Report di Federico Orano
Foto di Fabio Livoti
Sei anni di stop erano diventati decisamente troppi ed il momento era maturo per tornare in pompa magna con una nuova e sfavillante edizione del Frontiers Rock Festival, la settima! Il pubblico lo chiedeva con decisione e, in particolare a queste latitudini, si sentiva l’assenza di un festival di qualità, diviso su più giorni, dedicato interamente alle sonorità più classiche dell’AOR e dell’hard rock melodico.
E così durante il ponte del 25 Aprile, una marea di appassionati arrivati numerosi da tutta Europa (ma anche da altri continenti), e mediamente di un’età non certo giovanissima, prevedibile viste le sonorità proposte – ma ci ha fatto piacere vedere anche qualche giovane presente tra la folla – si sono riversati al Live Club di Trezzo (come sempre location perfetta per questo tipo di manifestazioni, anche grazie alla comoda area esterna) per rendere l’atmosfera decisamente calda e ricca di emozioni.
Il Frontiers Fest è l’occasione di vedere all’opera gruppi che altrimenti mai passerebbero in Italia (e spesso in Europa), di ritrovare amici e altri appassionati del genere, di scambiare due parole con i rappresentanti dell’etichetta napoletana, all’interno di una venue che è perfetta e che mette a proprio agio gli stessi musicisti, che spesso si lasciano incrociare e si rendono disponibili per foto ed autografi; l’organizzazione è stata pressochè impeccabile, dimostrando ancora una volta che anche qui da noi si possono organizzare eventi di stampo internazionale con la massima professionalità.
Tre giorni di divertimento puro, con circa mille presenze giornaliere (più pieno certamente il sabato, vista anche la line-up, un po’ meno la domenica), che hanno reso la settima edizione del festival un successo tale da confermarne l’anno prossimo l’ottava. Per le date precise, le band che si esibiranno e tutto il resto bisognerà attendere ancora un po’: ciò che è certo è che l’hard rock è vivo, e quest’ultimo weekend di Aprile lo ha dimostrato appieno!

Pubblico Frontiers VII | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
VENERDI’ 25 APRILE
La settima edizione del Frontiers Rock Fest può avere inizio quando, puntuali come un orologio svizzero, alle 14.45 precise ecco salire sul paco i FANS OF THE DARK, band attesa dai più proprio perché difficile da incontrare in sede live, in particolare dalle nostre parti.
Il gruppo svedese si presenta sul palco con solamente mezz’ora a disposizione, situazione non sempre facile da gestire: l’obiettivo è infatti quello di riuscire a rimanere impressi colpendo i presenti – soprattutto quelli che non conoscono la band – in così poco tempo. Ma il quintetto (che sarebbe un quartetto normalmente ma che ha aggiunto una chitarra per la fase live) dà il meglio di sé grazie ad una buona prestazione di tutti i musicisti impegnati sul palco.
Lo show è piuttosto energico, in particolare colpisce il cantante Alex Falk che riesce a trasmettere un’ottima carica; anche se forse i suoni non sono perfettissimi e la voce a volte non riesce ad uscire con vigore, il suo è un approccio vocale non molto classico per la scena melodic rock. Ma ciò è certamente un punto di forza per la band che riesce a creare sonorità molto legate all’AOR degli anni Settanta ma con un tocco, quello vocale, quasi blues. Solo sei pezzi a disposizione fanno comunque la loro figura, in particolare “Let’s Go Rent A Video” dal recente disco “Video” e “Night Of The Living Dead” estratta dal precedente “Suburbia”
I Fans Of The Dark hanno utilizzato bene i loro trenta minuti ed escono tra gli applausi.

Artista: Fans of the Dark | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 25 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
C’è parecchia gente sotto il palco, già dalla partenza con i Fans Of The Dark, ma probabilmente cresce ulteriormente con gli ART NATION. Si resta in Svezia anche con loro, ma il sound e l’approccio cambia e di parecchio. Rispetto ai cugini che hanno suonato in precedenza, qui si punta infatti su un sound molto più moderno e decisamente più corposo.
La prestazione vocale di Alexander Strandell inizia un po’ traballante ma poi, tempo un paio di pezzi, si scalda dando il meglio durante la parte finale della breve setlist. La musica ricca di arrangiamenti moderni – come dimostra anche il nuovo lavoro “The Ascendance” – viene riproposta senza le tastiere e con una montagna di basi di sottofondo.
Ciò non ci convince del tutto e, se aggiungiamo il fatto che i musicisti sul palco risultano un po’ freddi e statici, lo show non decolla pienamente.
Insomma, non possiamo sicuramente dire che il concerto degli Art Nation resterà impresso nella storia del Frontiers Rock Festival, ma sicuramente grazie alle recenti e ipermelodiche “Halo” e “Thunderball” e alla piacevole “Need You To Understand”, pescata dal debutto del 2015 “Revolution”, la band porta a casa una prestazione tutto sommato più che sufficiente.
Quando salgono sul palco gli SHAKRA sembra evidente che il livello generale sia pronto a salire di almeno un paio di scalini. Dopotutto l’esperienza (in questo caso di quasi trent’anni) non si compra al mercato e le band più navigate sanno come muoversi sul palco offrendo uno spettacolo degno di nota.
Il melodic hard rock di stampo teutonico degli Shakra esplode con vigore grazie a chitarre possenti, suonate dalla coppia precisa e puntuale formata da Thomas Muster e Thom Blunier, e ciò che si ottiene è un sound compatto e possente, capace di innalzare inevitabilmente il livello di coinvolgimento tra i presenti, con poi l’ugola ruvida di Mark Fox si sposa alla perfezione con queste sonorità.
Brani come l’anthem “A Roll Of The Dice” ma anche la recente “Raise Your Hangs” sembrano scritti apposta per far cantare anche chi non conosce in precedenza tali canzoni, grazie a ritornelli semplici e diretti che vengono ripetuti con enorme enfasi.
Un show granitico, quello degli Shakra, che si chiude tra i ritmi massicci di “Ashes to Ashes” e “Rising High”, un’altra accoppiata ricca di enorgia.

Artista: Shakra | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 25 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
I BONFIRE sono un gruppo storico che ha scritto le fondamenta dell’hard rock in terra tedesca durante i primi anni della decade Ottanta. Qui al Frontiers si presentano però senza il loro chitarrista e fondatore Hans Ziller, e lo show sembra rimetterci un bel po’.
I quattro musicisti presenti sul palco fanno del loro meglio, ma Frank Pané da solo alle sei corde non riesce a creare quel muro sonoro tipico della band. Fatto sta che il loro hard rock bello ruvido, in grado solitamente di conquistare in sede live, stavolta sembra un po’ più moscio del solito. Anche la voce di Dyan Mair risulta poco decisa e, nonostante qualche bel pezzo pescato dal passato che ovviamente fa svegliare i presenti – vedi la lenta intramontabile “Make Me Feel”, la più sfavillante “Sweet Obsession” la possente “Sword And Stone” e l’inno rock “Ready 4 Reaction” – lo show dei Bonfire rimane un po’ spento, certamente a galla e senza mai sprofondare, ma senza mai conquistare appieno.
Il livello cresce a dismisura quando a salire sul palco è leggendaria band canadese HONEYMOON SUITE. C’è un po’ di ritardo nella partenza (colpa di qualche problemino sul palco), ma quando il gruppo proveniente dall’Ontario esce allo scoperto, la classe è subito evidente. Forti dei dischi di successo pubblicati negli anni Ottanta – in particolare con i grandissimi “Honeymoon Suite” (1984) e “The Big Prize” del 1986 – ma anche del recente “Alive” edito nel 2024, i Nostri sfoggiano dei suoni puliti ed eleganti ed uno stato di forma invidiabile. In particolare Johnnie Dee, storico fondatore, oltre a regalare una prestazione vocale perfetta, si dimostra un intrattenitore di livello elevato.
Al resto ci pensano brani sognanti come “Wounded”, introdotta dalle armonie di chitarra suonate dallo storico chitarrista e membro originale Derry Grehan, ed i ritmi più spensierati e rockeggianti di “New Girl Now” e “Burning In Love”, singoli che quarant’anni entravano in classifica e giravano costantemente in radio.
Uno show stellare per una band che dimostra di essere ancora in una forma invidiabile.

Artista: Honeymoon Suite | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 25 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
Sono attesissimi i PRIDE OF LIONS, con Jim Peterik, leggenda dall’AOR americano, mente dei grandi Survivor e autore di quel riff leggendario che ha dato poi il via ad un brano come “Eye Of A Tiger”; i successi firmati da mister Peterik sono tantissimi e ritrovarlo qui in Italia era un’occasione unica per rivedere all’opera un monumento della musica in generale.
Insieme al suo fido e talentuoso cantante Tobi Hitchcock, ed attorniato da alcuni musicisti italiani messi assieme per l’occasione (buona parte presenti nella formazione degli Hell In The Club), lo show non è stato certamente perfetto: il cantante dell’Indiana prima di iniziare ringrazia i presenti, racconta di quanto sia felice di ritornare a suonare in Europa ma avverte che la sua voce non è al meglio e chiede il supporto degli spettatori.
In effetti, visti i brani proposti, era abbastanza scontato attendersi una forte partecipazione – anche vocale – del pubblico che ha cantato sempre con tanta passione, e lo stesso Jim Peterik mostra i segni dell’età che (ahinoi) avanza anche se la sua figura da vero rocker di un tempo porta con sè tanta carica di energia, rispetto e carisma.
E’ proprio con la più popolare delle sue canzoni che inizia lo show: “Eye Of The Tiger” colpisce e incanta tutti, accendendo subito il pubblico.
Ma il terzetto, pescato dal meraviglioso ed omonimo primo disco dei Pride Of Lions, è pura magia: l’elegante accoppiata formata da “Sound Of Home” e “Gone” è da pelle d’oca e la micidiale “It’s Criminal” con il suo incontrollabile riff conquista tutti facendo saltare le prime file.
Tobi certo, lascia spazio al pubblico, ma riesce comunque a tirar fuori una prestazione niente male; come dirà lo stesso frontman statunitense, l’energia che è arrivata dai presenti ha fatto sì che la sua voce reggesse incredibilmente.
E’ tempo di tuffarsi sulle leggendarie composizioni firmate Survivor: arrivano la meravigliosa “In Good Faith” per proseguire con l’emozionante e indimenticabile “The Search Is Over”. Peterik che inizialmente è impegnato alla chitarra, si sposta al pianoforte per intonare le note celestiali di questo brano e dedicarlo al grande e compianto cantante dei Survivor, Jimi Jamison. Robin McAuley (MSG) sale sul palco per dare man forte a Tobi al microfono ed intonare le superlative “High On You” e “I Can’t Hold Back” prima di chiudere con l’eroica “Burning Heart”, anch’essa inserita come soundtrack della pellicola “Rocky”.
Come detto, non uno show perfetto sotto ogni punto di vista, ma se ne facciamo una questione di emozioni e di sentimento, abbiamo toccato vette elevatissime!

Artista: Pride of Lions | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 25 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
Che gli ASIA di oggi non siano la band degli anni Ottanta lo sappiamo, ma la formazione che ha messo in piedi il tastierista ed unico membro originale rimasto Geoff Downes, è di livello eccelso; lo hanno dimostrato lo scorso anno in una tournée negli States e ciò ha convinto lo staff della Frontiers ad ingaggiarli per portarli in Italia.
La scelta, possiamo ora dirlo con certezza, è stata azzeccata: la professionalità dimostrata dal quartetto americano e la qualità dei suoni e dell’esecuzione sono stati notevoli.
Una prestazione da cinque stelle quella degli Asia, spinti dal talento straripante del cantante e bassista Harry Whitley, autentico protagonista dello show; a completare la line-up, l’ottimo chitarrista John Mitchell ed un batterista che non ha bisogno di presentazioni come Virgil Donati. Iniziare lo show con brani raffinati che hanno scritto la storia del pomp-rock come “The Heat Goes On” e “Wildest Dreams” è da vere e proprie leggende. Subito i Nostri si dimostrano altamente preparati e rodati, presentando un sound magniloquente. Il pubblico non può che apprezzare ed acclamare, nelle pause, i musicisti.
Le melodie sognanti di “Eye To Eye” ci catapultano indietro di quarant’anni, mentre il prog rock si fonde con l’AOR tra le note maestose di “Here Comes The Feeling”: parliamo di capolavori indiscussi, molti dei quali tratti proprio dall’omonimo debutto della band, datato 1982, con il gruppo americano che riesce a riproporli alla perfezione; “After the War” ammalia con i suoi arrangiamenti sublimi e con melodie vocali sognanti, mentre tra i momenti più indelebili della serata bisogna menzionare la coinvolgente “Sole Survivor”, cantata da tutti.
A chiudere lo show non potevano mancare la spensierata “Open Your Eyes” ma soprattutto la mega-hit “Heat Of The Moment”, capace di racchiudere nei soli suoi tre minuti di durata tutta l’essenza del rock radiofonico dalle tinte arena degli anni Ottanta.
Tutti i presenti devono ritenersi fortunati per aver potuto assistere ad uno show degli Asia: non sarà la formazione originale e leggendaria di quarant’anni fa, ma quella che Geoff Downes ha portato in Italia è una band dalle potenzialità enormi capace di ricreare la magia che la musica di questa grandiosa band riesce a trasmettere!

Artista: ASIA | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 25 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
Guarda tutte le foto del primo giorno
SABATO 26 APRILE
L’attesissimo secondo giorno del Frontiers Rock Festival è pronto ad iniziare. L’attesa è tanta, le previsioni anche di pubblico sono elevate (si parla di oltre mille biglietti già venduti).
Il bill di questa giornata è certamente di altissimo livello – soprattutto con un gran finale dove si esibiranno i grandi Winger in quello che è stato definito l’ultimo show italiano durante il loro ‘Farewell Tour’ – ma ad aprire le danze ci pensa CASSIDY PARRIS, la cantante australiana che è stata lanciata da Frontiers ed è presente a questo festival per dare un assaggio della propria proposta musicale.
La bionda ragazza ha accanto a sé un’altrettanto giovane band con musicisti che sanno trasmettere la giusta carica in sede live: lei è vispa e pimpante e dimostra una buona voce, pur senza strafare. Ciò che è certo è che sopra il palco non sembra certo una giovincella, anzi tiene la scena molto bene, corre e salta aizzando la folla.
Ci sono dei brani, come “Butterfly”, che dimostrano di avere un buon impatto live, ma soprattutto un paio di cover inserite con astuzia tengono ben vivo il pubblico: la nostra brava Cassidy riesce anche grazie ad esse ad alzare il livello del suo show, in particolare con “Here I Am” pezzo della storica Robin Beck che esalta tutta la platea. Un concerto breve, come tutte le band che in questo festival aprono le varie giornate, ma abbastanza intenso; Cassidy esce tra gli applausi, dimostrando di saperci fare!
Una band certamente attesa soprattutto perché in arrivo dalla lontana India, sono i Girish & The Chronicles, band conosciuta anche come GATC, che presenta un hard rock ruvido e possente, che già su disco aveva attirato le attenzioni e non si smentisce in sede live.
In generale, la band è giovane e può vantare su dei pezzi niente male, ma il turbo e la marcia in più ovviamente li mette il cantante Girish Pradhan: veramente un talento sopra la media, capace di dimostrarlo in questo show con brani come “Ride To Hell”, dove il rock più classico si mischia con contaminazioni più moderne, la possente “Hail To The Heroes” e “Rock ‘n’ Roll Is Here to Stay”, pezzo di scuola Skid Row.
Brani ruvidi e corposi che mostrano tutta la carica della band e che fanno sì che in generale anche lo show sia abbastanza compatto; nonostante il tempo sia tiranno ed i Nostri riescano ad eseguire solamente cinque canzoni, ciò basta per scaldare l’audience già in queste prime ore del pomeriggio.
In questa giornata si entra presto nel vivo dello show perché sono passate da poco le quattro e per CHEZ KANE l’attesa è già elevatissima: la cantante inglese ha avuto un grosso seguito ed un successo immediato con un debutto clamoroso qualche anno fa, seguito poi da un ritorno discografico convincente come “Powerzone”.
Chez, nonostante i tanti live nei quali è stata impegnata negli ultimi anni con un’agenda pienissima, non è mai stata in Italia a suonare, ed anche per questo motivo molti dei presenti non vedevano l’ora di vederla all’opera.
Nessuna sorpresa: nonostante solamente due dischi alle spalle, la cantante inglese può mettere in piedi una setlist veramente killer con brani pieni di carica, esplosività, melodie sognanti ed un’atmosfera ottantiana irresistibile. Chez è maestra nel caricarsi sulle spalle la band e trasmettere energia con la sua voce impeccabile, ma ancor più con il suo modo di muoversi e la carica che riesce a trasmettere ai presenti.
Al resto ci pensano dei brani altamente canticchiabili come “Too Late For Love”, pezzo da dieci e lode messo subito in apertura, e “All For It”, anthem da stadio di cui il pubblico continua a ripetere il ritornello ad alta voce; “Nationwide”, presa dall’ultimo disco, colpisce con bei cori, ma è difficile veramente trovare difetti ad uno show energico come questo.
Nel finale non potevano ovviamente mancare “Rocket Radio”, che è il brano che ha lanciato la nostra Chez all’inizio della sua carriera, e poi “Power Zone”, title-track dell’ultimo disco che anche dal vivo dimostra una carica coinvolgente, alla quale è veramente difficile resistere.
Un concerto veramente di altissimo livello!

Artista: Chez Kane | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
Nessun attimo di pausa, sapevamo che questa giornata ci avrebbe spremuto ogni energia: i CRAZY LIXX sono pronti a salire sul palco, ed il quintetto svedese ha dimostrato negli anni di avere un gran potenziale anche dal vivo, grazie a brani che sono ricchi di vibrazioni di stampo hard rock ottantiano.
Insomma una macchina da guerra ben oleata ed il loro show è stato sicuramente pulito e compatto con brani energici come “Hell Raising Women” e “Little Miss Dangerous”, che ci riportano tutta l’energia dei classici pezzi degli anni ’80.
“Silent Thunder” colpisce con il suo ritornello che coinvolge tutti i presenti e non può mancare “Sword And Stone”, la cover dei Bonfire – ascoltata il già il giorno precedente in versione originale – che è sempre una sicurezza. Il livello di entusiasmo si mantiene alto, anche verso la fine della setlist con “Blame It For Love”, altro brano dall’alto tasso di energia e, per la prima volta in sede live, con la nuova “Who Said Rock’n’Roll Is Dead”, dall’ultimo disco uscito solamente da un paio di mesi ed intitolato “Thrill Of The Bite”.
Tutto bello, anche se forse l’impressione è quella di una band un po’ statica alla quale è mancata un po’ di carica e, a dire il vero, anche Ronnie Rexton al microfono non si è distinto con la sua voce.
Come è successo nel giorno precedente, più ci si avvicina alle zone alte della line-up, più la qualità cresce in maniera esponenziale. E gli FM, nonostante le buone band che si sono esibite prima, dimostrano di essere semplicemente su un altro livello, un gap per quanto riguarda classe ed eleganza facilmente riconoscibile.
La compostezza che riesce a mettere in campo il sestetto inglese è unica: non si tratta solamente del fatto di aver scritto pagine indelebili della storia dell’AOR con dischi come “Tought It Out” ed “Indiscreet” ma è proprio la capacità e la sicurezza di salire sul palco con un atteggiamento incredibile, riuscendo sempre a mostrare una raffinatezza impareggiabile, con dei suoni sempre puliti ed eleganti e dei brani da cui è impossibile non essere conquistati.
Ovviamente tutta la band è altamente preparata, ma è la voce del loro leader e fuoriclasse Steve Overland a fare la differenza; il suo talento è veramente indiscutibile, il suo modo di cantare riesce a stregare tutti i presenti, attraverso una setlist che cerca di pescare maggiormente da tutta la discografia della band senza esagerare coi brani contenuti nei dischi sopra menzionati. Così trovano spazio anche le più rockeggianti “Digging Up the Dirt” e “Synchronized”, e le recenti “Out Of The Blue” e “Turn This Car Around”, che abbiamo incontrato negli ultimi dischi e che sono composizioni di alto livello e di coinvolgimento anche live.
E’ chiaro che poi sono i pezzi più storici e datati che riescono a far maggior breccia tra il pubblico. Effettivamente, come si può resistere alla meravigliosa “Someday (You’ll Come Running)”, pezzo tutto da cantare con un ritornello meraviglioso? Come si può non emozionarsi tra le note della bellissima ballata “Every Time I Think Of You”? E poi infine nel finale, come non esaltarsi con l’esemplare “Tought It Out”, canzone di una perfezione unica al mondo?
Gli FM escono tra tanti applausi e concludono così uno show meraviglioso!

Artista: FM | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
I TREAT sono sicuramente attesissimi; si tratta di una band che fa parte della famiglia Frontiers da tantissimi anni e che ha contribuito al successo della stessa etichetta partenopea grazie a dischi sicuramente superlativi come “Coup The Grace”, senza sottovalutare i più recenti, album comunque in grado di attirare l’attenzione di molti fan.
In questa sede il gruppo sale sul palco con una buona carica e si rende protagonista di uno show coinvolgente, con i soliti brani molto melodici e canticchiabili che la hanno composto negli anni. C’è spazio sia per la nuova era, sia – soprattutto – per gli album più storici: i Treat possono mettere in piedi così una scaletta senza momenti calanti, ma piazzando una dopo l’altra autentiche hit di stampo rock.
“Home Of The Brave”, ad esempio, dall’ultimo disco “The Endgame”, è un pezzo che coinvolge tantissimo in sede live, ma poi quando arrivano le canzoni intramontabili della scena melodic rock scandinava come “Scratch & Bite” (dall’omonimo disco che viene omaggiato con ben tre canzoni, visto che compie in questo 2025 ben quarant’anni), o la meravigliosa “Soul Survivor” dal bellissimo “Dream Hunter”, l’esaltazione sale alle stelle.
Difficile poi non menzionare “Roar”, “Pipertiger” e “Skies Of Mogolia” un terzetto killer dal già menzionato “Coup The Grace”. La band non si impegna troppo con numeri particolari sul palco ma bada al sodo – insomma, sono i brani a fare la differenza!
Tutto fila via liscio per i Treat; forse ci sarebbe piaciuta un po’ più di carica, ma lo show si chiude al meglio tra le note di “Conspiracy”, cantata veramente da tutti, e poi “World of Promises”, un pezzo veramente meraviglioso e catchy che ci riporta veramente all’atmosfera classica del gruppo svedese.

Artista: Treat | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
La giornata di oggi poteva già finire qua, sotto certi punti di vista saremmo stati soddisfatti così, ma in realtà manca la band forse più attesa di tutto il festival, stiamo parlando dei WINGER, e che dire? Il loro show è stato veramente pazzesco.
Quando salgono sul palco queste band americane dimostrano una professionalità – come avevamo visto anche nel giorno precedente con gli Asia e in parte con gli Honeymoon Suite – che è unica dal punto di vista dei suoni e della capacità di tenere il palco.
I Winger si sono dimostrati una band di valore eccezionale, con musicisti preparatissimi ed ovviamente una setlist per oltre un’ora e mezza di show altissimo livello. Difficile trovare difetti ad una performance che parte con la meravigliosa “Stick The Knife In The Twist” e che prosegue poi con “Seventeen”, ma è quando si trovano i pezzi più storici come “Can’t Get Enough” o “Rainbow In The Rose” che ovviamente il pubblico si accende maggiormente.
Dobbiamo segnalare qualche problema alla chitarra di Reb Beach e quindi l’interruzione della meravigliosa ballata “Miles Away”, poi risuonata dall’inizio e cantata da tutti, una volta risolti i problemi; essi si presenteranno comunque ancora nel corso dello show, ma i nostri riescono comunque ad andare avanti alla grande.
“Down Incognito”, presa dal bellissimo e sottovalutato disco “Pull”, possiede una carica enorme e anche i pezzi più recenti presi dall’ultimo lavoro della band, “Seven”, mostrano buona attitudine live, come per esempio la meravigliosa “Proud Desperado”.
Le chitarre potenti riescono a trasmettere energia e i Winger dimostrano di saper creare un ottimo show, inserendo qualche assolo che ben si amalgama con il resto della setlist e presentando i componenti in stile americano in modo spettacolare: la storica la band esegue ciascun brano alla perfezione e Kip Winger dimostra di essere ancora in grado di cantare i pezzi in maniera più che buona, mentre il tastierista Paul Taylor ogni tanto prende in mano la chitarra per dar man forte ai suoi compagni, donando a molti pezzi una marcia in più con la presenza di tre chitarre.
“Easy Come Easy Go” colpisce con il suo ritornello catchy e, dopo una breve pausa, il concerto si chiude sulle note dell’indimenticabile “Hungry”: una performance altamente professionale, magari non perfetta al 100% per qualche problema tecnico, ma Kip Winger ha dimostrato di essere uno dei grandi leader di questa musica.

Artista: Winger | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
Guarda tutte le foto del secondo giorno
DOMENICA 27 APRILE
Ultime energie rimaste dopo due giorni molto intensi ma ad aprire le danze della Domenica ecco arrivare i giovani e talentuosi SEVENTH CRYSTAL con il loro hard rock melodico e moderno, che sconfina facilmente verso sonorità più melodic-metal.
Lo show della band svedese funziona, grazie soprattutto alla voce espressiva di Kristian Fyhr e ad un sound potente con chitarre rocciose, suonate dalla coppia Emil Dornerus e Gustav Linde. Anche qui l’assenza di un tastierista costringe la band ad utilizzare basi preregistrate, ma pezzi come “Blinded By The Light” e “Mayflower” dimostrano come l’impatto moderno di questi ragazzi scandinavi funzioni anche in sede live!
Prima che i THE BIG DEAL salissero sul palco, serpeggiava la sensazione forse di una band che punta più sull’immagine – con due belle ragazze messe lì per catturare qualche fan – che sulla proposta musicale.
Invece il gruppo serbo ha sorpreso tutti, spinto dalle chitarre del loro leader Srdjan Brankovic, ma in particolar modo dal talento sia alle tastiere che vocale della superlativa Nevena!
Il recente disco in studio, intitolato “Electrified”, ha mostrato buone cose che ritroviamo anche dal vivo: brani molto melodici e catchy, ma con un buon impatto. La cantante vera e propria è Ana Nikolic, che ci delizia con una voce più angelica e pura, a differenza di Nevena, che invece, quando chiamata in causa, aggiunge un po’ di grinta.
Il tutto funziona tra ritornelli tutti da cantare, qualche assolo di tastiera e qualche passaggio al pianoforte della stessa bionda musicista serba, con menzione particolare per brani come “Fairy Of White”, che apre lo show, la più grintosa “Never Say Never” e la conclusiva “Survivor”. Buona sorpresa, questi The Big Deal!
Si cresce di qualità con RONNIE ROMERO, cantante di spicco non solo in casa Frontiers ma di tutta la scena heavy e hard rock negli ultimi quindici/venti anni, con la sua presenza in band come Lords Of Black, The Ferrymen ed ovviamente nei leggendari Rainbow di Ritchie Blackmore, oltre che il suo coinvolgimento in molti altri progetti, tra cui quello solista a suo nome.
Qualche domanda sulla scaletta proposta però ce la siamo fatta, ed in effetti qui si gioca parte della riuscita (o meno) dello show: la voce di Ronnie è fantastica, capace di penetrare fino in fondo nel cuore dell’ascoltatore, e dobbiamo ammettere che il cantante di origini cilene sa anche come muoversi sul palco con disinvoltura, senza farsi mancare qualche sorriso nell’interagire con i presenti. Molti brani proposti, provenienti dai suoi dischi solisti, sono piacevoli – come “Castaway On The Moon” – certo, ma sicuramente non delle hit in grado di scaldare subito i presenti: anzi, a dire il vero, la prima parte dello show è quindi passata via in maniera un po’ anonima.
Quando però sono arrivati i pezzi forti dell’epoca Rainbow, allora le cose sono cambiate! Come durante “Stargazer”, brano indimenticabile e suonato abbastanza fedelmente all’originale, ma soprattutto con la carica sonora di “Kill the King”, che ha scaldato gli animi. A chiudere troviamo un’altra cover, con “Separate Ways (Worlds Apart)” dei Journey, capace di far cantare l’intera platea (ma ovviamente si gioca facile con un pezzo così!).
Insomma uno show che ricorderemo più per l’ugola di Ronnie, non tanto per il resto.

Artista: Ronnie Romero | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
STORACE è sinonimo di passione: lo si evince subito quando l’esperto cantante svizzero sale sul palco con un giubbottino di jeans pronto ad appassionare i presenti con il suo hard rock ruggente, forte della sua ugola ruvida e grintosa e di una band che mette sul palco tanto sudore, in particolare con la bassista Emi ‘Bassbabe’ Meyer; alla chitarra solista invece una giovane e talentuosa Anna Cara, alla quale manca invece un pizzico di attitudine live, ma siamo sicuri che migliorerà con l’esperienza.
Tra brani recenti dai suoi buoni dischi solisti come “Rock This City” e “Screaming Demon” e pezzi presi dal suo passato con i leggendari Krokus, vedi “Rock’n’Roll Tonight” e l’inno “To The Top”, il concerto è filato via liscio, trovando uno dei momenti migliori quando sale sul palco Ronnie Romero per mostrare tutto il proprio talento durante la cover di “American Woman” dei The Guess Who.
Marc Storace sa come trasportare lo spirito dell’hard rock più puro in sede live!
ROBIN MC AULEY è una leggenda alla voce, forte soprattutto dei dischi storici pubblicati con Michael Schenker; ma qui al festival, presente in veste solista e circondato da musicisti italiani tra i quali spiccano Alessio Lucatti con la sua cresta rossa alle tastiere e Andrea Arcangeli al basso (DGM), va proprio a riproporre alcuni dei pezzi contenuti nei suoi dischi solisti.
Diciamo che sulla prestazione sonora e sulle esecuzioni strumentali si possono muovere poche critiche, sono proprio le canzoni a non far spiccare il volo allo show, con brani poco conosciuti che l’audience ascolta senza troppo calore.
Insomma, il concerto inizia e prosegue un po’ freddino e si scalda solamente quando arrivano i pezzi più noti, tutti posti nel finale e pescati dall’era MSG – con un poker di livello notevole formato dall’hard & heavy di “Love Is Not a Game”, “This Is My Heart”, la ruggente “Gimme Your Love” e l’eroica “Anytime”.
Non sarà lo show che ricorderemo per gli anni a venire, ma Mc Auley si dimostra un cantante di qualità, e alla fine riesce comunque a mettere in piedi uno show solido.
C’erano dubbi sulle capacità di Mike Tramp nel riproporre i grandi successi dei WHITE LION? Onestamente qualcuno sì, ma possiamo affermare che il concerto tenuto dal cantante e songwriter americano è stato di altissimo livello.
Abbiamo notato un Mike in buonissima forma fisica e canora, che sa come intrattenere il pubblico e che, grazie a brani ricchi di calore, fa centro più volte!
I presenti, molti non più giovanissimi e magari cresciuti proprio con le hit scritte da questo musicista, hanno potuto ricordare con gioia i vecchi tempi durante le note ricche di pathos di pezzi come “Hungry” e “Lonely Nights”.
I musicisti che accompagnano Tramp sono preparati ma è lui il motore – come ammette lui stesso – che tiene su di sé gli occhi di tutti i presenti: sopra il palco Mike è a suo agio e lo dimostra intrattenendo il pubblico, facendolo cantare, muovendosi avanti e indietro e assumendo delle pose da vero rocker scafato.
“Little Fighter” avrà certamente fatto scendere qualche lacrimuccia tra le prime file, mentre l’esaltazione generata da “Broken Heart” è stata ovviamente notevole. Il finale è stellare, prima con la lenta “When the Children Cry”, dall’alto tasso emozionale, che ha fatto battere forte il cuore di molti dei presenti, poi con l’indimenticabile hit “Wait” ed infine con “Lady Of The Valley”.

Artista: White Lion | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
La classe degli HAREM SCAREM è nota a tutti e anche in questa occasione è stata ampiamente confermata: la band, guidata dalla voce espressiva di Harry Hess e dalle chitarre ricche di pathos di Pete Lesperance, è stata protagonista di un gran finale per questa edizione del Frontiers Festival.
Una scaletta con estratti sia dai dischi più recenti come il buon “Chasing Euphoria” (in uscita a ridosso del festival), con l’impatto melodico di “Better The Devil You Know” in apertura, ma anche tuffandoci nel passato della band, attraverso l’AOR più puro degli esordi, con la magnifica “Distant Memory” e la più decisa “Hard To Love” – dall’omonimo debutto del 1991; non trascurato anche il successivo “Mood Swing”, che ha fatto innamorare molti ascoltatori del genere, dal quale sono state riproposte ben cinque canzoni tra le quali spiccano “Stranger Than Love” e “If There Was a Time”.
In alcuni pezzi Hess ha lasciato il microfono ai suoi colleghi, in particolare al batterista Darren Smith, con risultati niente male anche se l’ugola del cantante canadese è unica e impareggiabile.
Da segnalare il piacevole duetto con Cassidy Paris durante il pezzo “The Death On Me”, mentre la cover di “Summer of ’69” di Bryan Adams forse non era così necessaria. La lenta “Honestly”, cantata da tutti i presenti, e l’encore dove si è resa protagonista la possente “No Justice”, sono stati tra i momenti più intensi dell’intero festival ed il miglior modo di chiudere la tre giorni che ci ha visti impegnati al Live di Trezzo sull’Adda.
Harry Hess e compagni escono tra gli applausi fortissimi di un pubblico stremato, che forse non vedeva l’ora di tornare a casa e di riposare, ma che ha tenuto i denti stretti fino alla fine, per gustarsi appieno il raffinato hard rock melodico di questa leggendaria band canadese!

Artista: Harem Scarem | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 26 Aprile 2025 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
