14/11/2015 - Freak Kitchen + Frankenstein Rooster @ Interstate Studio 270 - Tricesimo (UD)

Pubblicato il 27/11/2015 da

A cura di Chiara Franchi

Come passare un sabato sera indimenticabile spendendo meno di 20 €? Andando a sentire i Freak Kitchen all’Interstate 270 di Tricesimo (UD) e riuscendo a far rientrare nel budget, oltre al biglietto, anche un paio di birre. Il trio più pazzo del Regno di Svezia è infatti approdato a est del Tagliamento per la penultima tappa del suo mini-tour italiano (quattro serate, dall’11 al 15 novembre, a Bergamo, Roma, Udine e Novara), a un anno di distanza dall’uscita di “Cooking With Pagans” e a pochi giorni dalla fine di una tournée in Cina e Giappone. Ad aprire il concerto, ecco invece il duo più pazzo della Patria del Friuli: i Frankentein Rooster, side-project di Raffaello “Raphael” Indri (Elvenking) e Camillo Colleluori (Hollow Haze). Pizzicatevi le guance agli angoli della bocca, sbatacchiatele forte (capirete più avanti!) e leggete com’è andata questa folle, geniale serata.

 

freakrooster

 

FRANKENSTEIN ROOSTER

La domanda non è cosa fanno i Frankenstein Rooster. La domanda è cosa non fanno. Il duo chitarra-più-batteria dei ‘cavalieri’ Raffaello Indri e Camillo Colleluori mischia hard&heavy, funk, progressive, influenze jazz e…Lino Banfi. Già, perché nel nuovo album “The Ner(d)vrotic Sound Escape”, dedicato ai loro film preferiti, i due sono riusciti a infilare ottimi riff, ottimi assoli e ottime dinamiche su una base di Commissario Auricchio: se non ci credete, il brano si intitola “Beastly Dancing” e potete ascoltarlo qui. Nel corso dei quaranta minuti della loro performance (iniziata alle 22.45, in linea con la tradizione del locale di aprire le danze tra il tardi e il tardissimo), possiamo gustare sette pezzi strumentali in cui la prodezza tecnica è sempre divertita e divertente, mai esibita e mai fine a sé stessa. Anche in “The Spirit Of Shawn” (Lane), dove il virtuosismo la fa da padrone, c’è sempre grande leggerezza. La ballad “Mullog”, ispirata a “Il Signore degli Anelli”, ci riporta al romanticismo anni Ottanta, mentre “The Phantom Of The 13th Orange”, fedele al suo ispiratore Kubrick, ci sorprende con il suo impatto potentissimo e con le sue ritmiche imprevedibili. “The Great Frico Boogie”, ode alla venerabile specialità made in Friûl tratta dal primo album “The Mutant Tractor”, chiude l’esibizione con un godereccio tocco rock’n’roll. Invitiamo caldamente i fan di Elvenking, Hollow Haze e Fracchia La Belva Umana ad ascoltare cosa sanno fare questi musicisti pazz…eschi in un contesto differente, dove possono dare libero sfogo alla loro perversa immaginazione.

 

FREAK KITCHEN

Lo show principale inizia quando normalmente i concerti finiscono, ovvero alle 23.50. I Freak Kitchen aprono con ”Blind” ed è subito groove, groove, groove da paura. La sezione ritmica di Björn Fryklund e Christer Örtefors è formidabile e Mattias Eklundh, voce e chitarra, è un fenomeno di bravura ed inventiva. Il pezzo d’apertura sintetizza bene quella che secondo noi è la caratteristica più interessante dei Freak Kitchen: il sapersi dosare. I tre sono palesemente dei mostri di tecnica, le composizioni danno continuamente assaggi della loro genialità, ma non sono mai sopra le righe. Non c’è niente di superfluo, nessuna spacconata gratuita, nessun bisogno di dimostrare le proprie doti con autocompiacimenti vari. Se consideriamo anche la semplicità e la simpatia dimostrate prima, durante e dopo lo show, ci sentiamo di dire che quella dei Freak Kitchen, oltre ad essere una grande lezione di musica, è anche una grande lezione di intelligenza. I brani uniscono hard rock, funk, heavy metal e sonorità che spaziano dal thrash al crossover in strutture per niente scontate, risultando comunque orecchiabilissimi e accattivanti. Il pubblico che canta “[Saving Up For An] Anal Bleach” (pezzo di “Cooking With Pagans” che la dice abbastanza lunga su come la pensino i Freak Kitchen in fatto di autocompiacimento) è la dimostrazione tangibile di quanto la ricercatezza dei Freak Kitchen lasci ampiamente spazio al divertimento. I testi spassosi e la presenza esilarante dei tre, in particolare di Eklundh e Örtefors, sono la ciliegina sulla torta.“Ranks Of The Terrified” ci riserva una parte di batteria memorabile (“This song is really merda to play”,afferma il frontman prima di spettinarci con il riff iniziale), mentre la quasi-ballad “Razor Flowers” permette a Christer Örtefors, incaricato in questo pezzo anche delle voci, di giocare col pubblico nei cori del ritornello. A proposito di giochi col pubblico: dopo averci dimostrato come si possa suonare la chitarra con le guance, Mattias Eklundh ci propone una surreale alternativa all’applauso. Eh già, è proprio quello di cui parlavamo nell’introduzione. Provate a farlo (magari prima assicuratevi che nessuno vi stia guardando), sentite che suono ne esce, moltiplicatelo per centocinquanta e avrete un’idea di cosa si possa sentire in sala. Dopo questa manifestazione di consenso, il pubblico viene ripagato con le trovate chitarristiche di “Propaganda Pie” e con il piglio hard rock e la linea vocale quasi bonjoviesca di “Nobody’s Laughing”. Con gli echi Seventies di “Freak Of The Week” il concerto dovrebbe essere concluso, ma il pubblico costringe il trio a risalire sul palco e riaccendere gli ampli. Il gruppo torna sul palco e si scambia gli strumenti: con Christer Örtefors a chitarra e voce, Mattias Eklundh alla batteria e Björn Fryklund al basso, ascoltiamo “My New Haircut”, formidabile parodia del pop punk con un testo genialmente idiota che farebbe invidia a Elio e le Storie Tese. L’esibizione si chiude a notte inoltrata sul trascinante rock’n’roll di “Goody Goody”, cover di un pezzo del 1957 di Frankie Lymon and the Teenagers, e con i sudatissimi abbracci tra i membri della band e il pubblico entusiasta. Cosa dire? La serata non è semplicemente valsa il prezzo del biglietto: lo ha ampiamente superato. Voto 10.

 

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