Dopo una manciata di esibizioni di assoluto valore che l’hanno portato alla ribalta nella scena dei piccoli festival europei, quest’anno il Celebrare Noctem celebra se stesso e il proprio decimo compleanno portando sul palco della piccola cittadina di Wels (vicino a Linz, Alta Austria) nomi notevolissimi come Revenge, Whoredom Rife, Malakhim, Caveman Cult e Grave Upheaval: un bill internazionale ma allo stesso tempo di culto, con alcune presenze – proprio come quella degli australiani Grave Upheaval – abbastanza sorprendenti e non sempre semplicissime da vedere sotto casa.
La formula di base rimane comunque invariata: il Celebrare Noctem è un piccolo evento pensato per circa cinquecento persone (andato anche stavolta sold-out, ovviamente) che mantiene comunque tutti i confort necessari: parliamo di posti a sedere sia dentro che fuori, un paio di punti bar, una venue dai suoni ottimi (d’altronde, il centro comunitario Alter Schlachthof ospita anche un altro festival notevole, il The Sinister Feast), una buona area merch sia dedicata alle band che alle distro con maglie, vinili e CD.
Riguardo alla line-up, sull’edizione di quest’anno possiamo fare alcune considerazioni di tipo artistico: la presenza di gruppi raw black metal come Candelabrum, Night’s Threshold e in parte anche Obskuritatem è stata sì evocativa (e fin troppo misteriosa, visti gli innumerevoli mantelli, cappe e quant’altro e il divieto di fare foto) ma su un palco non ci vuole poi molto a distinguere le band abituate a suonare dal vivo dai progetti che invece si sviluppano in sala prove o addirittura a distanza, come ormai si usa.
Invece il sottogenere del war metal, fieramente immobile e sempre uguale a se stesso, non riserverà ormai chissà quali sorprese ma rimane sempre una bella conferma, almeno su palco: Caveman Cult, Abysmal Lord e Revenge hanno offerto prestazioni sicuramente buone violente e tutto sommato, anche tecnicamente più precise di quanto ci si potrebbe aspettare.
Riguardo al death/doom metal più cavernoso, dopo circa una decade di ritorno di fiamma, Müra e Grave Upheaval sicuramente promossi, soprattutto gli australiani: anche in questo filone è stato ormai quasi tutto detto, ma le esperienze sonore in quanto tali possono essere ancora suggestive.
Infine, il tour Whoredom Rife, Malakhim e Halphas ha confermato l’idea che gli standard musicali del black metal sono sì ormai ben codificati, ma c’è ancora spazio per un fattore ‘x’ non completamente quantificabile che emerge da questa o quella band. In particolare, ci hanno davvero impressionato gli svedesi Malakhim.
VENERDI’ 5 DICEMBRE
Il compito di aprire il primo giorno di festival è affidato agli americani NIGHT’S THRESHOLD, band abbastanza oscura che dopo una serie di split e demo ha debuttato da poco con un full album che ha avuto una certa risonanza nel circuito underground.
La sala, praticamente sempre buia per scelta organizzativa, viene illuminata da poche luci monocolori e quindi l’esibizione degli americani è immersa completamente da luci blu o rosse e poco altro. Il duo – nella versione dal vivo – è completato da una formazione di musicisti più ampia ma tra oscurità, mantelli e candelabri posizionati sul palco abbiamo potuto scorgere figure poco definite e una presenza scenica minima.
I nostri propongono il loro raw black tirato ed oscuro in un’esibizione sì piacevole, ma a lungo andare anche un po’ statica: i riferimenti musicali sono ovviamente Sanguine Relic, Black Cilice e gli stessi Candelabrum, compagni del tour europeo che li vede coinvolti e che si esibiranno più tardi.
Dopo di loro tocca ad una band che eravamo davvero curiosi di sentire, ovvero i CAVEMAN CULT, formazione war metal che pian piano si sta facendo largo nell’ambiente dopo un disco sicuramente interessante come “Blood And Extinction”, uscito ormai quattro anni fa (prevedibilmente sono Nuclear War Now!). I nostri, pittati e abbigliati a metà tra survivalisti e cavernicoli, si lanciano praticamente da subito in una miscela di death e black metal che nulla ha da invidiare a Sadistik Exekution, Revenge e Blasphemy. Come per i Night’s Threshold, siamo di fronte ad un muro di suono e ad un genere decisamente monolitico, però la loro interpretazione, anche se lontana da qualsiasi originalità, ha avuto un certo mordente.
Inaspettatamente precisi e sorretti da suoni notevoli, i floridiani hanno saputo intrattenere molto bene il pubblico di Wels, già parecchio numeroso.
Torna il black metal più classico con i tedeschi HALPHAS, già al terzo disco sotto Folter Records e parte del pacchetto europeo Malakhim e Whoredom Rife. Seppur la loro proposta da studio fino a questo momento non ci abbia impressionato particolarmente, il loro impatto sul palco è invece notevole: a differenza di diverse altre band viste in questa due giorni, i tedeschi riescono a rivitalizzare un suono violento ma anche evocativo e melodico che ricorda – senza però mai plagiare eccessivamente – in dosi differenti il black metal scandinavo degli anni Duemila e in particolare si scorgono rimandi a Behexen, Sargeist, Horna e Taake.
Il tempo a loro concesso passa piuttosto velocemente ed è da rimarcare una buonissima presenza scenica, lontana dai mantelli e dall’oscurità quasi completa di altre esibizioni prima e dopo di loro. Non re-inventeranno la ruota, ma sul palco ci sono piaciuti.
Coi portoghesi CANDELABRUM ritorniamo a dimensioni occulte, raw e minimali. La formazione lusitana è di sicuro più titolata dei compagni di tour Night’s Threshold in apertura, ma le atmosfere alla fine sono simili: ai Candelabrum va riconosciuta una componente sinistra forse più marcata, ma in sostanza parliamo sempre di raw black metal di stampo occulto.
Anche per loro vale grosso modo lo stesso discorso fatto per i Night’s Threshold: è un genere di musica che per quel che ci riguarda ha la sua dimensione nei dischi da studio anche perché, se vogliamo essere proprio pignoli, le imperfezioni esecutive sono state più di una, abbastanza prevedibili da gruppi che di sicuro non puntano tutto sui tour. Sicuramente evocativi in un contesto come quello del Celebrare Noctem, ma secondo noi non completamente a proprio agio su un palco.
Ci sorprende una posizione così alta nel bill per i tedeschi THROMOS, band sì con un certo curriculum e un numero elevato di uscite, ma probabilmente i nostri vengono percepiti in modo differente nel blocco dell’Europa centrale rispetto ai rimandi che possiamo avere noi italiani.
Con loro siamo ancora davanti a del black metal piuttosto raw in alcuni frangenti, ma ci sono anche aperture melodiche inaspettate in altri. L’aspetto dei nostri sul palco è legato ancora una volta all’occultismo e, onestamente al di là dell’impegno profuso, dopo qualche pezzo sentiamo un po’ di stanchezza.
Se escludiamo il war metal anche piuttosto sfacciato dei Caveman Cult, la proposta del primo giorno fino a questo momento è stata forse fin troppo uniforme, anche se confrontata con il bill dell’anno scorso che comprendeva più (sotto)stili differenti pur in ambito black metal.
Lasciamo concludere i Thromos e ci concediamo quindi una pausa più lunga del solito per bere e mangiare qualcosa in attesa della parte alta del bill.
Gli svedesi MALAKHIM hanno confezionato, a nostro parere, un album notevolissimo in ambito black metal nel 2025, quel “And In Our Hearts The Devil Sings” che riporta alla mente i migliori Watain, Dissection e Marduk.
Ci aspettavamo un impatto forte – vista la proposta da studio – e non siamo stati per nulla delusi. I nostri sono una vera macchina da guerra: potente, inarrestabile e cristallina nell’esecuzione e nei suoni. Se finora abbiamo visto ‘buone band’, con i Malakhim il livello di alza di colpo e l’atmosfera della sala, ormai gremita, è realmente elettrico.
Le prove individuali sono di alto livello, soprattutto batteria e voce, in grado di dare un tocco di varietà in più: i quaranta minuti a loro concessi evidenziano una band in crescita esponenziale visto che i nostri sono in attività da pochi anni e hanno per ora pubblicato solo due album (nonostante la presenza in formazione di un veterano come Andreas Nilsson dei Naglfar). In prospettiva, la band più sorprendente del fest.
In chiusura di giornata la conclusione è affidata ai norvegesi WHOREDOM RIFE, nome altrettanto in ascesa in ambienti europei: se i nostri erano partiti con dei dischi che onestamente non ci avevano fatto gridare al miracolo, “Winds Of Wrath” e “Der Vrede Makt” hanno alzato il tiro di parecchio.
I suoni, ancora una volta, sono ottimi e i Whoredom Rife usufruiscono anche di un lavoro alle luci che rende lo show più dinamico, anche se sempre violento e brutale. Anzi, la differenza principale fra i pezzi da studio e dal vivo per la band di Vyl è un notevole incremento di violenza nel sound complessivo.
Se possiamo definire in Malakhim un’epitome del black metal di matrice svedese, con i Whoredom Rife possiamo tranquillamente pensare all’equivalente norvegese: ben suonato, ben prodotto e sempre oscuro.
La prova vocale di K.R. resta forse quella più in vista, per come riesce a gestire tutti i registri diversi del cantato black metal, da quelli più aspri a quelli più evocativi. Nel set dei Whoredom Rife emerge prepotentemente quello che possiamo considerare lo spirito del black metal che, anche dopo diverse decadi, sembra non cedere mai. Quello che abbiamo visto è oggettivamente una grande live band, probabilmente più in forma di altri nomi più blasonati.
SABATO 6 DICEMBRE
La seconda giornata di apre con i MŮRA, death doom band dalla Repubblica Ceca. Nome abbastanza chiacchierato, il quintetto ha aperto nel migliore dei modi il fest, fornendo tra l’altro quella varietà che forse il giorno prima era mancata. Il loro death doom piuttosto cavernoso non è particolarmente originale, ma è ben suonato, altrettanto ben arrangiato e sonicamente in un incrocio ideale tra un suono sfilacciato e debitore degli anni Novanta scandinavi e derive del death metal più recenti, affini al revival degli ultimi dieci anni.
I nostri, che si sono mossi finora attorno a realtà come la Doomentia e la Caligari Records, si sono espressi al meglio sul palco citando Asphyx, Winter, Incantation, primi Hooded Menace e ovviamente il death metal di Cruciamentum e Dead Congregation. Set essenziale il loro, ma molto ben accolto, così come il recente EP “Needle Cathedral”.
Dopo un cambio palco dai tempi anche stavolta rispettati (una consuetudine del Celebrare Noctem, a cui non possiamo che fare i complimenti per l’organizzazione) tocca ai Bosniaci OBSKURITATEM, un nome che onestamente finora ci era sfuggito.
I nostri potevano essere posizionati anche nella giornata precedente, vista la loro proposta di raw black metal grezzo e lugubre. A differenza degli altri nomi legati al raw black, stavolta però la messa in scena sul palco non è così minimale e i nostri si mostrano visivamente più padroni delle assi dell’Alter Schlachthof.
La loro proposta, pezzo dopo pezzo, è interessante perché piuttosto varia e diversificata: i brani sono complessi e soprattutto le trame di chitarra non si fermano solo a riprodurre stilemi tipici del black metal raw. Negli Obskuritatem c’è decisamente di più e concluso il loro set ci segnamo il nome, ripromettendoci di approfondirli su disco.
Dopo di loro, riappaiono sul palco gli austriaci KRINGA che abbiamo avuto modo di vedere anche in passato da queste parti. Il loro black metal è particolare: a fianco di strutture classiche i nostri hanno sempre inserito ampi fraseggi dark, post punk e blackened punk, misti ad altri semplicemente avantgarde e anche dissonanti. L’utilizzo della voce poi ha sempre ospitato anche momenti di un cantato volutamente stonato, recitato e sopra le righe.
Non da ultimo è celebre il loro atteggiamento sul palco, ancora una volta dissonante con gli stilemi del black metal, viste le movenze e il look molto più vicini al rock e punk. Lo show a cui assistiamo a Wels ripercorre tutte queste caratteristiche: si tratta di un’esibizione abrasiva, a volte disturbante, ma d’altra parte il loro non è un suono per tutti e sicuramente non stereotipato.
La presenza di un gruppo come gli australiani GRAVE UPHEAVAL non è propriamente comune in Europa e non è un caso che il loro merch sia andato letteralmente a ruba nelle prime ore del pomeriggio di sabato. Il loro death/doom/black metal estremamente cavernoso e dilatato li rende da sempre un’entità molto ostica da digerire su disco, portandoli ad una dimensione talmente ripetitiva e legata al rumore quasi puro: paradossalmente rendono gruppi come i primi Grave Miasma e i Portal quasi di facile ascolto.
Quello a cui ci siamo trovati davanti però è stato sorprendente: la scelta dei suoni, soprattutto quelli di batteria, ha reso la loro prova stranamente melodica e non difficile da fruire. Guidato da suoni accessibili, l’ascoltatore quindi è in qualche modo costretto a seguire molto da vicino le composizioni dei nostri, rimanendo ancorato ai profondi rintocchi ritmici, alla voce e alle chitarre solenni e funebri.
Quello dei Grave Upheaveal è un set incredibile a livello sonoro, una sorta di esperimento sonoro che ha – idealmente, attenzione – più di qualcosa in comune con esperienze più vicine a quelle di Neurosis o Sun O))). Insomma, il sentiero dei Grave Upheaval sorprende ed affascina creando un vero e proprio viaggio, quasi iniziatico. Non è semplice musica quella degli australiani: è molto di più e sul palco di Wels ne abbiamo avuto prova.
Ritorniamo su coordinate più note con il war metal più classico e di ispirazione satanica degli ABYSMAL LORD. Dopo gli apprezzati Caveman Cult ancora una volta è una band statunitense a portare un certo tipo di sonorità al festival e anche stavolta il risultato è positivo.
Con loro siamo di fronte ad un war metal decisamente vecchio stampo e perciò i riferimenti a Blasphemy, Beherit, Sadistik Exekution e Proclamation si sprecano; in ogni caso, nel loro miscuglio di death e black interessanti sono gli stacchi e i riff che richiamano il thrash estremo di matrice teutonica. Abbigliati come da tradizione con cartucciere e parziale face paint i nostri mostrano una buona presenza sul palco e un furia notevole: il pubblico dimostra di apprezzare e da parte nostra riconosciamo i brani dell’ultimo, ottimo “Bestiary Of Immortal Hunger”. Come quasi tutti i gruppi di questo genere, gli Abysmal Lord sono prevedibili ma violentissimi: zero sorprese, altissima affidabilità.
Personalmente li abbiamo trovati un po’ meno coinvolgenti dei Caveman Cult, ma non possiamo di certo lamentarci.
La seconda serata del festival – completamente sold-out ricordiamolo – da l’impressione di essere più frequentata della precedente e l’atmosfera è, a nostro avviso, più calda. Con le ultime due esibizioni, quelle di Revenge e Dark Sonority, la kermesse si avvia alla meritata conclusione e – un po’ di stanchezza a parte – basta guardarsi attorno per vedere come il Celebrare Noctem abbia colpito nel segno un’altra volta.
Mentre il trio canadese esegue un soundcheck meticoloso, ci rendiamo conto di come nel fest austriaco tutto abbiamo funzionato ancora una volta: locale, scelta delle band, area merch, orari, bar e tutto sommato anche il cibo, anche se avremmo voluto forse una maggiore varietà.
Quando i REVENGE iniziano il loro set possiamo dire che l’atmosfera cambia ancora una volta nella sala concerti di Wels. Il loro death/black metal è da sempre sinonimo di oltranzismo e possiamo tranquillamente parlare di assalto sonoro ininterrotto, più che di musica vera e propria.
Dal vivo J Read e soci riescono nell’intento di realizzare ancora più caos, un rumore a volte quasi bianco vista l’intensità incredibile. Di band che puntano a realizzare questo tipo di suono ne abbiamo viste parecchie, in questi due giorni, ma nessuna è risultata lontanamente paragonabile alla ferocia dei Revenge. Perciò è improprio parlare di scaletta o di questo o quel brano, ma allo stesso tempo sono chiaramente distinguibili gli stacchi e le finezze di batteria, gli assoli e le trame di chitarre.
Rimane realmente impressionante come i tre riescano a bilanciare parti velocissime, mid-tempo marziali che rimangono comunque distinguibili ma che, nel loro improvviso alternarsi, mantengono l’ascoltatore in uno stato quasi di disorientamento. L’ora a loro concessa è uno dei concerti più violenti a cui abbiamo mai assistito, senza ombra di dubbio.
Un po’ di gente sfolla dopo il letale set dei canadesi ma rimane un certo pubblico ad assistere ad un piccolo evento nell’evento: l’esibizione dei DARK SONORITY, altra formazione norvegese dell’ormai iconica scena del Nidrosian black metal con un solo EP all’attivo risalente all’ormai lontano 2012.
Non abbiamo molte informazioni su questa ‘reunion’ ma i personaggi che nel tempo hanno ruotato attorno alla band dovrebbero essere gli stessi di Mare, Celestial Bloodshed, Behexen e Djevel, solo per citare alcuni come riferimento.
Sul palco dopo la furia dei Revenge l’atmosfera si calma e si assesta, visto che i pezzi di “Kaosrekviem” sono molto più rarefatti, contenuti e in qualche modo orrorifici: al fianco del black metal emergono tastiere, atmosfere ossianiche e una certa propensione per tempi medi.
I tratti distintivi della musica che nel tempo ci è arrivata da Trondheim si riconosce chiaramente anche nei Dark Sonority e le nostre orecchie, ormai un po’ stanche, ringraziano. In conclusione, magari non avremo visto chissà quale esclusiva reunion od evento, ma adesso possiamo aggiungere i Dark Sonority alla lista di band che non avremmo mai pensato di vedere su un palco: di questo (e di molto altro, ovviamente) possiamo solo che ringraziare il Celebrare Noctem.


