30/11/2017 - FIVE FINGER DEATH PUNCH + IN FLAMES + OF MICE & MEN @ Gran Teatro Geox - Padova

Pubblicato il 05/12/2017 da

Report a cura di Maurizio “Morrizz” Borghi
Fotografie di Enrico Dal Boni

Chi scrive non passava dal Gran Teatro Geox dal 2011, anno in cui Megadeth e Slayer diedero spettacolo come costola dei Big Four. Da quella data l’arco-struttura ci appare nettamente migliorata: all’ingresso, l’area ristoro presenta un bar ben fornito, servizi impeccabili, tavolini e una serie di hostess/stewart agghindati di tutto punto… di sicuro non la solita location per un concerto metal! Guardando l’area merch, sempre all’interno del lounge, quindi fisicamente separata dall’arena, i Five Finger Death Punch la fanno nettamente da padrone, con moltissimi oggetti tra cui spiccano le (costosissime) jersey. Una volta entrati, il palco è decisamente degno di nota, così come platea e tribuna digradanti che assicurano un’ottima visuale a tutti i presenti. Unica nota negativa il parcheggio decisamente caro (8 euro) e i controlli sin troppo zelanti, che hanno contribuito al formarsi di una lunga coda all’ingresso. In questo novembre ricchissimo di appuntamenti, che si concentrano però fortissimamente nel milanese, questa data nel Nord-Est italico assume i connotati di evento per molti…

 


OF MICE & MEN

Agli Of Mice & Men tocca l’ingrato compito di suonare mentre il pubblico sta pazientemente facendo la fila per entrare nel locale: il colpo d’occhio è francamente deprimente per i californiani, almeno nei primi pezzi resteranno infatti a suonare davanti ad una cinquantina di persone. Aaron Pauley e compagni sono però in un momento critico della propria carriera e lo affrontano di petto, decisi a dimostrare che anche senza il poster boy Austin Carlile la band ha senso di esistere e possiede un futuro. Eccoli quindi convinti e compatti in questa grande occasione, in una mezz’ora scarsa davvero decisa e senza sbavature. I ciuffi emo sembrano un lontano ricordo, gli OM&M di oggi sono un buon gruppo tra il metalcore e il metal melodico degli ultimi In Flames. “Unbreakable” e “Warzone”, nuovi pezzi dal prossimo “I Defy”, suonano benone dal vivo, così come i classici “Public Service Announcement” e la conclusiva “The Depths” vengono padroneggiate con piglio e maestria, senza colpo ferire. Per quanto è stato possibile vedere, considerando il pieno supporto di Rise Records, si può tranquillamente dire che il viaggio degli OM&M non è per nulla finito.

 

IN FLAMES
Quando è il momento degli In Flames la situazione è chiaramente diversa: il Gran Teatro Geox è decisamente popolato (anche se non fino al sold out), caldo e pronto all’esibizione delle leggende di Goteborg. Se non fosse per la presenza dei numerossissimi fan dei Death Punch, potrebbe essere tranquillamente un concerto da headliner, visto che il minutaggio arriverà ad essere, di poco, il più ampio della serata. Il telone grigio che copre il palco cade sulle note di “Drained” e i presenti accolgono con un boato Anders Fridén, Björn Gelotte il loro team di soldati scelti, tra i quali una sezione ritmica completamente a stelle e strisce (Joe Rickard alla batteria e Bryce Paul al basso). I capisaldi che hanno reso gli In Flames una certezza dal vivo vengono tutti rispettati. In primis c’è l’impatto scenico, costituito da un lightshow di primissimo livello, un video wall che copre tutto il retro del palco e movimenta l’intera esibizione e i musicisti, come sempre ultraprofessionali, in formazione 3+2 con batteria e tastiere sopraelevate. C’è poi la scaletta, che pur essendo sbilanciata sull’ultimo bistrattato “Battles” riesce a pescare da tutta la seconda parte di discografia del gruppo – da “Reroute To Remain” in poi – in un susseguirsi di hit parecchio incisive che rappresentano, volenti o nolenti, quelli che sono gli In Flames negli ultimi quindici anni, che sono poi gli IF che vanno in tour con formazioni di metal moderno come i 5FDP, e gli IF che hanno sempre voluto spingere verso la melodia e il rinnovamento, per pura autorealizzazione. Nel cuore della scaletta, comunque, arrivano anche “Only For The Weak” (da “Clayman”) e la doppietta “Moonshield”/”The Jester’s Dance” (da “The Jester Race”) come contentino per tutti coloro che hanno adorato la monumentale fase death metal del gruppo. Ovviamente il top restano “Take This Life”, “Trigger” e “The Quiet Place” per chi scrive, ma bisogna ammettere che la recentissima “The End” si merita appieno di chiudere la scaletta. Fridén al solito non è certo un mattatore, senza troppe chiacchiere conduce comunque il concerto in maniera sorniona e sorridente, fino ad un commento ironico sugli smartphone alzati che recita più o meno come ‘fate foto, registrate, twittate e instagrammate tutto quello che volete… ma ogni tanto ricordatevi anche che siamo a un concerto e cantate, gridate e sbattete la testa!’. Tutto bene, dunque, a parte un vistoso calo vocale del frontman negli ultimi pezzi, niente che l’entusiasmo del pubblico non abbia potuto compensare. Riusciranno i Five Finger Death Punch a tener loro testa?

 

FIVE FINGER DEATH PUNCH
Guardandoci in giro non abbiamo mai visto un pubblico tanto numeroso ed ansioso per i Five Finger Death Punch: centinaia di giovani ragazzi e ragazze (l’appeal col gentil sesso non è per nulla scontato) con la maglia del gruppo e la mano rossa pitturata sul volto sono pronte ad accogliere la formazione di Las Vegas, molti più di coloro che li avevano accolti a giugno a Milano, all’alba del periodo più nero che la band ad oggi abbia vissuto. Appena dopo la data dell’Alcatraz, c’è stato il ‘meltdown’ di Tillburg ma per i 5FDP lo stop non è mai un’opzione: chi ha il coraggio di annunciare un tour da co-headliner con gli In Flames dopo aver spedito il cantante in rehab? I social media svelano chiaramente che il ‘panchinaro’ Tommy Vext è ancora in tour con la band, la situazione sarà davvero tranquilla? Anche qualche mese fa sembrava tutto ok invece… Spiando la situazione dietro le quinte, possiamo dire che il clima è decisamente diverso. Moody è presente, sereno ed impegnato con diversi addetti ai lavori. Scherza in maniera bonaria con i compagni di band e i componenti degli altri gruppi. Ha preso qualche chilo e si sta tatuando le bandiere degli stati di questo tour sulla gamba, come se avessero un significato importante. Solo il tempo saprà rivelare l’esito del periodo di riabilitazione, ma a quanto si è visto a Padova la strada sembra essere quella buona. Il concerto parte sulle note di “Lift Me Up” e si concluderà con “The Bleeding”. Di sicuro è l’ennesimo ‘more of the same’, con zero novità in vista per chi conosce la band a menadito. D’altro canto siamo comunque davanti a uno dei set meglio costruiti in circolazione, che riesce a rappresentare le diverse sfumature e i pregi del gruppo utilizzando le hit più grosse in discografia. La scenografia di palco (un mega teschio con mazze da baseball incrociate sospeso sopra la batteria) per qualche motivo non è stata montata stasera (palco troppo piccolo?); di conseguenza, Moody decide di compensare regalando un’esperienza sul palco a una ventina di fortunati per il classico siparietto su “Burn MF”. E’ lui a impadronirsi di tutti i riflettori, sia nei momenti più elettrici come quello appena citato, sia nell’ormai usuale intermezzo acustico, nel quale si scusa pubblicamente coi presenti per il comportamento irresponsabile prima di eseguire l’eloquente “I Apologize”. La band è come sempre impeccabile, spavalda e sicura di sè: Kael raddoppia al microfono sulle parti più heavy e fa headbang con i dread della barba; Zoltan sorride compiaciuto, guarda tutti negli occhi e gratifica le prime file; Hook si esalta con gli assoli e presenta una nuova chitarra che spara laser rossi; Jeremy picchia sodo e si alza appena può per raccogliere la sua fetta di applausi. Tommy Vext? Nemmeno dietro le quinte, sta giustamente sugli spalti. Al contrario di Fridén, è la band stessa ad incitare l’uso dei cellulari per la conclusiva “The Bleeding”, che suggella un concerto emozionante per tutti i presenti, magari con qualche piccola sbavatura in più del solito ma costantemente esaltante. Sarebbe stato bello ascoltare “Trouble” o “Gone Away”, gli inediti dal greatest hits da poco nei negozi, ma non ci lamentiamo. ‘Non mi sono perso un cazzo, allora’, potrebbe dire chi non ha presenziato. Nulla, a parte quello che ad oggi è stato il più grande concerto dei Five Finger Death Punch in Italia, che va a a colmare almeno parzialmente il gap tra il successo nella penisola e quello nel resto d’Europa e degli Stati Uniti.

 

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