31/10/2015 - Despite Exile + Human Improvement Process + Inner Sense @ Cas*Aupa - Udine

Pubblicato il 24/11/2015 da

A cura di Chiara Franchi

I piccoli club hanno sempre un certo fascino. Non stiamo parlando dei piccoli club da trecento, quattrocento persone: stiamo parlando di quelli veramente piccoli, dove per starci in centocinquanta devi diventare un tuttuno con le persone che hai a fianco (e sperare che le suddette persone si lavino con una certa frequenza). Il Cas’Aupa di Udine, dove abbiamo trascorso la notte di Halloween, rientra esattamente in questa categoria. Piccolo ma accogliente, ti avvolge subito con la sua atmosfera intima, quasi casalinga. Poltrone vintage, birra buona e stufa a pellet sono davvero l’ideale per togliersi di dosso il freddo del primo inverno e prepararsi ad una serata dedicata ad alcune interessanti novità del panorama nostrano. Già, perché il bello dei piccoli club è che riescono ancora a dare spazio a generi di nicchia e band emergenti, con buona pace delle leggi di mercato. In questo senso, il Cas’Aupa non solo non fa eccezione, ma ha fatto dell’underground un vero e proprio marchio di fabbrica. Detto questo, non dilunghiamoci oltre e vediamo com’è andato questo sabato sera a base di fresco metalcore e deathcore made in Italy, reso ancora più piacevole dalla compagnia di qualche amico, dalla presenza di un uomo vestito da panda minore e da un centinaio di spettatori molto entusiasti. Tutti pulitissimi.

 

despite exile

 

INNER SENSE
Gli Inner Sense sono giovani, sia anagraficamente (tutti sotto i venti, a occhio) che come formazione. Sono udinesi e giocare in casa, agli inizi, fa sempre bene. Aprono lo show alle 22.20 con un set abbastanza breve, durante il quale propongono un assaggio del loro metalcore contaminato da spunti death e accenni nu metal, complessivamente bello pesante e tutto sommato in linea con le tendenze del momento. Certo, come tutte le band giovani avranno tempo e modo di trovare la propria identità, ma in questi casi le imperfezioni sono un dettaglio. Chiunque abbia la determinazione necessaria per comporre musica propria e suonarla davanti ad un pubblico merita di veder riconosciuto il proprio lavoro. Da quanto abbiamo visto, il pubblico in sala ha sicuramente tributato a questi ragazzi l’attenzione e il rispetto che meritavano. Speriamo di rivederli in futuro più sicuri del loro potenziale e con la stessa passione di stasera.

HUMAN IMPROVEMENT PROCESS
I modenesi Human Improvement Process sono quello che i teenager delle nostre parti definirebbero una tuonata. Dopo le favorevoli recensioni dell’album d’esordio “Deafening Dissonant Millennium(Memorial Records, 2013), la band modenese ha pubblicato nel marzo scorso un nuovo EP, dal titolo “Enemies Of The Sun”, con una formazione in parte rinnovata. Il primo singolo estratto da quest’ultimo lavoro, “Tortured Hands Of Reason”, è già disponibile su Youtube e fornisce un ottimo esempio di come la band sappia mettere efficacemente insieme tecnica, complessità, melodia e cattiveria. Il gruppo sale sul palco alle 23.00 precise e nel giro di pochi minuti conquista il pubblico col suo death metal suonato molto bene, composto molto bene e coronato da una notevole presenza scenica. In realtà parlare di death metal è riduttivo, perché la vena hardcore è chiara e distinta… Anche se più che cercare di mettere un’etichetta al genere degli Human Improvement Process (operazione di dubbia utilità), potremmo dire semplicemente che i ragazzi hanno una loro personalità e che sono riusciti a creare un sound originale mettendo insieme declinazioni diverse di uno stesso genere. Chiamatelo poco. A dispetto delle apparenze, la sala del Cas’Aupa regala un’acustica abbastanza buona da permetterci di apprezzare tutte le abbondanti sfaccettature dei loro pezzi, che coniugano riff ben studiati, una sezione ritmica interessante e una voce growl tra le migliori che abbiamo sentito ultimamente. Come se ciò non fosse già abbastanza convincente, i Nostri sono anche molto simpatici. Morale: se vi capita l’occasione, andate a sentirli dal vivo. Se non vi capita, sono su Spotify. In pratica, non avete scuse.


DESPITE EXILE
I Despite Exile sono senza dubbio una delle novità più interessanti della scena friulana, che negli ultimi dieci anni ha sfornato più di una band di livello internazionale (vedi alle voci Elvenking, Slowmotion Apocalypse, The Secret e Raintime, solo per citarne alcune). Mr. Stefan Luedicke di Lifeforce Records deve essersi accorto che da queste parti tira una buona aria, perché dopo aver preso sotto la sua ala i Raintime e i Fake Idols (nati proprio dalle ceneri degli stessi Raintime e degli Slowmotion Apocalypse), ha messo gli occhi su questa promettente band udinese. Tenendo conto che l’uomo in questione è stato il primo a credere nei Trivium, i Despite Exile possono dirsi in ottime mani per il lancio del loro prossimo EP. L’uscita di “Disperse” è infatti ormai imminente, in una doppia versione: digitale, disponibile da novembre, e su CD, in programma per i primi mesi del 2016. Viste le premesse e l’unanime approvazione raccolta da “Sentience”, debut album autoprodotto dalla stessa formazione, non possiamo che avere grandi aspettative per il suo futuro. Questa sera i Despite Exile suonano senza bassista, ma un paio di espedienti tecnici e un certo numero di amici mascherati con la sua faccia suppliscono all’assenza. Dopo tutto, la pasta di cui è fatta una band si vede anche dallo spirito con cui fronteggia gli intoppi. La performance si apre a mezzanotte in punto con Amentia, l’opening track di “Sentience”. Il sound dei Nostri è come sempre convincentissimo e la loro capacità di tenere il palco, sia tecnicamente che in fatto di presenza scenica, non ha nulla da invidiare a band più conosciute. Non che il resto del gruppo sia da meno, ma già da questi primi pezzi ci sentiamo di fare un plauso particolare al batterista Matteo Paoli. “De-Construct” ed “Equilibrium”, sempre tratte da “Sentience”, vanno a completare la potentissima tripletta di apertura. Il quarto brano in scaletta, “Act IV: Herald Of Blindness”, ci concede finalmente un’anteprima di “Disperse”. Lo stile è fedele nella sostanza a quello dell’esordio, ma più maturo, complesso e articolato. I Despite Exile osano con classe, forti di una maggiore autoconsapevolezza e di una capacità che non è da tutti: quella di mirare sempre più in alto e fare centro. “S.I.N.”, “Mechanical” e “Can’-Ka No Rey” ci riportano a “Sentience” in un trascinante crescendo e in un incattivirsi di pogo. L’altro estratto da “Disperse” proposto è “Act II: Panoptic Servant”, che conferma la nuova tendenza del gruppo verso uno stile più studiato e personale. A nostro parere, è forse il pezzo più interessante della setlist. La serata si conclude con “Immanence” e soprattutto con la solenne “Exist”, che con il suo intro atmosferico e l’incedere quasi da marcia è l’ottima chiusura di questa esibizione. Che dire? La qualità di questa band si conferma una volta di più. Attendiamo con ansia il nuovo EP!

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