22/10/2025 - ARCH ENEMY + AMORPHIS + ELUVEITIE + GATECREEPER @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 24/10/2025 da

Report di Giovanni Mascherpa
Fotografie di Benedetta Gaiani

Ottobre si conferma uno dei mesi più fitti di appuntamenti live di rilievo, e l’Alcatraz di via Valtellina ne è spesso la sede. Tra gli altri, tornano a farci visita gli Arch Enemy, per il tour di supporto a “Blood Dynasty”, e lo fanno con un contorno di tutto rispetto e assai variegato.
La scelta delle band di supporto va infatti a esplorare vari ambiti del sentire metallico odierno, mantenendo come fattore comune una certa immediatezza delle tre proposte in campo, all’insegna di sonorità che, ognuna alla sua maniera, picchiano duro concedendo ampie facilitazioni melodiche. La presenza uno in fila all’altro di Gatecreeper, Eluveitie e Amorphis prima degli Arch Enemy qualche anno fa avrebbe forse sollevato qualche perplessità, soprattutto per via di una certa distanza stilistica gli uni dagli altri, mentre oggigiorno la questione si è ampiamente normalizzata e lo testimonieranno proprio i fan accorsi all’evento, tributando il meritato supporto a tutti i gruppi in cartellone.
Quando entriamo nel locale, con i Gatecreeper già sul palco a rimestare nel torbido, il colpo d’occhio dobbiamo ammettere che non sia affatto eccezionale. Nell’assetto su palco A si colgono ampissimi spazi vuoti e soltanto verso le prime file si inizia a percepire un certo assiepamento.
La situazione migliorerà gradatamente col calar della sera, pur senza raggiungere un numero di presenze molto significativo. D’altronde gli Arch Enemy si fanno vedere spesso da queste parti, pure Amorphis ed Eluveitie non lasciano passare troppo tempo tra un’esibizione italiana e l’altra e il calendario pieno di occasioni concertistiche, oltre ai prezzi in costante ascesa, limita fatalmente i numeri. Ma vediamo come è andata dal punto di vista strettamente musicale…

I GATECREEPER rappresentano sicuramente la realtà più marcia e ignorante del cartellone, per quanto con l’ultimo “Dark Superstition” abbiamo fatto emergere una corrente più death’n’roll che va in qualche maniera a smussarne le asperità e offrire un coinvolgimento abbastanza rapido a chi li affronta per la prima volta. Difatti, nonostante il poco tempo disponibile e un pubblico ancora in fase di riscaldamento, la loro esibizione è tutto fuorché qualcosa di freddo e routinario.
Facendo ruotare vecchio death metal svedese anni ’90, qualche sprazzo di melmosità e un incedere rock’n’roll estremizzato, la band ci mette un nonnulla a entrare nelle grazie dei presenti. Il cipiglio è quello di una death metal band con tutti i crismi, mentre la musica va ad aprirsi volentieri ad andamenti snelli e battenti, mentre le chitarre fanno detonare un verace bolo di rumore, melodia e marciume.
I cinque sono messi un po’ alle strette dall’allestimento del palco per i gruppi successivi ma, pur dovendo muoversi in uno spazio ridotto, non mostrano alcun disagio, dialogando bene in musica e parole con le prime file. La mezz’ora in loro compagnia, baciata pure da ottimi suoni, fila via in fretta, lasciando la voglia di poter saggiare nuovamente le capacità del combo di Tucson in un diverso contesto, con più tempo a disposizione e più in alto nel cartellone.

Con gli ELUVEITIE gli umori della piazza sono già quelli che si riservano a un headliner: in effetti, per anni di militanza e bacino d’utenza, gli svizzeri quello sarebbero, non dovessero confrontarsi con realtà di peso internazionale superiore al loro come accade per questo tour.
D’altronde, a supporto dell’ultimo album “Ànv” hanno già tenuto una tournee da headliner, passata anche in Italia a febbraio, presso il Live Club di Trezzo sull’Adda. Fare da spalla ad Amorphis e Arch Enemy pare essere stata una buona scelta, perché fin dalle prime note paiono coerenti al contesto e consapevoli di aver davanti tanta gente che è qui per loro.
Come per chi li ha preceduti i suoni sono subito collaborativi, le trame più energiche e spinte risaltano per l’impeto e la foga affine al death metal melodico, mentre le numerose sfumature folk e i contributi dei singoli strumenti di questo genere possono a loro volta ben risaltare. La scaletta pesca in maniera abbastanza democratica dagli ultimi lavori in studio, con tre brani ciascuno da “Ànv” ( “Exile Of The Gods”, “Premonitions”, “The Prodigal Ones”) e “Ategnatos” (“Ambiramus”, la titletrack, “Deathwalker”), andando a ritroso alle loro origini per la sola, acclamatissima, “Inis Mona”.

Chi scrive ammette di non essere particolarmente avvezzo né grande amante di queste commistioni tra metal estremo e folk, eppure la ricetta degli Eluveitie è in grado di convincere l’iniziale scetticismo: la band è una macchina live rodata, sa stare in scena benissimo e non ha problemi a equilibrare momenti più sostenuti e d’assalto con atmosfere quasi danzanti.
Scorre tutto molto bene, senza lungaggini né abbassamenti verso un folk troppo semplice e scolastico. Come funziona bene l’interazione tra le due voci principali, il growl ruvido di Chrigel Glanzmann e la vocalità giovane e cristallina di Fabienne Erni. Quest’ultima riveste anche i panni della frontwoman, quando non impegnata a suonare l’arpa celtica o la mandola, e lo fa con un’aria serena e solare perfettamente attinente alle atmosfere evocate dal gruppo.
Si scatena addirittura qualche mischia nelle prime file, un atteggiamento movimentato che si vedrà anche più avanti nel corso della serata, a testimoniare il vivo entusiasmo dei presenti. Per gli Eluveitie, tre quarti d’ora di sostanza.

Pure gli AMORPHIS avrebbero potuto essere tranquillamente gli headliner, la loro storia è ancora più lunga e gloriosa di chi ha suonato un attimo prima e, anche nel loro caso, l’accoglienza è caldissima.
Si apprezza, al di là del numero dei convenuti non altissimo, una certa trasversalità anagrafica, con ragazzi di vent’anni accanto a quaranta/cinquantenni e addirittura qualche nucleo familiare, per una serie di proposte costruite idealmente per tenere assieme diverse generazioni di ascoltatori.
I finlandesi sono freschi del nuovo album “Borderland”, stilisticamente in linea con le prove recenti e destinato quindi a non causare chissà quali scossoni nello svolgersi del concerto. A dire il vero non si osa molto in questo senso, compaiono soltanto due estratti dal disco appena uscito (“Bones” e “Dancing Shadow”), spaziando per il resto tra alcuni episodi già ben conosciuti del recente passato.

Annotata la presenza al basso – come del resto annunciato appena prima dell’avvio del tour, di Victor Brandt al posto di Olli-Pekka Laine – possiamo fare per gli Amorphis più o meno le medesime considerazioni formulate poche righe sopra per gli Eluveitie. Ovvero che non ci sono difetti evidenti a minare la prova dei nordici, oggi probabilmente meno stupefacenti e ingegnosi nelle prove in studio, ma ancora capaci dopo trentacinque anni di scrivere musica di valore, canzoni che facciano vibrare il proprio pubblico e non servano solamente a ‘timbrare il cartellino’ per poi rimettersi in tour.
Il portamento è quello dei metaller di lungo corso e la resa dei pezzi decisamente buona. Si percepiscono ancora trasporto, entusiasmo e voglia nell’operato del gruppo: la platea riconosce questo slancio e non fa mancare il suo supporto, rinforzando il cantato di Tomi Joutsen con cori spontanei e, anche qui, qualche spezzone di mosh, mai troppo caotico a dire il vero.
Il tempo scorre via in fretta, ma speso bene. Ci sarà occasione di rivedere i Nostri in altra veste e con qualche canzone in più in scaletta, anche per loro il tempo sembra essere voltato troppo in fretta.

È passato un anno circa dall’ultima calata italiana degli ARCH ENEMY, anche quella volta a metà ottobre e pure in quell’occasione all’Alcatraz, mentre differente era la compagnia, uno show da co-headliner assieme agli In Flames e i Soilwork di spalla. È probabilmente questa la principale motivazione di un’affluenza un po’ inferiore alle attese, mentre il clima nel locale, in prossimità dell’esibizione, è quello di una fremente attesa – presupposto di un’inevitabile esplosione di grida al comparire del gruppo, nascosto nei primi secondi da un telone bianco schizzato di sangue e la scritta “pure fucking metal” in bella vista.
La carica sprigionata dal quintetto è fin dalle prime battute di “Deceiver, Deceiver” irresistibile, i suoni perfettamente calibrati, i movimenti dei musicisti lo stretto necessario, ad esclusione delle pose teatrali, sicure, anche po’ strafottenti di Alissa White-Gluz. Centro nevralgico di questa incarnazione della band almeno quanto gli intrecci solisti delle chitarre del serafico duo Michale Amott-Joey Concepcion, la White-Gluz guida le operazioni con piglio energico e doti da frontgirl nettamente sopra la media.
E, diciamolo, non sono nemmeno molti i cantanti uomini che riescano a tenere così bene il palco come lei, con un carisma e un’attitudine allo spettacolo che potrebbe richiamare grandi artiste pop del passato e contemporanee.
La presenza scenica si abbina a una vocalità feroce almeno quanto le prove in studio, ferocia che troviamo sia un fattore importante nel modo in cui gli Arch Enemy si comportano sul palco, rispetto agli album più recenti. Se lì i suoni e la costruzione delle canzoni paiono essere fin troppo calcolati e ‘piacioni’, le stesse soluzioni dal vivo funzionano meglio, proprio per via di un’attitudine più verace, maggiore pesantezza e un approccio più sfrontato.

E allora convince un po’ tutto dell’esibizione, mentre la scaletta scorre impetuosa e adeguatamente catchy, tra gli estratti dell’ultima fatica – tra cui spicca il tamarrissimo groove di “Illuminate The Path” – qualche scampolo di passato più remoto – assai apprezzata da chi scrive “Ravenous” nelle prime battute di concerto – e uno scrosciare di melodie chitarristiche e ritornelli grondanti sangue che tiene assieme gli anni con Angela Gossow al microfono e l’epoca attuale.
Nel pit, il mosh si alterna a vogate di gruppo – per i più anziani sempre un momento abbastanza surreale, ma vabbè – e non ci sono nemmeno tristi murate di smartphone ad immortalare i momenti più scenografici dello show. Alissa chiama il pubblico a muovere le mani a tempo nelle fasi più easy e aperte, come fosse un concerto rock e non di metal estremo, e la risposta è sempre ottima, ulteriore segno che nel loro ambito, quello di un death metal iper-levigato e imbrillantinato di tantissima facile melodia, gli svedesi attualmente sono inarrestabili.
Proprio sul finale, proprio a proposito del taglio da ‘death metal per le arene’ assunto oggi dalla musica del gruppo, ecco un lancio di palloni giganti, una mossa da popstar, che probabilmente lascerebbe scioccato chi ha smesso di seguire gli Arch Enemy dalla fine degli anni ’90, decretandone la morte dopo “Burning Bridges” e il cambio di cantante ai tempi.
Oggi il gruppo è tutt’altra cosa e fa benissimo il suo mestiere, confermandosi nel 2025 una live band in stato di grazia. Esibizione decisamente brillante la loro, che pensiamo abbia lasciato contenti tutti o quasi i presenti.

GATECREEPER

ELUVEITIE

AMORPHIS


ARCH ENEMY

 

 

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