14-16/08/2025 - FRANTIC FEST 2025 @ Tikitaka Village - Francavilla Al Mare (CH)

Pubblicato il 25/08/2025 da

Introduzione di Alessandro Elli
Report di Denis Bonetti e Alessandro Elli
Fotografie di Benedetta Gaiani

Il Frantic Fest è ormai un appuntamento fisso dell’estate metal italiana: nato nel 2017 grazie alla passione di alcuni persone da tempo coinvolte nella scena locale, il festival è infatti arrivato alla settima edizione, evolvendo la propria proposta anno dopo anno, nonostante tutte le difficoltà che, possiamo immaginare, l’organizzazione di uno spettacolo del genere possa comportare, tra cui la sospensione forzata di qualche anno orsono per la pandemia di Covid.
L’evento si svolge da sempre all’interno del Tititaka Village, un centro sportivo situato nella località balneare di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti ma a pochi chilometri da Pescara, in una situazione ideale per chi vuole parteciparvi senza però rinunciare a qualche giorno di spiaggia.

I concerti si alternano su due palchi, senza alcuna sovrapposizione, dalle 15 fino all’1 circa: l’obiettivo è da sempre quello di alternare band note con altre provenienti dall’underground più sano e profondo, in un ventaglio di sottogeneri metal ed affini che comprende death, black, doom, sludge, punk, hardcore, post-rock, elettronica, oltre ad avanguardie e sperimentazioni varie, e quest’anno, in modo particolare, la mescolanza di stili, anche all’interno della stessa giornata, sembra essere ancor più marcata e ricercata.

Il Frantic Fest, però, non è solo musica: l’intrattenimento è affidato a “Sarapanda”, versione in salsa metal del celebre programma televisivo, e, per il secondo anno consecutivo, alla registrazione di tre puntate live del podcast “Si stava meglio quando si stava metal”, mentre la presenza di numerosi stand di distro, artigianato e libri permette agli avventori di prendersi una pausa durante le esibizioni.
Anche la qualità dei servizi offerti denota una cura sicuramente superiore alla media: un’ampia selezione di birre, una cucina fornita con diversi piatti e a prezzi contenuti, dai tipici arrosticini fino alla pizza, senza trascurare alternative vegetariane e vegane, bagni con docce al chiuso accanto a quelli chimici, un metodo di pagamento cashless con l’utilizzo di un braccialetto e relativa app agile e veloce, che permette di evitare code eccessive, un’area campeggio di discrete dimensioni, tavolini al di fuori dello spazio concerti, acqua potabile gratuita e punti d’ombra necessari per ristorarsi dalle temperature infernali raggiunte soprattutto durante le ore pomeridiane.

Per quanto riguarda l’affluenza, possiamo confermare l’andamento delle edizioni precedenti: una buona partecipazione nelle prime due giornate ed una crescita nell’ultima, con una mole di pubblico decisamente superiore, gestita con tranquillità grazie agli ampi spazi ed alla buona organizzazione. L’età media, come purtroppo da tendenza ormai da anni agli spettacoli metal, appare piuttosto elevata, ma la presenza di gruppi di giovani rappresenta sicuramente una speranza per il futuro della nostra musica preferita.
Come già accennato, la direzione intrapresa a livello musicale, ribadita con ancora più forza quest’anno, è quella di avere accostamenti arditi, e ci sembra essere una scelta vincente poiché, a fronte di pochi che avrebbero preferito una certa monotematicità ed hanno storto il naso per aver dovuto ascoltare band che non erano nelle loro corde, la maggioranza dei presenti ha apprezzato questa varietà stilistica.

Da segnalare inoltre l’opening party di mercoledì 13 Agosto con protagonista Giancane e la chiusura di domenica 17 affidata ai Fast Animals And Slow Kids, oltre ai dj set al termine di ciascuna delle tre serate.
Alla sua settima edizione, il Frantic Fest si conferma come uno dei più importanti festival italiani (e probabilmente anche a livello europeo può avere voce in capitolo), frutto di un lavoro professionale e migliorie apportate in continuo, pur preservando quell’atmosfera di ritrovo tra amici e quel senso di comunità che, probabilmente, sono il motivo per cui gli affezionati ci ritornano ogni volta.
A voi il resoconto di questi tre intensi giorni abruzzesi di musica e festa!

GIOVEDÌ 14 AGOSTO

L’onore di aprire l’edizione 2025 del Frantic Fest è riservata ai padovani DIE SÜNDE, gruppo che ha all’attivo due soli EP, ma che abbiamo già visto live in diverse occasioni negli ultimi tempi.
Il quintetto suona una sorta di sludge metal/hardcore che non può non ricordare gli Amenra, contaminato con rasoiate di un post-black metal oscuro e melmoso, momenti di tetra calma e sfuriate improvvise. La prestazione è molto teatrale, con una gestualità davvero marcata da parte del cantante e linee vocali urlate che di colpo si fanno cupe e riflessive, a creare un’atmosfera angosciante.
Personalità da vendere, per una realtà da tenere assolutamente sotto controllo. (Alessandro Elli)

Il secondo gruppo di giornata sono gli italo-polacchi AMALEKIM, nati nel 2020 ed autore di tre dischi, tra cui il buon “Shir Hashirim” pubblicato quest’anno.
I quattro si presentano sul palco incappucciati e con il viso completamente pittato di nero ed attaccano con il loro black metal evidentemente debitore della scuola polacca, Mgla in primis, e delle derivazioni più recenti, come ad esempio Gaerea, oltre che qualche spunto vicino al death metal ed un immaginario tra l’occulto ed il filosofico.
Il punto di partenza non è esattamente originale, ma la band ha acquisito col tempo una coesione ed una compattezza che in passato non le appartenevano, dimostrando di essere in crescita costante anche fuori dallo studio di registrazione ed imbastendo uno show solido e diretto che ha riscosso un buon riscontro tra i presenti. (Alessandro Elli)

Amalekim – Frantic Fest – 14 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Gli spagnoli TODOMAL suonano un doom metal intriso di malinconia che, riproposto su un palco, assume tonalità più calde ed evidenzia un retrogusto psichedelico più difficile da individuare su disco.
Il duo, la cui ultima uscita è “Greater Good” del 2023, si avvale per i concerti di ben tre musicisti di supporto ed il risultato è un suono pieno, anche se a tratti caotico, con grassi riff sostenuti da robuste tastiere, strutture che strizzano l’occhio al progressive  ed una voce corposa e solenne.
Gli ingredienti sono molti, spesso non si capisce quale direzione si voglia intraprendere, ma è innegabile come gli spunti interessanti siano altrettanto numerosi. (Alessandro Elli)

Ultimo giro di valzer per i NECRODEATH, che hanno annunciato la fine dell’attività al termine di questa manciata di date, a quarant’anni esatti dalla pubblicazione del demo “The Shining Pentagram” e con l’ultimo album “Arimortis” uscito da qualche mese.
La scelta è quella di proporre i classici da opere quali “Mater Of All Evil” e “Into The Macbre” oltre che diversi brani del disco più recente, ed il vigore con il quale i liguri pestano sui loro strumenti ci fa pensare che il ritiro potrebbe essere prematuro.
Si sente che è un’occasione speciale e quando, al termine del concerto, Flegias chiede al pubblico di urlare il nome del gruppo, la risposta arriva a pieni polmoni.
Si congeda in questo modo una delle band simbolo della scena estrema italiana, dopo una lunga ed onorata carriera ed un successo enorme ma forse minore a quanto avrebbero meritato. (Alessandro Elli)

Necrodeath – Frantic Fest – 14 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

I REPLICANT sono uno dei nomi più caldi in ambito death metal: nata in New Jersey nel 2014, la band statunitense ha pubblicato tre album, in una crescita culminata con “Infinite Mortality” dello scorso anno.
La loro proposta è un tripudio di dissonanze e disarmonie, riff contorti suonati a velocità elevate ed improvvisi rallentamenti, il tutto racchiuso in strutture imprevedibili. Sicuramente non è musica semplice da digerire, ma i quattro dimostrano di avere un ottimo tiro anche dal vivo e se, inevitabilmente, fuori da uno studio qualche sfumatura va persa, sopperiscono con una ferocia adeguata.
Per chi già non li conosceva, di sicuro un’ottima sorpresa. (Alessandro Elli)

Cappellino e bandana d’ordinanza, i BRUJERIA non hanno intenzione di fare prigionieri: El Sangron e compagnia ribelle da trentacinque anni sono una minaccia costante con le loro storie su narcotraffico, satanismo, immigrazione clandestina, stregoneria e malefatte dei governi dell’America Latina, eppure con il passare del tempo la loro furia non sembra essersi minimamente placata.
Juan Brujo ci ha lasciati lo scorso anno, e la sua figura viene omaggiata più volte durante il concerto, così come quella di Pinche Peach, ma nulla può fermare la rabbia di questi rivoluzionari che sparano a tutto volume il loro death metal/grindcore pieno di groove e di ritornelli; la loro forza è sempre stata quella di saper intrattenere il pubblico con un concentrato di musica estrema e goliardia e anche questa sera hanno dimostrato di saperlo fare con naturalezza. C’è spazio anche per la comparsata di Jeff Walker, cantante dei Carcass, che aveva fatto parte della band nei panni di El Cynico.
Schegge di violenza come “Brujerizmo”, “Matando Gueros” e “Revolución” sono sparate in faccia ai numerosi presenti, che rispondono con un moshpit forsennato, fino all’apoteosi finale di “Marijuana”, versione irriverente della celebre “Macarena”.
Tutto secondo copione: finché manterranno questa energia ed irriverenza, i messicani/californiani rimarranno i beniamini del pubblico di qualsiasi festival. (Alessandro Elli)

Brujeria – Frantic Fest – 14 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Gli americani PYRRHON fin dal principio hanno improntato la loro carriera su una vena sperimentale volta alla destrutturazione, dando vita, nel corso di cinque album, ad un forma di death metal alienante e disarmonico spesso sconfinante nello sludge.
Una formula coraggiosa e non consigliata per un ascolto distratto, che però i newyorkesi sono in grado di riprodurre con efficacia anche dal vivo, in quarantacinque minuti di urla strazianti, sonorità dissonanti e cambi di ritmo schizofrenici.
Siamo ai limiti della follia, ma i più audaci la accoglieranno sicuramente come una proposta interessante. (Alessandro Elli)

E’ ora il turno di IHSAHN, alla sua seconda calata in Italia dopo il concerto alla Santeria di Milano del 2018. L’artista norvegese, nella sua veste solista, è ormai lontano dalle ruggenti origini degli Emperor e, con otto dischi all’attivo, ha affinato il proprio stile prog metal fatto di progressioni orchestrali, cambi di tempo e di atmosfera, con una voce sempre tagliente come unico legame con il passato.
I musicisti che lo circondano, tra cui diversi attuali o ex componenti dei Leprous, sono sicuramente di alto livello e, nell’ora abbondante a disposizione, la band dimostra di muoversi con disinvoltura all’interno di pezzi complicati e tortuosi.
La resa sonora è molto buona, al netto di un momento in cui non si sente la seconda chitarra, a corredare una prestazione sontuosa che lascia solo qualche dubbio per quanto riguarda la scaletta: sette brani tratti dall’ultimo omonimo disco dello scorso anno, ben tre dall’EP “Telemark” del 2020 e “Lend Me The Eyes Of Millennia”, da “Àmr” del 2020 come unica hit di una carriera ormai ventennale.
Scelta decisamente curiosa, ci si sarebbe aspettati tutt’altro, ma risultato portato a casa con estrema sicurezza. (Alessandro Elli)

Ihsahn – Frantic Fest – 14 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Chi, invece, nel nostro Paese non era mai venuto sono i SIGH: nati addirittura nel 1990, i giapponesi sono una vera e propria leggenda del black metal, per i legami che hanno avuto con Euronymous, per il fatto di essere considerati legittimi protagonisti della cosiddetta ‘seconda ondata’ a discapito della loro provenienza geografica e per un percorso all’insegna di un’avanguardia senza limiti.
Il cuore della band è costituito dal cantante Mirai Kawashima, immobile al centro del palco per tutto lo spettacolo, e dalla consorte, Dr. Mikannibal, al contrario scatenata, tra sassofono, chitarra, strumenti tradizionali ed uno screaming velenoso in alternanza alle parti vocali del marito.
A completamento del quadretto familiare, le due giovanissime figlie della coppia, con tanto di face painting, la più giovane visibilmente a suo agio ed intenta a distribuire al pubblico corna, sorrisi e saluti, l’altra introversa e taciturna.

L’esibizione è furiosa, dal vivo si nota chiaramente la matrice thrash dei riff di chitarra ed anche i frequenti assoli rimandano allo shredding degli anni ’90, ma al contempo colorata e piena di folli trovate sceniche; i brani selezionati coprono un po’ tutta la lunga discografia, con un occhio di riguardo a “Hangman’s Hymn – Musikalische Exequien” del 2007, del quale è stata appena pubblicata una nuova versione, ed il tuffo nel passato più remoto con “A Victory Of Dakini” dallo storico “Scorn Defeat”.
Le altissime aspettative non sono state tradite, in cinquanta minuti di musica densi e pieni di sorprese: la speranza è di non dover attendere altri trentacinque anni per rivederli. (Alessandro Elli)

Sigh – Frantic Fest – 14 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Parlando di percorsi non esattamente lineari, è impossibile non pensare agli ZEAL & ARDOR: la band svizzera riesce a miscelare generi che sulla carta non si potrebbero incontrare e, partita da una surreale commistione fra gospel e metal, si è spostata con il passare dei dischi verso una sorta di cantautorato aperto a diverse contaminazioni ma sempre guidato da una profonda sperimentazione.
Nella sua versione dal vivo, però, il sestetto sembra tornare alle origini, alla forza delle percussioni e dello spiritual gospel, con suoni polverosi che sembrano provenire dagli Stati Uniti del secolo scorso ed improvvise impennate black metal che si incastrano alla perfezione in un tessuto musicale sulla carta incompatibile.
E’ il leader e cantante Manuel Gagneux a sostenere gran parte del peso della scena a livello visivo, ma le trame vocali sono completate dal lavoro di due coristi: in generale, si ha l’impressione che la recente decisione di integrare nelle formazione come membri ufficiali tutti quelli che fino ad ora erano turnisti abbia portato compattezza e coesione.
Per chi li ha già visti dal vivo, l’impatto è paragonabile a quello delle precedenti apparizioni live, ma questa sera è come se ci fosse una maggiore ricercatezza e cura dei dettagli e, come logica conseguenza, brani come “Blood On The River” o “Devil Is Fine” suonano realmente esplosivi.
Curiosamente, la scaletta è piuttosto sbilanciata verso il passato con un paio di sole concessioni al recente “Greif”, probabilmente poiché le atmosfere cupe ed introspettive di quest’ultimo sono parse meno adatte al contesto.
Quella degli elvetici è una proposta pressoché unica e chi, oggi, era qui solo per loro, è stato ripagato con una performance di livello assoluto. (Alessandro Elli)

Zeal & Ardor – Frantic Fest – 14 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Con i TENEBRO si cambia rotta in maniera decisa, in direzione di un death metal rozzo e primitivo ma anche groovy e ben eseguito, con un growl veramente cavernoso che si fa tutt’uno con i riff stoppati ed una sezione ritmica coesa, in una sorta di fiume in piena che non prevede rallentamenti durante il suo corso.
Se l’intento è quello di rappresentare le macabre visioni del cinema horror italiano anni ’70/’80, da cui la band è fortemente ispirata, l’operazione è riuscita con successo: a causa dell’ora tarda e dopo una giornata così intensa, gli spettatori non sono molti, ma l’esibizione dei nostri connazionali è stata sanguinosa e senza un attimo di tregua. (Alessandro Elli)

Guarda tutte le foto del primo giorno


VENERDÌ 15 AGOSTO

Ad aprire la soleggiata giornata musicale del venerdì tocca ai siciliani XENOS A.D., band attiva già da qualche anno e ritornata di recente sul mercato con il terzo lavoro “Reqviem For The Oppressor”. La loro proposta è un thrash metal melodico che si regge – anche sul palco – su una certa pulizia del suono e su brani ragionati ma allo stesso tempo semplici da assimilare.
Colpisce subito la convinzione con cui prendono possesso del palco e il risultato complessivo è – seppur decisamente fuori moda rispetto alle sonorità di questi anni – piacevole e ben costruito. Verso la fine del set scatta anche una cover dei Motörhead che rivela ancora una volta il loro approccio alla materia, sicuramente non debitore dei trend dell’ultimo minuto. Bravi. (Denis Bonetti)

La seconda giornata del Frantic Fest fra Groza, Hexvessel, Winterfylleth e Dewfall si è tinta spesso di black metal, ma è toccato ai nostrani DEWFALL la prova forse più ardua, dovendosi esibire durante il soleggiato pomeriggio. Il tendone coperto che ha ospitato il palco piccolo però a nostro avviso li ha favoriti perché – per quel ci riguarda – per una mezzoretta atmosfere black metal epiche, guerreggianti e d’impatto hanno sconfitto il caldo sole d’agosto.
I nostri sono una band di lungo corso in quanto attivi da un ventennio, ma ciò che conta è come il recente “Landhaskur” sia rimasto a stazionare parecchio nel nostro impianto stereo, creandoci delle aspettative.
Il muro di chitarre del disco viene ricreato piuttosto bene sul palco, così come le melodie di voce: i due elementi creano una miscela di black metal melodico magari non originalissimo ma molto piacevole i cui riferimenti possono essere i primi Borknagar, i primi Ulver o i Dissection.
I nostri portano anche un po’di teatralità con il loro allestimento da palco (la bandiera nera, l’asta del microfono decorata) e la loro prova è sicuramente da promuovere, quindi speriamo di rivederli con un po’ più di calma e magari in un contesto serale. (Denis Bonetti)

Dewfall – Frantic Fest – 15 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

I FERAL FORMS dovrebbero essere un nome già noto a coloro che si ritengono appassionati di black/death metal. D’altronde, il loro “Through Demonic Spell” – uscito nel 2024 – è forse una delle prove più furibonde nel genere e la stessa rabbia viene perfettamente riproposta sul palco del Frantic Fest. Stiamo parlando di uno stile che non lascia spazio a melodia debitore di Revenge e Teitanblood e compagno di merende di Hierophant, Black Curse e compagnia. Quello che volevamo sentire era un treno in piena faccia e dal quartetto – italiano, ricordiamolo – l’abbiamo ricevuto praticamente subito.
Tra l’altro, dei buoni suoni rendono la resa globale non eccessivamente caotico e questo invoglia i presenti magari non così affezionati a proposte veramente estreme a rimanere sotto al tendone. Tecnicamente molto preparati, i quattro – per quel che ci riguarda – insieme ai Pyrrhon sbancano il premio di band più estrema del festival. (Denis Bonetti)

Il primo gruppo ad esibirsi sul palco grande nella seconda giornata sono i WINTERFYLLETH: i britannici portano in giro da quasi vent’anni un black metal sofisticato e dai toni epici che ha visto nel recente “The Imperious Horizon” uno dei suoi apici creativi.
Il gruppo di Manchester ripropone i suoi lunghi pezzi legati al folklore ed alla storia della propria terra con trame eleganti che legano sfuriate a momenti più introspettivi, con la padronanza e la perizia tecnica di chi questo genere ce l’ha nel sangue.
La prestazione degli inglesi è indubbiamente buona, però un festival di questo tipo non sembra essere il loro habitat naturale: brani storici quali “Whisper Of The Elements” o “A Valley Thick With Oaks” alla luce del sole perdono la loro magia e, nonostante un’esecuzione impeccabile, il loro potere evocativo si riduce.
Parliamo comunque di una band di assoluto valore che difficilmente passa dalle nostre parti: partiamo dal presupposto che sia un privilegio assistere ad un loro show e, nell’attesa di ritrovarli in un contesto più idoneo, apprezziamo quanto di buono abbiamo sentito. (Alessandro Elli)

Winterfylleth – Frantic Fest – 15 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Quando si parla del doom metal più tradizionale, i DOOMRAISER rappresentano una solida sicurezza: da oltre vent’anni, i romani girano i palchi di tutta Italia, ben inseriti in diversi contesti grazie alla flessibilità della loro musica che coniuga chitarre pesanti ed ipnotiche ad un’attitudine oscura che può tranquillamente trovare riscontro anche presso gli appassionati di sonorità più estreme.
Chi ha assistito ad uno dei loro show sa che i capitolini non amano risparmiarsi ed è esattamente ciò che accade anche in questo tardo pomeriggio: riff mastodontici, invocazioni stentoree ed urla disperate, il tutto a volumi insostenibili che fanno scapocciare tutti i presenti per una quarantina di minuti abbondante.
Nessuna sorpresa, ma la solita prestazione solida e potente ad attestare uno stato di forma che sembra non avere mai fine. (Alessandro Elli)

I canadesi PANZERFAUST sono autori di un black metal dalle tinte apocalittiche, sicuramente debitore della scena polacca ma con un’atmosfera ancor più tetra a fare da contorno, un suono ben definito e perfezionato attraverso la saga “The Suns Of Perdition”, giunta al quarto capitolo lo scorso anno.
Colpisce fin da subito la disposizione dei musicisti sul palco, con il mastodontico cantante Goliath su una sorta di pedana posta in secondo piano, il quale, praticamente immobile, sembra essere una efficace ppersonificazione della gelida musica proposta dal gruppo; attorno a questa imponente figura, gli altri componenti del gruppo, che al contrario si agitano suonando i loro strumenti con fervore, con riff dissonanti e repentini cambi di tempo racchiusi in strutture improbabili.
Grazie anche a una buona resa sonora che riesce a valorizzare sonorità così fredde, la prova risulta decisamente convincente ed il pubblico, inizialmente spiazzato, alla lunga sembra gradire. (Alessandro Elli)

Panzerfaust – Frantic Fest – 15 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

E’ ormai sera quando tocca agli austriaci INSANITY ALERT, che ormai sono tutt’altro che una novità nel nostro paese. Non è sicuramente un male, anzi, perché dopo i Brujeria del primo giorno avevamo voglia di un’oretta disimpegnata a colpi di thrash metal demenziale e, neanche a dirlo, siamo stati subito accontentati.
Passano gli anni, magari i nostri pubblicano pure qualche disco nel frattempo, ma nulla di tutto questo conta, visto che sul palco riescono sempre ad esprimersi al meglio scatenando mosh e facendo divertire le persone. Davanti ad un tendone praticamente gremito, il cantante Heavy Kevy sfodera tutte le sue solite armi da palco: cartelli demenziali, inviti al mosh, umorismo becero.
La festa si scatena immediatamente nel pit e appaino pistole sparabolle e gonfiabili. La scaletta è fondamentalmente la solita, con la novità di “Moshemian Thrashnody” (chissà che cover potrebbe essere!), apprezzatissima dal pubblico. Di sicuro, la band più disimpegnata e divertente della seconda giornata. Da rivedere al prossimo fest. (Denis Bonetti).

Anche per gli ORANGE GOBLIN questo tour rappresenta la fine di una lunga e gloriosa carriera, dopo trent’anni di scorribande, concerti infuocati e dieci dischi, ultimo dei quali il recente “Science, Not Fiction”.
Ben Ward e compagnia decidono di chiudere in bellezza, proponendo brani da tutti i loro album e cercando di dare il massimo in ogni singola nota: il punto di forza degli inglesi è da sempre la loro genuinità, senza la quale il loro ruvido ed essenziale stoner metal non avrebbe raccolto il consenso di migliaia di appassionati; e anche stasera, dal punto di vista dell’impegno e della profusione di sudore, i quattro non hanno nulla da rimproverarsi.
La voce dello storico cantante non è più quella dei tempi migliori ed a tratti suona spompata, nella prima parte del concerto anche l’esecuzione strumentale appare piuttosto scomposta e slegata, eppure da metà spettacolo in poi i britannici sembrano improvvisamente rivitalizzarsi.
Il tributo a Lemmy con “Renegade” ci ricorda quanto la componente motörheadiana sia importante nella loro musica, “Red Tide Rising” viene riproposta con la consueta carica ed il tripudio finale appare più che meritato: non si sa ancora se si tratti di un addio o di un arrivederci, e la speranza è che, una volta ricaricate le batterie, questi maestri dello stoner possano tornare a riscaldarci con i loro torridi riff. (Alessandro Elli)

Orange Goblin – Frantic Fest – 15 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Quali siano le origini dei GROZA è ben chiaro fin dal loro moniker, preso dal titolo del primo disco dei Mgla ma, se è evidente come, anche in questo caso, la scuola black metal polacca sia alla base del loro suono, lo è anche che i bavaresi, nel corso dei loro tre album, hanno inglobato altre influenze quali, ad esempio, le placide atmosfere degli Harakiri For The Sky (dei quali il qui presente cantante e bassista P.G. è chitarrista live) ed il post-metal come afflato generico.
I tedeschi si presentano incappucciati, con il viso coperto da un panno nero e, dopo un breve intro atmosferico, ci inondano con le loro sonorità moderne ma anche dinamiche; la drammaticità che sprigionano su disco viene riprodotta con identico spessore e trova il culmine in brani come “Elegance Of Irony” o la lunghissima “Daffodils”. Non ci sono pause e nemmeno emozioni, solo cinquanta minuti di gelide melodie, con gli astanti che osservano silenziosi dall’inizio alla fine.
Musica che è pura tensione e, a giudicare dai commenti, una delle esibizioni black metal più apprezzate in questi tre giorni. (Alessandro Elli)

Groza – Frantic Fest – 15 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Gli headliner della giornata odierna sono i LEPROUS, probabilmente il gruppo meno metal di tutto il lotto ma anche quello dotato di una caratura superiore.
I norvegesi, guidati dal cantante Einar Solberg, cognato di Ihsahn (e del quale i Nostri sono stati – ed in parte continuano ad essere – parte della band per i suoi live solisti), sono dediti ad un progressive metal che non rinuncia mai alla sperimentazione e che negli anni si è arricchito di elementi provenienti da altri stili musicali, senza mai rifugiarsi nelle convenzioni o in canoni ben definiti.

La vocalità di Solberg è sorprendente, sia quando si esprime nel classico falsetto sia quando si avventura negli accenni di growl previsti dai pezzi più datati, mentre i musicisti che lo circondano non sbagliano una nota, segno di una perizia tecnica sopra la media, ma ciò che lascia spiazzati è la sensazione di cambiare completamente registro tra un brano e l’altro: gli scandinavi pescano da quasi tutto il loro repertorio (eccetto il disco d’esordio “Tall Poppy Syndrome”) e questa sorta di viaggio a ritroso non fa altro che mettere in mostra una capacità sconfinata di giocare con i suoni.
Solo per fare qualche esempio, i due singoli dell’ultimo album “Melodies Of Atonement”, ossia “Silently Walking Alone” e “Atonement”, posti in apertura e chiusura dello show, suonano diretti ed immediati pur mescolando rock, elettronica e trip-hop, mentre “Forced Entry”, un tuffo nel passato di “Bilateral”, è un concentrato di contorsioni, assoli e voci pulite che si fanno schizofreniche, in netto contrasto con la veemente “From The Flame”, da “Malina”, asciutta ed essenziale.
Una prova maiuscola, efficace nel ricordarci che, in fondo, anche in un genere come il progressive metal, la libertà espressiva e la tecnica strumentale sono efficaci solo quando si ha la capacità di scrivere grandi canzoni. (Alessandro Elli)

Leprous – Frantic Fest – 15 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Se ci sono band perfette sul palco sotto ogni aspetto, di sicuro questo non riguarda gli HEXVESSEL di Mat ‘Kvohst’ McNerney, mente di Beastmilk, Grave Pleasures e collaboratore dei Dodheimsgard.
Quella che abbiamo potuto vedere in chiusura del secondo giorno è una band imperfetta e con dei suoni non sempre adeguati, ma il risultato è stato comunque, per chi parla, strabiliante.
Per chi conosce la carriera degli Hexvessel, il primo periodo pesantemente influenzato dagli anni Settanta e dal folk si è praticamente trasformato con gli ultimi due dischi, “Polar Veil” e “Nocturne”, rivestendosi di doom e di black metal. E’ infatti questa la dimensione sonora portata dai nostri al Frantic Fest, con una scaletta completamente incentrata sugli ultimi due lavori, spiritualmente gemelli.
Quello che abbiamo davanti dopo la mezzanotte sotto al tendone è un quartetto che suona completamente live senza alcun tipo di base, cercando di riprendere con gli strumenti sensazioni spirituali e naturalistiche. Non è tutto perfetto, perciò, ma è idealmente molto black metal, in quanto le chitarre ronzanti, le ritmiche essenziali e la voce narrante di Mat ricreano una versione spoglia ed essenziale di quanto possiamo sentire nelle versioni da studio.
Certo, i suoni dei primi minuti non hanno aiutato, ma pian piano la situazione si stabilizza e il risultato è suadente, notturno e soprattutto, reale. Una bellissima chiusura di giornata. (Denis Bonetti).

Hexvessel – Frantic Fest – 15 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Guarda tutte le foto del secondo giorno


SABATO 16 AGOSTO

La terza giornata, nuovamente soleggiata, si apre con gli ZOLFO, band sludge doom decisamente notevole. Riusciamo ad assistere solamente ad una parte del loro show, ma rimaniamo colpiti dall’atmosfera soffocante che i nostri riescono a ricreare, in particolare nella voce di Dave.
Strazianti ma pieni di groove, i nostri hanno scaldato i presenti più di quanto ci si potesse aspettare. Da rivedere sicuramente in contesti più consoni, magari al chiuso e al buio. (Denis Bonetti).

Gli INVERNOIR provengono da Roma, hanno all’attivo due dischi e suonano un death/doom metal con suggestioni gothic/doom che sembra provenire direttamente dagli anni ’90.
La loro prova è decisamente convincente, in virtù di una compattezza che non viene a mancare nei momenti più estremi così come nei frequenti passaggi melodici e della duttilità vocale del cantante Alessandro Sforza, a suo agio con il growl così come con la voce pulita.
“Aimin’ For Oblivion”, loro album dello scorso anno, aveva segnato la loro crescita e la prestazione di oggi ne rappresenta l’attesa conferma. (Alessandro Elli)

In ogni edizione del Frantic Fest c’è un posto riservato a quel filone del goregrind che viene spesso definito porno-grind: tale posizione quest’anno spetta ai BRUTAL SPHINCTER, band belga che ha esordito una decina di anni fa e che ha appena pubblicato il terzo album “Sphinct-Earth Society”.
Come si può intuire, l’umorismo spinto e alcune tematiche per così dire scatologiche sono alla base del progetto che, però, ha anche solide basi musicali: il quintetto di Liegi riesce a mantenere un buon equilibrio tra trovate sceniche divertenti ed un brutal-gore ben eseguito, fatto di brani più strutturati rispetto alla media ma con il groove necessario ed un frequente ricorso al pig squeal.
Il pubblico mostra di gradire e risponde con il circle pit più selvaggio di tutto il festival: l’essenza del genere è tutta qui e la missione può ritenersi compiuta. (Alessandro Elli)

Brutal Sphincter – Frantic Fest – 16 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

I BULL BRIGADE sono stati inseriti nel bill del festival solamente qualche settimana fa in sostituzione dei defezionari Spirit Adrift e si trovano nell’ingrata posizione di dover sopperire alla mancanza di una delle band più attese.
I torinesi, alfieri dello street punk nostrano, non si fanno trovare impreparati ed imbastiscono uno show sanguigno e degno della loro fama: la voce ruvida, i riff già sentiti chissà quante volte ma sempre efficaci, tutto funzionale a far scatenare decine di persone nel pogo, sulle note di inni come “Dopo La Pioggia” o “Strength For Life”.
Puro svago, ma è proprio questo l’obiettivo dei piemontesi, portato a termine con la vitalità e l’energia necessari. (Alessandro Elli)

I DEVANGELIC sono ormai da anni una solida realtà del death metal tricolore, con quattro album pubblicati e un’attività live consolidata che li ha portati in tour un po’ in tutto il mondo.
Non stupisce quindi che la band romana sia in grado di tenere il palco con esperienza e sicurezza, forte di ottimi suoni, proponendo un death metal brutale con pochi break e variazioni ma letale dal punto di vista dell’impatto. L’esecuzione è come sempre di livello, tra growl gutturali e qualche sporadico scream, una sezione ritmica che viaggia a velocità irreali e chitarre di una violenza impressionante.
Nessuna sorpresa, semplicemente quaranta minuti all’insegna della solita furia devastante. (Alessandro Elli)

Devangelic – Frantic Fest – 16 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Si torna sul palco grande e si cambia totalmente registro con i SATURNUS: i danesi sono un’istituzione quando si parla di doom/death metal, con una carriera ultratrentennale ed una manciata di album che hanno segnato un cammino davvero personale. La loro interpretazione del genere prevede sì malinconia e disperazione, ma tutte queste sensazioni negative sono affogate in un mare di melodia che ne attenua la portata in uno splendido contrasto emotivo.
L’attacco di “Storm Within”, dall’ultimo omonimo album, è accompagnato da un’ondata di headbanging che travolge gli attoniti spettatori, tra growl cavernosi e voci pulite sostenuti da sofferenti fraseggi di chitarra ed una sezione ritmica compatta. Con il passare dei minuti le ombre della sera prendono il posto del sole pomeridiano, creando un’atmosfera più consona a ciò che sta avvenendo sul palco e si prosegue, con un brano estratto da ciascuno degli album pubblicati, come a voler omaggiare una discografia coesa pur con le dovute sfumature, che trova il suo culmine nelle note struggenti di “Forest Of Insomnia”.
La contrapposizione tra l’atteggiamento sorridente dei musicisti e la pesantezza della proposta musicale è un altro evidente contrasto, con un Thomas Akim Grønbæk Jensen particolarmente espansivo che racconta allegramente della sua gita in moto sullo Stelvio introducendo “Christ Goodbye”, il saluto finale dell’esibizione più densa e profonda dell’intero festival.
Tra poco si tornerà a scapocciare, ma questo viaggio nell’oscurità rimarrà impresso a lungo. (Alessandro Elli)

Saturnus – Frantic Fest – 16 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

I GALVANIZER sono una delle forze emergenti del death metal europeo: nonostante siano ancora piuttosto giovani e con soli due dischi all’attivo, i finlandesi si rifanno soprattutto alla vecchia scuola del genere, coniugando sonorità provenienti dalla loro terra, ma anche dalla vicina Svezia, con punte di feroce grind.
Una miscela che, seppur non originale, risulta esplosiva e che il quartetto (ai tre membri della band si aggiunge un chitarrista nelle uscite dal vivo) riproduce con fedeltà ed efferatezza, puntando decisamente sull’impatto frontale piuttosto che su un’esecuzione perfetta. (Alessandro Elli)

Quando i BUZZCOCKS sono stati inseriti nel bill del Frantic Fest, a metà luglio a causa dell’abbandono dei Black Flag, qualche mugugno era trapelato: i dubbi non riguardavano di sicuro la qualità dei musicisti, eroi indiscussi dell’esplosione punk inglese del ’77 sopravvissuti fino ai nostri giorni con tenacia ed ardore, quanto la loro tenuta dopo tutti questi anni vissuti sui palchi.
Ebbene, fin dal primo brano i mancuniani hanno spazzato via ogni perplessità con una vitalità che ben pochi hanno dimostrato di avere in questi giorni di musica. Steve Diggle (membro fondatore e chitarrista, e anche cantante dopo il decesso di Pete Shelley, avvenuto nel 2018), quasi settantenne dal look casual e dai modi gentili, è una furia nello scandire ogni riff e ritornello, circondato da compagni di band altrettanto carichi ed è impossibile rimanere fermi su pezzi come “Isolation” e “Ever Fallen In Love (With Someone You Shouldn’t’ve)”, ideali per scatenare pogo e danze per un’ora filata, senza un secondo di interruzione.
Una performance inattesa, che è andata al di là di ogni aspettativa, ancor più sorprendente perché la band era una sorta di mosca bianca all’interno di un programma che prevedeva ben altre sonorità, ma l’adrenalina sprigionata da questi attempati britannici ha veramente lasciato il segno: per loro è ancora presto per vivere di rendita. (Alessandro Elli)

Buzzcocks – Frantic Fest – 16 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

La lunghissima carriera degli AVULSED racconta uno dei più fulgidi esempi di perseveranza e passione: attivi dal 1991, gli spagnoli non hanno mai ottenuto un riconoscimento adeguato a quanto prodotto in trentasei anni, probabilmente poiché non sono mai riusciti a proporsi con una formula originale o magari perché banalmente non sono stati in grado di sfruttare il momento più propizio.
Imperterriti di fronte a tutti gli ostacoli incontrati durante il percorso, gli iberici continuano a portare in giro il loro truculento spettacolo fatto di sangue, headbanging e violenza senza compromessi. Il growl di Dave Rotten è ancora profondo e cavernoso, i ritmi sono infernali e i numerosi estratti dall’ultimo “Phoenix Cryptobiosis” non sembrano sfigurare nel confronto con classici quali “Stabwound Orgasm” o “Goresplattered Suicide”.
Cinquanta minuti di sana brutalità che avranno sicuramente accontentato i numerosi fan della band. (Alessandro Elli)

Il concerto dei CARCASS è sicuramente uno dei momenti più attesi e lo si intuisce a colpo d’occhio dalla massa di pubblico che confluisce di fronte al palco grande già prima dell’inizio dello spettacolo: gli inglesi, pur avendo attraversato diverse fasi, ci deliziano dalla seconda metà degli anni ’80 con il loro grindore che, con il passare del tempo, si è trasformato in un death metal meno furente e, se le uscite della seconda parte della loro lunga carriera non hanno mai fatto gridare al miracolo, lo standard delle loro esibizioni è sempre stato comunque più che dignitoso.
Sul palco troviamo solo metà della formazione storica, con Bill Steer che non sembra poi molto cambiato rispetto a trent’anni fa, mentre Jeff Walker, con capelli corti e bianchi, è lontanissimo dal look che lo contraddistingueva, eppure, fin dalle note iniziali di “Unfit For Human Consumption”, primo pezzo registrato per la reunion del 2013, è evidente come la forma sia ancora buona e i due musicisti che completano la formazione, Daniel Wilding e Nippy Blackford, siano decisamente all’altezza della situazione.

La setlist prevede una certa alternanza tra i pezzi del recente “Torn Arteries” e i successi più datati, come le immancabili “Incarnated Solvent Abuse” e “No Love Lost”, ma è la doppietta “Corporal Jigsore Quandary”/”Heartwork”, posta in chiusura, a confermare come i britannici, su di un palco, possano ancora dire la loro.
I tempi migliori sono lontani ma gli inglesi hanno proposto uno show grintoso e senza sbavature, come a voler spazzare via ogni dubbio su chi siano i maestri del genere. (Alessandro Elli)

Carcass – Frantic Fest – 16 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

La chiusura del festival è affidata ai THE FORESHADOWING: ritornata alla ribalta dopo una lunga attesa prima con l’EP “Forsaken Songs” e poi in modo definitivo con lo splendido album “New Wave Order”, la la formazione capitolina è legata ad un gothic/doom metal con diversi spunti new wave che le ha permesso di affermarsi anche in campo internazionale.
Il suono opprimente ed oscuro eppure dinamico e carico di aperture melodiche è caratterizzato da una forte eleganza in fase di composizione, la stessa eleganza che, ne abbiamo avuto conferma stasera, i romani mostrano di possedere nel modo di stare sul palco.
Marco Benevento è un leader carismatico, circondato da musicisti navigati che sanno dosare aggressività e delicatezza, e pezzi nuovi come “Vox Populi” o “Judas Had A Friend”, brano che non sfigurerebbe nel repertorio dei Paradise Lost, suonano intensi e profondi quanto vecchie hit come “Eschaton”. Un grande ritorno, per concludere il festival nel modo migliore. (Alessandro Elli)

The Foreshadowing – Frantic Fest – 16 agosto 2025 – foto Benedetta Gaiani

Guarda tutte le foto del terzo giorno

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.