13/11/2010 - Anathema + The Ocean + Petter Carlsen @ Magazzini Generali - Milano

Pubblicato il 19/11/2010 da

Report a cura di Marco Gallarati

Milano a metà novembre è solitamente come si presenta anche per la quarta data degli Anathema nel Belpaese in questa fine 2010: piovosa, grigia, triste e vagamente deprimente. Metteteci anche che è serata di derby – appuntamento imprescindibile per molti – ed il sospetto che ai Magazzini Generali ci sarebbe stata meno gente del previsto è bell’e che pronto. E invece, quando ci presentiamo alla ormai familiare venue di via Pietrasanta, ecco in vista un più che buono accrocchio di pubblico in composta coda lungo il marciapiede, oppure all’assalto del chiosco di panini e bevande stazionante davanti all’entrata. Sinceramente, come scritto sopra, non ce l’aspettavamo! Ma è evidente che, nonostante la svolta indie-rock-alternative che la band di Liverpool ha intrapreso ormai da anni, la voglia di rivedere una formazione fondamentale per la proposizione in musica di determinate atmosfere è davvero parecchia. Ci facciamo la nostra fila, quindi, ed entriamo nei ‘Maga’ proprio quando lo sconosciuto opening-act Petter Carlsen viene invitato sul palco…

PETTER CARLSEN

Petter Carlsen: e chi diavolo è, vi sarete certamente chiesti. Un po’ come noi, del resto. Ebbene, col senno di poi e le informazioni recuperate, possiamo dirvi che trattasi di un artista/cantautore norvegese che ha tutte le doti e le capacità per inserirsi pienamente nel contesto malinconico e crepuscolare che le sonorità degli Anathema sanno trasporre così bene. Solitario sul palco, con la sua chitarra a tracolla e un’umiltà ed una semplicità veramente palpabili, Petter parte a suonare e a cantare con una dimestichezza sorprendente, per nulla intimorito da un pubblico che – sicuramente la maggior parte – non l’ha mai neanche sentito nominare. Le canzoni sono dolcissimi e mestissimi affreschi musicali, interpretati da una voce pura e limpida, che in un batter d’occhio riesce a conquistare quasi tutta l’audience. I paesaggi che Petter riesce a creare con il solo ausilio di chitarra e corde vocali sono quelli freddi e sconfinati delle lande scandinave, ma nella sua musica c’è anche tutto il calore che un caminetto acceso in casa quando fuori nevica riesce a trasmettere. Non tutti i presenti hanno realizzato appieno la situazione – e non tutti, inoltre, sono bene educati – quindi c’è da infastidirsi un po’ per il costante e crescente vociare causato dai ragazzi non interessati all’artista in questione. Piccola pecca di uno show che però ha coinvolto la gran parte degli spettatori, al punto che l’ultimo pezzo, “You Go Bird”, è proseguito a lungo anche quando Petter è sparito nel backstage, lasciando la gente a cantare ad perpetuum le parole del titolo. Belle, inaspettate emozioni e Milano rapita.

THE OCEAN

Soundcheck in tempo zero per i tedeschi The Ocean – be’, c’erano da settare giusto le chitarre e i microfoni, considerata l’assenza di batteria e basso nell’esibizione precedente – ed eccoli pronti a scaraventare un po’ di post-metallo sulle orecchie del pubblico già gremente i Magazzini Generali. L’impianto luci è quello caratteristico del combo di Berlino, molto particolare e decisamente psichedelico ed oscuro, mentre finalmente possiamo affermare con certezza, dopo più di un anno di frequentazione di questo locale, che i suoni e i volumi udibili fra queste quattro mura dipendono in larga parte dalla bravura e dall’esperienza dei fonici: i The Ocean, tralasciando qualche problema tecnico al microfono, hanno avuto una resa sonora spettacolare, sia durante le sezioni più pacate, sia nelle feroci esplosioni del loro post-hardcore progressivo e strutturato. I pezzi sono lunghi e con quaranta minuti a disposizione è ovvio che la band non riesca ad inanellarne molti. E questo è un po’ un peccato, perché certamente gli astanti presenti solo per gli Anathema avranno avuto difficoltà nel digerire la setlist dell’ex-collettivo germanico. I ragazzi sanno comunque come muoversi on stage e, sebbene fossero leggermente fuori target come support-act dei fratelli Cavanagh, hanno ricevuto anche loro una buona dose di applausi. Loic Rossetti si conferma un frontman con grandi possibilità di progredire, ma già rispetto alla data di aprile al compianto Olden Live Club, l’abbiamo trovato migliorato e più sciolto, capace di sfoderare uno scream corposo ed un pulito versatile e (quasi) senza incertezze. Insomma, detto che “Heliocentric” l’ha fatta da padrone nel set, chiudiamo affermando che il quintetto berlinese ci è piaciuto ma senza troppo coinvolgerci.

Nota a margine: la band ha annunciato che avrebbe esposto il proprio merchandise solo fuori dal locale a fine concerto, in quanto dentro avrebbe dovuto applicare un surplus di prezzo per venire incontro alla ‘politica’ dei Magazzini Generali. Apprezzabile il rispetto per i fans, ma fatto è che poi, a fine concerto, il materiale fuori non si è visto. Peccato, in questo modo i soli a rimetterci sono stati ancora loro, in quanto sicuramente, all’interno o all’esterno, qualcuno avrebbe comprato qualcosa.

ANATHEMA

E veniamo dunque agli attesi headliner della serata. Il locale ormai è davvero bello pieno e neanche i Dark Tranquillity un mesetto fa hanno saputo richiamare così tanta gente – e ricordiamo ancora l’odierna concomitanza della partita di calcio Inter-Milan. Vincent Cavanagh – ce lo dirà a concerto inoltrato il fratello Daniel – non è in perfette condizioni fisiche e si esibisce probabilmente influenzato, ma sinceramente in pochi se ne sarebbero accorti se non fosse stato annunciato. Ma ecco partire l’intro e la band al completo – Vincent, Daniel e Jamie Cavanagh, Les Smith e John Douglas – sale sul palco salutando il pubblico ancor prima di iniziare a suonare. Si decolla alla grande con l’esecuzione della prima tranche di “Judgement”, dall’opener “Deep” alla trascinante, breve strumentale “Destiny Is Dead”, brani collegati fra loro ed eseguiti come riscaldamento per quella che si dimostrerà essere una performance fuori da ogni previsione, con una setlist di due ore e un quarto (abbiamo guardato l’orologio, dalle 21.35 alle 23.51!) più outro celebrativo. Davvero un evento da stropicciarsi gli occhi e da conservare nel cuore e nel cervello per tanto tempo, anche e soprattutto per lo scambio emotivo che c’è stato tra gruppo e pubblico all’altezza di alcuni episodi, cantati completamente a cappella dalla platea e davvero da brividi. Dopo l’incipit affidato a “Judgement”, quindi, ecco una serie di pezzi più recenti, culminati con l’estatico crescendo della fantastica “Closer” seguita a ruota dalla solita “A Natural Disaster”, con Lee Douglas, la sorella di John, a fare da ottima controparte vocale femminile. Tocca poi ad “Alternative 4” essere chiamato in causa, con la ritmata “Empty” e le sublimi “Lost Control” e “Inner Silence” a riesumare sopiti ricordi di splendore. Si vola verso la fine con un paio di nuovi episodi, con “Hindsight”, con “Judgement” ed il suo tellurico finale e con “Flying”, che fa scappare gli Anathema nel backstage tra violenti scrosci d’applausi e accenni d’ovazioni. Passano un paio di minuti e on stage si presenta il solo Danny Cavanagh – che crediamo ormai non si toglierà mai più il copricapo da rastaman che avvolge la sua capigliatura – ad annunciare che Vinnie sta male ma che la band si sta comunque impegnando al meglio. E per fortuna che stava male! Altrimenti qui non si finiva più. Siparietto acustico a luci soffuse per il chitarrista, che si esibisce anche alla voce cantando prima un’eccezionale cover di “Wish You Were Here” dei Pink Floyd – che l’audience ha cantato dall’inizio alla fine! – e subito dopo “Are You There?”. Ma se a questo punto i Magazzini Generali pensavano di aver visto praticamente tutto…be’, mai sarebbero stati più in torto: torna sul palco infatti Lee Douglas per un duetto ipnotico sulla breve ballata “Parisienne Moonlight”, prima di congedarsi definitivamente e lasciare spazio di nuovo a Vincent, stavolta ingiubbottatosi per bene, per una chiusura di spettacolo a dir poco memorabile. Prima “Angelica”, con tripudio senza freno del sottoscritto, poi “One Last Goodbye” e ancora “Shroud Of False”, che fa da preludio all’ultimo pezzo, quella “Fragile Dreams” che ci fa salutare la band con trasporto ed eccitazione. Come avrete capito, perciò, si è trattato di uno show spaventoso per intensità, tenuta e qualità, baciato anche da suoni ottimi. Musicisti impeccabili, gli Anathema, che certamente non riescono ancora a raccogliere quanto meriterebbero per la loro effettiva bravura. Per chi scrive il concerto migliore dell’anno, zero dubbi!

Setlist

Deep
Pitiless
Forgotten Hopes
Destiny Is Dead
Angels Walk Among Us
Presence
A Simple Mistake
Balance
Closer
A Natural Disaster
Empty
Lost Control
Inner Silence
Destiny
Get Off, Get Out
Universal
Hindsight
Judgement
Flying
———————–
Wish You Were Here
Are You There?
Parisienne Moonlight
Angelica
One Last Goodbye
Shroud Of False
Fragile Dreams

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