14/03/2017 - ANTHRAX + THE RAVEN AGE @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 16/03/2017 da

Report a cura di Simone Vavalà
Fotografie di Francesco Castaldo

Potremmo chiederci per l’ennesima (e non ultima, immaginiamo) volta quanto queste tournée celebrative abbiano senso all’interno della storia di una band, ma tutto sommato per un gruppo come gli Anthrax – che non ha mai mollato le scene in trentacinque anni e che di pietre miliari ne ha donate diverse – ci pare una questione relativa. Fosse anche solo per loro divertimento, o per incassare bene, come testimonia la folla presente anche in questa occasione, i vincitori sono loro; e sicuramente non ci siamo dovuti comunque far pregare per assistere all’esibizione integrale di un album come “Among The Living”. Peccato solo che, su espressa richiesta della band, le misure di sicurezza davanti al Live questa volta siano da aeroporto, con zaini e astanti controllati uno a uno, con la conseguenza di una fila mostruosa e con buona parte del pubblico che ha preso posto all’interno del locale mentre la band in apertura stava già suonando… Anche se la sensazione è che ben pochi fossero lì (o anche solo incuriositi) per loro.


THE RAVEN AGE
Complici le norme di sicurezza a dir poco strette di cui sopra, riusciamo a entrare al Live Music Club appena in tempo per assistere alle ultime due canzoni dei The Raven Age. La band di Harris Jr. non risparmia certo energie, come ci si può giustamente attendere dalla loro giovane età e dalla proposta musicale: un melodic groove che però è francamente più trascinante negli intenti che non nel risultato. Non c’è grande originalità, né si nota alcuna differenza tra i due pezzi, che scorrono via piuttosto anonimamente. È certo difficile per qualunque band poco nota sostenere il peso di aprire per dei mostri sacri come gli Anthrax, ma la sensazione è che la band inglese fosse anche piuttosto fuori luogo.


ANTHRAX
Una canonica sequenza di classici heavy metal scalda la platea durante il cambio palco e, quando arrivano le note di “I Can’t Turn You Loose” dal film The Blues Brothers, il pubblico inizia a ballare felice; è come sempre l’annuncio che gli Anthrax stanno per salire sul palco, e il primo a fare capolino è John Dette, accompagnato dalle chitarre registrate dell’intro di “Among The Living”, album che questa sera verrà offerto ai fan nella sua interezza. Quando è il momento del riffing, però, mister Scott Ian compare e il volume si fa mostruoso, così come l’impatto di tutta la band: e sarà così per tutti i primi cinquanta minuti di esibizione. Come sottolinea a metà concerto il barbuto leader della band, nonostante siano passati trent’anni, questo lavoro ha superato benissimo la prova del tempo, come dimostrato dal pubblico; si va dai cinquantenni nostalgici e felicissimi a ragazzini che decisamente non erano ancora nati nell’87 (ma nemmeno dieci anni dopo), che pure cantano a squarciagola i brani di questo eterno classico. Snocciolare la scaletta pare quasi inutile, tranne forse per sottolineare che durante i primi quattro brani – fino a “Efilnikufesin”, cioè quelli dalle chitarre più ritmate – il pogo è furioso ed entusiasta e abbraccia serenamente un terzo della sala. E tale tributo di sudore è meritatissimo: a parte il già citato Ian, Frank Bello è come sempre centrale col suo basso pulsante e non si risparmia un secondo, faccette e sorrisi compresi; il “nuovo” chitarrista Donais fa il suo mestiere con capacità e con quella giusta dose di modestia che ci fa apprezzare chi entra nei ranghi di band storiche (e con personalità decise, a dirla tutta), così come John Dette è un rimpiazzo solo di nome – anche se l’assenza anche a questo giro di Benante pone più di una domanda sul suo futuro nella band. E Joey Belladonna? Se è stato lasciato per ultimo è solo perché la sua esibizione è veramente sugli scudi e impeccabile: non sbaglia una nota, non ha un calo, riesce a regalare acuti e cori con il pubblico fino alla fine, dimostrandosi un grandissimo frontman. Terminata la sequenza made in 1987, è il momento della Fan Voted Setlist, anche se resta più di un dubbio su quanto i cinque newyorchesi abbiano davvero considerato le opinioni esposte dai fan sul sito; ci pare infatti improbabile che, a parte l’immarcescibile e trascinante “Antisocial” – posta in chiusura e accolta con entusiasmo – la scelta di migliaia di fan sia caduta su due pezzi di “State Of Euphoria” e ben tre pezzi della seconda era Belladonna, ma poco importa. Sicuramente gli Anthrax hanno potuto rifiatare un po’ dopo quasi un’ora tiratissima e da pieni voti, e così anche il pubblico, che ha riempito il Live come in pochissime occasioni: anche se ricorrono a ceppi storici e apparentemente debellati dagli anni, gli Anthrax continuano a diffondere il loro morbo con classe.

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