25/11/2010 - Amorphis + Orphaned Land + Ghost Brigade @ Estragon - Bologna

Pubblicato il 06/12/2010 da

A cura di Emilio Cortese
Foto di Enrico Dal Boni

In una gelida serata di fine novembre, l’Estragon diventa una cornice delle sonorità di tre gruppi di tutto rispetto. Iniziano i finlandesi Ghost Brigade, una band che nel giro di due album soltanto si è già creata un nome. A seguire gli Orphaned Land, diremmo il gruppo mediorientale più amato dai metallari. Entrambi capitanati da una band che non ha certo bisogno di presentazioni: gli Amorphis che, forti di un DVD da poco uscito, si imbarcano in una nuova lunga tournée. Noi di Metalitalia.com non potevamo di certo perderci un evento tanto importante e quindi eccovi di seguito il resoconto di questa bella serata…

GHOST BRIGADE

Ancora infreddoliti dalla gelida temperatura esterna di questa serata invernale bolognese, entrando nel capannone dell’Estragon veniamo accolti dal calore delle note dei Ghost Brigade. Il combo finlandese, con il suo progressive sludge dalle venature post, coinvolge l’ancora esiguo pubblico delle prime file in una coltre fascinosa di suono. La voce di Manne è decisamente il valore aggiunto di questa band, calda e controllata nelle sue parti pulite, intensa e paranoica nei suoi momenti di growl. Ma è tutto l’impianto delle canzoni dei Ghost Brigade ad essere davvero efficace: “Into The Black Light” e “Lost In A Loop” ci trasportano in una dimensione parallela e, senza nemmeno rendercene conto, ci troviamo ad occhi chiusi a ciondolare il capo dall’alto al basso. “A Storm Inside” chiude la loro mezz’oretta di performance, intensa e affascinante, che ci predispone al meglio per gustarci il resto dello spettacolo.

ORPHANED LAND

Con tutto il rispetto per una grandissima band come gli Amorphis, chi scrive sperava vivamente di assistere ad una performance degli israeliani Orphaned Land in veste di headliner. Dopo averli visti – a notte fonda – al Summer Breeze, speravamo di poterci godere la loro musica senza stare con il patema e l’angoscia che la loro esibizione stesse per terminare. Sarà l’amore incondizionato che chi scrive prova per la musica del combo mediorientale, ma davvero, staremmo a sentirli suonare per ore e ore senza stancarci. Il carisma e la strabordante personalità del loro frontman è davvero irresistibile, così come la loro presenza sul palco: così allegra, divertente, scenografica, ma senza perdere mai un colpo. Di sicuro non vi diciamo nulla di nuovo decantando le loro doti come musicisti e intrattenitori, se già avete avuto modo di assistere ad uno dei loro show saprete già che questi ragazzi, oggi come oggi, non hanno nulla da invidiare a nomi gettonatissimi di certe band progressive. La loro setlist – come di consueto, visti gli enormi successi degli ultimi due album in studio – è basata sulle due ultime fatiche: “Mabool” e “The Neverending Way Of ORwarriOR”. Dalla magica “Ocean Land” a “Birth Of The Three”, passando per “Sapari” fino alla conclusiva mitica “Nora El Nora”, i nostri non sbagliano un colpo, facendo saltellare, urlare e sbracciare il pubblico che calorosamente li acclama. Magistrali e incantatori.

AMORPHIS

Forti del nuovo DVD, è tempo per i finlandesi Amorphis di un nuovo tour. Le prime 2-3 canzoni partono un po’ in sordina, complice una prova del frontman Tomi sulle prime non esattamente esaltante. Se su disco infatti la sua ugola ci sembra che rasenti quantomeno la perfezione, con questo growl cavernoso e intenso e questi puliti così magicamente melodici, dal vivo dobbiamo dire che l’impressione che abbiamo avuto stasera non è del tutto positiva. Non stiamo parlando di errori grossolani o pressapochismi tecnici, ma semplicemente di una percezione di pathos decisamente minore, e magari potrebbe trattarsi semplicemente di sensazioni personali. Dopo un’apertura di concerto dedicata prevalentemente a “Skyforger”, l’ultima fatica in studio della band, è tempo di un bel tuffo nel passato con un’accoppiata davvero emozionante direttamente da “Elegy”, parliamo di “Better Unborn” e “Song Of The Troubled One”. Si ritorna bruscamente al presente sulle note di “Silent Waters”, “My Sun” e della bellissima “Silver Bride”. Ma poi, proprio mentre ci stavamo chiedendo se i nostri ci avrebbero riproposto “Black Winter Day”, ecco che questa viene annunciata, accolta da un boato dal pubblico. Dopo una breve pausa gli Amorphis tornano a calcare il palco riproponendoci un altro brano direttamente da “Tales…”: parliamo della magica e bellissima “Into Hiding”. A chiudere le danze è la splendida e davvero immancabile “My Kantele”. Riguardo alla parte finale del concerto dobbiamo fare alcune considerazioni: questa band dalla doppia identità ci è sembrata definitivamente a proprio agio con i brani degli ultimi lavori piuttosto che su quelli del passato. Vuoi per il vocalist diverso, vuoi per il loro impeto che in passato era più irruento e sfacciatamente sperimentale, mentre oggi è più intimista e controllato, vuoi perché alla fine dei conti gli Amorphis hanno voltato pagina… Di fatto, nonostante in parecchi tra il pubblico non aspettassero altro che i brani del vecchio repertorio, ci si è trovati a riconoscere che gli Amorphis di oggi sono una sorta di entità indipendente rispetto al passato, che deve piacere per quello che è. Di sicuro un loro show merita di essere visto in quanto la loro esperienza e le emozioni che le loro canzoni sono in grado di regalare non sono assolutamente da prendere sotto gamba. Applausi dunque, anche per l’organizzazione, che riesce a non far finire questi concerti troppo tardi, permettendoci di evitare il ghiaccio che si andava formando sulle strade.

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