08/05/2011 - Delain + Serenity @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 11/05/2011 da

Report a cura di Matteo Cereda
Foto a cura di Francesco Castaldo


Il successo di pubblico e critica dell’ottimo “April Rain” ha creato una certa attesa per la nuova release dei Delain. La band olandese, dopo un esordio piuttosto mediocre a titolo “Lucidity”, ha saputo fare il fatidico salto di qualità con il disco sopraccitato grazie ad un lotto di canzoni estremamente piacevoli. Gli schemi compositivi utilizzati dai Delain non sono particolarmente innovativi e rispolverano senza troppa personalità la formula vincente del neo-gothic metal/rock portato al successo a suo tempo dagli Evanescence, tuttavia le abilità compositive del quintetto ammirate nel secondo disco sulla lunga distanza, hanno permesso ai nostri di farsi largo tra mille colleghi. La tappa italiana del loro secondo tour da headliner è l’occasione per apprezzare il processo di crescita della band e assaporare le prime impressioni sul nuovo disco che verrà.

 

SERENITY

Complici gli orari sempre più pomeridiani di inizio concerti nel milanese, arriviamo all’Alcatraz meneghino alle 19,30 giusto in tempo per assistere all’esibizione dei Serenity, perdendo con rammarico il concerto degli inglesi Lost In Thought. Il quintetto principalmente austriaco, che annovera tra le proprie fila il bassista italiano Fabio D’Amore, ha appena pubblicato il suo terzo disco a titolo “Death And Legacy” e propone un power metal non immune da leggere influenze progressive riconducibile soprattutto ai Sonata Arctica. In questo senso la sorprendente somiglianza timbrica dell’ottimo singer Georg Neuhauser con quella del più noto collega Tony Kakko limita non poco la personalità del gruppo, ciò nonostante, nei quaranta minuti a disposizione, i Serenity forniscono un’ottima impressione alla sparuta platea in sala, dimostrando compattezza e preparazione tecnica all’altezza della situazione. La carenza di personalità viene dunque spazzata via da melodie orecchiabili ben confezionate, ma soprattutto dall’ottimo impianto corale che prevede il coinvolgimento di tutti i membri della band per un risultato difficilmente riscontrabile in ambito metal anche da colleghi ben più affermati.

 

DELAIN

Sulle note di un’introduzione sinfonica, alle 21 in punto, i Delain fanno il loro ingresso in scena accompagnati dagli applausi ed incitamenti di un pubblico, che nonostante nel frattempo si sia fatto più numeroso, mostra un impietoso vuoto nell’Alcatraz milanese già nella versione a palco piccolo allestita per l’occasione. La partenza è affidata ad un pezzo nuovo di zecca il cui titolo dovrebbe essere, secondo alcune indiscrezioni, “Manson”; nonostante la band “orange” abbia voluto cominciare con una canzone non conosciuta, siamo subito avvolti da un sound compatto, estremamente potente e maestoso, che ci rapisce. Il bilanciamento sonoro in realtà non sembra perfetto, con la cassa della batteria a volumi spaventosi che a tratti insidia la leadership del cantato, tuttavia nel complesso questo approccio più duro sortisce un buon effetto sui brani proposti. Dopo qualche tentennamento iniziale, la bella Charlotte Wessels prende confidenza ed interpreta al meglio due perle del calibro di “Stay Forever” e “Invidia”, prima di lasciar spazio ad un nuovo pezzo inedito a titolo “Get The Devil Out Of Me”, che, grazie ad un groove moderno e alle irresistibili melodie del ritornello, risulterà il più immediato e convincente tra le novità proposte durante la serata. La successiva “Sever” certifica l’inferiorità del debutto “Lucidity” al cospetto dello scintillante successore, dal quale vengono subito recuperate l’ottima titletrack e “Go Away”. I Delain lasciano poco spazio alla comunicazione con il pubblico limitandosi per lo più a ringraziare alla fine di ogni canzone e a presentare il pezzo successivo, tuttavia la band olandese sul palco si muove bene, abbinando la buona esecuzione tecnica al giusto coinvolgimento emotivo, come ben dimostrano il bassista protagonista anche delle parti in growl Otto Van Der Oije e il chitarrista Timo Somers, perfettamente coinvolti a dispetto del loro recente ingresso nel gruppo. Lo spettacolo prosegue in maniera gradevole con l’esecuzione di “Milk And Honey”, altra anticipazione dall’imminente terzo disco della band al momento senza titolo, prima di lasciar spazio a due pezzi ormai destinati al ruolo di classici quali “Virtue And Vice” e “Pristine”. Dopo una breve pausa, la carismatica singer Charlotte guida la band nel trittico finale composto da “Sleepwalkers Dream”, “Control The Storm” e “The Gathering”, che chiude lo show tra le stelle filanti. Lo spettacolo si conclude dopo poco più di un’ora con un pizzico di delusione tra i presenti; i Delain si confermano band promettente, ora in crescita anche sotto il profilo della compattezza sul palco, ma in futuro ci attenderemo qualcosa di più sia in termini di coinvolgimento che di durata dello spettacolo. Inoltre occorre sottolineare che nessuno all’interno del gruppo si è voluto cimentare nelle clean vocals maschili di “Nothing Left” e “Control The Storm” (sul disco ad appannaggio del guest Marco Hietala), lasciando campo libero a Charlotte con risultati alterni, mentre d’altro canto avremmo evitato le basi corali a doppiare la voce principale su gran parte dei ritornelli.


 

 

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