25/10/2009 - Dream Theater + Opeth + Bigelf + Unexpect – Milano @ Mediolanumforum - Assago (MI)

Pubblicato il 29/10/2009 da

A cura di Raffaele ‘Salo’ Salomoni

 

 

Dopo il grande successo ottenuto oltreoceano, il carrozzone del Progressive Nation, capitanato da Mr. Mike Portnoy e dai suoi Dream Theater, giunge in Europa per una serie di mini-festival all’insegna della grande musica. Quattro date solo in Italia, in cui migliaia di persone avranno la possibilità di vedere, oltre ai Dream Theater nella ovvia veste di headliner, act di indubbio valore come Opeth, Bigelf ed Unexpect.

 

 

UNEXPECT

Graditissima conferma quella dei canadesi Unexpect, forti di due interessantissimi full length (consigliatissimo l’ultimo “In A Flesh Aquarium” datato 2006), che si presentano al non ancora numerosissimo pubblico del Mediolanum Forum di Milano con una forza ed una presenza scenica davvero invidiabili. Il fatto di essere in sette gioca a favore di questo, pur destando qualche preoccupazione in più sulla pulizia e intellegibilità del suono. Dopo la botta iniziale votata al caos più estremo, grazie alla perizia dei tecnici abbiamo potuto subito godere di uno show estremamente coinvolgente, sia uditivamente che visivamente. Progressive metal estremo, a tratti avantgarde, il genere proposto dai canadesi, di cui sarà difficile dimenticare la cantante Leïlindel, divertente e convincente nel suo look e nelle sue coreografie di contorno alla musica. Promossi a pieni voti!

BIGELF

Il discorso cambia con gli statunitensi Bigelf, uno degli act più promettenti in studio, capaci di colpire il sottoscritto in modo molto positivo con i due validissimi ultimi lavori, “Hex” e “Cheat The Gallows”, ma totalmente incapaci di emozionare nello stesso modo dal vivo. Chi scrive attendeva con ansia la performance dei quattro barbuti, convinto che il connubio folle di Deep Purple e Black Sabbath potesse funzionare alla grande sul palco. E invece, in quel di Milano, qualcosa sembra non andare per il verso giusto. Il leader Damon Fox, credibile come tastierista, sembra avere qualche difficoltà con le vocals, molto più sporche rispetto alle prove da studio. Comunque, il pubblico, sempre più numeroso, sembra apprezzare, fino all’ovazione in occasione della partecipazione di Portnoy dietro alle pelli della batteria durante “Blackball”. Per quanto ci riguarda, quindi, una parziale delusione. Ma il pubblico, sempre più numoroso, sembra apprezzare. Ed è questo quello che conta. Da rivedere.

OPETH

Dopo un lungo cambio palco, è l’ora degli Opeth, una garanzia sia in studio che dal vivo. Accolti come sempre dall’entusiasmo di un pubblico molto affezionato alla band, gli svedesi hanno dimostrato a tutti la propria classe e sicurezza, snocciolando pezzi estratti dai migliori capitoli della nutrita discografia. Si parte con l’affascinante “Windowpane”, estratta dal bellissimo lavoro ‘acustico’ intitolato “Damnation”, e già tutto il Mediolanum Forum pende dalle labbra di Åkerfeldt, oggi veramente in grande spolvero. Il tempo di renderci conto di dove siamo, ed ecco il pugno allo stomaco della successiva, strepitosa “The Lotus Eater”, dove la band dispensa alternativamente pugni e carezze a noi ascoltatori atterriti. Segue “Harlequin Forest”, da “Ghost Reveries”, e poi diretti all’indietro nel tempo, con la bellissima “April Ethereal”. La band è perfettamente a suo agio, compresi i due nuovi innesti alla chitarra e alla batteria, ed è pronta per avviarsi alla conclusione di questo breve, ma sentito, concerto, con le ottime “The Leper Affinity”, accolta con un boato, e “Hex Omega”, degna conclusione di un concerto coi fiocchi. Se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo, ci sentiamo di segnalare un unico appunto: dopo averli visti diverse volte dal vivo, ci sentiamo di prediligere la band calata in situazioni più ‘intime’, cioè club di medio/piccole dimensioni. L’atmosfera respirata al Transilvania Live qualche anno fa è difficilmente ripetibile sul palco di un palazzetto davanti a migliaia di fan urlanti.

 

Setlist:

Windowpane
The Lotus Eater
Reverie/Harlequin Forest
April Ethereal
The Leper Affinity
Hex Omega

DREAM THEATER

L’attesa si fa spasmodica per gli headliner di questa prima edizione del Progressive Nation 2009. Il palco viene spogliato di ogni ostacolo, lasciando al centro la zona batteria, gli ampli e il fondale, ed in più, per rendere lo show più ‘visuale’, ecco che vengono installati tre maxi schermi. Come ci hanno abituati da alcuni anni a questa parte, i Dream Theater amano condire le proprie performance con immagini sempre estremamente contestualizzate con la musica, e questa volta addirittura con qualche sorpresa in più. Parte “A Nightmare To Remember “, con quei suoni ‘enormi’, e già il palazzetto è conquistato. Un suono perfetto, sia vicini che lontani dal palco, una band in forma smagliante (compreso il singer James LaBrie), e tanta voglia di accontentare tutti. Ecco che non mancano i classici, come “The Mirror”, “Lie”, la pirotecnica ed esaltante “The Dance Of Eternity”, le intense “One Last Time” e “The Spirit Carries On”, insieme ai pezzi più recenti, come il toccante singolo fresco di stampa “Wither” ed “In The Name Of God”: Melodia e tecnica, a cui i nostri ci hanno abituati ormai da tanto tempo. La band, come sempre, appare estremamente professionale, ma anche coinvolgente e perfettamente conscia delle proprie capacità. In particolar modo in quel di Milano abbiamo apprezzato l’ironica riproposizione tastieristica della ‘Bela Madunina’ ad opera del grandioso Jordan Rudess, che durante la serata ancora una volta con la sua bravura al di fuori dell’immaginazione ha cucito le labbra dei troppi detrattori ancora intenti a rimpiangere Kevin Moore. Tamarrissimo come sempre Portnoy, ormai incallito fan di sé stesso, ed il pompatissimo John Petrucci, le cui braccia stanno crescendo a dismisura, tour dopo tour. James LaBrie, come abbiamo detto, è stato più che convincente sia come vocalist che come frontman, tenendo testa agli agguerriti attacchi strumentali dei compagni. Come sempre, poi, il bassista John Myung, tanto preciso con lo strumento quanto schivo anche sul palco. Insomma, una band che conosciamo a menadito, con i suoi pro e i suoi contro. Assoli intricatissimi, strutture ardue, e tanta melodia. Per molti ma non per tutti.

 

Setlist:

A Nightmare To Remember
The Mirror
Lie
Keyboard Solo
Prophets of War
Wither
The Dance of Eternity
One Last Time
The Spirit Carries On
In The Name Of God

Encore:

The Count Of Tuscany

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