08/06/2011 - Disturbed + Sevendust @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 16/06/2011 da

A cura di Maurizio MorrizzBorghi
Foto di Riccardo Plata

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Chi l’avrebbe detto? Chi scrive è stato presente al primo show italico dei Disturbed, davanti a meno di un centinaio di persone, e dopo 15 anni ecco la formazione di Chicago tornare a Milano nel club più capiente del capoluogo lombardo, con quattro album consecutivi che hanno debuttato alla numero uno di Billboard. Niente male davvero. Anche l’Italia ha amore da mostrare ai Disturbed in ogni caso, già nel primo pomeriggio infatti troviamo sostenitori incalliti in coda per un evento che riserverà delle belle sorprese…

SEVENDUST

Ad aprire questa sera non è un gruppo banale. Nove album, un’attesa che durava dal 1997, data di pubblicazione del debutto discografico. I Sevendust sono sopravvissuti all’era del nu metal e finalmente debuttano sul suolo italiano, e per chi ha saputo aspettare l’attesa è stata ripagata alla grande. La formazione attacca in maniera grintosa con “Splinter”, opener dell’ultimo “Cold Day Memory”, e da subito ci stupisce la potenza dei suoni – soprattutto delle basse frequenze, che ci investono in pieno. Tempo di passare alla storica “Black” e il frontman Lajon Whiterspoon ha già scaldato la magnifica voce, di sicuro l’arma migliore della formazione. E’ un piacere vedere una band mantenersi motivatissima, energica e pimpante anche dopo svariati anni e senza aver raccolto quanto seminato: ottime le prove di Morgan Roose (un batterista magnetico che sa fornire backing vocals più che discrete) e di Clint Lowery, super energico dal minuto uno sino al fischio finale. Le prime file sono tutte per loro, tanto che Lajon dichiara “Volete farmi piangere?” a seguito di un responso inatteso. Otto pezzi e un finale affidato a “Face to Face” non soddisfano la sete dei fan, che atteranno una data da headliner che purtroppo non avrà luogo. Abbiamo potuto toccare con mano finalmente, i Sevendust meritano di rimanere in circolazione, rispetto per gli “Atlanta’s Finest”!

 

 

DISTURBED

 

Qualcosa non quadra sul palco dell’Alcatraz, ma in molti non hanno capito cosa. Solo dopo un lungo cambio palco tutti scoprono, rimandendo a bocca aperta, che la copertura che sostituisce il telone e quelle strane gabbie metalliche ai lati non sono che schermi, dove i Disturbed proietteranno filmati in commento visivo alla propria esibizione. Proprio così: dopo anni in cui visioniamo, su YouTube, filmati a bassa risoluzione della grandezza di un francobollo per goderci lo stage show proposto negli States nei vari “Music As A Weapon” tour, è giunto a sorpresa il nostro turno. I risultati, manco a dirlo, lasciano i presenti a bocca spalancata, a cominciare dalla lunga intro che precede l’entrata di Draiman sul palco, che vede il frontman protagonista di una fuga rocambolesca da un ospedale psichiatrico (“Asylum” è il nome del loro ultimo album) per finire direttamente sul palco. Da lì in poi, per l’intero set, è un susseguirsi di temi abbaglianti, che coprono tutta la scala cromatica e integrano in maniera spettacolare un impianto luci potentissimo. Uno spettacolo fortissimo a livello visivo, che va a compensare il difetto maggiore degli “indistruttibili” dal vivo, ovvero, come sempre, la prova del frontman David Draiman. A parere di chi scrive le numerose “stecche” dei concerti passati sono venute meno (anche se non del tutto, sia chiaro), e anche se l’estensione c’è la voce rimane assolutamente flebile, lontanissima dalla potenza sfoggiata su disco. Il resto della band se la cava in maniera egregia ed ultra professionale (da segnare la tshirt del Rock N Roll pub di Milano indossata da John), ma è un peccato veder rallentati i pezzi più aggressivi del combo, soprattutto la hit conclusiva “Down With The Sickness”. Spezzano la scaletta un assolo di batteria dell’essenziale Mike Wengren e un simpatico sipario dedicato al pubblico, inquadrato da Draiman e roadie al seguito per l’intera durata dell’ottima “10000 Fists”. Tirando le somme i Disturbed dal vivo si mantengono sulle coordinate della sufficienza, ma stavolta ci sentiamo di applaudirli per uno stage show davvero sopra le righe, che non si vede quasi mai in un concerto heavy. Apprezziamo l’investimento della band nei confronti del pubblico fedelissimo dunque: uno spettacolo da vedere.

 

 

 

 

 

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