12-13/06/2025 - FIRENZE ROCKS 2025

Pubblicato il 24/06/2025 da

Introduzione di David Scatigna,
Report di giovedì 12 giugno di Elisabetta Scatigna
Report di venerdì 13 giugno di Elena Scatigna
Fotografie di David Scatigna

Anche quest’anno si è svolto il Firenze Rocks, uno degli eventi musicali in Italia capace di richiamare – grazie alle band in cartellone, quest’anno composto da Guns N’ Roses, Korn e Green Day come headliner delle tre giornate – davvero grandi numeri in termini di pubblico: alla fine dell’evento avranno partecipato circa centodiecimila persone, un buon numero di fan a sottolineare come molti ancora apprezzino e partecipino a questi tipi di eventi.
Il festival si è tenuto alla Visarno Arena nel Parco delle Cascine di Firenze, uno spazio immenso circondato dal verde, ma che purtroppo è stato attrezzato con poche zone d’ombra per avere un minimo di refrigerio dai quaranta gradi con cui ci ha accolto Firenze in queste prime giornate afose di giugno.
Al caldo si sono aggiunti problemi di gestione del flusso di persone che ha portato a lunghe code in entrata e a scelte discutibili come la mancanza di acqua se non limitata a delle docce ‘rinfrescanti’, prezzi sopra la media come acqua a 4€ e birre a 9/10€ e bagni a pagamento in versione ‘premium’. A tutto questo aggiungiamo anche la presenza del ‘super pit’ ovvero un pit dentro il pit, riservato a chi aveva acquistato i pacchetti ‘experience’.
Da sottolineare anche che purtroppo una parte del pubblico si è presentata all’arena esclusivamente per gli headliner, arrivando solo verso sera, ma i veri fan erano già pronti sin dal mattino per assicurarsi i posti migliori sotto il palco per gli attesissimi headliner delle serate.
Vi lasciamo al nostro report di due giorni su tre: buona lettura!

Pubblico – Firenze Rocks – 13 giugno 2025 – Foto David Scatigna

GIOVEDÌ 12 GIUGNO

Ci stupiamo che i primi a suonare sul palco del Firenze Rocks siano i DIRTY HONEY, band di Los Angeles attiva dal 2019 che ha già una discreta esperienza live e che già in passato ha affiancato, e non solo, proprio i Guns N’ Roses.
Il quartetto capitanato alla voce da Marc LaBelle sale sul palco e riesce subito a coinvolgere il poco pubblico presente con il loro hard rock in stile anni Settanta e Ottanta e influenzato ovviamente dai Guns N’ Roses stessi. I losangelini iniziano il concerto con il singolo “Won’t Take Me Alive” tratto dal loro ultimo album e dando subito uno sferzata alla giornata grazie ai riff graffianti del chitarrista John Notto; si prosegue poi rapidamente e con pochi fronzoli preferendo la musica alle chiacchiere anche per il poco tempo a loro riservato per chiudere la prestazione con il brano che li ha resi famosi, “When I’m Gone”, che ha convinto il pubblico che li ha salutati con un applauso meritatissimo. Ottima scelta per questo festival ma che sicuramente avrebbe dovuto aver maggior considerazione visto la caratura degli artisti.
Come seconda band arrivano THE WARNING, tre sorelle messicane direttamente da Monterrey, Dani alla voce e chitarra, Paulina alla batteria e Alejandra al basso. Giovanissime ventenni ma già molto esperte (sono nel giro musicale da svariati anni), portano sul palco tutto la loro grinta e carisma: il concerto si è aperto con la potente “S!CK”, seguita da “Satisfied”, che ha immediatamente coinvolto il pubblico.
Momento particolarmente apprezzato è stato l’esecuzione di “Qué Más Quieres”, cantata interamente in spagnolo, che ha permesso alle ragazze di mostrare le loro radici messicane e ha scatenato l’entusiasmo della folla.
Purtroppo, il gran caldo della giornata ha messo a dura prova i vari artisti alternatisi sul palco: durante le ultime canzoni, inclusa la bellissima “Automatic Sun” che ha chiuso l’esibizione, Dani ha dovuto cercare rifugio all’ombra del palco, dimostrando comunque una professionalità esemplare nel portare a termine lo spettacolo nonostante le condizioni climatiche proibitive.

Pochi giorni dopo il trionfale concerto di Padova, i RIVAL SONS hanno portato il loro sound anche sul palco del Firenze Rocks, confermando ancora una volta di essere una delle band più solide e coinvolgenti del panorama. Il quartetto californiano, guidato dal carismatico frontman Jay Buchanan, ha offerto una performance di altissimo livello davanti al pubblico.
Saliti sul palco, sono partiti immediatamente con “End of Forever” per poi proseguire con una buona selezione di brani presi dalla corposa discografia della band. Le chitarre di Scott Holiday si sono confermate l’elemento distintivo della band, con il suo stile inconfondibile che ha illuminato brani come “Electric Man” e “Open My Eyes”.
La sua tecnica raffinata e il suono potente hanno dominato la scena, supportato perfettamente dal basso di Dave Beste e dalla batteria energica di Mike Miley. L’intesa tra i musicisti, maturata in anni di tour mondiali, si è vista chiaramente nell’esecuzione impeccabile di ogni brano. La parte finale del concerto ha visto eseguire alcuni dei brani più significativi della loro discografia, con la chiusura in grande stile con “Secret”, interpretata alla perfezione da Jay.

Rival Sons – Firenze Rocks – 12 giugno 2025 – Foto David Scatigna

A sorpresa, non tanto per la fama che è meritata ma per il genere musicale completamente diverso rispetto al resto della giornata, arrivano i FALLING IN REVERSE.
Ronnie Radke, vero e proprio deus ex machina del gruppo, ha dominato la scena dall’alto della sua passerella rialzata, confermandosi un frontman di primissimo livello e relegando (come da sempre) a comparse il resto della band.
Chi ha avuto il piacere di vederli come headliner – magari al chiuso – sa che lo spettacolo della band si basa molto sugli effetti pirotecnici, ma la luce del sole ha inevitabilmente sacrificato un po’ la potenza visiva delle fiammate, che comunque hanno avuto il loro impatto sullo show. Una delle novità più significative della formazione è stata la presenza di Daniel ‘DL’ Laskiewicz, ex Bad Wolves, nuovo bassista della band che si è dimostrato elemento fondamentale non solo per le linee di basso ma soprattutto per le backing vocals. La sua esperienza ha fornito un supporto vocale solido a Radke, permettendo al frontman di concentrarsi ancora di più sulla sua performance scenica.
Il leader dei Falling in Reverse si è confermato un performer nato, capace di catalizzare l’attenzione dell’intero pubblico dalla sua posizione sopraelevata rispetto al resto della band: il suo essere a proprio agio sotto i riflettori è emerso chiaramente quando, durante i passaggi vocali più impegnativi, ha mimato con le mani il raggiungimento delle note acute, un gesto teatrale molto enfatizzato, a sottolineare le proprie capacità tecniche.
La scaletta ha attinto ampiamente dal vecchio catalogo con brani come “I’m Not a Vampire” e “Fuck You and All Your Friends”, intervallati da momenti più recenti come “Bad Guy”. Poi è arrivato il turno di “All My Life” con la sua fusione country-deathcore, per poi arrivare a “Ronald” e “Watch the World Burn” che hanno chiuso in grande stile una performance che, nonostante le condizioni diurne non ideali per gli effetti scenici, ha dimostrato la forza scenica di Ronnie Radke.
Osservare il pubblico durante lo spettacolo ci ha lasciato con un sorriso e qualche riflessione: da una parte i giovani fan dei Falling in Reverse che conoscevano ogni parola dei brani e si scatenavano sulle parti più aggressive, dall’altra i genitori evidentemente presenti per i Guns N’ Roses che osservavano perplessi, chiaramente non comprendendo il cantato in growl di Radke.

Setlist:
Highway to Hell (AC/DC song)
Prequel
Zombified
I’m Not a Vampire
Fuck You and All Your Friends
Bad Guy
Losing My Mind
Just Like You
NO FEAR (Performed Offstage)
All My Life
Popular Monster
Voices in My Head
Ronald
Watch the World Burn
We Are the Champions (Queen song)

Falling In Reverse – Firenze Rocks – 12 giugno 2025 – Foto David Scatigna

Finalmente arrivano gli headliner, le leggende del rock: c’è chi è venuto al festival solo per vedere i GUNS N’ ROSES, chi li attende da tutto il giorno sotto il sole cocente, ma tutti sono incollati con lo stesso sentimento adulatore agli schermi, il modo migliore per vedere effettivamente i musicisti sul palco suonare il loro leggendario hard rock ruvido e un po’ stradaiolo e non solo dei pallini colorati da lontano nelle prime file.
Togliamoci subito il peso di parlare dell’elefante della stanza: Axl Rose è davvero così penoso nel cantare? No. Non si può negare che non abbia più la stessa voce cristallina degli anni ’80 e ’90, ma chi può dire a più di sessant’anni di avere lo stesso fisico e talento di quando era giovane? Possiamo tranquillamente affermare che nonostante alti e bassi la voce di Axl è stata buona, e tenendo conto di una scaletta di oltre tre ore il pubblico non può che ritenersi soddisfatto.
Ovviamente il risultato di un concerto soddisfacente è stato raggiunto anche grazie al supporto vocale di Duff McKagan, del team di tastieristi Melissa Reese e Dizzy Reed e al prolungamento quasi asfissiante di alcuni assoli da parte di Slash che hanno allungato le canzoni ben oltre le versioni originali.
Piacevolissima sorpresa, il constatare come la sezione ritmica con l’arrivo Isaac Carpenter e l’ovvio affiatamento con Duff al basso abbia portato solidità nell’esecuzione di tutti i brani.
Partenza ovviamente con il botto con “Welcome To The Jungle” per poi attraversare tutti i classici, con “Mr. Brownstone”, “Sweet Child O’ Mine”, “Civil War” e “It’s So Easy” che hanno scatenato maggiormente il pubblico. Personalmente ci è spiaciuto per l’assenza della povera “Don’t Cry”, inspiegabilmente esclusa dal gruppo. Essendo arrivati a tre ore di concerto avrebbero potuto aggiungerla, invece hanno deciso di ‘sacrificarla’ per inserire singoli più recenti come “Absurd” e “Hard Skool”, ricevendo comprensibilmente meno entusiasmo dal pubblico.
Il gran finale, invece, con “Paradise City” conclude il concerto e manda tutti a casa contenti: il leggendario brano ha chiuso tre ore di spettacolo che hanno confermato perchè, ancora una volta, i Guns N’ Roses siano nell’olimpo delle band rock e come tutti gli Dei che si rispettano siamo sicuri che li vedremo ancora parecchie volte sui palchi di mezzo mondo.

Setlist:
Intro
Welcome to the Jungle
Mr. Brownstone
Bad Obsession
Chinese Democracy
Out ta Get Me
Live and Let Die (Wings cover)
Slither (Velvet Revolver cover)
Absurd
Double Talkin’ Jive
Coma
Yesterdays
You Could Be Mine
Knockin’ on Heaven’s Door (Bob Dylan cover)
Hard Skool
Rocket Queen
Civil War (Jimi Hendrix Vodoo Child outro)
Thunder and Lightning (Thin Lizzy cover) (Duff on vocals)
It’s So Easy
Better
Slash Guitar Solo
Sweet Child o’ Mine
November Rain
Wichita Lineman (Jimmy Webb cover)
Patience
This I Love
The General
Down on the Farm (UK Subs cover)
Estranged
Nightrain
Paradise City

Guarda qui tutte le foto della prima giornata.
N.B. Non è stata concessa alcuna possibilità di scattare foto durante il concerto dei Guns N’ Roses.

 

VENERDÌ 13 GIUGNO

Il venerdì comincia presto sotto la solita canicola, che pure non sembra fermare l’energia de LOCCASIONE, band folk-rock italiana attiva dal 2011, caratterizzata da una fusione di elementi mediterranei, cantautoriali e provocatori: ad esempio, portano sul palco momenti di denuncia riguardanti le morti sul lavoro e la situazione di conflitto in Palestina.
Senza dubbio, ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani, ricordandoci che anche noi possediamo una tradizione folkloristica che merita di essere valorizzata nel panorama rock; finiscono il loro set con la canzone più celebre, “Astemio”, probabilmente la più digeribile per avvicinarsi a questo genere.
Hanno poi proseguito gli ATWOOD, band alternative rock caratterizzata dai vocali di Alice Grupallo, la voce della band.
Provenienti da X Factor, non hanno avuto un grande seguito, ma questo non sembra fermarli, come dimostrano con i brani “Can’t Stop Me” e “So Bad”, eseguiti con grande grinta.
Purtroppo il concerto si è interrotto per un problema tecnico – sempre a causa del caldo, che ha messo alla prova durante tutto lo show anche la cantante.
Nonostante questi imprevisti i nostri hanno gestito la situazione da professionisti e hanno chiuso l’esibizione con il loro brano più celebre, “Dangerous”, caratterizzato da un sound più aggressive.

Giunto poi il momento dei SOFT PLAY, band britannica formata da Isaac Holman, cantante e batterista, e Laurie Vincent, chitarrista.
Questo duo sta guadagnando sempre più visibilità, anche grazie alla loro notevole presenza scenica: Vincent è pura energia, corre, salta e mostra anche qualche mossa di break dance, Holman emana una potenza assoluta con una voce in grado di riempire completamente la trama costruita dal resto degli strumenti.
Con audacia e grande vitalità, riescono a catturare l’attenzione del pubblico, scendendo dal palco e incoraggiando il pubblico a creare un mosh pit nonostante il sole implacabile. Rappresentano un concetto di punk autentico e senza fronzoli, caratterizzato da uno stile distintivo, ricco di sperimentazioni e con forti influenze elettroniche.
Si è continuato poi con gli ENTER SHIKARI, band britannica dal sound unico, tra elettronica, post-hardcore e sperimentazioni più rock dai contenuti anch’essi spesso di denuncia. Episodi come “{The Dreamer’s Hotel}”; “Live outside” e “The Great Unknown” sono riusciti a conquistare un ampio pubblico, suscitando l’interesse di qualche nuovo appassionato e soddisfatto i loro fan con un’esibizione vibrante e genuina.
Rou Reynolds e soci si sono poi accomiatati dal palco del Firenze Rocks con l’immancabile “Sorry You’re Not a Winner” e con la title-track del loro ultimo album appena uscito, “A Kiss for the Whole World x”.

Enter Shikari – Firenze Rocks – 13 giugno 2025 – Foto David Scatigna

Arriva poi l’atteso turno dei PUBLIC ENEMY, una vera e propria leggenda per molti dei presenti. Il duo hip-hop americano, famoso per i testi carichi di contenuti politici, non poteva non cominciare facendo un discorso di denuncia riguardo a ciò che sta accadendo nel mondo (madrepatria compresa), ma in realtà tutto il concerto è un gigantesco muro di rabbia e denuncia sociale.
Parte sul palco Flavor Flav che arriva con un paio di scintillanti occhiali, l’ormai leggendario orologio al collo e una maglietta bianca di Taylor Swift, un misto di oggetti che racchiudono tutta la sua eccentricità, a bilanciare il tutto ovviamente c’è la sobrietà di Chuck D che viene presentato come il “partner in crime” dallo stesso Flavor Flav (nonostante le tempeste passate tra i due). Il rodato duo spadroneggia sul palco e si muove alla perfezione lasciandosi l’un l’altro gli spazi con tempi perfetti, per poi ritrovarsi spalla a spalla nei momenti più intensi dei brani: tutto risulta poi perfettamente amalgamato con le coreografie dei ballerini in mimetica sullo sfondo.
Coadiuvati dai vari membri del grande collettivo che gira intorno ai Public Enemy, i nostri hanno fatto di sicuro rivivere la loro fama con “Welcome To The Terrordome” e “He Got Game”, rendendo con la loro carica più potente anche il messaggio delle loro canzoni, che continua a risuonare attuale anche oggi con “Don’t Believe The Hype” e “Bring The Noise”.
La conclusione è affidata a “Fight The Power” e un discorso emozionante che ha invitato all’unità attraverso il desiderio di pace, sottolineando come solo attraverso la collaborazione si abbia potere per controbattere.

Setlist:
Show ‘Em Whatcha Got
Miuzi Weighs a Ton
Shut ‘Em Down
Good Vibrations (The Beach Boys song)
Can’t Truss It
Black Steel in the Hour of Chaos
911 Is a Joke
Welcome to the Terrordome
He Got Game
State of the Union (STFU)
Night of the Living Baseheads
Rebel Without a Pause
Black Is Back
Harder Than You Think
Cold Lampin’ With Flavor
Can’t Do Nuttin’ for Ya Man
Tramp (Otis Redding & Carla Thomas song)
Don’t Believe the Hype
Bring the Noise
B Side Wins Again (4th Verse’s Only)
I Shall Not Be Moved
Public Enemy No. 1
Timebomb
Hands Up In The Air (Flavor Flav song)
Everywhere Man (Flavor Flav song)
By the Time I Get to Arizona
Fight the Power

Public Enemy – Firenze Rocks – 13 giugno 2025 – Foto David Scatigna

 

Infine il momento tanto atteso dai fan dei KORN arriva insieme al sollievo della sera che cala sull’area del festival.
La band esordisce con “Blind” brano iconico caratterizzato da un sound inconfondibile capace di dare i natali a un genere (il nu metal) e a centinaia di epigoni, dando il via alla serata con il solito, immancabile “Are you ready?” iniziale e proseguendo poi con una serie di successi tra “Here to stay”, “Got the Life” e “Clown”.
Davis è in forma smagliante con il suo kilt, la maglia nera e la sua celebre asta del microfono creata da H.R. Giger calamita l’attenzione del pubblico che lo segue con attenzione e viene ripagato con una performance vocale eccezionale per tutto il concerto. Non sono da meno Head e Munky, che alle chitarre investono la folla estasiata di riff eseguiti perfettamente; la nuova sezione ritmica con il duo Ra Díaz al basso e Ray Luzier alla batteria si è poi perfettamente integrata con il resto della band, tenendo i tempi come dei metronomi umani.
Sul palco arriva poi “Shoots and Ladders” con la sua celebre introduzione di cornamusa, che sfocia alla fine in “One” dei Metallica.
Jonathan Davis e compagni di strada si esibiscono senza fronzoli e teatralità, concentrandosi solo sulla musica con una canzone dopo l’altra: “Twisted Transistor”, “Dirty” e “Somebody Someone” arrivano, colpiscono e se ne vanno.
Il pubblico si scatena con “Y’all want a single” per poi continuare con “4U”, “Falling Away From Me” e “Divine”, prima di concludere con “Freak On A Leash”.
Il tono finale poi si smorza un po’ alla fine, ma in modo simpatico, quando il pubblico intona “Happy Birthday” al batterista Luzier.
Così termina il concerto dei Korn che hanno portato di sicuro un riassunto completo della loro carriera musicale, facendo rivivere ai fan il tormentato cammino che li ha resi celebri e amati.

Setlist:
Intro (excerpt bassline from “It’s On”)
Blind
Twist
Here to Stay
Got the Life
Clown
Did My Time (Followed by instrumental jam)
Shoots and Ladders (w/ “One” snippet as outro)
Cold
Ball Tongue (w/ “La-di-da-di” snippet)
Twisted Transistor
A.D.I.D.A.S.
Dirty
Somebody Someone
Y’All Want a Single
4 U
Falling Away From Me
Divine
Freak on a Leash

Guarda qui tutte le foto della seconda giornata.

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