24/07/2026 - ALCEST + HERETOIR @ Anfiteatro Ernesto De Pascale - Firenze

Pubblicato il 30/07/2026 da

L’estate dell’anno corrente non può dirsi certo avara in merito a manifestazioni artistiche e musicali di vario genere: tra grandi festival open air e numerosi appuntamenti live al chiuso e all’aperto, sono stati innumerevoli le realtà del rock e del metal che hanno visitato e stanno visitando il nostro Paese in questo periodo estivo, placando così la sete di musica dal vivo di svariati sottogeneri e di realtà appartenenti tanto al mondo underground quanto a quello più mainstream, in una stagione concertistica fitta e variegata.
Dopo i trascorsi turbolenti dei grandi numeri smossi dal Firenze Rocks (invero ormai dedito ad un cartellone più pop che rock), il capoluogo toscano torna protagonista delle scene ospitando nella ben più raccolta cornice dell’Anfiteatro delle Cascine l’unica data italiana del nuovo tour degli Alcest, appuntamento circondato da una certa trepidante attesa da parte dei molti estimatori che la band francese è riuscita a raccogliere intorno al proprio nome nel corso di una carriera ormai quasi trentennale.

Dotato di un’atmosfera particolarmente suggestiva, l’Anfiteatro Ernesto De Pascale rappresenta la più piccola delle strutture dedicate al mondo dello spettacolo presenti all’interno del vasto parco delle Cascine, e dopo anni di attività intensa nei primi anni Duemila, ha finito per essere bistrattato nel tempo a scapito dell’enorme Arena del Visarno poco distante, perdendo col tempo parte della sua importanza.
Un peccato capitale, messo nuovamente sotto ai riflettori in serate come queste, dove la musica eterea e trasognante espressa sul palco si è perfettamente sposata ad una location incantevole e fuori dal tempo, capace di aggiungere un elemento di emotività assolutamente non trascurabile percepita chiaramente da tutti i presenti e capace di creare un’atmosfera che ha lasciato senza fiato sia chi già conosceva l’Anfiteatro, sia chi lo ha visitato stasera per la prima volta.
Sul palco, Heretoir e Alcest hanno impartito una lezione superlativa di post-black e blackgaze, unendo in maniera toccante generi musicali distanti tra loro come black metal, post-rock e shoegaze in un tripudio di emozioni e suggestioni capaci di trasportare i presenti in una dimensione ulteriore semplicemente surreale..

Il compito di rompere gli indugi spetta stasera agli HERETOIR, formazione tedesca che condivide con il gruppo principale della serata una visione artistica, musicale e tematica assolutamente rilevante: sarà proprio Neige, durante l’esibizione della sua band, a rimarcare un’amicizia con i tedeschi iniziata quasi venti anni prima e sottolineando la sua felicità nel condividere con loro una serata così indimenticabile come quella di stasera.
Dal canto loro, gli Heretoir concentrano nel tempo a loro disposizione una carrellata esauriente circa la loro discografia attiva, scegliendo almeno un brano da ogni lavoro discografico e puntando a raccogliere in circa quaranta minuti una lezione di post-black metal convincente e sentita.
Le trame intricate e multi-dimensionali presentate dai brani registrati in studio vengono riproposte con fedeltà grazie alla presenza sul palco di ben tre chitarre, suddivise tra riff portanti, arpeggi sospesi e fraseggi melodici più espliciti; ciononostante, la presenza delle sei corde rimarrà parzialmente sotterrata da un basso ed una batteria prepotentemente in primo piano nel mix, che consentono a fatica di seguire i passaggi più lancinanti ed emozionanti delle canzoni presentate.
Una piccola sbavatura, peraltro non dipendente dai musicisti stessi, che non incrina fortunatamente l’entusiasmo del pubblico nei loro confronti, trasportato dai repentini cambi di registro tra voce pulita e voce distorta attraverso i saliscendi emozionali dei tedeschi e pronti a sorreggere il loro concerto con calore ed affetto.
Visibilmente emozionati, il mastermind Eklatanz ed i suoi compagni salutano Firenze sulle note di “The Ashen Falls”, uno degli higlight dell’ultimo “Solastalgia” ed esempio brillante della rabbia, della tristezza ma anche della speranza e del trasporto che la musica degli Heretoir riesce a trasmettere.
Si chiude così una prestazione sintetica, ma già portatrice di quelle sensazioni esistenziali che verranno a breve esplorate sul palco dalla portata principale del programma.

Seguendo una puntualità quasi sacrale con i ritmi del Sole e della Terra, un tramonto mozzafiato illumina l’Anfiteatro delle Cascine dopo un rapido cambio palco e giusto in tempo per l’ingresso in scena di Neige ed i suoi ALCEST, creatura artistica del tutto particolare e creatrice a tutti gli effetti di un vero e proprio genere musicale, quel blackgaze che negli ultimi anni ha visto fiorire una serie di epigoni e discendenti talmente nutrita da creare un’intera scena musicale che deve tutto o quasi all’act francese; esso prenderà per mano il pubblico fiorentino per portarlo con sé verso un mondo onirico e surreale di unica fattura.
Il viaggio inizia naturalmente con “Les Chants De L’Aurore”, ultima fatica in studio da cui vengono estratte consecutivamente “Komorebi”, “L’Envol” e “Améthyste”, primi brani introduttivi capaci di mettere subito in luce una resa sonora finalmente entusiasmante: ogni strumento trova adesso la sua dimensione, dove il reparto ritmico funge da delicato tappeto alla preponderanza assoluta delle chitarre, dal sound liquido e cangiante, e al doppio lavoro vocale di Neige (voce principale dell’act francese) e Zero, valente seconda voce dalla tonalità davvero molto simile a quella del padrone assoluto del progetto Alcest.
Gli estratti dell’ultimo album si segnalano per una delicatezza marcata ed un’attenzione verso dinamiche leggere che sollevano dal terreno gli spiriti dei presenti, da subito circondati dall’abbraccio caloroso di questi pezzi ultraterreni.
Dopo un incipit così incantevole, lo spettacolo guadagna una concreta pesantezza con “Protection” e “Sapphire”, episodi più ruvidi di “Spiritual Instinct” dove la componente metal viene rimarcata con rinnovata convinzione e su cui si infrangono gli squarci vocali dovuti allo screaming lacerante di Neige, ultimi rimandi al mondo black metal da cui proviene l’artista francese e che esaltano gli astanti per la loro schietta vena depressiva.

Anche la più datata “Écailles De Lune – Part 2” e “Le Miroir” mantengono un vivido contrasto tra le parti più trasognate e quelle più taglienti secondo un gioco di chiaroscuri che ha reso così celebre l’operato musicale dei francesi e che sembra riportare con urgenza il pubblico ad una dimensione terrena e reale che si accompagna all’arrivo della notte sulla suggestiva cornice fiorentina.
Come la pulsante e pluricromatica luna che fa da sfondo alla scenografia sul palco, anche la musica che esce dall’impianto riesce a coinvolgere un numero indicibile di emozioni e sensazioni, guidati dagli splendidi arpeggi delle chitarre, dai riverberi infiniti delle note e le linee vocali indefinite ed evocative dei due cantanti, che commuovono i numerosi fan che hanno guadagnato le tribune dell’anfiteatro ed il parco sottostante, letteralmente rapiti dalla travolgente prestazione a cui stanno assistendo.
Nonostante l’importante durata media dei brani, c’è ancora tempo per “Flamme Jumelle” e “Kodama”, title-track dell’omonimo album accolta con un boato dalla folla e le cui melodie vengono cantate da tutti in un unione quasi corporea che rende magnifica l’esperienza comune, prolungata oltre il tempo ufficiale per un “encore” richiestissimo dove vengono eseguite “Eclosion” e “Autre Temps”, sorta di inno degli Alcest che chiude il sipario di una serata dominata dalle emozioni, dai sentimenti e dalla musica.
Un infinito scroscio di applausi accompagna Neige ed i suoi nuovamente sul palco per un doveroso inchino finale e ancora, fino alla loro definitiva uscita dal palco a seguito di un concerto praticamente ineccepibile da parte di tutti i musicisti presenti: senza mai strafare, ognuno di loro è risultato essenziale per l’evocazione di un mondo ultraterreno in cui siamo stati accompagnati stasera, sospinti da suggestioni che potremmo definire irreali e che hanno toccato il cuore e la parte più intima di molte persone.

In tanti hanno goduto ogni momento ad occhi chiusi, in tanti hanno sorriso e in molti hanno pianto durante il concerto, sottolineando l’enormità della palette emotiva che gli Alcest riescono a rappresentare con la loro proposta inconfondibile, per quanto molto imitata.
Un successo clamoroso ha investito questo appuntamento di Firenze, sotto tutti i punti di vista, e per una volta possiamo tornare a casa pienamente soddisfatti da una serata non dominata forse dalle distorsioni e dalla potenza grezza, ma dalla delicatezza e da impressioni emozionanti provenienti da un altro mondo.

Setlist Alcest:
Komorebi
L’Envol
Améthyste
Protection
Sapphire
Écailles De Lune-Part 2
Le Miroir
Flamme Jumelle
Kodama
Eclosion
Autre Temps

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