22/05/2026 - BANCO DEL MUTUO SOCCORSO + VIII STRADA @ Legend Club - Milano

Pubblicato il 24/05/2026 da

Report di Stefano Protti

Il Banco Del Mutuo Soccorso ha ripreso da qualche anno una produzione discografica regolare, con un Vittorio Nocenzi coadiuvato in fase di scrittura dal figlio Michelangelo.
Se i primi due dischi del ritorno (gli ottimi “Transiberiana” e “Orlando – Le Forme Dell’Amore”) erano principalmente legati all’approccio progressive delle origini, il più recente “Storie Invisibili” riallaccia i rapporti con la forma canzone, strategia usata dalla band (con alterne fortune) a partire dagli anni ’80.
Tuttavia, è dal vivo che meglio si comprende la salute di una band di questo calibro, e un pubblico di affezionati è qui, al Legend, pronto ad emozionarsi con una scaletta che, se dovessimo trovarle un difetto, lascia uno spazio minimo alla produzione della band successiva a quella uscita come ‘semplice ‘Banco’ (nessun brano da un disco sottovalutato come “Il 13”, solo un estratto dagli ultimi tre lavori).
Ovviamente, sono recriminazioni soggettive, che poco spazio trovano di fronte alla necessità di dover scegliere all’interno di un repertorio vasto e per molti versi inattaccabile. In ogni caso, vi raccontiamo com’è andata.

Gli VIII STRADA prendono il nome da un pezzo dei New Trolls di “UT”, e dai liguri mutuano anche l’amore per l’interplay tra chitarre elettriche e tastiere (qui purtroppo presenti solo come base registrata), che emerge in “Quale Primavera”; la musica che propongono, però, tende al progressive metal dei Pain Of Salvation, pur mantenendo intatta la forma canzone.
Al contrario, le parti cantate denunciano un’importante cultura rock italiana, che parte dai Nomadi di Augusto Daolio fino a giungere ai Timoria, le cui influenze risultano evidenti in brani come “La Città Totale”. Troviamo difficile definire il loro suono, se non con il termine ‘intrigante’, e vi invitiamo ad approfondirne la conoscenza su disco. Buona la resa di “Canzone D’amore” de Le Orme, a chiusura del set.

In un recente documentario Netflix, Stallone si lamentava di come la vita dopo i quarant’anni smettesse di avere una contabilità all’attivo, tra divorzi, delusioni lavorative, amicizie che si allentano, lutti. Il BANCO DEL MUTUO SOCCORSO ha ormai superato e festeggiato questo traguardo di carriera e, come tutti, si trova a contare non le assenze, ma le presenze impalpabili: quelle di Rodolfo Maltese e Francesco Di Giacomo. Noi li immaginiamo qui, al Legend, uno seduto sulle casse dell’impianto di amplificazione e l’altro su un immaginario sgabello, di fianco a quello di Tony D’Alessio, con il sorriso di chi è appena tornato dagli amici, giusto il tempo di una birra al bancone.
Certo, ci piacerebbe possedere una fede incrollabile, credere che il potere salvifico della musica possa estendersi anche al tempo che passa, ma quello rimane un male incurabile: possiamo solo sperare che alcune canzoni sappiano artigliare il polso degli anni, per poter tendere, almeno loro, all’eterno.

Questa sera il Banco del Mutuo Soccorso è qui a ricordare che una volta camminavamo a quattro zampe e non riuscivamo ad alzare la testa al cielo. “Ogni storia è a sé, Dio che ne sa?” è il testo non detto – implicitamente urlato – di “Nudo”, proposto nell’improvvisazione che precede “Metamorfosi” e l’ingresso, sul finale, di D’Alessio (ex Ape Escape), a cui tocca l’onore di prestare la propria voce a questi pezzi.
Vittorio Nocenzi è al tempo stesso memoria storica e motore della band: è lui ad esortare gli altri ad avviare il pezzo, da buon direttore d’orchestra, e questa formazione si muove attraverso un repertorio enorme con grazia e precisione, senza far pesare lo scarto tra il repertorio recente (“Eterna Transiberiana”), quello anni ’80 (la grazia pop di “Lontano Da”, una “Paolo Pa’” che mostra senza pudore le proprie radici disco) e i recuperi del periodo progressive, che oggi sarebbe surreale immaginare in classifica (“La Conquista Della Posizione Eretta”, con il suo angoscioso incedere, la giocosa “Il Ragno”).
Poi Nocenzi afferma che “una canzone non deve finire necessariamente in tre minuti, una canzone finisce quando deve finire” e, per dimostrarlo, il gruppo si addentra nella resa incandescente di “Il Giardino Del Mago”, quasi un quarto d’ora di cambi d’atmosfera (con un riff doom e ansiogeno che sarebbe piaciuto ai Candlemass) e in “RIP”, ferocemente pacifista, attuale tanto nel testo quanto nel clamoroso giro di tastiere.

C’è tempo per un encore che vede scorrere “Moby Dick”, qui in una scintillante versione elettrificata, e poi “Non mi rompete”, delizioso inno acustico all’indolenza che, su “Io Sono Nato Libero”, anticipava la voglia di una primavera leggera, sorprendente.
Non chiedeteci quanto sia durato il concerto: a chi scrive è capitato di provare la stessa sospensione temporale percepita durante lo show degli All Them Witches.
E non stupitevi se vi racconteranno di ragazzini con le maglie dei Death sotto il palco, accanto a spettatori settantenni agghindati con t-shirt celebrative di Genesis e Yes; fossero inglesi, i musicisti del Banco (e altri loro coetanei) verrebbero considerati al pari dei King Crimson, una sorta di tesoro nazionale da proteggere e tutelare per legge.

Setlist Banco Del Mutuo Soccorso:
Instrumental jam
Metamorfosi
Il ragno
Lontano da
La conquista della posizione eretta
Eterna Transiberiana
Il giardino del mago
R.I.P. (Requiescant in pace)
Moby Dick
Paolo Pa’
Non mi rompete

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