11/03/2016 - ALL THEM WITCHES + DIEGO DEADMAN POTRON @ Lo-Fi - Milano

Pubblicato il 18/03/2016 da

A cura di Davide Romagnoli

Fanno capolino finalmente anche in Italia i paladini della psichedelia underground del Tennessee, e con loro una carriolata visionaria di materiale da presentare per la prima volta al pubblico tricolore. Nonostante la formazione sia infatti nata solo pochi anni fa – e oltre quindici anni dopo quel thriller messicano chiamato “Sobrenatural” (in inglese “All Of Them Witches” appunto) – il quartetto di Nashville vanta tre album e tre EP di successo critico e di pubblico più che notevole, contando la diffusione e promozione iniziale limitata alla band stessa tramite piattaforme come Bandcamp. L’album del 2012, “Our Mother Electricity”, aveva dato segno del calibro di qualità della band e tutto non aveva fatto altro che proseguire con “Lighting At The Door”, fino all’ultimo tassello “Dying Surfer Meets His Maker”, entrambi sempre più apprezzati dal grande pubblico e finalmente giunti anche al cospetto del capolouogo lombardo. Ad un act così succulento, in una venue così rinomata per l’acustica e la proposta tipicamente adatta al genere, collaborano sia Live Nation che Hard Staff Booking, e in apertura l’apprezzato bluesman brianzolo Diego Deadman Potron…

 ALL THEM WITCHES - live report - 2016

 

DIEGO DEADMAN POTRON

Blues e bestemmie. Un’accoppiata singolare ma sicuramente efficace, che vale al musicista brianzolo un’attenzione che arriva fino agli oltre tre quarti d’ora di show in apertura al main-act della serata. La carica del bluesman, chitarra e percussioni, nel suo progetto di one-man-band country blues, ha dalla sua una notevole carovana di influenze tipicamente d’Oltreoceano, dalle tonalità della voce alle divagazioni à la Seasick Steve, le prediche degli apocalittici preacher americani e litanie sataniche sporcate di overdrive e di ironia da veranda lombarda negli intermezzi dei brani che rendono lo show genuino, vero ed autentico. Piacevolmente apprezzato dai presenti e accompagnato da applausi bonari e vicini al buon Diego, quasi di casa nel locale di Rogoredo. Sempre interessante in ogni sua esibizione, questa sera come sempre.

 

ALL THEM WITCHES

Alcuni se li aspettavano prevalentemente nella nuova veste più soffusa ed evanescente che caratterizza l’ultimo “Dying Surfer Meets His Maker” (album da riprendere assolutamente in mano), più che in quella più ruvida degli esordi; ed invece gli All Them Witches riescono ad offrire uno spettacolo che unisce, come in un grande episodio unico (un po’ come accadeva in “Effervescent”), tutte le contaminazioni e le sfaccettature che il loro blues distorto, psichedelico e talvolta spigoloso può offrire, consci di dover recuperare il tempo perduto per la presentazione di tutto il materiale migliore. Memorabile, a questo proposito, la riproposizione dell’ultima sezione dell’ultimo disco, quella composta da “Talisman” e “Blood And Sand / Milk And Endless Waters”, che rievoca passaggi desertici e settantiani, tirando in mezzo i nuovi compagni d’etichetta Colour Haze, i Doors, i Lynyrd Skynyrd nella loro forma più omogenea ed autentica, capaci di incollare gli spettatori coi piedi per terra e le menti altrove, così come anche un ampio bagaglio del filone space rock. La parte più corposa della setlist è però composta dai già classici di “Lighting At The Door”, brani come “Funeral For A Great Drunken Bird”, “When God Comes Back” e “The Marriage Of Coyote Woman”, che componevano la prima triade del disco in questione. In casi come questo, però, l’atmosfera generata dalla performance sempre più coinvolgente mano a mano che i minuti trascorrono trascende la dimensione della canzone singola per orientarsi su scenari più grandi e omnicomprensivi, come se nel corso dei novanta minuti di concerto si fosse assistito ad un unico brano di sapore psichedelico ed americano, sinuoso, variegato, visionario, evanescente e fumoso, degno delle migliori serate dedicate alla grande musica di tradizione USA. Gli All Them Witches si configurano indubbiamente come una delle realtà più solide e altrettanto promettenti del panorama di genere. “Cut me up primitive I’ll die like a slave / Ridin’ on the wings of that Jesus snake”.

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