25/04/2025 - EXHUMED + GRUESOME + GUINEAPIG @ Traffic Live Club - Roma

Pubblicato il 30/04/2026 da

A distanza di dodici anni dalla loro ultima calata nella capitale, ritornano gli Exhumed: il palco è sempre quello del Traffic Live Club – da un quindicennio buono, uno dei punti più importanti per il metal in città (e, se contiamo il periodo in cui era nella vecchia sede di Via Vacuna, prima di passare il testimone al Closer, anche di più).
In quell’occasione l’ultimo disco era “Necrocracy”, del 2013, ed erano scesi in assieme ad Aborted (che chiudevano la serata), Origin e Miasmal. Adesso invece, quattro album dopo (cinque, se contiamo anche la ri-registrazione del loro classico “Gore Metal”) si ripresentano da headliner assieme ai Gruesome, l’altro progetto del frontman Matt Harvey che propone brani originali (a differenza dei Left To Die, dove pure milita, per esempio) ma pedissequamente fedeli al sound dei Death dei primi tre album.

Ad aprire le danze ci sono i GUINEAPIG, band a metà tra Roma e l’Abruzzo, ormai una realtà più che rodata in quello che è il ‘groovy’ goregrind (cioè il filone con sensibilmente meno blast-beat di quello tradizionale e più legato a quanto proposto da formazioni come i Gut).
Il loro è uno stile che ha saputo negli anni farsi notare, riprendendo a piene mani dai Cock And Ball Torture, ma con molta più ‘voce naturale’ e tanto meno pitchshifter, con riff di chitarra che spesso possono ricordare i Meshuggah (quindi con un’accordatura molto bassa).
Rispetto ad altre formazioni come Gutalax o Rompeprop (con i quali hanno anche condiviso uno split), i quali invece puntano molto sul groove dei propri brani, dal vivo i nostri vanno più al sodo, con un set molto di maggiore impatto, molto ben bilanciato tra parti più cadenzate e quelle più veloci, in modo da avere un sound molto equilibrato tra tensione e profondità nei ritmi più lenti.
Nel complesso, un concerto molto buono, con una nota a margine: fa un po’ strano vedere diversi ragazzini fare crowdkilling, una delle classiche mosse che ritroviamo nei pit dei concerti deathcore, come se il  genere dei Guineapig venisse più associato a quella scena che al metal estremo più datato.

Seguono, dopo un veloce cambio palco, i GRUESOME, nella loro prima apparizione in città, aprendo il live con “Trapped In Hell”.
Il locale nel frattempo inizia già un po’ di più a riempirsi, e le sonorità sono ora settate verso l’inizio degli anni Novanta. Il progetto, con ormai già un abbondante decennio di carriera alle spalle, ricalca in maniera molto fedele il sound dei Death dei primi tre album ma – a differenza di semi-tribute band con ex membri e non al loro interno, come Death To All e Left To Die (dove alla voce e alla chitarra c’è sempre lo stesso Harvey) – i brani sono tutti originali.
Il materiale di questa sera riprende da un po’ tutta la discografia della band, con maggiore focus sull’ultimo “Silent Echoes” del 2025 (più vicino a “Spiritual Healing” o a “Human” che a “Leprosy”, come invece in alcuni capitoli precedenti).
La scaletta quindi è ben bilanciata tra parti più tecniche e quelle invece maggiormente vicine al death metal come veniva inteso nella seconda metà degli anni ’80, senza lasciare fiato agli spettatori.
Il materiale eseguito è tratto in maniera equilibrata da tutta la discografia della band, con diversi estratti dall’ultimo “Silent Echoes” (“Frailty”, “A Darkened Window”) ma dando spazio anche a pezzi più datati (“Dimensions of Horror”, “Seven Doors” e “Savage Lands”).
Il pubblico risponde molto bene ad una performance compatta e senza difetti nell’esecuzione: ormai questa è una realtà che ha saputo farsi strada facilmente nel panorama estremo, riproducendo un sound in maniera impeccabile e ricevendo ottimi feedback fin da subito. D’altronde, se vedere dal vivo i Death è impossibile (se non nelle incarnazioni che sopra menzionate), accontentarsi di un’ottima riproposizione non è per forza una scelta sbagliata.

Passata la consueta mezz’ora di cambio palco, arriva il turno degli EXHUMED: Matt Harvey è nuovamente al centro della scena, così come il banner della band (quello dei loro predecessori era caduto durante il live, rivelando quello degli headliner e creando un po’ di confusione su chi stesse suonando).
Ai lati del palco ci sono due televisori che propongono un filmato diverso ad ogni canzone: essendo il tour promozionale di “Red Asphalt”, che ha come tematica i pericoli delle strade americane, gli incidenti stradali e la vita on the road, durante i pezzi tratti da quel disco vengono proiettati spezzoni di film, probabilmente risalenti agli anni ’70, girati in macchina in diverse città statunitensi (si intravede per esempio anche uno spezzone del finale del celebre “Crash”, film di David Cronenberg tratto dal romanzo di J.G. Ballard).
La band è veramente al massimo della forma, sia dal punto di vista dell’esecuzione che della tenuta del palco: i vari musicisti si spostano in maniera molto agile da una parte all’altra anche in uno spazio molto ristretto come quello del Traffic. La scaletta contiene molto materiale nuovo (“Unsafe At Any Speed”, “Red Asphalt”, “Shovelhead”, “The Iron Graveyard” e “Symphorophilia”), ma anche molti classici del passato, come “The Matter Of Splatter”, “Vacant Grave”, “Necromaniac” ed “Enucleation”.
Non c’è sul palco la loro mascotte, il chirurgo Dr. Philty, lasciando al bassista Ross Sewage il compito di intrattenere il pubblico verso la fine della setlist, il quale prima beve il sangue dal collo di una finta testa mozzata e poi lo sputa verso le prime file.
Il concerto si conclude con un’encore, una cover riuscita di “Detroit Rock City” dei Kiss alla quale segue “Limb From Limb”, terminando un’esibizione a dir poco perfetta e molto apprezzata dagli spettatori.
Una grande nota di merito per Matt Harvey, il quale è riuscito in maniera impeccabile e senza sbavature a gestire due concerti di fila come frontman, suonando la chitarra e cantando in due modi diversi: prima seguendo il registro tipico del primo Chuck Schuldiner con i Gruesome e poi con il consueto screaming che troviamo negli Exhumed.

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