07/07/2019 - DISSONANCE FESTIVAL 2019 – Day 1 @ Santeria Toscana 31 - Milano

Pubblicato il 23/07/2019 da

A cura di Maurizio “morrizz” Borghi
Fotografie di Gianluca Peretti

Arriva alla sesta edizione il Dissonance Festival, creatura di Versus Music Project dedicata al metal moderno che ha visto esibirsi in passato nomi come The Contortionist, Bleed From Within, Northlane, Between The Buried And Me e molti altri, dimostrando intraprendenza e occhio lungo riguardo alla scena italiana ed internazionale. Il 2019 è l’anno dell’upgrade, in cui il festival sbarca a Milano città, nella centralissima cornice di Santeria Toscana 31, quello che non esitiamo a definire il miglior club sotto la Madonnina che ospita eventi nel target di queste pagine. Siamo presenti la domenica 7 luglio, giornata in cui il pomeriggio è dedicato a promettenti realtà italiane quali Got No Ego (metalcore melodico), The Big Jazz Duo (symphonic deathcore), Rouge (hardcore), Bleed Someone Dry (deathcore) e Drown In Sulphur (deathcore). Fanno eccezione i danesi Cold Night For Alligators, che si sbilanciano verso il djent prog. Il lunedì seguente avrà in cartellone, tra gli altri, Monuments (che saranno poi costretti ad annullare), Polaris e Bad Omens. La sala concerti presenta, inoltre, tra i soliti banchetti del merch, stand con strumenti musicali, brand di abbigliamento e di artisti indipendenti…

 

 

FRONTIERER
Chi ha ascoltato “Unloved”, tra i dischi da ricordare del 2018, era pronto all’asfissiante assalto sonoro dei Frontierer, capaci di coniugare l’assalto dei Meshuggah con il caos controllato di The Dillinger Escape Plan, The Blood Brothers e The Tony Danza Tapdance Extravaganza. Occhi puntati sul mastermind Pedram Valiani, che, affiancato dal socio Dan Stevenson, si avvicina ai moderni guitar hero sottolineando ogni passaggio con le proprie espressioni facciali, impressionando le prime file e tirando fuori dalla sette corde un’incredibile comunione tra estremismo sperimentale e breakdown brutali, una coesione tra poliritmie e groove ed un ipertecnicismo schizofrenico applicato all’hardcore, tutti aspetti che li hanno fatti amare su disco. Ci pensa il frontman Chad Kapper, nella sua tee dei Morbid Angel, ad alzare il tasso di ignoranza e a scatenare focolai di mosh, per farci ricordare con qualche schiaffo che la minaccia è reale. I Fronterier continuano ad essere una sensation che richiede l’attenzione dell’intera comunità metal: impressionanti.

 

LANDMVRKS
Di più ampio respiro rispetto ai Fronterier è la proposta dei francesi Landmvrks, che col loro metalcore e con la benedizione del deal con Arising Empire (costola modern metal del colosso Nuclear Blast) continuano a crescere lentamente ma senza soluzione di continuità. La loro formula spazia velocemente tra tutte le sfumature del metalcore e la disinvoltura nell’accostare riff potenti a cori vincenti è uno dei loro punti a favore. Facile a questo punto far presa su un pubblico già caldo, che partecipa in maniera spontanea ed entusiasta accontentando le richieste del frontman per un set divertente e coinvolgente, reso tale grazie alla dimestichezza di tutta la band sul palco, che va ad accontentare la gamma completa di ascoltatori presenti.

 

JASON RICHARDSON & LUKE HOLLAND
L’ultima aggiunta al bill di questo Dissonance, arrivata a sorpresa a un mesetto dall’evento, è un orgasmo per tutti i musicisti e gli appassionati di tecnica e velocità applicate alla musica estrema. Parliamo della coppia di giovanissimi Jason Richardson e Luke Holland, classe 1991 e 1993: il primo, chitarrista, ha lavorato con All Shall Perish, Born Of Osiris e Chelsea Grin, oltre ad essere stato nominato come rimpiazzo ufficiale di Oli Herbert negli All That Remains; il secondo, batterista, ha suonato nei The Word Alive. Il loro metal è progressivo, intricato e ultra tecnico, conseguentemente la loro esibizione è statica, cervellotica e intensa, lontanissima dal piglio hardcore dei Landmvrks e di difficile assimilazione per alcuni. In qualche brano il duo si avvale di basi registrate per le partiture vocali, ma in gran parte si tratta di strumentali atte a mettere in mostra lo strapotere tecnico nell’arsenale dei musicisti. Sta ai presenti e alla propria sensibilità giudicare quanto possa essere sterile: dato di fatto è che l’organizzazione conosce il proprio pubblico e l’accoglienza a questo tipo di show, che altrove avrebbe svuotato la pista, è generalmente ben voluta.

 

WHITECHAPEL
Se durante la giornata il pubblico si è concesso molte pause prolungate, anche durante i set di alcune band in cartellone, grazie alla possibiltà di posti a sedere al chiuso e all’aperto della location di Santeria Toscana 31, allo scoccare delle 22:30 gli headliner richiamano giustamente tutti i presenti sotto il palco. La formazione del Tennessee è sempre stata molto amata, ma dopo l’infuocato “The Valley” il termometro dell’attesa segna una temperatura elevatissima. Il sestetto (da “This Is Exile” la band ha tre chitarristi in formazione) veste di nero e si presenta con alcuni dei migliori episodi dell’acclamato ultimo album: sulle note di “Brimstone” e della successiva “Forgiveness Is Weakness”, la band si distanzia prepotentemente da tutti coloro che hanno calcato le stesse assi durante la giornata. Ad intensificare l’atmosfera dei brani è sicuramente l’estrema serietà con cui il gruppo tiene lo stage: espressioni cupe, serie e concentrate, una band che suona immobile e un frontman che assume la sua iconografica posa ‘chinata’ andando raramente ad incrociare lo guardo col pubblico ed evitando quasi totalmente le interazioni verbali. La scaletta tende a coprire in maniera più o meno equa la storia recente del gruppo, con la sola “Father Of Lies” a rappresentare “This Is Exile”, a ribadire la volontà di lasciarsi alle spalle il periodo puramente ‘deathcore’. In questo senso eravamo curiosi di sapere come se la sarebbe cavata Phil Bozeman con le clean vocals introdotte ultimamente, ma siccome “Hickory Creek” e “Bring Me Home” non hanno trovato spazio in scaletta rimane solo la breve parentesi di “When A Demon Defiles A Witch”, non sufficiente per esprimerci in una piena promozione. Se gli estratti di “The Valley” si dimostrano vividi ed evocativi, è sui pezzi più violenti che il pubblico risponde in maniera più decisa: bella mossa, quindi, concludere con “Our Endless War” e dedicare l’encore a “The Saw Is The Law”, per regalare al pubblico la carneficina agognata. Chiudendo degnamente la prima giornata del Dissonance, i Whitechapel si confermano un’istituzione, fortemente amati e ancora oggi estremamente rilevanti nonostante le spinte verso il rinnovo della propria formula.

Setlist:
Brimstone
Forgiveness Is Weakness
Black Bear
The Void
Mark Of The Blade
Elitist Ones
Make It Bleed
I, Dementia
End Of Flesh
Father Of Lies
When A Demon Defiles A Witch
Let Me Burn
Our Endless War

Encore:
The Saw Is The Law

 

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.