24/03/2003 - Anthrax + Raw Power + Node @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 30/03/2003 da

Assenti da più di sei anni dalla nostra penisola, gli eroi del thrash bay area ritornano, con nuove sonorità e ripescamenti di pezzi dal vecchio repertorio, con un concerto che li riconferma come un ottimo gruppo ancora in grado di tenere testa alle nuove leve.

NODE

E’ con lo show dei Node che si apre il concerto, all’insegna del death metal più ragionato ma comunque furente; cinque i pezzi eseguiti, quattro dei quali (tra cui segnalo i divini “Jerry Mander” e “Bloody Hills”, che hanno visto comunque un pubblico più freddo di quanto la band nostrana meriti) estratti dall’ultimo grandioso “Sweatshops”, ed un ultimo pezzo, più grezzo ed in-your-face, direttamente dal precedente “Technical Crime”, per un gruppo che suona bene, con un grande sfoggio di tecnica ma che stasera, nonostante quest’ottimo biglietto da visita, è stato eccessivamente snobbato da un pubblico che aspettava solamente di vedere i due gruppi successivi.

RAW POWER

Sono i Raw Power, in una delle loro prime prove con la nuova formazione purtroppo orfana del membro fondatore Giuseppe Codeluppi (R.I.P.), a cominciare a scaldare l’animo di una porzione del pubblico grazie ad un ottimo suono, una buona esecuzione strumentale (be’, ma d’altronde per loro la tecnica è un optional alquanto evitabile!) e delle canzoni brevi e dirette che, se da una parte esaltano alcuni presenti, dall’altra ne disgustano molti altri per la loro eccessiva immediatezza e fruibilità, e non c’è assolutamente da dar loro torto, visto che spesso e volentieri anche il sottoscritto, durante il concerto, ha avuto il sentore che molte song altro non fossero che la copia carbone di pezzi eseguiti in precedenza.

ANTHRAX

Un veloce cambio di palco, ed ecco salire sul palco gli Anthrax che, dopo una breve intro, sciorinano immediatamente su un pubblico entusiasta i due pezzi più violenti tratti dal nuovo “We’ve Come For You All”, nella fattispecie le ottime “What Doesn’t Die” e “Black Dalilha”, durante le quali si nota immediatamente lo stesso fastidioso disturbo del suono avvertito durante il concerto dei Node, che penalizzerà in parte i cinque americani per il resto della serata. Dopo l’apertura ecco l’arrivo dei classici, con grandissima gioia della maggioranza del pubblico presente: “Got The Time” e “Caught In A Mosh” infiammano gli animi dei presenti, che già riscaldati a dovere dalle due opener, seguendo il consiglio della band scatenano a tratti un violento pogo con accenni di stage diving, da sempre caratteristica delle esibizioni della band. Ian & soci sono in forma, e John Bush sa come calamitare la platea presentando adeguatamente i pezzi (un’autentica ovazione ha accolto la presentazione della storica “Metal Thrashing Mad”, croce e delizia da sempre dei loro show) e con vari proclami, tra i quali una forte presa di posizione contro la guerra, seguita da un lungo e sentito applauso da parte dell’Alcatraz intero. Ad ogni modo il concerto prosegue, tra classici e pezzi estratti dal loro repertorio più recente (molti dei quali non accolti al meglio da un pubblico che si aspettava la presenza di più canzoni dai loro primi storici album), tra i quali meritano una citazione la punkeggiante “Anti-social”, la tirata “Madhouse”, la più moderna “Inside Out”, l’esperimento crossover “Bring The Noise” (mai come su questa canzone la folla presente all’Alcatraz è stata divisa da pareri diametralmente opposti) e la finale “I Am The Law”, spettacolare documento di un tempo che fu, e che rappresenta un degno finale di concerto. Tirando le somme, dal punto di vista tecnico è stato uno show piuttosto buono per gli Anthrax (fatta eccezione per qualche piccola sbavatura), che hanno costruito un muro sonoro capace di far smuovere anche gli animi più freddi, mentre lascio a chi di dovere il giudizio definitivo: mai come questa volta il pubblico era letteralmente spaccato in due e, se c’erano persone pronte ad esaltarsi sia per una una “N.F.L.” o una “Bring The Noise” (pochissimi, a dir la verità), molti dei presenti erano qui solo per essere partecipi ad un concerto di un solo gruppo: o gli Anthrax del periodo 83-90 o quelli del periodo 91-03. A questo punto ogni commento è superfluo e puramente soggettivo: quello che resta è comunque l’ennesima buona prova di una band ancora sugli scudi dopo più di vent’anni di onorata carriera, che riesce a far emozionare i reduci della vecchia guardia così come le nuove leve, e questa non è cosa da poco.

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