11/09/2025 - EUROPE @ Arena Flegrea - Napoli

Pubblicato il 17/09/2025 da

Gli Europe, per fortuna, non si fanno desiderare mai troppo nel nostro Paese, toccando ogni anno diversi punti della nostra penisola, ma l’annuncio della data napoletana del tour italiano di quest’anno, dopo ben trentadue anni di assenza dal capoluogo campano, è stato una vera e propria goduria per i fan di tutta la regione, abituati a macinare chilometri e chilometri per assistere a concerti rock e metal dei propri beniamini.
Ad esibirsi nella spaziosa Arena Flegrea di Fuorigrotta, a Napoli, è la formazione di “The Final Countdown”, composta da Joey Tempest alla voce, John Norum alla chitarra, John Léven al basso, Ian Haugland alla batteria e Mic Michaeli alle tastiere che, fra innumerevoli concerti e ottime performance in tutto il mondo e una serie di album di gran classe con guizzi creativi di tutto rispetto, è ormai considerata una delle reunion più solide e rispettabili fra quelle dei dinosauri dell’hard rock del nostro tempo.
A voi il resoconto di come è andata.

Gli EUROPE salgono sul palco dell’Arena Flegrea una ventina di minuti in ritardo rispetto all’orario indicato sul biglietto, accolti dal boato di acclamazione di un pubblico che definire eterogeneo è un eufemismo: famiglie, ragazzini e gente di ogni età, tra cui molti turisti stranieri, manifestano da subito insofferenza nei confronti del posto a sedere sulle gradinate, accalcandosi in prossimità delle transenne.
L’inizio è col botto: “On Broken Wings”, il celebre lato B del singolo “The Final Countdown”, è cantato all’unisono dagli oltre tremila astanti, mentre la band olia il motore per uno spettacolo che già dal primo momento si preannuncia memorabile.

Gli Europe non sono una band come le altre: fino al secondo album in studio, “Wings Of Tomorrow” del 1984, erano ‘solo’ una delle più promettenti formazioni nordeuropee, con un ottimo album d’esordio e un sequel che è un autentico classico dell’hard and heavy.
Con il terzo album “The Final Countdown”, tuttavia, la loro fama è cresciuta esponenzialmente, diffondendosi in tutto il globo e fagocitando la carriera artistica degli stessi musicisti, da allora in poi identificati con l’eponimo brano, nonostante tanti lavori di alto livello negli anni a seguire. La reunion del 1999 dopo sette anni di pausa, con la storica formazione di “The Final Countdown”, ha sicuramente giovato a Joey Tempest e compagni che, dopo un paio di album di assestamento, hanno pubblicato una serie di lavori in studio di grande pregio, molto vicini all’hard rock epico e melodico dei Rainbow degli anni Ottanta.

Ciò che impressiona degli Europe del 2025, oltre alla qualità dei lavori in studio, è la prestanza dal vivo dei cinque musicisti che sembrano teletrasportati da un’altra epoca.
Certo, è difficile sbagliare con una scaletta composta da hit che ormai fanno parte della cultura rock internazionale, ma è altrettanto difficile eseguire queste canzoni in maniera impeccabile come se il tempo non fosse mai trascorso; anzi, a giudicare da alcune performance presenti su internet risalenti a più di trent’anni fa, sembra quasi che gli Europe, come il buon vino, migliorino invecchiando. Se ci si aspettava una “Rock The Night” cantata in coro da pressocché tutti i presenti, è stata una sorpresa che alle più ‘recenti’ “Walk The Earth”, “War Of Kings” e “Last Look At Eden” venga riservato lo stesso trattamento.
Queste canzoni, più epiche e in stile Rainbow e Deep Purple, brillano dal vivo per l’interpretazione magniloquente dei Nostri, specialmente di un Joey Tempest in stato di grazia, spesso accompagnato dalla sua Gibson Les Paul, e di un John Norum che mostra una potenza nelle mani degna, anche a questa età, di un fuoriclasse della chitarra. Il suo senso melodico fuori dal comune è quello che molti musicisti svedesi (un po’ in tutti i generi, dal pop al metal estremo) dimostrano sempre di saper esprimere al meglio in diversi contesti. L
a solida e impeccabile sezione ritmica del batterista Ian Haugland e del bassista John Léven, poi, macina un brano dopo l’altro nell’estasi generale, con un Tempest allegro e giovale che non esita a lanciarsi in un napoletano goffo e simpatico, e tra un “vi voglio bene assaje” e un “che cazzimma” si susseguono classici senza tempo come “Stormwind”, “Carrie” e una meravigliosa “Open Your Heart”, dove il misurato lavoro di tastiere di Mic Michaeli la avvicina alla versione originale del 1984.
I brani tratti da “Out Of This World” (“Sign Of The Times”, “Ready Or Not” e “Superstitious”, originariamente registrati da Kee Marcello, chitarrista che sostituì Norum dopo il suo abbandono del 1986), vengono reinterpretati dal chitarrista svedese col suo stile inconfondibile (trova spazio addirittura in “Superstitious” un breve omaggio a Bob Marley), mentre i Marshall dietro il palco, che si stagliano sulla misera scenografia del palco, assurgono al ruolo di torri di un castello sonoro alimentato da valvole incandescenti.

Non manca il brano “Hold Your Head Up”, pubblicato nel 2023, che avrebbe dovuto anticipare un nuovo album ancora oggi inedito, anch’esso cantato in coro dalle prime file, segno che l’attesa per un ritorno discografico degli Europe resta forte.
Il brano, posizionato al centro della scaletta, si conferma infatti un episodio interessante, soprattutto considerando le dichiarazioni del batterista secondo cui il prossimo lavoro sarà più melodico. Arrivati a “Cherokee”, ben consapevoli di essere quasi alla fine del concerto – essendo la scaletta identica a quella della calata italiana dell’anno scorso – gli animi sono caldi e pronti al gran finale.
Alle prime note di “The Final Countdown” la platea partenopea impazzisce, aizzata anche dallo zoccolo duro di fan già presenti con tanto di cartelloni allo storico concerto napoletano degli Europe del 1992. La chiusura così scontata è ormai una tradizione irrinunciabile per la band svedese. E pensare che, agli inizi, il brano non era stato concepito come singolo, ma soltanto come introduzione ai concerti del tour dell’album omonimo! Con il tempo, però, si è trasformato in un classico immortale: una canzone che non solo ha segnato la vita dei suoi stessi autori, ma ha lasciato un’impronta indelebile su più di una generazione.
È anche grazie a questo pezzo che gli Europe hanno potuto conquistarsi una serenità e una libertà creativa rare, senza più l’assillo delle vendite o della rilevanza commerciale dopo oltre quarant’anni di carriera. In fondo, è proprio con “The Final Countdown” che gli Europe sono diventati ciò che sono: non semplicemente una band hard rock di successo, ma un’icona capace di trascendere mode e decenni – e lo dimostra la varietà del pubblico – con la consapevolezza che un solo brano può bastare a scolpire per sempre un nome nella storia della musica.

Non resta allora che aspettare la prossima calata in Italia degli Europe che forse – per via del nuovo album più volte annunciato – potremmo finalmente vedere con una scaletta rinnovata rispetto agli ultimi anni, dove i brani proposti sono rimasti pressoché invariati.
Se è vero, infatti, che i fan più occasionali cercano soprattutto l’operazione nostalgia (e nei concerti degli Europe ce ne sono molti), quelli più affezionati e sfegatati gradirebbero certamente una setlist capace di mescolare in modo diverso classici e capitoli più recenti della loro discografia, e gli Europe in questo sono dei maestri.

Setlist:
On Broken Wings
Rock The Night
Walk The Earth
Scream Of Anger
Sign Of The Times
Hold Your Head Up
Carrie
War Of Kings
Stormwind
Open Your Heart
More Than Meets The Eye
Prelude
Last Look At Eden
Ready Or Not
Superstitious
Cherokee
The Final Countdown

 

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