07/12/2010 - Finntroll + Samael + Rotting Christ + Metsatoll + Nothnegal @ Magazzini Generali - Milano

Pubblicato il 13/12/2010 da

Introduzione a cura di Marco Gallarati
Report a cura di Dario ‘CryingGuitar’ Cattaneo e Marco Gallarati


E’ uno stranissimo accrocchio di gruppi, quello che ci attende in questa Immacolat(issim)a Concezione 2010 ai Magazzini Generali di Milano, ormai seconda casa a tutti gli effetti – dopo l’Alcatraz – dei concerti meneghini: pensate, ci aspettano band provenienti dall’arcipelago delle Maldive (!!), dall’Estonia, dalla Grecia, dalla Svizzera e dalla Finlandia, per un giro d’Europa ed in parte extra-Europa per nulla da ridere. I Finntroll sono i designati headliner di questa tournée e, stando esclusivamente all’ampiezza della loro fanbase, la posizione è ineccepibile; la storia del metallo però ben ci insegna che Rotting Christ e Samael sono due formazioni altresì quotate, fortissime di una loro personalità e proponenti black metal similmente atavici ma ora del tutto agli antipodi; i bravissimi Metsatoll e gli ancora poco (pochissimo?) noti Nothnegal completano una line-up assortita, che si è data battaglia nella venue milanese, forte di un rispetto impeccabile degli orari e di un responso di pubblico non eccezionale ma sicuramente partecipe. E allora su, sbrighiamoci ad entrare che i maldiviani sono già sul palco…

NOTHNEGAL

Provenienti da Malé, atollo principale dell’arcipelago maldiviano, i Nothnegal hanno il compito di aprire la serata, e lo fanno fornendo ai pochi presenti sotto il palco un black metal sinfonico con qualche innesto e rallentamento più progressivo, ma tutto sommato non troppo originale. Anche se la discografia del gruppo comprende per ora il solo EP “Antidote of Realism”, i membri sono tutt’altro che principianti, dal momento che dietro i tamburi troviamo Tuomas Saukkonen (Before The Dawn, Black Sun Aeon) mentre alle tastiere presiede Marco Sneck, di Poisonblack e Kalmah. Purtroppo anche la presenza di questi nomi più famosi fa poco per dare la scintilla in più che servirebbe ad uno show che non ci mostra appieno le potenzialità del gruppo. Affetti da un suono che impasta le tastiere (elemento che invece da disco risulta vincente per la formula della band) e che sorprendentemente fa sparire il pedale durante i frequenti pezzi in blastbeat, i Nothnegal non riescono perciò a puntare sulle peculiarità che caratterizzerebbero la loro proposta, finendo così per sembrare ancora molto acerbi ed appiattendo la propria proposta musicale su sole basi black, confondendosi in questo modo con la marea di band minori che propongono black metal anonimo e senza spunti. Con l’eccezione di pochi momenti in cui qualche fan prova a cimentarsi in un non molto convinto pogo, la mezzoretta a loro disposizione finisce senza momenti degni di nota, chiedendosi come saranno i concerti successivi…
(Dario ‘CryingGuitar’ Cattaneo)

METSATOLL

Seconda in scaletta troviamo una piacevole sorpresa: gli estoni Metsatoll, che si presentano puntuali sul palco dei Magazzini Generali, pronti ad inondare un pubblico a poco a poco sempre più numeroso con l’energia e i ritmi del loro folk metal a base di ritmiche robuste e popolari melodie. Anche se sono solo le 19 e siamo solo agli inizi della serata, l’audience sembra senza alcun dubbio gradire il riuscito connubio tra suoni prepotentemente metallici e le melodie folkeggianti tessute da numerosi strumenti etnici, tutti suonati dal bravo ‘Varulven’ Õunapuu; ed accompagna così con applausi, mani alzate e un frequente headbanging i ritmi forsennati dei quattro musicisti. Anche l’occhio rimane appagato da questo breve ma intenso show, e i fan presenti possono divertirsi nel vedere il già citato Õunapuu destreggiarsi tra flauti, la stravagante cornamusa estone ed il sitar; così come nel seguire le simpatiche movenze sul palco del leader Markus ‘Rabapagan’ Teeäär. Alla già di per sé buona performance, si aggiunge anche l’ottima prestazione del batterista Atso, davvero degna di nota per precisione, dinamismo e coinvolgimento. Lo show si chiude dopo solo una quarantina di minuti tra meritati applausi e facce soddisfatte. Davvero bravi, soprattutto considerato che, tra i cinque act presenti, i Metsatoll erano gli unici praticamente privi della componente black metal comune invece alle altre band; e che quindi hanno dovuto sostituire questo elemento con altri diversi, puntando sulla simpatia e sul coinvolgimento. Promossi!
(Dario ‘CryingGuitar’ Cattaneo)

ROTTING CHRIST

Cambio di palco velocissimo tra Metsatoll e Rotting Christ, ed in men che non si dica ecco partire l’epica ed evocativa intro tratta dal film ‘300’. Con il batterista Themis Tolis già in postazione, Sakis, Andreas e George non si fanno attendere e non appena decolla il coro registrato delle Pleiades, il leader maximo dei greci ci spiana in fronte un bel bestemmione e fa deflagrare in tutta la sua potenza il brano “Aealo”, già dotato di suoni sufficientemente chiari e apripista fragoroso per questo atteso ritorno degli ellenici in terra italica. Al Wacken di quest’anno avevano suonato una mezzoretta, oggi hanno un minutaggio superiore, ma l’intensità ed il trasporto – nonché una setlist forse un po’ scontata – non cambiano di una virgola. Sakis si prende per sé tutte le luci della ribalta e con la sua rozzezza spontanea e genuina ci guida attraverso le melodie ed il grezzume delle varie “Athanati Este”, “Eon Aenaos”, “King Of A Stellar War” – accolta molto bene da un’audience evidentemente preparata anche sul materiale più datato dei greci – e “The Sign Of Prime Creation”. E’ con “Phobos’ Synagogue” che però, a parere di chi scrive, i Rotting Christ raggiungono l’apice dello show, chiuso da una “Noctis Era” sputata col sangue e con le ultime forze sul pubblico ancora voglioso di musica. A tratti un po’ monotematico e forse bisognoso di qualche backing vocals (che certamente non guasterebbero in impatto), lo spettacolo del combo greco si è dimostrato ancora una volta una grande certezza in sede di coinvolgimento e spargimento di sudore. Fuoco, Morte e Paura.
(Marco Gallarati)

SAMAEL

Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie la performance dei Samael di supporto ai Paradise Lost, esattamente un anno fa ed esattamente nello stesso luogo. Il timore è che si possa riascoltare la notevole cacofonia sonora di allora, considerata l’importanza che la calibrazione dei suoni ha per il quartetto svizzero, in procinto di pubblicare un nuovo album ed in grado di presentare stasera due nuove composizioni. Non solo novità, però, ci offrono oggi Vorphalack, Xytras, Masmiseim e Makro: sappiamo bene quanto la band tenda alla sperimentazione, perciò non ci stupiamo molto quando ci si rende conto che alcuni pezzi vengono proposti con nuovi arrangiamenti e nuove basi, tali a tratti da rendere irriconoscibile – ad esempio – la partenza della storica “Rain”, onestamente molto penalizzata da una nuova versione troppo confusionaria. “The Ones Who Came Before” apre invece la setlist e, grazie al sapiente uso dell’impianto luci e a video di stampo mistico proiettati su tre teli nel background, riesce subito ad immergere gli astanti in un clima alieno e futurista, nel quale il dimenarsi di Xy e di Mas e l’apparente freddezza di Vorph sono i due estremi. Bisogna purtroppo evidenziare come, durante lo show dei Samael, buona parte della gente ne abbia approfittato per andare a farsi un giro per il locale: vero che il quartetto, nel lotto di gruppi odierni, è il più ostico e particolare da apprezzare, ma l’impatto coreografico-visivo degli elvetici è sempre un bel vedere. Eccezionale la resa di “Reign Of Light” e “Year Zero”, scadenti invece “Black Hole” e “Jupiterian Vibe”, mentre sono piaciuti entrambi i pezzi nuovi, “Antigod” ed un’altra canzone di cui non abbiamo afferrato il titolo. Ha chiuso “My Saviour”, che ci ha permesso di salutare i Samael con applausi, al termine di un concerto altalenante e sorprendente e che certo non sarà piaciuto a tutti.
(Marco Gallarati)

FINNTROLL

Intorno alle 21:30 si giunge infine al momento tanto atteso dalla maggior parte dei presenti ai Magazzini Generali. Un folto movimento di fan verso le prime file compatta tutti i presenti sotto il palco, mentre si aspetta impazientemente che i sei troll finlandesi diano fuoco alle polveri per concludere una serata che di musica ce ne ha già data tanta. Senza farsi troppo attendere, gli headliner salgono sul palco dando il via alle loro quasi due ore di concerto con la diretta “Solsagan”, e cominciando fin da subito a far muovere tutti i presenti in una danza scatenata sotto il palco. Ancora una volta i suoni non sembrano essere perfetti e le tastiere e gli inserti folk rimangono poco evidenziati sopra il monolitico marasma ritmico proposto dalla band, ma la cosa sembra effettivamente interessare davvero a pochi. Attivi dal 1997 e con sette dischi all’attivo, dei Finntroll si può dire di tutto salvo che siano novellini del palcoscenico e, negli anni passati a calcare palchi di ogni nazione, i nostri hanno capito che quello che vogliono le orde di fan che ogni volta accorrono ai loro concerti è, più che un’esecuzione precisa ed impeccabile, piuttosto la possibilità di fare casino e muoversi al tempo dei loro ritmi indemoniati. Forti di questa convinzione e del fatto che la loro musica è già di per sé naturalmente indirizzata verso la resa dal vivo, i sei musicisti finlandesi danno dunque ai loro seguaci esattamente ciò che vogliono, fornendo alle orecchie già provate dei presenti una quindicina di pezzi presi un po’ da tutti gli album, pagando pegno all’ultimo “Nifelvind” sull’inizio del concerto ma pescando poi dall’amato “Nattfödd” per le parti centrali. E così, tra le varie “Nedgang”, “Nattfodd”, “Elytres” e così via, scorre in maniera abbastanza veloce un concerto fatto di brani che si sostengono su esecuzioni velocissime e su di un volume improponibile. Senza quasi mai scendere sotto il 180 di metronomo si susseguono dunque tutte le canzoni della setlist, in un caos di grida inneggianti la band, mani alzate al cielo, teste che sbattono ed un pogo di cui raramente se ne è visto di eguali; pogo che raggiunge il suo apice con “Trollhammeren”, attesissima bomba live che trasforma almeno metà del terreno libero dei Magazzini in un autentico campo di battaglia dove truci metallari, ma anche gentili e minute pulzelle per nulla preoccupate della propria incolumità fisica, si lanciano senza pensarci due volte. Tirando le fila della prestazione, si deve ammettere che lo show non ha mostrato particolari punte, e soprattutto non ci ha detto nulla che già non avessimo visto sulle caratteristiche dei singoli performer sul palco; ma innegabilmente è riuscito con la sua irruenza a suscitare l’entusiasmo dei fan, mantenendo il coinvolgimento della maggior parte dei presenti su livelli alti dal primo all’ultimo brano. Ma d’altronde… chi si aspettava qualcosa di diverso da loro?
(Dario ‘CryingGuitar’ Cattaneo)

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