19/04/2026 - DEMONCY + ARES KINGDOM + IGNOBLETH @ Rock Pub Centrale - Erba (CO)

Pubblicato il 24/04/2026 da

In un periodo generale denso di reunion, show celebrativi e band che non ne vogliono sapere di appendere lo strumento al chiodo e ritirarsi, sembra ormai impossibile imbattersi in qualche concerto che possieda un elemento di esclusività o innovazione, finendo il più delle volte per assistere a serate con band in cartellone viste ormai innumerevoli volte.
Nel piccolo mondo dell’estremo però, qualche rara magia avviene ancora, e grazie agli sforzi di Grave Sin Bookings, agency attenta ai continui movimenti del sottobosco underground, viene annunciata la prima calata italiana di due band storiche per il panorama metal internazionale: Demoncy ed Ares Kingdom.
I primi, appartenenti di diritto alla prima ondata creatrice di black metal americano, rappresentano ormai un’istituzione dall’importanza riconosciuta a livello globale per il genere, mentre i secondi, fondati dalle ceneri dei mai troppo compianti Order From Chaos, portano avanti da decenni una proposta thrash/black che fa del suo amore per il metal il primo vero motore delle loro azioni.
Due chicche per appassionati insomma, che riusciranno a riunire un buon numero di persone al Centrale Rock Pub di Erba in una piovosa domenica d’aprile.
Ad accompagnarli, troviamo un altro interessante nome dell’underground italiano, gli Ignobleth, realtà in costante ascesa nell’ambiente ed apripista perfetto per una serata all’insegna della potenza, della malvagità e dell’oscurità che contraddistinguono da sempre le forme di metal più estremo e pesante.

Sono da poco passate le otto quando arriva il momento per gli IGNOBLETH di guadagnare il palco del Centrale per celebrare l’inizio di questo rituale malefico domenicale. Forti dell’album di debutto “Manor Of Primitive Anticreation” uscito solo pochi giorni prima, i ragazzi italiani sembrano fremere per portare sul palco la musica in esso contenuta, sprigionando nel giro di pochi minuti tutta la loro cieca furia primitiva attraverso gli strumenti.
Nati come una formazione dalle influenze black/death metal, i Nostri si sono spostati nel tempo verso una proposta prettamente death metal, che trova nei riff affilati di Nex VII il suo centro focale, sorretti dal drumming massiccio e martellante di M.O. per un risultato da subito estremamente coinvolgente.
Si nota, per la prima volta, la presenza sul palco di una seconda chitarra che sostiene le sei corde ‘soliste’ ed ingrossa il suono generale (pur con qualche sbavatura nell’accordatura dello strumento), mentre la voce e la figura carismatica di Bloodlord Ixiataaga completano una line-up che si muove sicura e compatta sul palco.
Adornati con borchie e pellicce dal flavour ancestrale, gli Ignobleth snocciolano senza pietà molte delle hit del loro nuovo lavoro, come “Warped Abyssal Architectures”, le due sezioni di “Proselyte Pig” o la solenne “Among the Seventy-Two Embalmed Ekpyroptic”, chiudendo lo scenario con una cover di “Ritual” dei Blasphemy che viene particolarmente apprezzata da un pubblico coinvolto e conquistato dall’esibizione poderosa del giovane combo emiliano.

Mentre fuori la pioggia imperversa, gli ambienti del locale si fanno via via più popolati, giusto in tempo per l’esibizione degli ARES KINGDOM e del loro amore incondizionato per il Metal.
Sei studio album, più numerose uscite minori e live, hanno sigillato con il fuoco la passione di Chuck Keller e Mike Miller, che dopo i fasti gloriosi degli Order From Chaos, hanno modellato la musica della loro nuova band intorno a coordinate thrash/black non prive certo di un afflato heavy più classico e solenne, secondo una formula particolarissima e davvero ben congegnata.
I dubbi circa una possibile efficacia live della loro musica vengono letteralmente disintegrati già dalle prime battute dell’opener, che sprigiona un’ondata di energia ed entusiasmo che travolge da subito i presenti. Brani come “Failsafe” o “Ashen Glory” mettono in scena la grande abilità di Keller sia come compositore che come musicista, capace di unire una certa vena melodica e sontuosa ad un carattere più veloce ed aggressivo, su cui si esalta Alex Blume ed il suo cantato annichilente e senza filtri.
Tra cavalcate di doppio pedale, assoli funambolici e ritmiche avvolgenti, il trio americano mostra una padronanza del palco scafata, cercando e trovando un continuo contatto con un pubblico sempre più rapito dalle gesta dei musicisti. Dopo “The Unburiable Dead”, “Ironclad” e la cover di “Die By Power” degli australiani Slaughter Lord, si arriva al termine del loro concerto senza nemmeno rendersene conto, testimoni di una totale celebrazione del metal inteso nella sua accezione più classica, eppure mai obsoleta e perennemente ravvivata dall’entusiasmo rinvigorente che questa musica trasmette tanto ai suoi esecutori quanto ai suoi fruitori.
Strette di mano e foto di rito chiudono una prestazione particolarmente apprezzata dai presenti e dalla stessa band, dotata di un carattere umile e genuino di massimo rispetto.

Mentre l’attesa sale, ci si volta per constatare il buon numero di persone arrivate al Centrale Rock Pub, cifre certo non astronomiche ma comunque indicatrici di un’attenzione verso il mondo dell’underground che continua ad alimentarsi e nutrirsi dei caparbi affezionati italiani che ne alimentano la scena.
Basta intanto un rapidissimo cambio palco prima che l’oscurità cali sovrana e le figure crepuscolari dei DEMONCY conquistino lo stage per la loro invocazione.
Lontana dalla fama e dal successo dei coevi colleghi scandinavi, la creatura di Robert Crusen vanta una formazione risalente addirittura a fine anni ’80, segnalandosi come la prima, vera incarnazione black metal a stelle e strisce insieme a Von e Profanatica: le aspettative quindi sono piuttosto elevate, e vengono soddisfatte ampiamente dalla prestazione dei tre americani questa sera.
Il sound è denso, maligno, coronato dalla presenza scenica angosciante di Ixithra ed i suoi adepti, figure allucinanti che condividono con il mastermind un’estetica inumana ed occulta da mettere i brividi. Face painting pallido ed appena accennato, occhi ribaltati e movenze compassate rendono infatti lo spettacolo sia grottesco che pauroso, donando un’aura di assoluta perdizione difficilmente replicabile al giorno d’oggi.
Su tutto, dominano le frustate musicali inflitte dai riff di chitarra ad opera di VJS (altro veterano dell’ USBM attivo in realtà come Nightbringer e Kult Of Azazel), un continuo susseguirsi di sonorità baritonali e catatoniche che trasmettono una pura energia negativa dal piglio ipnotico. Anche la voce di Ixithra, simile al rantolo osceno di una strega maledetta e vero trademark nella musica dei Demoncy, non tradisce le attese, e grazie alle sue liriche esoteriche, si rivela un vero e proprio portale verso il mondo di incantesimi, foreste ed ombre da sempre descritto dall’americano nelle sue canzoni.

La scaletta salta beffarda attraverso le fasi del tempo, passando dai vagiti primordiali di “Hypocrisy Of The Accursed Heavens” fino alle ultime cerimonie contenute in “Black Star Gnosis”, tornando alle perle contenute in “Joined In Darkness” ed i suoi crudeli malefici sonori.
Tutto sembra funzionare alla perfezione sul palco, fino a che alcuni problemi tecnici alla chitarra bastano per far esplodere di ira VJS che getta stizzito lo strumento a terra, schiantandosi in più pezzi e rendendo impossibile il proseguio del concerto. Concluso in qualche modo il brano che stavano eseguendo, bassista/cantante e batterista salutano rapidamente il pubblico, prima di ritirarsi nel backstage e concludere prematuramente la loro esibizione.
Nonostante l’amarezza di una performance mutilata di qualche pezzo, quello che rimane è una celebrazione del Male, pura ed incontaminata, eseguita con passione totale e recepita con altrettanto entusiasmo dal pubblico dei Demoncy, una realtà che incurante del tempo continua a veicolare un messaggio di devozione totale alla nera fiamma del black metal americano.

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