20/04/2010 - Dying Fetus + Origin + Beneath The Massacre + Revocation – Bologna @ Estragon - Bologna

Pubblicato il 26/04/2010 da

Report a cura di Emilio Cortese

Il carrozzone del Thrash And Burn, unadelle manifestazioni musicali più estreme in circolazione, èpassato anche dall’Estragon di Bologna: speriamo che la datamilanese abbia riscosso un successo di pubblico maggiore in quanto,purtroppo, stasera il numero di spettatori è stato veramente esiguo.Un vero peccato, data la qualità delle band in ballo. Non hannopotuto prendere parte al tour i Man Must Die e ad aprire le danzesono stati i Disease Illusion, ma, a causa del solito trafficoautostradale, nulla riusciamo a raccontarvi riguardo la loroperformance.

 

REVOCATION

Il terzetto statunitense calca il palco dell’Estragon armato di tantissima buona volontà e, senza andare tanto per il sottile, ci sbatte sul grugno il suo velocissimo technical death/thrash di fortissima indole AtTheGatesiana e principalmente ripercorre la sua ultima fatica, quel “Existence Is Futile” che tanto ci aveva fatto gioire l’anno passato. Bene, a onor di cronaca dobbiamo dire che l’impatto dei Revocation in sede live non si è dimostrato del tutto all’altezza delle aspettative: oltre ad un suono impreciso, i nostri stasera non sembravano essere particolarmente allineati tra di loro. Quello che, a parer di chi scrive, ha “funzionato” di meno nell’esibizione è stata la fase ritmica: velocissima e piena zeppa di orpelli e tecnicismi che in questa sede non si sono rivelati efficaci e, varie volte, sono stati eseguiti in maniera piuttosto imprecisa. Certamente essendo in tre soltanto sul palco, il rischio che qualche imprecisione si senta maggiormente è da mettere in gioco e da considerare in fase di giudizio. Pollice assolutamente alzato invece per David Davidson, cantante, chitarrista e solista sopra le righe. Intendiamoci, la loro breve prestazione non è completamente da bocciare, ma un po’ di esperienza in più non farà sicuramente male a questi volonterosi ragazzi.

 

BENEATH THE MASSACRE

Chi invece sarebbe da rispedire a casa sono proprio i Beneath The Massacre. Non ce ne vogliano i sostenitori della band, ma chi scrive non ne può davvero più di questo sopravvalutatissimo quartetto canadese. Ciò che proprio pensiamo che non vada nella loro musica è questa mancanza di cognizione di causa nel legare le varie parti delle canzoni che sembrano essere più flussi di coscienza che vere e proprie composizioni create per esprimere un qualsivoglia tipo di sentimento. Le uniche sensazioni che ci trasmettono le note delle loro canzoni è un immotivato senso di caos, dove si alternano assoli dissonanti e riff arzigogolati, ritmiche sparate costantemente a tavoletta, un cantato quanto mai monocorde e ripetitivo… Ma il peggio arriva quando per sciogliere il bandolo della matassa e per dare un po’ di senso compiuto al tutto (e forse anche un punto di riferimento nelle canzoni) i Beneath The Massacre buttano questi granitici rallentamenti che tanto piacciono al pubblico, specie a quello più giovane. “Reign Of Terror”, “Harvest Of Hate”, “Our Common Grave” si susseguono senza riuscire a farci muovere di un passo dalla convinzione che questa band sia quanto di più inutile sia stato partorito dal Canada negli ultimi anni, e quello che è peggio è che i Beneath The Massacre nutrono già un discreto numero di fan, un vero peccato data la qualità della musica che storicamente viene partorita da questa nazione.

 

ORIGIN

Eravamo proprio curiosi di vedere Mica “Maniac” Meneke (ex-The Faceless) all’opera con gli Origin: sostituire infatti una presenza imponente (sia fisicamente che vocalmente) come quella di James Lee non è compito facile. Ad una prima impressione, però, diremmo che “Maniac” non ci è sembrato per niente impaurito dalla cosa, anzi! Il nerboruto Mica e soci hanno dato vita ad un’asfissiante oretta di death metal sparato a tavoletta, ripercorrendo sia i successi dell’ultima uscita discografica “Antithesis”, sia pezzi pescati qua e là dalla loro discografia. Sulle note di “The Aftermath” abbiamo capito subito che si stava facendo sul serio e che appunto il nuovo vocalist si sarebbe rivelato decisamente in grado di sostituire il suo collega uscente, dimostrando molta padronanza specialmente nell’alternare al meglio scream e growl. “Vomit You Out” è una bordata sulle gengive e in sede live assume un valore aggiunto rispetto al disco; “Implosion Of Eternity” ci lascia senza fiato, è furia cieca sparata dritta in faccia al pubblico che poga e scapoccia senza sosta, e lo stesso effetto lo suscita (sempre estratta da “Informis Infinitas Inhumanitas”) “Perversion Of Hate”. “The Beyond Within” poi ci suscita un quesito che suona più o meno come “quando esce il nuovo disco?". Sempre meglio questi Origin.

 

DYING FETUS

Non vorremmo sembrare scontati, però se si mettono a confronto i Dying Fetus a due band che hanno suonato in precedenza si può fare qualche facile considerazione e magari qualcuno potrebbe prendere qualche appunto. Tanto per iniziare i Revocation potrebbero appuntarsi su come tenere la scena in tre elementi, senza svuotare il suono durante gli assoli. I Beneath The Massacre invece potrebbero imparare a legare con più dinamismo le incursioni hardcore nelle loro composizioni, dando loro quella dinamicità necessaria di cui hanno estremo bisogno. I Dying Fetus mettono a fuoco e fiamme l’Estragon proponendo due pezzi di apertura di due tra i loro album più riusciti, per la precisione parliamo di “Praise The Lord” e “Your Treachery Will Die With You”. Inutile dire che da subito tra il pubblico scatta il pogo, al quale non riusciamo a resistere talmente tanta è l’energia sprigionata dal terzetto sul palco. I nostri sono perfettamente a loro agio sia sul vecchio materiale che sul nuovo e la loro esibizione non è basata, come spesso accade, principalmente sull’ultimo (riuscitissimo) “Descend Into Depravity”. Tra “Epidemic Of Hate”, “Skull Fucked” e “Conceived Into Enslavement”, il terzetto ci regala anche l’acclamatissimo bis che porta il nome di “Pissing In The Mainstream”, un inno alla loro musica oltre che una dichiarazione d’intenti gridata sempre più forte. Questa è classe, e i Dying Fetus ne hanno da vendere: prendano appunti i più giovani compagni di viaggio.

 

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