta di cornice pittoresca per sonorità estreme e luogo prediletto da tutti i metallari locali per assistere a show sempre estremi a fuori dagli schemi.

agalloch - oakland - 2013

LYCUS
Dei Lycus ormai non è necessario più fare alcuna introduzione, sono una delle band più in vista e più acute dell’intero panorama funeral doom americano e il loro ottimo recente debut full-length “Tempest” è stato l’ennesima conferma di questa pura e semplice realtà. Seppur giovanissimi e ancora privi di una vera presenza scenica, la loro performance prettamente sonica rimane però sempre impeccabile e tra le migliori che si vedono in giro sul suolo americano in questi anni. Catalizzatore del loro set è senza dubbio Trevor Deschryver, giovane ma talentuoso drummer che ha messo su la band dopo aver militato nei Deafheaven. Il batterista oltre ad essere il vocalist di punta è sempre autore di un drumming inusuale per il sottogenere più monolitico e statico del metal, e i suoi pattern di batteria – coloriti, vivaci ed estremamente creativi – vivono tanto di prog rock quanto di black metal e punk donando al sound della band un taglio davvero inedito. Il resto della band dal canto suo è espertissima nel genere, e non fallisce mai un colpo nello sviluppare l’opprimente e colossale wall of sound che il funeral doom richiede, e questa sinergia tecnica alla fine spiana sempre la strada ad un set devastante e compattissimo. Li abbiamo già visti tante volte in azione e non falliscono mai un colpo. Questa band andrà davvero molto lontano.

WORM OUROBOROS
Jessica Way, Lorraine Rath e Aesop Dekker (quest’ultimo anche batterista degli Agalloch) dal canto loro non hanno minimamente permesso all’intensità e al carico emotivo della serata di scemare, imbastendo per quasi un’ora un set struggente, epico e sognante come solo una band simile è in grado di fare, e trasponendo il punto di vista dei Lycus in un’ottica stilistica diversa ma concettualmente limitrofa. La musica dei Worm Ouroboros, seppur non propriamente metal, è un ancestrale grido di dolore. Una marcia funebre struggente che procede tra placide ed oniriche radure di un post-rock magico ed ancestrale, per poi abbracciare il proprio primo e supremo amore: il gothic doom. Il tutto è calato in un alone magico-esoterico completamente dannato e crepuscolare e la delicatezza e il minimalismo di una sfera emotiva imperante dominano sempre sugli sparsi e timidi momenti più heavy, sempre immancabilmente mitigati e levigati da un pathos inconsolabile. Le voci quasi gregoriane di Jessica Way e Lorraine Rath sono quanto più struggente ed emozionare si possa sentire in un contesto simile e le loro sublimi trame vocali richiamano inevitabilmente il misticismo e il pathos di artisti come Dead Can Dance e Diamanda Galas tradendo sempre una preparazione tecnica al canto spaventosa  – quasi prossima al lirico – e un talento ovvio ed innegabile. Uno show magico che ha coinvolto i presenti dall’inizio alla fine e che forse ha anche rappresentato lo zenit di coinvolgimento dell’intera serata.

AGALLOCH
Set da veri professionisti per gli Agalloch, che senza tanti giochetti da rockstar o pomposità di sorta si sono fiondati per un’ora e mezza in un set solidissimo e altamente coinvolgente che ha pescato splendidamente dalla tutta la discografia della band senza preferenze apparenti. La band è partita con il freno a mano tirato e i suoni tutt’altro che ottimali – di certo non colpa loro – ma con il passare dei minuti la macchina da guerra che sono ha cominciato a riscaldarsi e ad oliarsi a dovere aprendo la strada ad un set che nel finale è stato davvero fragoroso. E’ stato interessante notare come dal vivo la band abbia dei suoni orientati di meno sul black metal e molto di più sul post-rock, sul post-punk e sul gothic rock. Le chitarre non sembrano mai essere del tutto distorte e questo tratto fa degli Agalloch una band raffinata e versatilissima in grado di far respirare la propria indole folk e gothic con ampissima fluidità e naturalezza anche nei momenti più serrati e intensi. L’intensità di esecuzione è però notevolissima nella performance della band, la quale letteralmente attacca ogni accordo ed ogni passaggio con una foga micidiale e il cui punto focale è sempre immancabilmente la voce roca e gracchiante di John Haughm, autentico sciamano del gothic black americano e personaggio che sul palco fa sentire e impone tutta la sua personalità e preparazione tecnica con grande confidenza e professionalità. Come si diceva la band ha proposto al pubblico un repertorio da brividi e ha mostrato di essere in forma splendente e ben felice di essere di nuovo on the road in madrepatria e questo entusiasmo è trapelato in maniera piu’ che evidente, offrendo una serata indimenticabile ai fan, e una ottima occasione per vedere dei professionisiti veri in azione anche a coloro che conoscono meno la band o che comunque apprezzano meno questi sottogeneri di black metal e doom metal meno aggressivi e molto più introspettivi e raffinati.

SETLIST
Limbs
Ghosts of the Midwinter Fires
Falling Snow
The Watcher’s Monolith
Hallways of Enchanted Ebony
The Melancholy Spirit
Into the Painted Grey

Encore:
Of Stone, Wind, and Pillor
Our Fortress Is Burning… I
Our Fortress Is Burning… II: Bloodbirds
Our Fortress Is Burning… III: The Grain

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