02/04/2012 - Black Breath + Victims + Tormented @ London Underworld - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 04/04/2012 da

L’highlight della stagione concertistica primaverile, subito dopo il Roadburn. Così chi scrive descriverebbe il tour europeo di Black Breath, Victims e Tormented, coacervo ed esaltazione di alcune delle sonorità più volgari e barbare in circolazione. Abbiamo goduto nell’ascoltare le ultime prove in studio di queste realtà e non possiamo certo mancare a una serata del genere, che vede una buona fetta del circuito underground londinese mobilitarsi in forze, nonostante si tratti di un lunedì sera.  Arriviamo all’Underworld in perfetto orario e già respiriamo aria di festa con una convincente esibizione dei supporter locali Dead Existence, gruppo molto esperto fautore di uno sludge/doom pesantissimo che incorpora influenze Eyehategod così come death metal. Tra il pubblico scorgiamo di tutto: punk vecchia scuola con tanto di creste, death metaller tutto d’un pezzo e persino qualche hardcorer dell’ultima ora. Con un set senza soste, i Dead Existence preparano al meglio il terreno per l’arrivo della prima band estera…

TORMENTED

I Tormented iniziano il loro show quasi in punta di piedi. Il gruppo è composto da veterani della scena svedese, ma presto si nota come la loro confidenza col palco sia lungi dall’essere autorevole. I Nostri, in effetti, non sembrano avere una grande esperienza a livello concertistico e on stage si muovono poco, anche se – dobbiamo ammetterlo – almeno il buon Dread (ex Edge Of Sanity) ce la mette tutta per coinvolgere il pubblico. Il suo headbanging non è di quelli che si ricordano (ormai ha in testa quattro peli!), ma ha un growling tutto sommato caratteristico e un’attitudine gioviale, che ben dispone gli astanti. Dopo qualche pausa di troppo nella prima parte, il set si fa intenso nel finale, con una serie di pezzi snocciolati in rapida successione, tra cui segnaliamo la concisa “Vengeance From Beyond The Grave”. Anche i Black Breath, presenti quasi al completo davanti al palco, dimostrano di apprezzare, tributando al classicissimo death metal degli svedesi grandi tributi sotto forma di headbanging e incitamenti. Non una performance da tramandare ai posteri, ma sufficiente per avviare ulteriormente la serata.

VICTIMS

Si sale decisamente di livello con i Victims, che questa sera fanno da supporter principale e non da headliner, visto la buona popolarità di cui godono i Black Breath in Inghilterra. Il loro è un concerto senza fronzoli e cattivissimo, giocato per lo più sui brani maggiormente tirati e aggressivi del repertorio. La storica hardcore band svedese, alla quale si è aggiunto di recente il chitarrista inglese Gareth Smith (ex Raging Speedhorn), può vantare un seguito underground fedelissimo, che questa sera si fa subito notare con un pogo massiccio e i primi stage dive. Il set non dura nemmeno mezzora, ma si resta senza fiato tanta è l’intensità e la rabbia profusa dal quartetto, che non guarda in faccia nessuno e tira dritto per la propria strada, in una folle corsa verso l’autodistruzione. Hardcore, punk e punte di death’n’roll si mescolano in un assalto feroce che lascia chiunque nelle prime file stremato. “We’re Fucked”, urla il bassista/cantante Johan… e non potrebbe avere più ragione di così! Un gran concerto!

BLACK BREATH

La ciliegina sulla torta arriva con i Black Breath, freschi reduci dalla pubblicazione del nuovo “Sentenced To Life” e già in ottima forma dopo solo una manciata di date in terra europea. Il loro soundcheck appare piuttosto elaborato, ma in realtà i Nostri sono più intenti a conversare fra loro che a controllare suoni e volumi. Si aspettano le 22 in punto per cominciare, e quando parte “Feast Of The Damned” la festa ha inizio. La giovane età e il contratto per una label “ibrida” come la Southern Lord non devono trarre in inganno certi scettici: i Black Breath per impatto e attitudine sono una formazione puramente death-thrash, che fa headbanging dal primo all’ultimo minuto e che ostenta in continuazione classiche pose metal. Il chitarrista Eric Wallace sembra sempre più Scott Carlson dei Repulsion da giovane, mentre il frontman Neil McAdams, a livello di movenze, una via di mezzo fra LG Petrov e Chuck Billy. Quest’ultimo impiega un paio di tracce a scaldare la propria voce, ma poi riuscirà pienamente a mettersi in pari con i suoi soci, già compatti e “in palla” sin dalle prime note. In ogni caso, non è certo l’ugola del pur volenteroso McAdams la marcia in più del quintetto. Sono essenzialmente le chitarre e i riff da esse partoriti a fare dei Black Breath il gruppo che sono: il guitar-work è ispiratissimo e la distorsione made in Sweden lo rende ulteriormente micidiale, soprattutto all’altezza di brani corposi come “The Flame”, “I Am Beyond” e “Home Of The Grave”. Su “Escape From Death” sembra di trovarsi nella Stoccolma death metal di una ventina di anni fa, complici anche le t-shirt di Death, Celtic Frost e Carnage orgogliosamente sfoggiate dai ragazzi, mentre “Black Sin (Spit On The Cross)” è pura baldoria death/crust, con almeno una ventina di stage dive concentrati in poco più di tre minuti. C’è poco altro da aggiungere… grazie anche a dei suoni impeccabili, la band di Seattle prende in pugno il pubblico e domina la serata con una prova scintillante, che si lascia dietro lividi e litri di sudore. Gruppo lanciato a briglie sciolte!

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