01/05/2025 - CHAT PILE + AGRICULTURE @ Legend Club - Milano

Pubblicato il 03/05/2025 da

L’ascesa dei Chat Pile, dalla nascita nel 2019 ai giorni nostri, è stata fulminante: prima qualche EP, poi l’esordio con “God’s Country” nel 2022 ed infine la consacrazione con “Cool World” dello scorso anno, tutti passi importanti che hanno portato la band di Oklahoma City ad essere uno dei punti fermi del Roadburn, il festival olandese più aperto a nuove sonorità in ambito metal e dintorni, palcoscenico perfetto per il noise rock contaminato proposto dagli americani.
Ad accompagnarli, un altro gruppo in forte crescita: provenienti da Los Angeles ed attivi da soli quattro anni, gli Agriculture hanno all’attivo l’esordio omonimo e due EP, nei quali propongono un post-black metal a tratti crudo e violento, ma dai risvolti fortemente introspettivi, segnati da frequenti incursioni in uno blackgaze fortemente atnosferico.
Due realtà differenti ma molto interessanti che si alterneranno sul palco del Legend Club in questa calda serata milanese: vediamo come è andata.

L’inizio dello spettacolo è atteso per le 21 ma, già molto prima, l’esterno del locale è densamente popolato, nonostante il lungo ponte ed una temperatura quasi estiva potessero far presumere che Milano in questi giorni si sarebbe svuotata. Probabilmente la notorietà che i Chat Pile si sono guadagnati nei pochi anni di vita è più ampia di quella che ci saremmo aspettati e la varietà di look che si possono notare tra gli astanti, con magliette che vanno dai Morbid Angel ai Jesus Lizard, evidenzia come gli statunitensi siano apprezzati da un pubblico trasversale in quanto a gusti ed età.
Gli AGRICULTURE entrano in scena puntualissimi e, come preventivabile vedendo la ressa al di fuori, il Legend è gremito al limite della capienza. L’impatto visivo del gruppo non è molto black metal, anzi, il colore che prevale nel vestiario dei musicisti è il bianco, ma il quartetto ci fa capire da subito che ha intenzione di fare sul serio: il loro post-black metal è una combinazione di violente sfuriate e accordi tipicamente shoegaze, con lunghe parti strumentali e anche qualche assolo a completare il quadro.
A dividersi le parti vocali sono il chitarrista ed il bassista, con il primo in grado di prodursi in uno screaming acuto e malefico, mentre il secondo si muove su registri più bassi e cavernosi; non mancano, però, passaggi semi-acustici con voce pulita, a creare quell’atmosfera introspettiva di cui sono intrisi i testi.
Erano già passati in Italia lo scorso anno destando una buona impressione, e anche questa volta gli Agriculture dimostrano di avere idee valide e un’eccellente presenza scenica, ben sfruttando i quarantacinque minuti a loro disposizione.

Sono le 22 quando parte l’esibizione della band principale della serata: i CHAT PILE si presentano sul palco e, fin dalle prime note, sembrano voler fare chiarezza sul perché siano considerati da molti la nuova sensazione del momento. Il club è pieno all’inverosimile, il caldo quasi insopportabile nonostante l’aria condizionata e l’inizio, affidato ad un pezzo quale “I Am Dog Now”, brano d’apertura dell’ultimo album “Cool World”, non è proprio l’ideale per raffreddare gli animi.
Molto si è discusso riguardo ciò che suonano gli americani e questa sera è l’occasione per capire meglio la miscela esplosiva alla base della loro musica: potremmo dire che, perlomeno nella versione live, la componente noise rock appare predominante – non è fuori luogo citare un riferimento quali gli Unsane – ma è anche evidente come il basso slabbrato abbia origini post-punk e, in alcuni frangenti, si sentano nitidi riff alternative metal in stile Korn, oltre a qualche pennellata di sludge e di grunge, mentre il logo tipicamente black metal appare fuorviante, poiché di questo genere non si vede neanche l’ombra.
Una proposta fondata su un’ottima conoscenza della materia, ma decisamente delirante ed anche abbastanza originale, che spiega in modo esaustivo perché, come già accennato nell’introduzione, i Chat Pile siano diventati in breve tempo i paladini del Roadburn.

L’esibizione prosegue serrata, con pezzi compatti e diretti eppure variegati, a dimostrazione di come gli statunitensi siano in grado di scrivere buone canzoni; tra queste spiccano sicuramente “Why”, una sorta di invettiva memore della lezione di Henry Rollins, e “Pamela”, un’interpretazione schizzata e muscolare dei Joy Division.
Il mattatore è senza ombra di dubbio il loquace cantante Raygun Busch che, a torso nudo per tutta la durata del concerto, percorre chilometri camminando avanti e indietro nell’angusto spazio di due metri quadri, mentre canta ed urla con una voce non certo impeccabile ma efficace, introducendo ogni brano con lunghi ed assurdi preamboli; al suo fianco il chitarrista Luther Manhole ed il bassista Stin appaiono come due figure timide e rassicuranti, al contrario del batterista Cap’n Ron che più volte si alza ad incitare il pubblico.
“Wicked Puppet Dance” è una deflagrazione con qualcosa degli Helmet più selvaggi, “Funny Man” mette in mostra il lato graffiante e sarcastico dei quattro, ma è con i nove minuti della conclusiva “grimace_smoking_weed.jpeg”, qui in un medley con “Face”, che si raggiungono apici di follia inarrivabili, con una lunga coda di feedback a chiudere un’ora di concerto che lascia tutti soddisfatti.
Con il loro esordio sul suolo italiano, i Chat Pile hanno confermato anche dal vivo quanto di buono si era sentito in studio, con uno show vigoroso e carico al punto giusto: considerando anche la crescita tra primo e secondo disco, è lecito sperare nella completa maturazione di un’importante realtà in un futuro più o meno prossimo.

Setlist Chat Pile:
I Am Dog Now
The New World
Davis
Slaughterhouse
Why
Shame
Pamela
Wicked Puppet Dance
Funny Man
Dallas Beltway
grimace_smoking_weed.jpeg / Face

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