05/04/2017 - COUNTERFEIT + DECADE + TIGRESS @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 11/04/2017 da

Report a cura di Davide Romagnoli

Solo lo star-power o c’è dell’altro? Molti erano i dubbi per coloro che non avevano ancora visto dal vivo il progetto di Jamie Campbell Bower, belloccio londinese già noto nel campo della moda e del cinema. Quello di Milano è stato il primo concerto dei Counterfeit, dopo l’uscita del primo album “Together We Are Stronger”, ma erano già numerose le date della band inglese dalle nostre parti nel corso dei due anni precedenti l’uscita del debut. Sfidate le paure e le storture di naso, oltre ad un pubblico composto di giovani ragazzine alternative e i rispettivi genitori (ben identificabili tra le file dell’audience), la band di Bower sembra non deludere le aspettative e appagare anche la parte più scettica di pubblico. In apertura i Tigress di Katy Jackson e i Decade, tutte band inglesi alt-rock/punk che hanno seguito i Counterfeit per questo tour. Ci scusiamo, ma per motivi legati alle tempistiche non ci è stato possibile assistere al concerto dei Tigress.

 

DECADE
Qualche problema per la formazione inglese porta la band di Alex Sears ad esibirsi per poco più di una ventina di minuti. Applausi incoraggiano la formazione, appena uscita con il secondo “Pleasantries”, e il suo alternative rock soffuso e leggero, ma non abbastanza per poter affermare che la band dell’italiana Rude Records abbia potuto esprimere al meglio il proprio potenziale. Ben poco è infatti stato affermato nel poco tempo in cui i cinque ragazzi di Bath sono stati sul palco e ben poco l’interesse suscitato.

COUNTERFEIT
Ben diverso il piglio con cui la band di Jamie Campbell Bower si presenta on stage rispetto a quello dei suoi support act. Una certa attitudine molto più ruvida e hardcore contraddistingue il sentore dei Counterfeit, che sfoderano un’energia e un entusiasmo da band più rodata di una che sembra essere appena venuta fuori col disco di debutto. Se il fratello del frontman, Sam Bower, si esibisce con una long sleeve dei Nails e se il batterista Jimmy Craig sembra emulare le mosse dei primi Bring Me The Horizon (quando ancora aizzavano le folle pomeridiane dei festival inglesi con foga e irruenza), il buon Jamie Campbell non sembra essere quell’infiocchettato giovane biondino, innocuo e pettinato, da posa plastica e sfilata di Burberry, e la formazione in generale, oltre a quella che può benissimo essere considerata posa, sembra essere veramente più vicina ad una genuina passione per la musica rock di quanto ci si potesse aspettare. Il frontman se ne frega altamente se nell’audience non c’è esattamente il pubblico che sembra volere ed incitare a certe mosse, come il circle pit o a suon di ‘motherfuckers, move!!’, ma semplici adolescenti da cellulare alla mano come prosecuzione del proprio arto, inscindibile ormai da ogni concerto a cui si assiste (vengono infatti invitati i presenti più volte dallo stesso frontman a mettere via lo smartphone e godersi il concerto). I brani, tra cui svettano la conclusiva “Enough”, in cui Bower arriva a cantare dal piano superiore dell’Alcatraz, quello sopra il bar, con il filo del microfono che sorvola l’intera (seppur sparuta) folla di presenti, e “Letter To The Lost”, sono ben lontani dal riservare solo noia da ballatone standard da classifica per bellocci e pettinati, considerato che Bower è invece in mezzo alla gente con microfono e chitarra. I Counterfeit non sono a meno che un pugno di canzoni suonate da un Danko Jones o da una formazione punk/emo/hardrock che abbia senso presentare su un palco e risultano promossi e lontani dalla categorizzazione di band superflua da panorama solo marketing-oriented, completamente senza niente da dire. Nulla di nuovo e nulla di eccezionale, ma un buon concerto e un buon pugno di brani capaci di colpire per entusiasmo e passione. Posa, forse, ma alla fine poco importa ai fan di questa nuova band inglese che sembra avere veramente qualcosa da dire, oltre che dei capi cool da indossare.

 

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