08/06/2018 - DOG EAT DOG + KUADRA + THE CORE @ Slaughter Club - Paderno Dugnano (MI)

Pubblicato il 11/06/2018 da

Report a cura di Maurizio “Morrizz” Borghi

Concerto semi-inaugurale per lo Slaughter Club di Paderno Dugnano, locale che andrà ad ospitare diversi eventi (Belphegor, Solstice, Doyle, Terror e Dying Fetus tra i più interessanti) in una location appena fuori Milano. Il locale si trova in zona industriale – ovvero parcheggio facile e nessun problema di orari – ed è dotato di una piacevole area esterna, una sala capiente ed un impianto audio sopra le aspettative. Le potenzialità per avere un ritrovo frequentato ci sono tutte: con qualche personalizzazione e qualche aggiustamento (gli specchi che ricoprono la parete a lato del palco potrebbero essere molto pericolosi), lo Slaughter potrebbe diventare un punto di riferimento. In cartellone i Dog Eat Dog, veterani del crossover tra hardcore e musica rap, portati da Good Music in Italia per due date a Roma e, in questa occasione, alle porte di Milano. Nonostante da “Amped” (1998) la band sia caduta sostanzialmente nell’anonimato, dalla reunion del 2009 la band sta prendendo sempre più confidenza nei propri mezzi, mantenendo un discreto seguito nell’Europa continentale. Vista la lunghissima assenza dai palchi italiani non potevamo certo mancare…


THE CORE

La serata è aperta dai The Core, che si sono fatti un viaggetto dalla capitale per aprire per i Dog Eat Dog. Ma gli headliner non hanno suonato a Roma proprio il giorno prima? Proprio così, ma poco male: il quartetto è una bella sorpresa, e grazie all’impianto generoso del locale riesce a impressionare fin da subito con un post grunge raffinato e sporcato da indie, stoner e a tratti rock progressivo. Danno l’impressione di essere rodati e maturi, e sanno rapire i presenti – davvero pochi a dire il vero – soprattutto con gli intrecci delle due voci, assolute protagoniste. Tra passaggi heavy e digressioni ambiziose, i The Core sono talmente bravi da sembrarci pronti per un salto verso il grande pubblico… del quale però probabilmente i paganti di stasera non faranno parte.

KUADRA
Nella scena da ormai un decennio, i Kuadra sono ormai una certezza. Le loro ‘botte’ di groove dai bassi violenti scuotono le pareti dello Slaughter con una sicurezza da veterani, mentre il minuto Y alla guida dimostra che fare alternative con le palle cantato in italiano è possibile. I suoni rimbombano un po’ troppo perché il pubblico li snobba sostanzialmente, preferendo birre, panini e sigarette nel giardino esterno, ma la band si esibisce con grande professionalità, come fosse davanti a un migliaio di persone. Cuore, intensità e consistenza sono le caratteristiche dell’esibizione dei Kuadra, una band più che onesta che sa far muovere il culo.

DOG EAT DOG
Fermi tutti, quand’è che i Dog Eat Dog sono diventati una band ‘dad rock’? Gli anni passano inesorabili e il trentennale del gruppo si avvicina in maniera preoccupante. L’età media dei presenti è intorno ai quaranta, è vero (da qui l’etichetta scherzosa della prima riga), ma dalla reunion del 2009 John Connor, Dave Neabore, Brandon Finley e Roger Haemmerli hanno deciso di proseguire la festa e, nonostante i cambi di calendario, non sembrano mutati di mezza virgola. Va da sé che chi li segue dal periodo Roadrunner, con la mitica esibizione di Donington 1995 come inossidabile punto di riferimento, sia ancora pronto a saltare con loro. Le aspettative non erano folli, ma dobbiamo ammettere che i ragazzi del New Jersey hanno fatto divertire tutti e, con un’attitudine davvero ammirevole, si sono divertiti in maniera sentita e genuina anche loro, alla faccia di molti colleghi. Le hit storiche “Expect The Unexpected”, “Who’s The King” e “ISMS” vengono snocciolate senza troppi preamboli e senza troppo riscaldamento, per far partire la serata con adrenalina e col sorriso sulle labbra. Uno spettacolo molto costruito e molto rodato quello dei Dog Eat Dog, guidato da un John Connor che fa da maestro di cerimonia facendo partire, tra un brano e l’altro, qualche beat hip hop che va a far da colonna sonora ai suoi interventi e agli scambi col pubblico. Oltre l’invidiabile forma fisica dei musicisti ed il sano entusiasmo che pervade la sala, sono proprio questi intermezzi ad avvicinare gli spettatori alla band e a regalare quel bonus che la semplice riproposizione delle hit del gruppo non avrebbe potuto eguagliare. Ecco dunque la presentazione e la bonaria presa in giro del sassofonista di turno, una sorta di Bobby Hill con la maglia dei Crowbar costretto ad esibirsi in un balletto che ingigantisce la sua goffaggine, o il teatrino con protagonista Dave Neabore versione pugile ad introdurre ovviamente “Rocky”. La band presenta due brani dal recente EP e promette un album nuovo in uscita, con una discreta risposta dai presenti. Per chiudere in bellezza, il batterista Brandon Finley prende il microfono e fa le veci di RZA per un’ottima versione di “Step Right In”, mentre uno scatenato tour manager si cimenta nelle doppie per l’attesissima “No Fronts”. Come regalo finale arriva la cover di “Genocide” degli Offspring, mega singolo da “Smash” che cita il nome della band nel ritornello. Uno show sopra ogni aspettativa quello che sono in grado di offrire i Dog Eat Dog: speriamo diano ancora fiducia all’Italia per l’annunciato tour del trentennale.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.