14/11/2003 - Death Angel + Darkane + Disbelief + Mystic Prophecy + Mnemic – Lubiana @ Gala Hala - Lubiana (Slovenia)

Pubblicato il 16/12/2003 da

Dopo l’ennesimo annuncio di una reunion importante nel vecchio mondo del thrash, il concerto a Lubiana è stata un’occasione unica per vedere se i Death Angel possono davvero considerarsi una band a tutti gli effetti nel 2003, o se si tratta di un altro fenomeno da baraccone ideato solo per un tornaconto commerciale…

DEATH ANGEL

Stasera suonano i Death Angel, i Darkane e altri gruppi a Lubiana (capitale slovena), un’occasione più che ghiotta quindi per vedere se questa famosa reunion della band della Bay Area è una cosa seria oppure una pura operazione di mercato mal riuscita. E poi c’è la Slovenia, posto in cui i concerti sono (per svariati aspetti) indimenticabili, e stavolta non c’è stata la ‘famosa’ eccezione a smentire la regola. Si parte a pomeriggio inoltrato, dalla destinazione ci separano soltanto 100 km scarsi, da fare in autostrada. Fa freddo, la Slovenia è un paese freddo, l’autostrada è immersa nelle foreste e si passano diversi monti prima di giungere nella valle di Lubiana, ma per fortuna stavolta non c’è la neve, né la strada è ghiacciata. Si comprende subito, se non si conosce questo paese, di entrare in un mondo da una parte lanciato verso lo sviluppo (la Slovenia potrebbe diventare una piccola Austria nei prossimi anni), ma dall’altra ancora non privo di parecchi ‘arcaismi’. Al casello autostradale chi vi dà il biglietto non è il solito distributore automatico, ma bensì un braccio di una persona con il biglietto già pronto per voi (e presto entreranno in Europa…almeno qui si inventano i posti di lavoro…). Si arriva presto nella capitale slovena, bella e moderna. Il posto in cui si terrà il concerto, però, è un’oasi particolare dove non rientrano i concetti di ‘bello’ (inteso in stretto senso estetico) e ‘moderno’. Si tratta di un’area dismessa, vicoli più o meno larghi che si fanno spazio tra una serie di edifici nuovi (come un Ostello della Gioventù) e vecchi (fabbriche abbandonate, edifici semicrollati). Ci sono rottami lasciati in strada, ci sono case sventrate sulla cui facciata sono state messe teste di manichini e le pareti ‘addobbate’ con ogni sorta di oggetti… si sconfina nel surreale. Ci sono poi gli sloveni, tanti (come ad ogni concerto): c’è chi beve (tutti…), chi ascolta lo stereo in macchina e chi si arrampica su impalcature abbandonate. La zona è veramente particolare, ci sono case bassissime il cui ingresso porta, per ognuna di esse, ad un locale in cui si suona metal e altro. Stasera tocca al Gala Hala (l’edificio successivo al Metelkova, altro posto dove suonano gruppi metal). Si potrebbe ascoltare il concerto (da poco iniziato) stando fuori dal locale, perché c’è solo una porta semichiusa che separa il posto dove si tiene il concerto dalla strada. All’interno c’è poca gente, ci sono parecchi altri triestini, ed anche alcuni amici. Sembra strano vedere così poca gente ad un concerto qui in Slovenia, fuori ce n’era tanta ma bisogna anche considerare che sono le 20 e 30 di sera. Lo spettacolo degli sloveni Negligence è in pratica già concluso. Ad ogni modo il responso dei pochi presenti è buono, e la band non sembrava malaccio, intenta a suonare un thrash convenzionale ma convinto. Tocca poi ai Mnemic della scuderia Nuclear Blast: ottimi suoni, massicci, spaccano il secondo (grazie al fatto di suonare con un batterista che usa necessariamente il metronomo in cuffia per far combaciare le musiche con i campionamenti pronti che ogni tanto si inseriscono nelle canzoni, anche se non influiscono più di tanto nell’economia della musica dei Mnemic) con il loro metal che deve molto a Messhuggah e Fear Factory. Il pubblico inizia a scaldarsi e i Menemic possono dirsi soddisfatti del discreto successo. Da segnalare un paio di cose: il cantante è uguale a Brad Pitt (a parte la pancetta, ma il motivo di quei mancati adominali viene presto svelato: nel giro di tre canzoni si scola allegramente quasi due litri di birra, brinda col pubblico, che qui ha sempre la ‘pivo’ – birra – in mano, senza peraltro sbagliare nulla e nessun attacco con la voce sugli innumerevoli stacchi che fa la band)! A proposito di birra, poi… ora qui si son decisi a darla solo in lattina, il che evita durante il pogo di cadere sui vetri delle bottiglie rotte sotto al palco. I Mnemic si sono anche fatti apprezzare dal pubblico (e dal sottoscritto) per aver lanciato e regalato caterve di cd promozionali (un cd sampler dei gruppi della Nuclear Blast)… davvero un bel gesto! Non faccio in tempo a chiedermi quale sarà il genere dei prossimi Mystic Prophecy che già mi vengono i brividi…un gruppo power anche qu!. In teoria la presenza di un gruppo power potrebbe anche star bene, ma a serata conclusa effettivamente non è molto in linea con il resto delle band… troppo mosci, troppo allegri per una serata all’insegna del metallo puro e vero come questa. I chitarristi sono due ma le chitarre si sentono appena, e quando si capisce quello che fanno di certo non entusiasmano. I Mystic Prophecy sono abbastanza preparati, non sono dei mostri, sono abbastanza pesantucci per essere un gruppo power, il cantante fa la sua onesta figura, ma quello che indispettisce (e non solo il sottoscritto) è l’attegiamento del gruppo sul palco: ostentazione di un’allegria piuttosto immotivata. Sorridono, fanno facce strane (per non dire qualcosa d’altro), insomma, si comportano in modo abbastanza pacchiano, specie quando il cantante (uguale a Vasco Rossi, a parte i capelli lunghi… e lui non sarà l’ultimo sosia della serata!) fa di tutto per mettere in luce quegli assoli del chitarrista che sarebbe meglio coprire… C’è una discreta ciurma di powermen che si esalta oltre ogni limite consentito e fa fare un figurone a questo gruppo, che personalmente non credo farà troppa strada. Decido di uscire a prendere un po’ di freddo, fuori ci sono tantissimi ragazzi, chi beve (sempre e sempre…), chi sta sdraiato nei posti più impensabili. Ci sono gruppi di ragazzi appartenenti ai centri sociali, più in là un gruppo di rappers che ascolta la loro musica a tutto volume, e vicino a loro un po’ di ragazzi che contraccambiano con gli Slayer allo stesso volume; c’è un po’ di tutto, qui il concerto è un’occasione d’incontro, di baldoria, di divertimento, forse più che da noi. C’è chi brucia la spazzatura di un bottino per farsi caldo, c’è chi inizia a improvvisare un focolare per dar da mangiare per pochi talleri (moneta slovena). Torno dentro, ora tocca ai Darkane! Ero curioso riguardo alla prestazione della band in veste live dopo che mi avevano abbastanza convinto con gli album da studio. Di concerti ne ho visti in discreta quantità, e ho potuto osservare tante band di ben più alta fama ma mai, ripeto, mai avrei pensato di assistere ad una prova assolutamente sopra le righe della band svedese. Uno dei gruppi più devastanti mai visti! Il locale ora è davvero pieno, il chitarrista della band saluta il pubblico e la Slovenia per la prima volta (i Darkane non sono mai stati qui prima) e si scusa anticipatamente se suonerà seduto, causa un infortunio alla gamba. Per la platea è un motivo in più per esaltarsi e aspettare con grande impazienza la prestazione dei Darkane. E’ bene ora spendere due parole sulla mentalità diversa di concepire la musica di questo paese rispetto a quanto accade alle nostre parti: qui in Slovenia anche i gruppi sconosciuti (ovviamente il discorso è generico, non riferito ai Darkane) vengono seguiti con interesse. Se piacciono non c’è avarizia nel manifestare il proprio consenso… si va al concerto per divertirsi, c’è fame di musica, mentre noi abbiamo la pancia piena in più di un caso. Da noi i gruppi locali o simil-sconosciuti vengono ignorati, guardati spesso con indifferenza, sempre con freddezza. E’ la mentalità ad essere agli antipodi, da noi si va volentieri (purtroppo) a criticare, qui si accetta più serenamente e si premiano tutti i gruppi bravi, famosi e non. Non sono convinto che tutti i presenti conoscessero i Darkane qui, ma fin dalle prime note suonate dalla band svedese l’atmosfera è diventata incandescente. I Darkane hanno dato l’anima e hanno lasciato il ricordo indelebile della loro performance sui i presenti per i prossimi anni… una band assolutamente grandiosa! Sopra le righe le bellissime “Convicted” e “Rusted Angel”. Non sarà un caso, ma gli uomini del nord si sono presto sciolti davanti a tanto calore del pubblico, e anche il chitarrista ha deciso di suonare in piedi pur essendo infortunato. Lasciarsi trascinare è un imperativo in certe occasioni! La band ha raccolto quanto ha seminato con tanta classe: un successo strepitoso. Non si contano i cori ‘we want more!’, ma purtroppo la scaletta da rispettare è categorica e si deve andare avanti, un vero peccato! Dopo un po’ di incredulità a fine concerto per troppa grazia ricevuta, esco a prendere una boccata d’aria prima che inizi lo show dei Disbelief. Ad un amico andato da Andy (cantante dei Darkane) per porgere dei sinceri complimenti, il singer ha risposto: “No, grazie a te per essere stato qui stasera!”. Piace quanto mai la disponibilità e i piedi per terra di certa gente, che dovrebbe essere di esempio a tutti quei personaggi di band blasonate che si credono immortali e che trattano i fan con sufficienza. C’è sempre tantissima gente che gira attorno al locale e, mentre i miei amici fagocitano una quantità impressionante di quei strani involtini a base di cipolla e chissà di quant’altro ancora, una macchina nuova si schianta contro un muro nei loro pressi (aveva preso male le misure nel passare attraverso una strettoia); il tipo che la guida è palesemente di fuori per i fumi dell’alcool, lascia tutto il muso della macchina sul terreno e se ne va via. Un mio amico lo rincorre con alcuni pezzi della macchina in mano per restituirglieli, ed in cambio ottiene dal tipo una bella birra (scena esilarante, anche se a raccontarla non rende l’idea). Torno dentro, ci sono i Disbelief, gruppo che subisce la sfortuna galattica di figurare in scaletta dopo i ‘mostruosi’ Darkane ma che sostanzialmente riempie degnamente il dislivello grazie al proprio sound veramente monolitico. Il cantante ha una voce (e un aspetto) molto primitiva, adatta ad esasperare le parti sofferte, lente e pesanti che i Disbelief sputano dai loro strumenti. Sound ipersaturo, pesantezza snervante come quella con cui i Neurosis ci hanno deliziato in passato. Il pubblico reagisce bene anche all’ennesimo macigno sonoro della serata, e anche questa band fa la sua bella figura contribuendo al successo di una serata qualitativamente molto valida. La monotonia viene spezzata dalla densa atmosfera che la band riesce costantemente a produrre grazie ad una coesione granitica d’insieme. <BR>Ma finalmente ci siamo, stanno per salire sul palco i Death Angel, un pilastro del thrash mondiale negli anni ’80, un gruppo che ha dato alle stampe tre full lenght e un disco live, ma soprattutto la band di San Francisco che ha partorito uno dei migliori album thrash di tutti i tempi: “The Ultra-Violence”… e sfido chiunque a sostenere il contrario! Anche se l’età media dei presenti è piuttosto bassa e ci saranno poche persone che hanno vissuto il fenonemo Death Angel negli ultimi anni ’80, tutti aspettano con frenesia l’apparizione dei thrasher di origine filippina. L’entrata è sottolineata da un boato, gli occhi dell’indemoniato Mark Osegueda brillano già, consci del terremoto che si sta per abbattere sul Gala Hala di Lubiana. Si parte, ed è subito un ritorno alle origini: viene infatti rispolverato in grande stile il debut della band. L’onda d’urto degli americani è devastante, un gruppo superlativo che dal vivo dimostra tutto il suo valore. Ricordo ancora, tanti anni fa, alcune recensioni negative degli album della band, specie su “Frolic Through The Park”… be’, sarebbe il caso di prendere per i capelli quelle ‘grandi’ penne della musica metal e sbatterle in prima fila a farle redimere! I gruppi storici thrash europei sono fenomenali dal vivo, ma vedere dal vivo una band della Bay Area è per certi versi tutt’altra cosa, i Death Angel sembrano davvero demoni orientali scatenati! La platea si incendia, l’headbanging è collettivo, il calore supera i livelli di guardia. Il carisma della band, e soprattutto di Mark, è eccezionale, e non è un caso se il frontman si sofferma a ringraziare sentitamente il pubblico al termine di ogni, ripeto, ogni canzone. Ciò che i Death Angel danno è quel che viene loro restituito dall’entusiasmo dei presenti (e non potrebbe essere altrimenti)! Piace il modo di fare di Mark, un cantante che guarda negli occhi tutti i fan sotto il palco, senza sguardi fissi nel vuoto sopra la massa informe… no, lui interagisce con tutti i presenti, le distanze così si annullano e tutto guadagna in coesione, un’energia compatta che fa tremare le pareti del locale. Bella la stretta di mano tra Mark e un suo fan in prima fila costretto sulla sedia a rotelle, gesto che tutti i presenti apprezzano e applaudono. L’ennesimo piccolo, bel capitolo di una serata da incorniciare, ma che non è ancora finita. Quando Dennis Pepa (bassista) prende il microfono e canta l’immortale “Thrashers”, il sottoscritto vede realizzarsi un sogno che dura da più di dieci anni! La voce è sempre quella: inconfondibile! Ci si avvia ora alla fine di un concerto perfetto… manca la perla finale, ma per fortuna i Death Angel sanno accontentare i fan, ed ecco l’apoteosi definitiva, la consacrazione di un ritorno col botto: “Kill As One”! Senza parole… Ogni altro superlativo sarebbe veramente inutile. Tutta la scena metal ha da guadagnare dal ritorno di un gruppo simile, un ritorno genuino, convinto e convincente più che mai. La serata è stata turbata dal solito gesto imbecille, l’ennesimo atto vandalico nei confronti di una macchina italiana… ci sono dementi davvero ovunque… peccato. Certo, potrebbe trattarsi di un ubriaco, ma è troppo forte la tentazione di pensare ad un’azione mirata, figlia di quell’odio razziale tra sloveni e italiani che dura ormai da troppo tempo. Sarebbe veramente ora di finirla (da ambo le parti)! Ma dentro il Gala Hala, tra le note del metal, era tutta un’altra storia, una bellissima storia. Ah, dimenticavo: se volete andare in Slovenia a vedere un concerto, è indispensabile essere dotati da Madre Natura di un po’ di centimetri; gli sloveni, insieme ai montenegrini, sono un popolo tra più alti d’Europa (e non solo), qui il più piccolo misura almeno 180 cm… Per fortuna questo paese non è ancora entrato in Europa, e così un posto fatiscente ma affascinante e bizzarro come questo può ancora esistere senza essere devastato da tutte le normative europee di sicurezza e altro. Da noi posti simili forse non ci sono più, il che può essere un vero peccato. Bentornati Death Angel! Back to the roots!

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