Attivi da oltre quarant’anni, i Desaster si sono guadagnati nel tempo un posto d’onore tra pilastri dell’underground black/thrash, sempre fedeli ad una visione ben precisa in ambito musicale: nessuna moda, nessun compromesso, solo metal puro e implacabile, senza inseguire la fama ma con l’intento ultimo di mantenere viva la fiamma, condito da passione, energia e divertimento.
Perchè alla fine è questo ciò che traspare quando si assiste ad un loro show: Infernal (chitarrista e leader) e compagni, salgono sul palco, attaccano gli strumenti e via pestare, con quel tocco di maligna melodia a rendere il tutto perfettamente diabolico e, paradossalmente, armonioso. Scena che si è quindi ripetuta lo scorso venerdì 17 ottobre, in quel del Centrale Rock di Erba, nel comasco, dove il quartetto di Coblenza ha portato a termine la prima delle due date italiane (la seconda si è tenuta a Roma il giorno dopo) previsto per questo fine settimana autunnale.
A far compagnia al combo teutonico, gli Extirpation e gli Unctoris, realtà italiane a condire una serata contornata di metallo nero ed estremo.
Sono circa le 21 quando varchiamo l’ingresso del locale e, che ci crediate o meno, la prima persona che ci troviamo di fronte è il frontman dei Desaster, alias Sataniac, ancora in abiti ‘borghesi’ con tanto di occhiali a donargli un aspetto molto più posato; una sorta di investigatore privato in missione dalla terra di Germania.
Poco oltre invece scorgiamo i consueti banchetti merch dove, tra agli altri, riconosciamo lo stesso Infernal intento a dispensare sorrisoni, salutando fan della prima e dell’ultima ora. Nonostante l’età media dei presenti superi con fermezza gli ‘-anta’, non sono pochi i volti più giovani accorsi a questa visita estemporanea della black/thrash band tedesca.
Il tempo di espletare le pratiche di rito, birretta e acquisto CD, ed ecco gli UNCTORIS, terzetto della provincia comasca, prendere piede sul palco del Centrale Rock Pub.
Definire con certezza il genere proposto dal trio lombardo è impresa assai ardua: parlare di black/death potrebbe essere anche corretto, ma il suono volutamente slegato e spiazzante, quasi senza un filo logico di fondo, ci restituisce un senso di distacco, soprattutto dal punto di vista della scorrevolezza della proposta globale.
Le sferragliate sganciate da Shapeless Mass (voce e chitarra) annunciano “Nana/Worm” come pezzo iniziale, dando così il via ad una discesa ferale verso la tempesta uditiva, creando una vera e propria sensazione di perdizione. Tra le altre si segnala l’ipnotica “Transmission From The Exosphere”, semplicemente squilibrata nel suo folle equilibrio, certificando l’attitudine dei tre comaschi, nella consapevolezza di trovarsi di fronte ad un qualcosa di non così facile assimilazione.
A chiudere il viaggio schizzato degli Unctoris ci pensa “Cursing Without Breath” la cui soluzione, leggermente più abbordabile, fa muovere anche qualche testa in mezzo al pit.
In seconda posizione, il bill della serata riporta il nome degli EXTIRPATION, quartetto milanese, devoto ad un black/thrash di stampo ottantiano, già visto all’opera lo scorso maggio in compagnia dei Beherit; in quell’occasione l’impatto aggressivo, veloce e pungente riversato da Alessandro Darak e compagni aveva ben impressionato, c’era quindi interesse nel rivederli in azione.
Qualcosa però sembra non funzionare nel modo giusto, l’allungarsi del soundcheck lancia qualche dubbio sulla resa sonora che i nostri avranno nel corso del loro show, e i sospetti si trasformano purtroppo in triste realtà.
Aldilà di alcuni problemi tecnici accorsi durante l’esibizione (capita a tutti), sono i volumi, ahinoi non all’altezza, a penalizzare la performance della band: la voce di Darak è praticamente ricoperta dal resto della strumentazione la quale, a sua volta, si manifesta poco distinguibile, creando sì un muro sonoro ma assai caotico.
Negli stacchi più ritmati, i classici midtempo, sui quali gli Extirpation danno il meglio di sé, la situazione migliora, ma è quando i ragazzi pigiano sull’acceleratore che il disagio sonoro torna a farsi ‘sentire’. Da parte sua il gruppo meneghino dimostra professionalità e personalità, con quella componente teatrale a donare ancor di più l’effetto ‘macchina del tempo’ che ci riporta indietro di quarant’anni. Da rivedere insomma, in una situazione più fortunata.
Si diceva in sede di introduzione come la semplicità sia una della armi vincenti dei DESASTER: arrivano, salgono sul palco, spaccano tutto, salutano e se ne vanno. La formula dei quattro di Coblenza (sembra il titolo di una favola di Hans Christian Andersen) non cambia nemmeno questa sera. Prima il buon Odin, con il classico corpse paint, da dietro spunta il batterista Hont, quindi Infernal e infine Sataniac il quale, una volta toltosi gli occhiali e aver sparso qua e là i canonici fogli con la scaletta, impugna il microfono pronto a sparare le proverbiali liturgie diaboliche. Simpatico osservare come il palchetto riservato alla batteria sia contornato da una serie indefinita di lattine di birra, che, per dover di cronaca, verranno svuotate nel corso del concerto.
I Desaster arrivano ad Erba sulla scorta del nuovo “Kill All Idols”, pubblicato lo scorso agosto, dal quale ci presentano il buonissimo singolo “Towards Oblivion” e “Throne of Ecstasy”.
Il resto è un vero e proprio greatest hits: dalla fulminante, a presa immediata, “Satan’s Soldiers Syndicate” ad una violentissima “Nekropolis Karthago” il cui refrain viene cantato a turno da alcuni fedeli appostati in prima linea.
Non mancano i momenti più epici, i preferiti per chi scrive, come quando il riff ‘desastroso’ di “Teutonic Steel” risuona sovrano all’interno del locale comasco, mentre i presenti intonano il coro battagliero e portante del pezzo. All’appello c’è ovviamente anche “Hellbangers”, come pure la cattivissima “Divine Blasphemeus” e l’immancabile “Metalized Blood”: Odin stabile sulla sinistra del palco, Infernal intento a sciorinare riff, Sataniac imponente al centro; così statuari, così infernali.
L’accoppiata casereccia/godereccia trasforma la violenza in autentico divertimento: non vi sono discorsoni tra un pezzo e l’altro, se non qualche “salute” o alcuni epiteti animaleschi alle divinità. Per il resto, la garanzia ignorantemente distruttiva dei Desaster ricopre le teste dei presenti, sempre pronti ad alternare l’headbanging più sfrenato a gioviali air guitar; a proposito: volumi non eccelsi ma comunque accettabili.
Così fino alla fine, quando una cover iper rapida di “Black Magic” stende l’ultimo tassello di una serata ad alto tasso alcol-sudorifero…Stormbringers, Hellbangers, Desaster!
Setlist Desaster:
Satan’s Soldiers Syndicate
Devil’s Sword
Learn to Love the Void
Damnatio ad Bestias
Towards Oblivion
Symphony of Vengeance
Teutonic Steel
Throne of Ecstasy
Nekropolis Karthago
Hellbangers
Divine Blasphemies
Sacrilege
Metalized Blood
Black Magic

