12/07/2026 - ALICE COOPER + THE DAMNED + MESSA @ Parco Villa Negri - Romano d'Ezzelino (VI)

Pubblicato il 16/07/2026 da

Report di Carlo Paleari
Foto di Benedetta Gaiani

Il weekend a base di hard rock d’annata previsto all’AMA Music Festival prosegue nella giornata di domenica con il ritorno di Alice Cooper, artista attivissimo che continua a girare il mondo con il suo circo ambulante dell’orrore. Ad accompagnarlo in questa data italiana abbiamo i The Damned, storica formazione del punk, attiva fin dagli anni Settanta, e i Messa, chiamati a dare un tocco italiano alla manifestazione.
Come abbiamo avuto modo di sottolineare anche nel report della giornata con Scorpions e Saxon, il Parco di Villa Negri è una location davvero splendida per una manifestazione di questo tipo. Un’area amplissima, allestita con cura, con tanto di giostre, giocolieri e numerosi stand di merchandising, cibo e bevande.
Ci siamo già espressi sulla sempre detestabile soluzione dei token come unica forma di pagamento e su questo, quindi, non ci ripeteremo, tuttavia vogliamo segnalare l’unico altro aspetto organizzativo che ci ha lasciati alquanto perplessi. Alice Cooper, almeno in Italia, non è mai stato un artista in gradi di attirare decine di migliaia di persone e la data dell’AMA Festival non ha fatto eccezione. Appare quindi poco felice la scelta di istituire un pit, peraltro molto vasto, a dividere un pubblico piuttosto contenuto in due tronconi ben visibili. Forse un biglietto unico, con il pit assegnato in base all’ordine di arrivo, avrebbe permesso un colpo d’occhio più soddisfacente dal palco e una migliore fruizione da parte del pubblico.

Al di là di questo dettaglio, invece, tutto si è svolto nel migliore dei modi, con una vivibilità che, visto il numero dei presenti e l’ottima organizzazione, è stata esente da qualunque tipo di disagio, prima, durante e dopo il concerto.

L’apertura sul palco principale del festival è affidata ad una band che, come ha ricordato la cantante Sara, gioca in casa. I MESSA oggi sono una realtà solidissima, in costante ascesa e che sta facendo un percorso artistico invidiabile.
È chiaro che la loro proposta così particolare, capace di mescolare doom, gothic rock, hard rock e passaggi jazzati non è propriamente in linea con l’atmosfera più caciarona e rock‘n’roll della giornata, eppure i quattro si lanciano in un set convincente in tutto e per tutto. Sette canzoni in scaletta, con una netta preponderanza del materiale di “The Spin”, la loro più recente prova in studio, che si confermano efficaci e ammalianti tanto dal vivo, quanto su disco.
Il pubblico nelle prime file segue con attenzione la performance e, sebbene il sole sia ancora alto nel cielo del pomeriggio estivo, la band riesce a mantenere vivo il loro lato più atmosferico. Vertice della performance, a nostro parere, una bellissima versione di “The Dress”, brano articolato, di non facile esecuzione, con un pregevole e prolungato assolo di chitarra a dare un tocco di eleganza. Un ottimo inizio.

Tocca quindi ai THE DAMNED calcare le assi dell’AMA Music Festival. La storica formazione punk può vantare una storia cinquantennale e, pur non avendo mai raggiunto la risonanza mediatica di Sex Pistols e The Clash, ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica britannica.
Pionieri in diversi ambiti, dall’essere stati la prima band a pubblicare un singolo punk nel lontano 1976 — quella “New Rose” che precedette di qualche settimana l’esordio dei più celebrati colleghi — all’influenza determinante avuta su tutto il movimento gothic rock, la loro storia è proseguita a singhiozzo decade dopo decade, tra scioglimenti, reunion e continui cambi di formazione, mantenendo sempre e comunque quell’attitudine che solo i più grandi possono vantare.
Quando i cinque salgono sul palco, il colpo d’occhio è meravigliosamente strambo, una piccola collezione di personaggi che sembrano essersi incontrati per uno scherzo del destino: il batterista Rat Scabies, maglietta e jeans strappati, sembra esattamente quello che ci si può aspettare da un musicista punk settantenne, solido e quadrato; Paul Gray, basso elettrico alle ginocchia e occhiali da sole a goccia, pare più un rocker della vecchia guardia, meno appariscente ma comunque carismatico; mentre, al contrario, il tastierista Monty Oxymoron, con i suoi ricci scomposti e la camicia dalla fantasia di teschi, sembra uscito da uno strano cartone animato surreale. A chiudere il quadro, naturalmente, il chitarrista Captain Sensible, basco rosso d’ordinanza in testa, e David Vanian, che sfida il caldo estivo con un completo nero funebre e guanti neri, imperturbabile nella sua eleganza da necroforo.

La curiosa compagine, senza troppe chiacchiere, si butta anima e corpo in un’oretta di punk rock, condito dai synth e cantato dalla voce profonda e vampiresca di Vanian. Niente concessioni al catalogo più recente e, invece, via libera a una nutrita selezione di brani che spaziano dall’esordio del 1977 fino a “Phantasmagoria” del 1985.
Esecuzione spartana, grande energia, atteggiamento sempre ironico e un gusto melodico che rimane costantemente in primo piano. Le hit ci sono tutte, da “Eloise”, presentata da Vanian come un grande successo in Germania ma non in Italia, fino alla travolgente chiusura con “Smash It Up”, passando per “Love Song”, “Neat Neat Neat” e, naturalmente, quella “New Rose” che nel 1976 aveva dato il via alla loro carriera.
Il pubblico si abbandona felice alla carica dei The Damned, e non sono poche le persone che vediamo cantare con grande soddisfazione i loro pezzi più noti. La band si congeda tra gli applausi e sul palco viene calato un drappo nero per permettere di allestire gli incubi di Alice.

Capita purtroppo con una certa frequenza che, con il passare del tempo, gli artisti più affermati diventino un po’ pigri in termini di live show. Allestimenti sempre uguali, soluzioni prevedibili e magari scalette sì rodatissime ma ascoltate più e più volte.
E poi c’è ALICE COOPER, che a settantotto anni non solo va in tour ogni anno, ma si impegna anche a regalare al suo pubblico uno spettacolo teatrale sempre nuovo, variando atmosfere, costumi e, soprattutto, recuperando quasi sempre canzoni nuove dal proprio gigantesco repertorio.
I tour estivi, dovendosi spesso adattare alle soluzioni più disparate, tra festival e open air, non sempre riescono a garantire quelle scenografie curate che talvolta abbiamo apprezzato nei concerti di Alice, eppure anche in questa occasione lo spettacolo è stato eccellente: il palco non ha moltissimi orpelli, è semplicemente costruito con delle basse pedane a forma di libri antichi, un mondo in miniatura all’interno della libreria di uno stregone intento a studiare la più occulta magia nera.
Proprio dietro la copertina di uno di questi tomi giganteschi appare Alice Cooper, agghindato di tutto punto nonostante il caldo afoso con pantaloni di pelle, guanti, cilindro e occhi cerchiati di nero, accompagnato dalla sua solidissima band.
È molto interessante, per chi segue con regolarità i concerti di Alice, vedere come si evolve la selezione delle canzoni. Se, infatti, i suoi dischi sono sempre più improntati ad una riscoperta del sound degli anni Settanta – tanto da arrivare con “The Revenge Of Alice Cooper” ad una reunion con la sua vecchia band – dal vivo stiamo assistendo ad un recupero della produzione degli anni Ottanta.
Qualche anno fa erano tornate in scaletta diverse canzoni del periodo Kane Roberts (quindi “Constrictor” e “Raise Your Fist And Yell”), mentre in questo tour, per la gioia dei presenti, abbiamo potuto gustarci dal vivo canzoni come “Spark In The Dark”, “House Of Fire” e addirittura “Dangerous Tonight”, che il cantante non aveva mai proposto dal vivo prima del 2024.
Nel mezzo, naturalmente, una carrellata di classici senza tempo, da “No More Mr. Nice Guy” a “Poison”, passando per “I’m Eighteen”, “Billion Dollar Babies” e la sempre emozionante “Only Women Bleed”.

La natura teatrale dello show di Alice trasforma la scaletta in una massa malleabile, che il cantante plasma con il suo immenso carisma, piegandola alle esigenze dello spettacolo. A volte non si tratta nemmeno di canzoni complete, ma di frammenti: ora l’intro di “Hello Hooray”, un verso di “I’m Alice”, oppure una jam strumentale tra “Second Coming” e “Going Home” che accompagna l’immancabile momento della ghigliottina.
Bello vedere come canzoni scritte comunque in età matura, come “Dirty Diamonds” e “Brutal Planet” siano ormai diventate dei classici, ma il picco dell’intensità, a nostro parere, arriva con un’esecuzione meravigliosa di “Ballad Of Dwight Fry”, cantata da un Alice in ginocchio, avvolto come sempre nella sua camicia di forza, con gli occhi spiritati e un’espressione di smarrimento e terrore talmente convincente da mettere i brividi.
La band, da parte sua, è ormai una macchina da guerra oliatissima, che non perde un colpo e, anzi, contribuisce attivamente allo show con pose, movenze e un look curato. Anche il nuovo ingresso, Anna Cara, chitarrista chiamata a sostituire quell’atomica bionda di Nita Strauss, ci è parsa assolutamente integrata nello show. Meno funambolica di Nita, ma dotata di una buonissima tecnica e di una presenza scenica di tutto rispetto.

E Alice? Beh, Alice ha qualcosa di inumano. Chi scrive ha avuto il piacere di seguirlo con una certa regolarità dai primi anni Duemila, e anno dopo anno è naturale iniziare ad abbassare le aspettative, consapevoli di come chiunque debba fare i conti con il tempo che passa. Alice Cooper, invece, ogni volta ci stupisce con delle performance enormi, che nel loro essere più basate sull’interpretazione che non sulla pura vocalità, mantengono ancora una qualità altissima. Il resto lo fa il carisma, il mestiere e la personalità di un performer senza pari.
Arriviamo così alla fine dello show ed è come sempre una festa in smoking bianco a base di palloni colorati, coriandoli e katane. C’è spazio per la gioia incontenibile di “School’s Out”, si chiude con “Under My Wheels”, e c’è pure spazio per una sorprendente cover di “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana, dedicata proprio al compianto Kurt Cobain.
Alice, intanto, non ha la minima intenzione di fermarsi e a settembre sarà nuovamente in Italia, questa volta con gli Hollywood Vampires. Vista la qualità di questo concerto, si prospetta un altro appuntamento imperdibile.

Setlist Alice Cooper:

Hello, Hooray (intro)
Who Do You Think We Are
Spark in the Dark
No More Mr. Nice Guy
House of Fire
Billion Dollar Babies
I’m Eighteen
Muscle of Love
Feed My Frankenstein
Dirty Diamonds
Caught in a Dream
Hey Stoopid
Dangerous Tonight
Poison
Brutal Planet
Ballad of Dwight Fry
Cold Ethyl
Only Women Bleed
Second Coming / Going Home (strumentale)
School’s Out
Smells Like Teen Spirit
Under My Wheels

MESSA

THE DAMNED

ALICE COOPER

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.