07/11/2015 - Cradle Of Filth + Ne Obliviscaris + Cadaveria @ Fabrique - Milano

Pubblicato il 13/11/2015 da

A cura di Marco Gallarati

In una settimana davvero pregna di appuntamenti hard rock/heavy metal rilevanti, perlomeno nell’area milanese – ricordiamo a memoria gli appena trascorsi Paradise Lost, Epica + Eluveitie, Slayer + Anthrax, W.A.S.P. e gli imminenti Motley Crue + Alice Cooper, Scorpions e Backyard Babies – la data al Fabrique del tour dei vampiri inglesi Cradle Of Filth rischia di passare un po’ inosservata. Per fortuna, però, non va proprio così male. Certo, l’affluenza al capace locale della periferia est industriale del capoluogo lombardo non è delle più esagerate, ma qualche centinaio di persone Dani Filth e compagni grandguignoleschi l’hanno tirato fuori di casa, in un sabato sera novembrino dal tiepido tepore. Tantissima curiosità, inoltre, la desta la presenza degli australiani Ne Obliviscaris come supporto principale dei COF: il sestetto di Melbourne è alla prima calata italica, ma già si è fatto una nomea in Europa, si voglia per alcuni live ai festival estivi, si voglia per due magnifici album quali “Portal Of I” e “Citadel”. A completare un trio di band estreme ma eterogenee, sono stati chiamati i nostrani Cadaveria, adatti alla serata e veterani della scena. Dopo esserci rifocillati per bene presso un vicino risto-pub, finalmente entriamo nella venue e scopriamo che gli opener della serata hanno anticipato i tempi e sono on stage da qualche minuto…

cradle of filth - locandina tour italia - 2015

CADAVERIA
Cadaveria e la sua band sono delle vecchie volpi dei palchi italiani e il loro ultimo lavoro, “Silence”, ha ormai quasi un anno. Chiaro, per cui, come la scarsa mezzoretta a disposizione venga sfruttata dal gruppo in modo il più redditizio possibile, inscenando uno spettacolo contenuto, dritto al sodo e concreto. Con solo due drappi verticali, raffiguranti due teschi stilizzati e ‘cartoonati’, a delimitarne la scenografia, i Nostri sciorinano il loro horror metal – metallo poco definibile in termine di generi che spazia dal black al gothic, dal thrash al classic fino ad arrivare al death e a reminiscenze più moderne – in maniera sapiente e sicura, intrattenendo con elegante savoir-faire gli astanti già arrivati al Fabrique. La frontwoman piemontese catalizza su di sè l’attenzione, carismatica quanto basta per rendersi più che credibile e senza mai dare l’impressione di cercare l’approccio ‘pacchiano’ ad un ritualismo facilmente fraintendibile. La voce della ex-Opera IX graffia il microfono, mentre i suoi compari fanno il loro, al pari di un Marcelo Santos aka Flegias dietro le pelli, parecchio pestone sebbene i suoi pattern non siano particolarmente ricercati. “Carnival Of Doom”, la vecchia “Circle Of Eternal Becoming”, tratta dal primo album “The Shadows’ Madame”, e la conclusiva e più ariosa “Loneliness” hanno segnato una prestazione sufficiente, senza infamia e senza lode, comunque utilissima a far rompere il ghiaccio alla serata.

NE OBLIVISCARIS
Chi scrive, non essendo un fan sfegatato delle ultime evoluzioni dei Cradle Of Filth, ammette di trovarsi al Fabrique principalmente per ammirare per la prima volta la sensation aussie Ne Obliviscaris. Il sestetto attivo dal 2003, scoperto e lanciato dalla nostra Code666 con il perfetto “Portal Of I”, si è spalancato le porte europee ed è uscito dalla madre patria grazie all’exploit di “Citadel”, album uscito nel 2014 per Season Of Mist, gran bella conferma qualitativa, seppur non all’altezza dell’esordio. Il progressive extreme metal dei Nostri, complesso, tecnicissimo e non certo facile da assimilare, ha fatto breccia nel cuore degli amanti delle sonorità più particolari e perciò crediamo non siano pochissimi i presenti alla venue prevalentemente per loro. Dopo un brevissimo intro, la formazione di Melbourne sale sul palco e attacca la prima di tre esecuzioni monumentali, “Devour Me, Colossus (Part I): Blackholes”. I suoni sono ottimi fin da subito e si percepisce immediatamente la maestria tecnica dei Nostri ai rispettivi strumenti: i mancini Benjamin Baret alla chitarra e Brendan ‘Cygnus’ Brown al basso danno la paga a centinaia di musicisti più quotati di loro, così come Daniel Presland al drumkit non perde una battuta; Matt Klavins, all’altra chitarra, è forse il meno appariscente del gruppo, che nella sua interezza certo fa del low profile un dogma, eppure anche lui pare baciato da luce divina, in qualche modo; infine i due vocalist, contrapposti sia nello stile che nell’approccio e nel look: Tim Charles, che dei Ne Obliviscaris è anche il violinista, fa da solare e sorridente portavoce, capelli biondi e attitudine positiva, oltre che clean vocals da brividi, praticamente simili a quelle udibili su disco; Xenoyr, al contrario, sta in completo silenzio, se non quando deve ruggire le sue parti, ed è un po’ il prototipo oscuro e filiforme del goticone bello&decadente. Scritto di una presenza scenica studiata con sapienza, senza strafare in nessun aspetto ma curata quanto basta, il proseguo del set vede l’arrivo di “Pyrrhic”, pezzo principe di “Citadel”, le cui sezioni più intrise di prog sono state fra i momenti più alti dell’intera serata. Ha chiuso la performance dei NeO l’unico estratto da “Portal Of I”, la magica “And Plague Flowers The Kaleidoscope”, apoteosi assoluta e disarmante di un concerto purtroppo breve ma, chiaramente, fra i migliori in assoluto dell’anno. Un peccato vederli suonare così poco, davvero.

Setlist:
Devour Me, Colossus (Part I): Blackholes
Pyrrhic
And Plague Flowers The Kaleidoscope

CRADLE OF FILTH
I Cradle Of Filth sono chiamati dunque a dura prova, per non scrivere proibitiva: battere sul campo i loro main support act. Quasi a sorpresa per chi scrive – l’ultima volta che diede un occhio a Dani Filth e soci fu al Gods Of Metal 2011, quando i Vampiri britannici suonarono in pieno giorno a orario merenda e fecero pena – i Nostri si sono destreggiati benissimo e hanno proposto uno show piacevole, intenso e ben strutturato. Decisamente accattivante la setlist scelta: brani tratti dall’ultimo e bene accolto “Hammer Of The Witches” alternati ad episodi estrapolati dalla parte iniziale della lunga carriera dei COF, ovvero dai lavori che li hanno resi amati/odiati a tutto il metal-biz mondiale e che hanno dato il la al symphonic black metal. Quando parte il roboante intro di “Dusk And Her Embrace”, “Humana Inspired To Nightmare”, si fa subito un salto indietro nel tempo, i musicisti salgono on stage – per ultimo un Dani Filth non troppo sopra le righe e bello in forma – e viene attaccata alla giugulare la corrosiva “Heaven Torn Asunder”, che presenta suoni già belli corposi e praticamente perfetti. La sezione ritmica Marthus/Daniel Firth è altamente redditizia, così come non sbaveranno quasi niente i due chitarristi Ashok – incredibilmente simile a Galder (Dimmu Borgir, Old Man’s Child) – e Rich Shaw. I Cradle hanno cambiato così tante volte formazione che, per chi si è per caso fermato a “Midian” nel seguire le loro peripezie, è davvero difficile raccapezzarsi. Ma il bello è che in questa versione, con Lindsay Schoolcraft a completare la line-up occupandosi di tastiere e voce femminile, pur restando Dani il fulcro totale della band, anche gli altri membri paiono trovare un’intesa positiva on stage, trasposta in atteggiamenti e pose professionali quanto si vuole, ma mai fredde o troppo recitate. “Cruelty Brought Thee Orchids” fa partire l’headbanging con il suo riff portante thrashy e cadenzato, mentre i primi nuovi brani eseguiti sono “Blackest Magick In Practice” e “Right Wing Of The Garden Triptych”, inframezzati dalla disturbante “Lord Abortion”. Il centro e il fondo palco sono spesso vuoti, sia per dare spazio massimo ai movimenti del frontman ‘nanuto’, sia per permettere una migliore visuale ai filmati proiettati sul telone di fondo, che richiamano immagini di video o di artwork dei vari dischi da cui sono prese le canzoni. “Malice Through The Looking Glass” rallenta i giri e permea di gothic nostalgico la serata, che chiude la sua prima parte con l’epica “Queen Of Winter, Throned”. Non c’è un vero e proprio bis, ma l’ora e mezza di concerto viene raggiunta attraverso una seconda porzione di spettacolo molto corposa, che sciorina nell’ordine l’attesa “Nymphetamine (Fix)” – unica superstite del cospicuo periodo compreso tra “Midian” e l’ultimo nato – “The Twisted Nails Of Faith”, la cantatissima “Her Ghost In The Fog” e “The Principle Of Evil Made Flesh”, che finalmente fa smuovere un po’ gli avventori del Fabrique con del pogo a dire il vero non troppo convinto. La band, dunque, ha fatto una figura più che dignitosa e anche Dani – impressionanti gli acuti più vicini agli ultrasuoni, eseguiti con il microfono a dieci-dodici centimetri dalla bocca – ha dimostrato di essere ancora in forma; troppe basi, invece, sulle strabordanti female vocals, che potevano essere un pelo più contenute. Ma è stato un difetto assai trascurabile all’interno di un’esibizione soddisfacente. Rivalutati!

Setlist:
Humana Inspired To Nightmare (intro)
Heaven Torn Asunder
Cruelty Brought Thee Orchids
Blackest Magick In Practice
Lord Abortion
Right Wing Of The Garden Triptych
Malice Through The Looking Glass
Deflowering The Maidenhead, Displeasuring The Goddess
Queen Of Winter, Throned
Walpurgis Eve (intro)
Yours Immortally…
Nymphetamine (Fix)
The Twisted Nails Of Faith
Her Ghost In The Fog
The Principle Of Evil Made Flesh

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