03/02/2012 - Entombed + Cruentus + Profanal @ Exenzia Club - Prato

Pubblicato il 11/02/2012 da

A volte è questione di fortuna. Sì, perché con la penisola affogata dalla neve è capitato proprio che Firenze e la sua provincia satellite Prato fossero in qualche modo libere da questo flagello. Siamo dunque stati in condizione di arrivare fino all’Exenzia, locale del concerto, ed assistere a quello che definiremmo una serata educativa, in quanto gli Entombed hanno egregiamente mostrato cosa è possibile fare partendo da una base di metallo estremo, dando un deciso colpo di spugna a tutte quelle voci che li vogliono ormai in parabola discendente per quanto riguarda le esibizioni live.



PROFANAL

Da Livorno, i Profanal si recano nel capoluogo toscano per aprire la serata. La materia musicale che trattano è death metal, particolarmente orientato verso lo stile svedese (che ben si adatta al tema portante della serata), interpretato vocalmente da una cantante: la sua timbrica è decisamente adatta, abbiamo apprezzato anche l’espressione tecnica, ma ci è sembrato che la potenza vocale fosse un po’ ridotta rispetto ad altri interpreti, non è dato capire se per le dimensioni minute della cantante o per problemi alla gestione dei volumi. La loro prova è stata sicuramente apprezzata dal pubblico, che annoverava diversi sostenitori della band; in effetti, la nostra idea è quella di esserci trovati davanti ad un gruppo dalla giusta attitudine live ma con un approccio un po’ scolastico alla composizione, tant’è vero che l’impressione ricorrente era quella di una chitarra di troppo: spesso accadeva, infatti, che il lavoro delle due chitarre potesse anche essere svolto, con i dovuti accorgimenti, da una sola chitarra.

CRUENTUS

Il combo pugliese, forte della sua esperienza (ha pubblicato il primo demo nel 1994 e il successivo primo full length nel 1996), dà vita ad una gran prova. A parte la perizia strumentale dimostrata dal gruppo, ci siamo trovati ad apprezzare molto l’impostazione del concerto: pochi fronzoli e molta sostanza, costituita da pezzi di grande struttura e di durata medio-lunga. La loro musica va sicuramente a collocarsi nel genere death metal, con particolare attenzione alla questione tecnica e allo sviluppo delle strutture dei brani, arricchiti da inserti melodici in qualche modo accostabili allo stile del metallo classico. Il risultato è assai pregevole, e nessuno del pubblico ha avuto il tempo di annoiarsi, né la possibilità di ascoltare ridondanze all’interno di un brano stesso: è proprio il caso di dire che, quando le idee ci sono e la creatività pure, i pezzi divengono lunghi per necessità e non per capriccio o pretesa stilistica. In sostanza, ci siamo trovati di fronte ad un gruppo che tratta con concisione la sua tendenza alla complessità: notevole, in nostra opinione.

ENTOMBED

Le voci che circolano sul frontman degli Entombed, LG Petrov, sono ormai note: “è un alcolizzato”, “non ce la fa più”, “è vecchio” e “pensioniamolo”. Siamo lieti di poterle smentire “in toto”, proprio perché LG Petrov, probabilmente anche in buona forma, è stato il grande mattatore della serata: il gruppo non fa in tempo ad aprire con “Living Dead”, che subito il nostro si rovescia una lattina di birra in testa, lasciando emergere il suo faccione contratto in una smorfia divertita dai rivoli frizzanti della birra da supermercato: chiunque lo trovasse disdicevole è pregato di cambiare genere musicale. E’ chiaro che la sua serata è alcoolica, come del resto si avvia ad essere anche per il pubblico, ma di certo non è un ostacolo alla sua esibizione, né a quella della band che, sostenuta da una buona acustica (qusi incredibile, vista la forma del locale e la posizione del palco), verga una setlist davvero completa e soddisfacente pescando in primis tra i primi tre album e ribadendo con gli episodi migliori del resto della discografia. Un gruppo come gli Entombed, fabbri di storia metallica, può permettersi di passare dal death metal al death’n’roll passando per le vie di mezzo, e così si alternano senza soluzione di continuità pezzi del calibro di “Supposed To Rot”, “Sinners Bleed”, “Stranger Aeons” e “Crawl” con “bastardate” come “To Ride, Shoot Straight and Speak The Truth”, “Say It In Slugs” e “Night Of The Vampire” (cover di Roky Erickson). Nel frattempo il pubblico va in visibilio e, di certo, con un repertorio del genere è praticamente impossibile che gli avventori non siano ampiamente accontentati: particolare menzione va allo storico chitarrista Alex Hellid che, essendo un “figo”, fa strage di sguardi da parte delle (non troppe) signorine presenti. Il concerto va avanti scandito a pezzi di storia e scenette di LG Petrov, che delira sulla simpatia che la città di Prato gli ispira, e ci riserva sorprese e sorpresine: tra quest’ultime la presenza di tre canzoni dall’ultimo album, Serpent Saints (discreto disco, secondo chi scrive): nell’ordine di performance, “Serpent Saints”, “When In Sodom” e quel blues metallizzato di “In The Blood”. La sorpresa più grossa, tuttavia, ha da venire ancora: infatti, dopo un’esecuzione massimamente coinvolgente di “Left Hand Path” durante la quale il pubblico ha dato il meglio di sé, si spengono le luci e calano furbescamente i sipari, col gruppo che saluta il pubblico stimolando le attese per il bis. Bis che non delude gli astanti: aperto da “Chief Rebel Angel” (canzone che farebbe godere chiunque), proseguito da “Wolverine Blues” e apparentemente in dirittura finale con “Demon”. Apparentemente perché quello era il momento in cui tutti erano soddisfatti in quanto veniva sfondato il “minimo contrattuale” delle due canzoni; si prosegue invece per un’altra mezz’ora e più, dando luogo ad un vero e proprio bis di tutto il concerto: ormai gli Entombed sono cani a briglia sciolta, liberi di correre dietro a qualsiasi obbiettivo risulti loro affascinante, ovvero – principalmente – la seduzione del pubblico, completamente ammaestrato fino alla fine dalle sagome sudate di quei brutti ceffi svedesi. Ci riserviamo una riflessione finale, che ha acquisito forma durante l’esibizione per poi stagliarsi nitidamente grazie alla certezza che la sostiene: parlando di Entombed sarebbe, oggi, restrittivo riferirsi a loro come ad un gruppo semplicemente estremo. Gli Entombed devono essere necessariamente considerati un gruppo manifesto dell’Heavy Metal, avendolo percorso secondo capriccio e ispirazione in ogni direzione possibile tra l’estremo e l estremo concetto di Rock’n’Roll tanto caro ai Motorhead. Siete pregati tutti di averne sempre il massimo rispetto.

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