19/06/2014 - Anthrax + Spanking Hour – Roma @ Orion Live Club - Roma

Pubblicato il 27/06/2014 da

Il ritorno a Roma di un pezzo dei Big Four del thrash metal, gli Anthrax. Quarti in lista dopo Metallica, Megadeth e Slayer in ordine d’importanza (forse), gli americani si liberano dagli Slayer, per i quali stanno aprendo nella tournée estiva italiana, e tornano a Roma per la quarta volta in carriera, a suonare praticamente in solitaria. Programmare l’headliner della serata poco dopo le 21, vuol dire che il gruppo spalla dovrà suonare prima ancora dell’ora di cena. E quindi, complice il traffico normale e anche il traffico extra generato dal Rock In Roma, dove si esibiranno più tardi gli Avenged Sevenfold, il giudizio sull’esibizione dei parmensi Spanking Hour (peraltro neanche pubblicizzati come gruppo di supporto in un concerto che non ha avuto neanche un flyer pubblicato su internet o altrove!) è rimandato alla prossima volta. Vi raccontiamo quindi gli Anthrax, protagonisti assieme al pubblico di Roma di una serata dedicata all’old-school thrash metal.

anthrax - band - 2013
Quando è ora del digestivo o della tisana, alle 21 e 15 circa, inizia lo show degli headliner. Si capisce che sono vecchietti (e che noi siamo vecchietti appresso a loro) quando si scelgono orari così poco ‘metal’ per iniziare a suonare, ma tant’è, questo non cambia assolutamente nulla per i fan, anzi. Si parte con “Among The Living” ed è subito ‘caciara’. Come se non bastasse, la band americana sceglie di continuare a impressionare dal punto di vista dell’impatto proponendo subito due cavalli di battaglia, “Caught In A Mosh” e “Got The Time”. Specie quest’ultima, i due brani infiammano la platea dell’Orion, circa cinquecento persone che si danno da fare nel pit, dove passa di rado anche un fan vestito con muta da sub con tanto di maschera in volto (!). Joey Belladonna è frontman noto, carismatico e simpatico come pochi altri. Con i suoi folti capelli tinti color nero corvino, maneggia il microfono con asta corta, si cimenta nell’air-guitar e ‘ruba’ le macchinette fotografiche dei fan delle prime file per scattare a loro la foto, come a immortalarli protagonisti di uno show esattamente come la band che capeggia. Riprende quindi la reazione del pubblico al loro thrash metal e i fan si fomentano ancora di più. Scott Ian è l’altro padrone del palco, con la sua barba che lo rende simile oramai a un Kerry King di qualche taglia più piccola. L’altro chitarrista, Jon Donais, fresco dell’entrata in formazione, partecipa poco allo show ma fa la sua onesta figura fra ritmiche e soli. Altro pezzo devastante è “Fight ‘Em ‘Til You Can’t” seguito da una “Deathrider” estratta a sorpresa dal cilindro della scaletta. È lo stesso Scott Ian ad introdurla dicendo che il resto del gruppo non voleva suonarla; meno male che alla fine si è imposto, così da deliziare i fan di questo brano di thrash primordiale e tritaossa, reso benissimo live. Il pubblico partecipa ai cori con trasporto, specie durante “Medusa” e “I Am The Law”, altri cavalli di battaglia dei cinque. Momento toccante dello show è quando sui lati del palco vengono calati due stendardi raffiguranti i volti di Ronnie James Dio e Dimebag Darrell, cui viene dedicata “In The End”, estratta dall’ultimo lavoro degli Anthrax, “Worship Music”. I fan, dopo oltre un’ora di spettacolo, si gasano oltremodo quando un Belladonna, già da un po’ adornato del suo cappello a visiera larga molto NY style, dichiara francamente di trovarsi di fronte al pubblico meno numeroso della tournée italiana (ma a Roma non c’erano gli Slayer come traino, a differenza delle altre date) ma sicuramente il più caciarone. Quando oramai l’aria dell’Orion è pressoché finita e si fa fatica a respirare, sognando l’uscita dal locale (quasi 30 gradi di sera, assurdo suonare al coperto!) per respirare l’aria delle fresche campagne dell’Appia, arriva l’encore con “Antisocial”, cover dei francesi Trust, brano di cui si sono appropriati da tempo immemore e che saluta la folla romana, tripudiante e felice di questo show. Usciamo dalla venue di corsa per porre fine all’apnea e in lontananza giungono le note di quei riff così melodici e fugaci degli Avenged Sevenfold, che da poco dovrebbero aver iniziato a suonare al Rock In Roma. Ci giriamo e vediamo l’orda di metallari old-style che esce dal locale e neanche fa caso a quel rumore di fondo. Forse perché nelle orecchie abbiamo ancora il coro ‘You’re an antisocial!’.

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