12/10/2009 - Cannibal Corpse + Dying Fetus + Evocation + Obscura – Milano @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 17/10/2009 da

A cura di Marco Gallarati

In una Milano sferzata dal primo vento freddo dell’autunno, cala in quel dell’Alcatraz, per una serata davvero importante di musica estrema, un poker d’assi a dir poco fenomenale: Cannibal Corpse, Dying Fetus, Evocation ed Obscura. C’è un po’ di tutto in un bill di siffatto genere: dal techno-death dei tedeschi, rivelazione dell’anno, alla scoperta di un gruppo di culto – gli Evocation; dalla solidità eterna e l’ironia degli headliner Cannibal Corpse alle derive grind ed impegnate dei Dying Fetus, il tutto per un concerto che ha visto il locale meneghino, settato nella sua versione B, riempirsi fin dall’orario d’aperitivo per poi colmarsi durante le devastanti setlist del Feto Morente e del Cadavere Cannibale (allegria!). La stagione dei grandi appuntamenti nel capoluogo lombardo è dunque iniziata nel migliore dei modi e noi passiamo al report vero e proprio…

OBSCURA

Sono le 19.00 in punto – un quarto d’ora di ritardo sull’inizio previsto del concerto – quando sul palco si presentano gli Obscura. Detto fra noi, pensavamo che i primi ad esibirsi fossero gli Evocation, in quanto, nonostante il loro status di cult-band, fra le quattro formazioni all’opera nella serata sono sicuramente quella meno nota; invece – per una volta tanto le gerarchie d’anzianità vengono rispettate! – ecco che i tedeschi fanno capolino on stage. Visionata solo un paio di mesi fa, in occasione del Summer Breeze, la band di Steffen Kummerer è purtroppo orfana di Jeroen Paul Thesseling, certamente una grave defezione per questo tour europeo, data la mostruosa capacità del bassista. A quanto fatto vedere dal suo sostituto, Jacob Schmidt dei Defeated Sanity, bisogna però proprio dire che la mancanza è stata sopperita alla grande. Con dei suoni forse non perfetti – ma a volumi umani rispetto alla data citata sopra – i ragazzi di Monaco di Baviera hanno intrattenuto la già calda audience per una mezzoretta, inanellando una manciata di pezzi di discreta fattura e notevole tasso tecnico, fra i quali ci piace segnalare “Incarnated”, “Centric Flow” e “Cosmogenesis”. Ostici da seguire per chi magari adora qualcosa di più diretto, ma comunque piacevoli e bravi.

EVOCATION

Veloce cambio di palco e, senza nessun preambolo, gli svedesi Evocation partono con la loro performance. L’Alcatraz li accoglie in maniera un po’ fredda, si vede che non in molti conoscono il gruppo e che quasi tutti sono alla venue non certo per loro. La maturità e l’esperienza dei membri della band riescono comunque, con caparbia ed onestà, a farsi strada tra la diffidenza degli astanti man mano che trascorrono i minuti, tra una “Angel Of Torment”, un’ottima “Feed The Fire” e la conclusiva “Razored To The Bone”. Un discreto pogo si genera a sprazzi nel moshpit e, nonostante gli Evocation non forniscano la prestazione della vita, anche per loro va sollevato il pollice all’insù: il loro death svedese old-school, posto al crocevia tra Dismember e At The Gates, è abbastanza lontano dalle efferatezze dei combo che seguiranno, ma tutto sommato il gruppo di Thomas Josefsson ha saputo dire la sua e, crediamo, guadagnarsi qualche fan in più. Non ci sono piaciuti come all’ultimo Summer Breeze, ma gli Evocation restano una realtà da seguire con attenzione.

DYING FETUS

Archiviati gli show di Obscura ed Evocation, la serata entra nel vivo e tocca ai Dying Fetus colmare la sete di sangue dei loro agitatissimi fan. La band oggi è un terzetto, composto da John Gallagher, Sean Beasley e Trey Williams; nonostante la line-up teoricamente limitante, il gruppo sopperisce alla staticità di movimento con la sua musica iper-dinamica e massacrante, resa parossistica da un’esecuzione a tratti al limite del collasso. I suoni per i primi minuti, purtroppo, non sono stati particolarmente brillanti, soprattutto all’altezza del microfono di Gallagher – praticamente soffocato durante i primi pezzi – e della batteria di Williams, che è parsa perdere colpi. Buonissima parte del pubblico attendeva con più ansia i Fetus dei Cannibal e ad ogni (frequente) breaking riff di Gallagher si sono alzate per aria grida di giubilo o, in alternativa, bestemmioni esaltati. “Homicidal Retribution”, “One Shot, One Kill”, “Intentional Manslaughter”, “Pissing In The Mainstream”, “Justifiable Homicide” e la conclusiva “Praise The Lord (Opium Of The Masses)” hanno praticamente polverizzato tutto sulla loro strada, per tre quarti d’ora senza sosta del miglior death-grind tecnico e groovy in circolazione. Ottima la prova di Beasley alla voce, forse un pelo superiore a quella del suo partner-in-crime, ma è l’impatto d’insieme della musica dei Dying Fetus a fare di un loro concerto un gran carnaio di corpi devastati. Sapranno i Cannibal Corpse rispondere da par loro?

CANNIBAL CORPSE

Un’ora e mezza di death metal brutale ed assassino: ecco che cosa sono capaci ancora di fare i Cannibal Corpse, la formazione brutal-death metal più amata del globo, anche – bisogna sottolinearlo – da una cospicua fascia di fan più giovani e magari più ingenui, che con tutta probabilità ha scoperto le gesta di George ‘Corpsegrinder’ Fisher seguendo con più attenzione i sentieri di Bring Me The Horizon e imberbe compagnia. Famosi ormai anche in ambienti vicino alla (sc)emo-generation, dunque, i Cannibal sono partiti in maniera possente con la title-track dell’ultimo lavoro, “Evisceration Plague”, brano ideale per un’apertura di setlist massiccia, utile a far scaldare ulteriormente gli animi e, non ultimo, a permettere un rapido bilanciamento dei suoni, peraltro già buoni dal primo secondo. Ha poi preso il via una performance testarda e inoppugnabile, un pelo criticabile solo nel prendere atto di qualche pausa di troppo fra una track e l’altra, necessaria a ‘Corpsegrinder’ per riprendere fiato, smoccolarsi, ingoiare qualche capello di troppo e rifare la convergenza ad un collo spaventosamente ingigantito da anni trascorsi a fare headbanging alla velocità della luce sui palchi di tutto il mondo. Non sono mancati, ovviamente, i soliti classici – da “I Cum Blood” a “Fucked With A Knife”, da “Hammer Smashed Face” alle antichissime “A Skull Full Of Maggots” e “Vomit The Soul”, ma la setlist è parsa più incentrata sul materiale recente, tratto soprattutto dal già citato “Evisceration Plague” e dall’ottimo “Kill”, onorato dall’esecuzione di “The Time To Kill Is Now”, “Make Them Suffer” e “Death Walking Terror”. Ma non uno dei full-length del gruppo è stato dimenticato da Alex Webster e compari, quindi ecco che pure brani quali “The Wretched Spawn”, “Pit Of Zombies”, “Sentenced To Burn” e “Unleashing The Bloodthirsty” sono stati eseguiti, per un totale di una ventina di canzoni che hanno avuto in “Stripped, Raped And Strangled” la loro sublimazione. Un concerto monolitico, in definitiva, che se forse ha reso meno in impatto rispetto ai precedenti Dying Fetus, certo è stato un perfetto esempio di resistenza fisica e attitudine ferrea. E il pubblico, dal canto suo, ne è uscito visibilmente sezionato.

Setlist

Evisceration Plague
The Time To Kill is Now
Disfigured
Death Walking Terror
I Cum Blood
Fucked With A Knife
Sentenced To Burn
Evidence In The Furnace
The Wretched Spawn
Perverse Suffering
Scalding Hail
Make Them Suffer
Pit Of Zombies
Shatter Their Bones
Vomit The Soul
Priests of Sodom
Unleashing The Bloodthirsty
A Skull Full Of Maggots
Hammer Smashed Face
Stripped, Raped & Strangled

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