Assenti da più di sei anni dalla nostra penisola, gli eroi del thrash bay area ritornano, con nuove sonorità e ripescamenti di pezzi dal vecchio repertorio, con un concerto che li riconferma come un ottimo gruppo ancora in grado di tenere testa alle nuove leve.
NODE
E’ con lo show dei Node che si apre il concerto, all’insegna del death metal più ragionato ma comunque furente; cinque i pezzi eseguiti, quattro dei quali (tra cui segnalo i divini “Jerry Mander” e “Bloody Hills”, che hanno visto comunque un pubblico più freddo di quanto la band nostrana meriti) estratti dall’ultimo grandioso “Sweatshops”, ed un ultimo pezzo, più grezzo ed in-your-face, direttamente dal precedente “Technical Crime”, per un gruppo che suona bene, con un grande sfoggio di tecnica ma che stasera, nonostante quest’ottimo biglietto da visita, è stato eccessivamente snobbato da un pubblico che aspettava solamente di vedere i due gruppi successivi.
RAW POWER
Sono i Raw Power, in una delle loro prime prove con la nuova formazione purtroppo orfana del membro fondatore Giuseppe Codeluppi (R.I.P.), a cominciare a scaldare l’animo di una porzione del pubblico grazie ad un ottimo suono, una buona esecuzione strumentale (be’, ma d’altronde per loro la tecnica è un optional alquanto evitabile!) e delle canzoni brevi e dirette che, se da una parte esaltano alcuni presenti, dall’altra ne disgustano molti altri per la loro eccessiva immediatezza e fruibilità, e non c’è assolutamente da dar loro torto, visto che spesso e volentieri anche il sottoscritto, durante il concerto, ha avuto il sentore che molte song altro non fossero che la copia carbone di pezzi eseguiti in precedenza.
ANTHRAX
Un veloce cambio di palco, ed ecco salire sul palco gli Anthrax che, dopo una breve intro, sciorinano immediatamente su un pubblico entusiasta i due pezzi più violenti tratti dal nuovo “We’ve Come For You All”, nella fattispecie le ottime “What Doesn’t Die” e “Black Dalilha”, durante le quali si nota immediatamente lo stesso fastidioso disturbo del suono avvertito durante il concerto dei Node, che penalizzerà in parte i cinque americani per il resto della serata. Dopo l’apertura ecco l’arrivo dei classici, con grandissima gioia della maggioranza del pubblico presente: “Got The Time” e “Caught In A Mosh” infiammano gli animi dei presenti, che già riscaldati a dovere dalle due opene
