26/02/2012 - Decapitated + Aborted @ Dingwalls - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 02/03/2012 da

Una settimana londinese pienissima di concerti si conclude domenica 26 con l’attesa calata di Decapitated e Aborted, già in tour assieme lo scorso autunno, anche se esclusivamente in Europa continentale. Il luogo scelto per l’evento è il Dingwalls di Camden Town, locale di medie dimensioni aperto da svariati anni, ma che non è solito ospitare concerti metal. L’impressione che ci lascia è comunque piuttosto positiva: buona acustica e sala capiente, con diverse zone sopraelevate dalle quali è possibile seguire lo show e tutto ciò che avviene nel pit con comodità. L’affluenza soddisfa le aspettative e, al tempo stesso, giustifica il mezzo flop della data degli Origin di un paio di giorni prima: i death metaller della capitale hanno scelto di investire il loro denaro sulla band polacca – da sempre molto popolare nel Regno Unito, essendo stata per anni nella scuderia Earache – e sugli affamati Aborted, che non si esibiscono da queste parti da un paio d’anni…

ABORTED

Gli Aborted sono freschi reduci da un tour sudamericano, quindi non sorprende vederli decisamente rodati questa sera. Il gruppo – un tempo belga, ora sostanzialmente cosmopolita – è da sempre famoso per essere una macchina da guerra in sede live, ma se ha avuto persino il tempo di allenarsi un po’ nei giorni immediatamente precedenti a una data, allora è garantito che il concerto sarà di prim’ordine. Non a caso, gli Sven de Caluwè e soci fanno letteralmente impallidire i Decapitated nei circa quaranta minuti a loro disposizione: i volumi sono altissimi e, almeno all’inizio, non aiutano granchè le chitarre ad emergere e a colpire come sono solite fare. Tuttavia basta poco ai Nostri per trovare la quadratura del cerchio e per iniziare a investire i numerosi presenti con colate di death-grind. Il pit si infiamma e il quintetto, quasi come se volesse infierire, inizia a prendersi pause sempre più brevi, in modo da sfiancare l’audience e sottometterla in una morsa letale. De Caluwè ha saldamente in mano le redini dello show, sprona i fan a seguirlo sino all’ultimo e il rallentamento finale di “The Holocaust Incarnate” è una dimostrazione perfetta di questa unione di intenti: le fondamenta del Dingwalls vengono messe a dura prova e vediamo più di una persona allontanarsi dalla bolgia per salvaguardare la propria incolumità. Non c’è niente da fare… i loro musicisti vanno e vengono, ma gli Aborted, almeno dal vivo, non cedono mai di un millimetro.

DECAPITATED

Per i Decapitated questa sera è dura, e non solo perchè tocca loro esibirsi dopo gli Aborted. Curiosamente, in partenza i loro suoni risultano piuttosto ovattati, anche dopo vari accorgimenti, continue modifiche e cenni al mixer. La chitarra di Vogg finisce irrimediabilmente per suonare soffocata, soprattutto nelle fasi più concitate, e ciò non permette di godersi pienamente la perizia e la creatività del Nostro, vera anima della formazione. Le cose, per fortuna, migliorano un pochino col passare dei minuti, almeno per permetterci di gustare in maniera decente perle come “Post (?) Organic”, che dal vivo acquistano da sempre ulteriori marce in più. Lo show, comunque, viene mantenuto vivo dall’ottima presenza di Rafal Piotrowski, frontman dotato di un’ugola senz’altro meno istrionica di quella del povero Covan, ma assai più bravo di quest’ultimo a tenere il palco e a interagire con i fan. Piotrowski, tuttavia, durante lo spettacolo non mancherà di ricordare a tutti la tragica situazione di Covan, invitando coloro in grado di farlo ad aiutare la famiglia del Nostro con donazioni o semplice supporto morale. Quando è invece la musica a parlare, i Decapitated confermano ancora una volta di essere una band affiatata, che ha nel drummer Krimh un ottimo motore e nel bassista Konrad Rossa un affidabile strumentista, che fa il suo senza strafare. Il concerto procede tra nuovi e vecchi brani, con ampio spazio concesso ad estratti dal recente “Carnival Is Forever”, i quali, in verità, vengono accolti in maniera un po’ meno calorosa dai presenti, rispetto almeno a tracce come “Winds Of Creation” o “Mother War”. Il finale, comunque, mette d’accordo tutti: prima arriva “Spheres Of Madness” – scontata, ma apprezzatissima – quindi, quando ci immaginiamo già sulla via per casa, il quartetto snocciola “Long-Desired Dementia”, mai suonata negli ultimi tour e accolta con grande soddisfazione dai fan di vecchia data. Infine, largo ai saluti e alle strette di mano. I Decapitated, per vari motivi, questa sera non hanno dato vita a un concerto epocale, ma è altrettanto vero che le performance scadenti sono ben altre: con dei suoni del tutto all’altezza e una setlist più compatta i ragazzi probabilmente sarebbero riusciti a tenere testa agli scatenati Aborted senza eccessive difficoltà. Alla prossima…

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