28/01/2015 - Earth + Black Spirituals + Don McGreevy & Rogier Smal Duo – Milano @ Lo-Fi - Milano

Pubblicato il 31/01/2015 da

A cura di Davide Romagnoli

Consigliata (anche senza esplicita affissione di locandina e poster) nei migliori centri per corsi di meditazione della zona lombardo-milanese, la data Earth + Black Spirituals + Don McGreevy & Rogier Smal Duo attrae nell’antro della psichedelia live milanese di Rogoredo una massa di spiriti fanatici della musica drone, spirituale, distorta e visionaria. “Primitive And Deadly”, l’ultimo album, ha riportato gli Earth di Dylan Carlson ad un nuovo territorio di fedeli, segno della riscoperta e del rispolveramento di un certo filone di musica strumentale, inesorabilmente lenta e oniricamente evocativa, che prende dalla Madre Terra le risorse per diffondere nuova energia e nuova spiritualità. Questa sera tutta West Coast.

 

EARTH + BLACK SPIRITUALS live Lo-fi - poster - 2015

 

 

DON MCGREEVY & ROGIER SMAL DUO
Don McGreevy, bassista degli Earth prima di Bill Herzog, così come chitarrista di Master Musicians Of Bukkake e The Spoils Of Seattle prima, spiana il sentiero agli amici Earth in veste di solista, accompagnato dal fido Rogier Smal, maestro dell’improvvisazione libera dietro le pelli, a sua volta compagno di jam di Dylan Carlson. Il duo messo in piedi da McGreevy non delude le aspettative e, seppur senza entusiasmare al top, riesce a lasciare un sentore di piacevole blues sporco e distorto nel palato dei più curiosi avventurieri che affollano il locale già dalle nove e mezza. Un duo chitarra e batteria di improvvisazione strumentale, ancora una volta, sintomo del nuovo assetto della band comune post-duemiladieci. Fin quando sono di questo tipo, saranno comunque i benvenuti.


BLACK SPIRITUALS
Black Spirituals. Spiritualità nera, come la pelle dei due giovani musicisti americani; nera come il retroterra culturale nelle cui radici si fonda l’anima del blues (spirituale) da cui a sua volta è nato tutto ciò che viene chiamato ed associato al rock’n’roll. “Black Resonance” è il titolo dell’album uscito da qualche mese e, per associazione, anche il genere proposto dai due ragazzi di Oakland; ed è con piacevole soddisfazione sentire come la ormai abusata line-up a due membri possa rendere in siffatta maniera. Una ventata d’aria drone fresca -e distorta- che soffia pacata come uno spirito dell’Africa più oscura, rumorosa come l’anima della metropoli contemporanea. Una fusione quasi mistica, da contemplare con occhio vigile. Ritmiche tribali e jazzose si mischiano ad un synth rumoroso e ad un e-bow inscindibile dalla sua chitarra bianca. Rumore, come i finali di Hendrix. Lontano (forse) dalla sua musica. Vicino al suo spirito magico. Un ascolto indubbiamente impegnativo, ma potentemente interessante.

EARTH
Tanto primitivo quanto letale, così recita il titolo del nuovo lavoro, che suona quasi più come categoria e attitudine che come effetto, più come un mantello che come una corazza. Un mantello di meditazione che copre le note lente, antiche ed apocalittiche della musica firmata Dylan Carlson. Tornato alla grande ispirazione di “Hex, Or The Printing In The Infernal Method”, più che agli ultimi due “Angels Of Darkness, Demons Of Light”, il poeta maledetto Carlson tesse le sue liriche chitarristiche senza parole, ma solo con arpeggi e temi monotonici e minimali di lunga e inesorabile durata. Il messaggio degli Earth è sempre stato questo, non è cambiato molto, anche se quando si riascolta “The Bees Made Honey In The Lion’s Skull”, title-track del ‘secondo album più conosciuto della carriera’, come scherza Mr. Carlson prima di eseguire la canzone,  si sente quel quid in più che ultimamente è difficile ritrovare nelle produzioni più recenti. Parola degli occhi chiusi della gente questa sera, durante quello che è uno dei pochissimi brani di vecchia data, alternati nella setlist a quelli dell’ultimo “Primitive And Deadly”, eseguito fondamentalmente nella sua interezza. Impeccabile comunque il lavoro dei tre musici, impeccabile il suono, piacevolmente evocativa la durata della performance, seppur nei suoi settantacinque minuti di bassi bpm. Anche senza aver raggiunto il Nirvana, nessuna delusione all’orizzonte per la creatura di Carlson quest’oggi.

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