07/04/2026 - FROM ASHES TO NEW + COMASTATIC @ Magazzini Generali - Milano

Pubblicato il 11/04/2026 da

Report e foto di Riccardo Plata

Una serata memorabile: non siamo soliti utilizzare aggettivi enfatici alla leggera, ma stavolta lo facciamo per un buon motivo: chi scrive aspettava infatti i From Ashes To New in Europa da un decennio – attesa acuita da una potenziale apparizione nel 2020 prima che il Covid chiudesse le frontiere e gli usci di casa – per cui potete immaginare la piacevole sorpresa all’annuncio di questa prima venuta da headliner nel vecchio continente; a maggiore ragione, preso atto che, oltre all’Europa centrale e alla ‘solita’ Inghilterra, era prevista anche una tappa milanese, peraltro come data iniziale di questo mini-tour.
In un momento storico in cui diverse formazioni importanti saltano l’Italia per i più disparati motivi, fa doppiamente piacere vedere come una band che negli Stati Uniti gode di un discreto seguito – complice una proposta derivativa ma efficace nel raccogliere il testimone dei primi Linkin Park, specie in un momento storico in cui la band di Shinoda era in pausa – si presti a suonare davanti a poche centinaia di persone con tanta passione: purtroppo il cambio di location (dal più intimo Lime ai più capienti Magazzini Generali) e la contemporanea presenza dei ben più noti Kreator all’Alcatraz ha reso meno brillante il colpo d’occhio rispetto alle altre date del tour, ma l’energia vibrante dei presenti ha reso la serata comunque speciale, augurandoci siano state le prove generali per un ritorno in grande stile come successo a tanti altri gruppi in passato.
Prima però tocca ai Comastatic, giovane realtà svizzera cui spetta l’onore di aprire le danze…

Arrivano da Zurigo i COMASTATIC, band formata del cantante Mattia Di Paolo e dal chitarrista Giuliano Luongo (nomi che sembrano tradire un origine italiana, anche se non li abbiamo sentiti esprimersi nella nostra lingua), per l’occasione affiancati da un turnista alla batteria.
Pur essendo in attività da pochi anni, il dinamico duo riesce a riempire bene il palco dei Magazzini grazie soprattutto alla presenza scenica del frontman, perfetto per gli scatti social grazie ai pettorali tatuati in bella vista (secondo una tradizione che da Iggy Pop a Brandon Boyd arriva fino a Yungblud) ma anche efficace dietro al microfono, in un mix che mescola alternative rock, pop-emo-punk, elettronica, trap e qualche riff nu-core secondo le più moderne tendenze.
L’uso massiccio delle basi è evidente ed inevitabile vista la line-up minimale sul palco, ma Di Paolo si conferma un frontman versatile e conquista il non ancora foltissimo pubblico, e anche i due strumentisti garantiscono una bella pacca sonora durante l’esecuzione delle varie “Back4blood”, “ZORRO”, “Primitive” (accolta dal primo circle pit di serata) e “Self Sabotage”.
Peccato per un mix non sempre ottimale, con il volume della batteria a sovrastare spesso le linee vocali, ma per quanto eterogeneo il mix del duo svizzero sembra aver fatto preso sul pubblico più giovane, in attesa degli headliner.

Mancano pochi minuti alle 21 quando partono le note di “Everybody” dei Backstreet Boys, accolta da mani alzate e cori delle prime file: il tempo di qualche riflessione su come sono cambiati i costumi del pubblico ai concerti metal (un quarto di secolo fa, all’epoca del prime dei Limp Bizkit, i Blink 182 venivano presi a saassate perchè considerati troppo vicini alle boy band, per dire) ed è ora di aprire le danze per i FROM ASHES TO NEW, con il buio in sala e le luci puntate sulla batteria a centro palco.
L’allestimento è abbastanza minimale, con un solo telone con il logo della band, ma gli effetti speciali li mettono i cinque musicisti: la coppia formata da Matt Brandyberry e Danny Case, rispettivamente mastermind/MC e voce principale, non può non ricordare lo schema di gioco dei Linkin Park con Mike Shinoda e Chester Bennington, ma l’affiatamento tra i due è tangibile e la prestazione di entrambi pressochè perfetta, con il primo più impegnato nel ruolo di gran cerimoniere della serata ed il secondo protagonista sulle linee vocali.
Notevole anche il colpo d’occhio offerto dai due chitarristi, là dove Lance Dowdle gioca coi travestimenti (senza arrivare alle carnevalate di Wes Borland, ma limitandosi alle maschere in stile Hollywood Undead) mentre la new entry Jimmy Bennet sfoggia la sua chioma bionda da surfista californiano; al netto deLl’effetto scenico, l’impatto sonoro delle due chitarre rende comunque bene il nuovo sound più heavy dei FATN e non fa pesare l’assenza sul palco di un bassista (ruolo svolto in studio da Matt o Lance), grazie anche alla ‘pacca’ dell’ex Trivium Mat Madiro dietro ai tamburi.

Con il nuovo disco non ancora pubblicato (uscirà il prossimo 17 aprile) è inevitabile che la scaletta peschi dai precedenti album, ma c’è comunque spazio per ben quattro estratti da “Reflections”, quinto lavoro che segna un parziale cambio di stile in favore di un sound più heavy e meno legato al nu metal linkinparkiano degli esordi: l’aspettativa dei ragazzi, come confermatoci in sede d’intervista (anche questa di prossima pubblicazione), è che questo possa segnare un salto di qualità nella loro carriera, ma nel frattempo possiamo dire, a partire dall’iniziale “New Disease”, che la resa dal vivo è ottimale e, se pur assimilabili alle sonorità in voga oggigiorno a base di chitarre iper-compresse e loop elettronici fighetti in stile Jordan Fish, brani come “Drag Me” o “Villain” recano ancora l’inconfondibile marchio di fabbrica dei FATN.

La passione di Matt per Eminem emerge prepotentemente durante “Monster In Me”, ma anche quando Danny resta da solo durante l’esecuzione di “Scars That I’m Hiding” dimostra di tenere in mano il pubblico, che canta con trasporto anthem vecchi e nuovi come “Hate Me Topo” o “My Name”.
C’è spazio anche per un momento più toccante prima dell’esecuzione di “Barely Breathing” – dedicata da Matt al suo migliore amico scomparso da poco, con una ragazza presa dal pubblico, Federica, impegnata in veste di traduttrice – ma in generale l’atmosfera resta quella di una grande festa, tra sollevazioni di plantari e circle pit gioiosi durante l’esecuzione di “Nothing”.
Volendo cercare il pelo nell’uovo spiace che dallo storico debutto, fresco peraltro di decimo compleanno, sia stata ripescata la sola “Through It All”, ma l’entusiasmo dei cinque verso i nuovi brani è giustificato dalla reazione del pubblico a “Die For You”, e quando “Panic” regala l’ultimo mosh abbiamo perso il conto dei sorrisi nelle prime file, con molti ragazzi venuti anche da lontano ma assolutamente soddisfatti di questa trasferta.
Un’ora e un quarto di concerto da ricordare per chi c’era e auspicabilmente da rivivere alla prossima occasione (la promessa dei ragazzi è stata quella di tornare presto), per una band umile ma assoluta protagonista del revival nu metal fin da tempi non sospetti.

COMASTATIC

FROM ASHES TO NEW

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