1-3/05/2026 - FRONTIERS ROCK FESTIVAL 2026 @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 18/05/2026 da

Report di Federico Orano
Foto di Fabio Livoti

Frontiers Rock Festival è l’appuntamento più importante dell’anno per gli amanti delle sonorità più rockeggianti, sia che si parli del lato più melodico e sognante come l’AOR, sia per quanto riguarda il sound più diretto e ribelle del rock ottantiano.
L’evento, chiaramente organizzato e promosso dalla nota etichetta partenopea Frontiers Records, arriva alla sua ottava edizione; dopo qualche anno di pausa, è tornato lo scorso anno ottenendo un successo più che soddisfacente.
Quest’anno la partecipazione dei fan – arrivati da tutto il mondo –  è stata ancora maggiore; la prima giornata è andata praticamente sold-out e le successive due molto vicino al tutto esaurito.
La bravura nell’ingaggiare band di assoluto livello con alcuni nomi forti inseriti nelle parti alte del cartello, ha reso obbligatoria la presenza di tutti gli appassionati di queste sonorità. Queste sono infatti le occasioni perfette per scoprire o vedere all’opera band emergenti che difficilmente trovano spazio, accanto agli headliner più conosciuti.
Insomma il ponte del Primo Maggio è stata una vera apoteosi dell’hard rock all’interno del Live Club di Trezzo Sull’Adda, un locale che è una garanzia in termini di vivibilità e professionalità.
In attesa degli annunci per l’edizione del 2027, la nona, immergiamoci nel racconto di quello che è stato un weekend eccezionale!

VENERDI’ 1 MAGGIO

Gli STREET LIGHT giungono dalla Svezia con all’attivo due dischi che hanno colpito gli appassionati delle sonorità più melodiche.
Cresciuti a pane e Journey, i Nostri dal vivo hanno a disposizione solamente mezz’oretta ma riescono a svolgere bene il proprio compito piazzando alcuni pezzi davvero d’effetto: ad esempio, bellissima la partenza con “Hit The Ground” grazie ad una melodia iniziale di chitarra che fa sognare ed alcuni coretti tutti da cantare, aprendo al meglio lo show.
Johannes Häger alla voce e alla chitarra, non è sicuramente un cantante di alto livello ma compensa con la passione che riesce a trasmettere. Le melodie vocali vivaci di “Long-Distance Runner” e la raffinata “Captured in the Night” ci accompagnano lungo un’esibizione che ha sicuramente convinto i presenti!

Sono solamente le 15.30 ma è già ora di piazzare una band che ha le spalle grosse, forte di tanti anni sui palchi di mezzo mondo. Gruppo storico dell’etichetta Frontiers, i finalndesi SHIRAZ LANE sono una sicurezza e ci regaleranno uno show compatto in termini di minutaggio, ma preciso con sette brani proposti senza pause, creando una situazione ideale per scaldare il pubblico, già molto presente fin dalla partenza (e questo è davvero un gran segnale!).
Una quarantina di minuti di hard rock melodico ricco di energia che apre le danze con la robusta “Plastic Heart”, mettendo subito in mostra l’ugola dall’ampio raggio vocale di Hannes Kett. Il gruppo nordico non è mai riuscito ad esplodere del tutto (in particolare dopo l’ottimo “ Carnival Days” del 2018 che faceva sperare in grande!) rimanendo un po’ ai margini della scena – come dimostra anche la posizione nel bill di questa giornata iniziale – ma non si può certo criticare per il proprio impatto live, sempre degno di nota.
Le chitarre di Jani Laine e Miki Kalske creano un bel muro sonoro e ci accompagnano attraverso le super hit “Stone Cold Lover” e “Dangerous”.
Shiraz Lane: una sicurezza.

Artista: Shiraz Lane | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 1 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

L’assenza dell’ultima ora di Robin Beck e degli HOUSE OF LORDS – problemi di salute per James Christian, cantante degli House Of Lords e marito della stessa Robin – ha obbligato i piani alti della Frontiers a coprire le assenze.
Ecco quindi subentrare DAN BYRNE cantante e songwriter britannico che dimostra una voce graffiante e molta personalità sul palco, sul quale mostra le sue doti vocali, anche grazie dei brani ruvidi, presi dal disco in uscita proprio in quei giorni per l’etichetta partenopea e intitolato “The Show Begins”, capaci di trasmettere potenza, convincendo i presenti.
Le chitarre sono possenti, decisamente di stampo heavy metal, e conducono lo show accompagnando l’ugola di Dan con brani decisi come “Savior” e “Hard To Breath” dal tocco alternative, dove il groove è palpabile.
Circondato da musicisti di livello elevato, l’artista Byrne utilizza al meglio il palcoscenico di un evento così importante per mettersi in mostra e farsi conoscere da un pubblico forse più dedito a sonorità maggiormente melodiche, ma che ha apprezzato non poco l’energia respirata durante i quaranta minuti scarsi di questa performance!

Altra band molto amata dal pubblico appassionato delle sonorità più melodiche e soft (a tratti quasi pop), i CREYE, anch’essi dalla gettonata Svezia, hanno ottenuto un buon successo nel recente passato con tre dischi ultra-catchy, e ora è in uscita in nuovo lavoro, “IV Aftermath”.
Il loro è un AOR limpido, dove tastiere e belle melodie canticchiabili la fanno da padrona; però dal vivo ha funzionato fino ad un certo punto: infattiè mancata un po’ di potenza, ma è soprattutto la voce di Simon Böös a non convincere del tutto. I brani sono validi, certo, ma probabilmente manca alla band qualche hit da presentare, di quelle capaci di conquistare l’intero pubblico e non solamente i fedelissimi.
Lo show scorre così senza troppe vibrazioni – tra i momenti migliori, l’elegante “Face To Face” – seppur con nessuna vera sbavatura.

Saltati, come dicevamo, gli attesi House of Lords (le notizie parlano comunque di un James Christian che ha superato le difficoltà) tocca ad un grandissimo artista coprire lo slot rimasto libero.
Con un capolavoro dell’ultimo minuto, l’organizzazione del festival ha infatti ingaggiato il grande RUSS BALLARD, cantante di razza e autore di tantissimi brani anche per altre band (Kiss, Rainbow, Santana e molti altri), in particolare nei gloriosi anni Ottanta.
La sua sarà una prestazione forse non perfetta sotto tutti i punti di vista, ma certamente intrisa di un’impagabile atmosfera rètro dove l’ormai ottantenne Russ, in forma smagliante, ha riproposto alcuni dei suoi grandi classici contenuti in quel omonimo disco di debutto del 1984 uscito a suo nome, che è considerato tra i capisaldi del genere AOR: parliamo di pezzi come “I Can’t Hear You No More”, la super hit “In the Night” e “Two Silhouettes”, riproposte una dopo l’altra per aprire uno show che non poteva che includere le intramontabili “Voices” e “Since You Been Gone”.
Russ Ballard, autentica leggenda!

Artista: Russ Ballard | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 1 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

GIANT sì, Giant no. Se gli orari di inizio sono sempre stati rispettati con una precisione svizzera, tarda invece lo show della tanto attesa band americana che tornava in pista con la formazione originale.
Dopo quasi un quarto d’ora Mario Di Riso – tra i vertici dell’entourage Frontiers – in compagnia del chitarrista e leader della band Dann Huff salgono sul palco. “Mike Brignatello, bassista della band, è caduto e si è procurato un infortunio grave alla spalle. Abbiamo chiamato l’ambulanza che dovrà portarlo via. La band ha comunque deciso di esibirsi senza basso. Diamole il miglior supporto possibile”.
Il supporto del pubblico ci sarà eccome ma perchè, aldilà dell’assenza del buon Mike (e anche del batterista storico David Huff, pare per problemi con il passaporto), lo show sarà leggendario.
Merito anche di una scaletta favolosa, dove vengono riproposti tutti i grandi pezzi dei due storici dischi della band: “Last Of The Runaways” e “Time To Burn”, ma anche per la maestria alle sei corde del grande Dann e per la voce speciale di un grande cantante come Bryan Cole.
Una partenza fumante, con l’accoppiata “Shake Me Up” e “Thunder and Lightning”, passando per le sognanti “It Takes Two” e “I’ll See You in My Dreams”, da pelle d’oca; l’estensione vocale di Bryan è da bave alla bocca e la presenza di Dann, che alterna riff dinamici di chitarra ad assoli precisi e melodici, rendono lo show immortale.
L’eleganza di “I Can’t Get Close Enough” e di “Stay” fa battere a mille i cuori più passionali dei presenti, mentre l’hard rock più frizzante ed incisivo di “I’m A Believer” e “Chained” esalta la platea.
Il finale è per la rocciosa “Time To Burn” sulla quale i Nostri salutano i tanti presenti arrivati da tutto il mondo per presenziare a questo evento unico, con il ritorno di Dann Huff alla chitarra, suonando tutti i grandi classici della band. E ne è valsa la pena, perchè nonostante tutti i problemi – e lo show è stato talmente intenso che dell’assenza del basso, da un certo punto in poi, ce ne siamo anche dimenticati, rimanendo ammaliati ad osservare la classe di Dann – questo concerto verrà ricordato per sempre nella memoria dei presenti.

Artista: Giant | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 1 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Dopo uno show elettrizzante non era facile salire sul palco e tenere i fan partecipi, oltre a ciò, c’è da notare come gli STARSHIP propongano un sound molto più elegante e rilassato, una sorta di arena rock che non può certo pareggiare l’energia dei Giant.
Ma la band, che vede la partecipazione al microfono dello storico cantante Micky Thomas, si dimostra una macchina perfetta: suoni sublimi e con qualche pezzo storico come “Sara” e “Jane”, i Nostri fanno cantare tutti i presenti.
Micky con la sua voce squillante è perfetto e duetta perfettamente con la bravissima Chelsee Foster; la scaletta prevede alcune cover anche dell’era iniziale della band, sotto lo storico moniker Jefferson Airplane, come “White Rabbit”. Parliamo degli anni Settanta quando la formazione si dilettava su sonorità psichedeliche, prima di riformarsi sotto il nome di Jefferson Starship (con un sound più pop) e infine dal 1985 in Starship dedicandosi ad un’Arena Rock con ampio spazio all’AOR.
Da lacrime l’emozionate la lenta “Set the Night To Music”, mentre nel finale l’eroica “It’s Not Enough” ci riporta a quel sound ottantiano da colonna sonora di film d’epoca.
La spensierata hit “We Built This City” è da cantare agitando la testa e così, senza accorgersene, si arriva alla conclusione di una lunga, grandiosa giornata iniziale.
Una vera chicca potersi gustare un gruppo come gli Starship, autori di una prestazione sontuosa.

Artista: Starship | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 1 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Guarda tutte le fotografie della prima giornata.


SABATO 2 MAGGIO

La giornata di Sabato si apre con gli show acustici riservati ai possessori dell’abbonamento VIP; sono dei momenti esclusivi che valgono certamente i soldi spesi per chi ovviamente può permetterselo. E così, a mezzogiorno in punto, all’interno del tendone adiacente lo scenario principale, nell’area esterna del Live Club, ecco salire sul palco i DEGREED, che ci propongono quattro pezzi confermando sia le abilità vocali di Robin Eriksso, sia come il gruppo sia in possesso di una valida dimensione acustica. Escono tra gli applausi degli appassionati presenti, consci che il meglio sta per arrivare.
MICHAEL SWEET infatti sale sul palco per una breve performance acustica. Sappiamo che il cantante degli Stryper è portato per queste situazioni e si diletta spesso anche negli States in show del genere, inoltre è abituato ad intrattenere il pubblico e lo fa al meglio in questa occasione. “All For One” è cantata da tutti durante il ritornello, così come “Soldiers Under Command” pezzone che chiude la breve performance. Tra una battuta e l’altra, Michael trova anche un momento per tributare l’amico Tommy DeCarlo, venuto a mancare di recente, con un pezzo dei suoi Boston come “Amanda”.
Tocca quindi ai GIANT, sul palco al completo, chiudere la parentesi acustica. Ovviamente avere un cantante con Bryan Cole aiuta, ancor più in un contesto del genere. Inoltre, i brani della band si prestano benissimo per essere rivisti in questa veste: “I Can’t Get Close Enough” e “Stay” scaldano gli animi, la lenta “I’ll See You in My Dreams” è semplicemente sublime – e chissà quanti occhi lucidi tra i presenti – per poi chiudere sulle note della più massiccia “Shake Me Up”.

Tanta energia per i FIGHTER V, invitati ad aprire ufficialmente la seconda giornata del festival: il loro melodic hard rock è sì melodico e grintoso ma, come sospettavamo, anche dal vivo il cantante Emmo Acar mostra qualche imperfezione.
La sua dedizione è enorme e si muove sul palco attirando l’attenzione dei presenti, correndo e saltando senza prendersi un attimo di pausa, ma forza troppo la voce e ciò incide sulla sua prestazione, soprattutto nella seconda parte di questo breve show. Peccato, perchè la band avrebbe delle buone carte da giocarsi ma sembra aver perso la strada dopo un bellissimo debutto e anche dal vivo non riesce a convincere pienamente.

Altra storia per gli ormai veterani HELL IN THE CLUB. Il loro è un hard rock frizzante e potente, di quello che potremmo definire ‘stradaiolo’. Con la nuova cantante Terese ‘Tezzi’ Persson, la band è entrata in una nuova era della propria storia ma, riproponendo alcuni pezzi storici come “Shadow Of The Monster”, che apre lo show con riff di chitarra esplosivi e linee di basso granitiche, accanto a qualche pezzo recente come “The Ocean” e “The Kid”, lo spettacolo è assicurato.
Quando le canzoni sono di buona fattura e anche i musicisti sono preparati, tutto funziona al meglio e la cosa non è così scontata, come abbiamo potuto constatare anche all’interno di questo festival, mediamente comunque di alto livello.
Il brano “Devil On My Shoulder” potrebbe benissimo essere considerato tra gli highlight del weekend, e sigilla una super prestazione per la band italiana, che ha già un’ottima alchimia con la nuova talentuosa cantante Terese e che a nostro parere meritava uno slot decisamente più alto!

Artista: Hell In The Club | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 2 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

L’interesse era altissimo per gli ATLANTIC, band inglese recentemente firmata dalla Frontiers e nota tra gli appassionati per quel debutto del ’94 intitolato “Power”. Peccato che da quel disco vengano pescati pochi pezzi, mentre si nota anche come la band forse non sia così abituata a suonare dal vivo; in effetti il genere AOR di questo tipo è un po’ di nicchia e poco in voga al momento, sono quindi poche le occasioni per suonare live a meno di non chiamarsi Journey o Toto, e lo status degli Atlantic – tornati in pista da poco e non molto pubblicizzati finora (vedremo se il contratto con la Frontiers cambierà qualcosa) – al momento non è al top.
Insomma, i Nostri svolgono uno show dignitoso ma comunque un po’ freddino e distaccato, anche per colpa di qualche problema alla chitarra che fa perdere parte del tempo a disposizione. Highlight della performance la storica “Nothing To Lose” che ha fatto cantare tutti gli appassionati più esperti, ma ci attendevamo qualcosina in più dalla band britannica.

Che dire dei DEGREED? Bravi ma, a nostro parere, la sensazione è di essere di fronte a ‘una delle tante band che affollano il mercato’.
Manca quella scintilla, nella loro musica, capace di far sentire le vene pulsare. Il loro melodic hard rock ha un tocco moderno (come dimostra la possente “Holding On To Yesterday”), anche potente e la voce del loro cantante è certamente di livello elevato, ma non viene forse sfruttata al meglio, con composizioni dinamiche a scapito dei momenti più lenti – forse quelli che più di tutti ci hanno regalato emozioni su disco, e che invece in questa occasione non vengono riproposti.
Manca un po’ di personalità nel sound e qualche scintilla nel songwriting e questo ha portato a più sbadigli che headbanging.

C’era bisogno di una sterzata di energia dopo un paio di momenti meno esaltanti : beh, è bastato chiamare gli HEAVEN’S EDGE per cambiare registro.
Il gruppo hair metal, formatosi nel 1987 a Philadelphia, ha voglia di far saltare il folto pubblico (anche la giornata odierna è praticamente sold-out). La band, nonostante l’età, è in formissima e pezzi grintosi nel loro repertorio non mancano.
L’omonimo debutto del 1990 è una pietra miliare del genere e viene giustamente omaggiato, la partenza è segnata dalle chitarre esplosive che suonano le note di “Play Dirty” e “Rock Steady”, due brani ricchi di adrenalina.
Mark Evans è un animale da palco e la sua prestazione vocale è di livello, anche se forse i suoni non sono perfetti e viene leggermente coperta dagli strumenti, con le due chitarre a comandare la scena grazie al lavoro determinato di Reggie Wu e Steve Parry.
Trova spazio un inedito che sarà presente nel prossimo disco della band, la rocciosa “Let’s Go”, mentre tra i brani più recenti conquistano la frizzante “Gone, Gone, Gone” e la catchy “Had Enough”, estratte dal buon disco “Get It Right” del 2023.
Forse sono un po’ troppi i brani da questo lavoro a discapito di quelli storici ma tant’è, lo show procede con energia da vendere e brani come “Skin to Skin” e “Find Another Way” mettono fine ad uno show infuocato!

Artista: Heavens Edge | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 2 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Che gli H.E.A.T siano dei fuoriclasse non lo scopriamo certo stasera: la band svedese ha fatto scuola nelle ultime due decadi inanellando una serie di release stratosferiche, conquistando così il pubblico dedito all’hard rock melodico.
Spinti dalla grinta inarrestabile di Kenny Leckremo, subito dopo la breve intro “Heat Is On”, ecco esplodere dalle casse tutta la potenza del quintetto nordico con la straordinaria “Disaster”, apertura anche l’ultimo disco della band, intitolato “Welcome To The Future”. Si viaggia senza soste prima con la possente “Rock Your Body”, inno dal coinvolgimento assicurato, e poi con il rock tuonante di “Dangerous Ground”. Gli sguardi che si scambia il pubblico sono di quelli che vogliono intendere: “Che cosa stiamo vedendo!?”, con un misto di esaltazione ed incredulità.
Jona Tee alle tastiere controlla la situazione dall’alto della sua pedana, mentre Don Crash batte senza soste dietro la sua batteria; per lui, anche un coro che arriva dal pubblico, per festeggiare il suo compleanno avvenuto la sera prima.
Lo show però non può attendere: “Rise” tiene alto il livello di gas e fa piacere riascoltare la catchy “Redefined” con il suo tocco pop/sci-fi che esplode su un refrain irresistibile. Ed è da qui che probabilmente inizia il clou della performance; “Cry” splendida ballata estratta dal disco di debutto, che mostrava delle tinte AOR più marcate (correva l’anno 2008!), è da brividi mentre l’immancabile “Beg Beg Beg” si trasforma in un medley quando nel pezzo centrale si incastra alla perfezione il riff di “War Pigs”, come omaggio al compianto Ozzy.
Dave Dalone alla chitarra è un po’ statico ma sempre preciso, e piazza i suoi soliti solo dall’alto tasso melodico; arriva poi il turno della ritmata “Back To The Rhythm” ed è vietato non saltare mentre si canta il ritornello. A chiudere lo show un trio superlativo, formato dalla più recente “Running To You”, irresistibile coi suoi coretti, la meravigliosa “Living On The Run” che potremmo quasi definirla la “Final Countdown” del nuovo millennio e infine “One by One”.
Isoliti H.e.a.t.: due spanne sopra la concorrenza.

Artista: H.E.A.T. | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 2 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Tutti a letto dopo lo spettacolo mozzafiato degli H.e.a.t.? Per niente, tocca ai maestri NIGHT RANGER!
Se la band svedese aveva alzato l’asticella su limiti davvero elevati, il gruppo americano riesce addirittura a superarli: ci regalano uno show preciso e studiato in ogni minimo dettaglio, con questi cinque musicisti che ormai si avviano verso la settantina, ma che non hanno perso neppure un pizzico dello smalto di un tempo.
Certo, forse Kelly Keagy non ha cantato alla perfezione, ma poco importa visto lo spettacolo che ha dato alla batteria e a tutta la dedizione che ci ha messo.
I suoi compagni invece sono sembrati dei ventenni: Jack Blades, con una prestazione vocale impeccabile, e una coppia alla chitarre come Brad Gillis e Keri Kelli, capace ancora di fare scintille.
Molti i brani presi da un disco splendido come “7 Wishes”, terzo della band, oltre che alcuni brani storici contenuti nelle prime due gemme pubblicate, come “Dawn Patrol” e Midnight Madness”; comunque, un concerto che si apre sulle note di un brano prorompente come “(You Can Still) Rock in America” parte già ad un livello altissimo.
Il pubblico non esita a cantare a squarciagola le note di “Sing Me Away”, mentre la lenta “Sentimental Street” ha sicuramente fatto emozionare molti dei presenti. “Night Ranger” è l’emblema della genialità di questa band: un pezzo dalle multiformi atmosfere, efficace nel colpire con una fase strumentale frizzante ed un refrain tutto da cantare. Il gruppo al completo, armato di bacchette, sale sulla batteria di Kelly iniziando a suonare a tempo tamburi e piatti, costruendo così uno spettacolo mozzafiato ed esaltante.
Le atmosfere sognanti di “When You Close Your Eyes” fanno accendere la torcia di molti telefonini, e l’accoppiata “Sister Christian” e “Don’t Tell Me You Love Me “ chiude uno show da ricordare nei tempi a venire, mentre una valanga di plettri viene lanciata sul pubblico. Maestri immortali.

Artista: Night Ranger | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 2 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Guarda tutte le fotografie della seconda giornata.

 

DOMENICA 3 MAGGIO

E’ mezzogiorno ed è ancora il momento dei concerti acustici: stavolta la prima a salire sul palco è CASSIDY PARIS, che durante i tre giorni ha presentato le band del festival con un’ottima carica. La giovane cantante australiana si dimostra particolarmente a suo agio in queste situazioni, e si emoziona per il calore ricevuto dai presenti durante i quattro pezzi proposti.
Anche JOHN CORABI è abituato a suonare in questa veste: i suoi brani possiedono di suo un’anima acustica e la sua voce è perfetta per colorare e rendere l’atmosfera vibrante. Lungo i venti minuti di tempo, trovano spazio una manciata di pezzi, con il cantante americano che suona la chitarra e canta, senza farsi mancare qualche battuta, dimostrando di tenere in pugno l’audience.
“If I Never Get to Say Goodbye” e “When I Was Young” sono tra i migliori pezzi scritti recentemente e interpretati da Corabi, mentre le storiche “Hooligan’s Holiday” (dei Motley Crue) e “Father, Mother, Son” (dei The Scream) pescano dal suo passato. Il pubblico si alza in piedi e si lascia coinvolgere. Il tutto funziona davvero molto bene, tanto che in un batter d’occhio è già tempo di saluti… e di applausi!
Anche i NELSON hanno nel loro repertorio brani che possiedono una chiara anima acustica, ed anche per loro è quindi naturale riarrangiarli per l’occasione: si apre con “After The Rain” ed è subito pelle d’oca, tutti a cantare con i fratelli Matthew e Gunnar, sul palco da soli con voce e chitarra. Hanno in pugno i presenti, che si emozionano tra le note di “More Than Ever” e della splendida “(Can’t Live Without Your) Love and Affection”, per quello che sarà uno show breve ma intenso.
Non c’era modo migliore di iniziare la giornata!

Serve carica per aprire un festival? Contattare gli IT’SALIE! Abbiamo incontrato la band, che vede alla voce l’ugola della frontgirl Giorgia Colleluori, con un disco davvero dinamico e ricco di passaggi rock adrenalinici con l’ultimo “Wild Games”, album – primo pubblicato sotto l’etichetta Frontiers – dal quale vengono estratte quasi tutte le canzoni proposte oggi.
E’ evidente come il gruppo veneto sia salito sul palco con l’intento di scaldare i presenti grazie a riff vivaci e alla carica di Giorgia: con l’accoppiata messa in partenza e formata da “Death Road” e “Living In The City”, troviamo tutto il groove necessario per scaldare gli animi, mentre il lato più melodico esce con “Waiting For The Rain”. Il gruppo è determinato e il chitarrista Leonardo Duranti convince con il suo lavoro alle sei corde, così come lo aveva fatto su disco.
Trentacinque minuti compatti, ricchi di energia e segnati dalla voce scoppiettante di Giorgia con una manciata di brani dal buon impatto live. Ben fatto IT’sALie!

Bella sorpresa questi TRANSATLANTIC RADIO, band americana dedita ad un AOR purissimo di stampo americano un po’ alla Toto, al debutto recente con un disco, “City Of Angels, anch’esso sotto Frontiers: dal vivo dimostrano suoni puliti ed un approccio maggiormente grintoso rispetto al sound che abbiamo ascoltato su disco.
“The Good Times”, che dà il via alle danze, dimostra di avere tutto in regola per essere un ottimo brano AOR; il chitarrista RJ Ronquillo si dimostra un po’ il leader sul palco e prende in mano il microfono per ricordare una delle grandi voci della scena melodic rock: Marcie Free, venuta a mancare qualche mese fa. In suo onore la cover di “Heart Of A Stranger” interpretata con passione, magari non ai livelli dell’originale, ma abbiamo ampiamente apprezzato il gesto così come la prestazione di questa band, forse non giovane come età media dei suoi componenti, ma certamente interessante e da seguire.

Che gli SMOKIN SNAKES siano arrivati all’ultimo per coprire il buco lasciato dagli assenti Frontline è risaputo: ci aspettavamo comunque maggior concretezza dai Nostri, che invece puntano su un sound piuttosto grezzo ma senza la necessaria carica.
“Diffidare da chi suona questa musica e beve Coca Cola sul palco!”
: insomma questa frase, parte di uno scambio tra amici, è un po’ l’emblema della prestazione di questi ragazzi, i quali possiedono un sound che tanto deve a Motley Crue e LA Guns (come si evince da pezzi come “Sole Survivors” e “Broken Hearts”), suonano diretti e senza fronzoli cambiando un po’ le carte in tavola rispetto a chi si è esibito in precedenza, ma senza riuscire ad impressionare del tutto; apprezziamo sempre l’ascolto di chitarre sporche ed una voce roca, ma ci sarebbe piaciuta maggiore grinta sul palco, dei suoni più potenti e magari anche un pizzico di personalità. Insomma qualcosa è mancato, nello show del gruppo svedese, per conquistare pienamente la platea.

Artista: Smoking Snakes | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 2 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Anche gli svedesi CONFESS sono alle prese con un nuovo lavoro intitolato “Metalmorphosis” che vedrà la luce a metà maggio, ma al loro show però sono mancati innanzitutto un po’ di carattere, per tenere in mano un pubblico ormai un po’ stanco dopo due giorni e mezzo di musica ed emozioni intense, e qualche pezzo degno di nota che possa coinvolgere tutti.
Purtroppo invece, nonostante i tanti album pubblicati, la band nordica non ha mai spiccato del tutto il volo e anche dal vivo non convince pienamente, in particolare sul lato vocale, nonostante un sound possente e vivace, capace di unire  tradizione dei Faster Pussycat a qualcosa di più moderno.
Qualche momento esaltante comunque arriva con “Malleus”, scoppiettante brano ricco di adrenalina, e “Wicked Temptation”, mentre il gruppo mette in mostra il lato più contemporaneo con la title-track del nuovo album, dagli arrangiamenti moderni.
Peccano di un po’ di personalità, i Confess, i quali firmano uno show più che dignitoso, ma non certo indimenticabile.

Tocca a JOHN CORABI accompagnarci su lidi più classici, lì dove l’hard rock più autentico si unisce al blues.
Diversi i brani pescati dal suo nuovo disco solista dai quali escono atmosfere vivaci con “New Day” ed inni alla vita – con un pizzico di country dalle atmosfere malinconiche – con “When I Was Young”. Non poteva mancare qualche episodio estrapolato dalla sua band The Dead Daisies come “I’m Gonna Ride”, dedicata agli amanti delle due ruote, e anche dalla sua parentesi con i Motley Crue con “Hooligan’s Holiday” (riproposta qui in versione elettrica, dopo la parentesi acustica della mattina).
La voce di John è calda ed emozionate, questo non lo scopriamo certo oggi, e tiene il palco con grande attitudine: i presenti lo rispettano e si lasciano trasportare da uno show molto intimo, di quelli dove si crea una connessione diretta tra musicisti e pubblico.
Le vibrazioni si sentono ed è ciò che ci si attende da uno show di John Corabi, capace di attraversare la sua lunga carriera con brani caldi che fanno vivere le classiche atmosfere americane. Una sicurezza.

Artista: John Corabi | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 3 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Prima volta in Italia per i fratelli gemelli NELSON, passati nel nostro paese solamente nel 1990, di sfuggita, per un mini-show acustico in collaborazione con MTV.
Altri tempi: la band americana è però sopravvissuta a tutti questi anni, alla crisi del genere e negli Stati Uniti ha ancora un gran bel seguito.
Si nota come i due protagonisti Matthew e Gunnar, giustamente in mezzo al palco – loro ambiente naturale – a prendersi le luci della ribalta, siano in grandissima forma, e appaiano ben rodati.
Il melodic hard rock dei Nelson è altamente canticchiabile, di quello caldo che presenta melodie dal forte impatto, nel classico stile americano.
Saranno molti i pezzi estratti dal loro primo disco, una piccola gemma di questo genere, ovvero “After The Rain”, e la partenza arriva infatti con le eleganti “Fill You Up” e “(It’s Just) Desire” – due estratti da quel disco – che subito scalda gli animi. I suoni sono perfetti, il pubblico approva.
E “More Than Ever” è proprio il brano perfetto per coinvolgere i presenti con la sua dimensione semi-acustica (caratteristica tipica di molti brani della band) ed un ritornello semplice ed efficace, tutto da cantare. “To Get Back to You” è una bella ballata d’effetto pescata dal disco “Light Strikes Again”, edito dalla Frontiers, mentre trova spazio anche un brano in anteprima che sarà presente nel nuovo disco della band; possiamo registrare come in questo caso le sonorità seguano decisamente ciò a cui il gruppo ci ha da sempre abituati.
Le super hit “After the Rain” e “Everywhere I Go” sono presenti nel cuore di molti appassionati, che ritornano indietro di trentacinque anni rivivendo questi suoni pieni e ricchi di melodie sognanti ed eroiche.
Infine, ovviamente, a far partire i titoli di coda non poteva che essere l’indimenticabile “(Can’t Live Without Your) Love And Affection”, il classico pezzo da classifica che fece il giro di radio ed ebbe tanti passaggi su MTV.
Uno spasso vivere questi bellissimi momenti che hanno segnato un’epoca all’inizio degli anni Novanta, soprattutto a fronte di uno stato di forma davvero ottimo.

Artista: Nelson | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 3 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Finalmente, STRYPER! La band christian metal per eccellenza lo scorso anno è volata oltreoceano per alcune date europee, senza però toccare la nostra penisola, con grande disappunto dei fan italiani. Ma stavolta, grazie alla Frontiers, eccoli tornare in Italia pronti per agguantare le ultime energie di un pubblico che ormai da tre giorni e tantissime ore, si ciba di grande musica (e molta birra).
Michael Sweet, leader e cantante della band, ha dovuto affrontare qualche problema di salute nei mesi scorsi, ma ci è sembrato in ottima forma: è il protagonista assoluto sul palco, canta ogni pezzo, suona i riff di chitarra e si occupa anche di diversi assoli. Insomma, un lavoro non da poco che il sessantatreenne americano svolge con estrema carica e precisione. Forse la sua prestazione vocale non è stata perfetta rispetto ad altre volte, ma lo stesso cantante il giorno successivo ha riferito di aver avuto problemi con un in-ear-monitor.
A noi, nel complesso, lo show degli Stryper ha esaltato tantissimo, a partire dall’inno tutto da cantare che è “Sing-Along Song” con il quale la band ha aperto lo show coinvolgendo tutti in un “Oh-oh-la” generale, con in successione “Calling On You”, pezzo storico di rara eleganza.
La storica band americana è conosciuta per i suoi primi lavori, in particolare lo storico “To Hell With The Devil”, ma bisogna ammettere che anche le produzioni recenti sono più che valide e contengono spesso ottimi pezzi, che anche dal vivo hanno un effetto notevole, spesso grazie anche a riff possenti, eseguiti in sede live con ancora maggior potenza: ne sono esempi chiarissimi proprio “Free” e soprattutto “Sorry” e “When We Were Kings”.
Tra i momenti da ricordare nei tempi a venire va menzionata “Loud ‘n’ Clear”, capace di riportarci indietro di quattro decadi, ai tempi del debutto della band con un hard’n’heavy tagliente invecchiato davvero bene, e subito dopo con la possente “The Rock That Makes Me Roll”, un macigno sonoro durante il quale Michael si lancia su acuti ben assestati.
La band in ‘giallo e nero’, se la gode sulla cover di “Breaking The Law”, omaggiando la band che ha ispirato più di tutte lo stesso Sweet, ovvero i Judas Priest, prima di sparare le ultime cartucce per un finale incandescente, dove esplodono “Soldiers Under Command” e “To Hell With the Devil” che ovviamente fa uscire le ultime energie di un pubblico stremato.
Gli Stryper sono stati la perfetta conclusione di un grandioso festival come è stato questa ottava edizione del Frontiers Rock Festival!

Artista: Stryper | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 3 Maggio 2026 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda

Guarda tutte le fotografie della terza giornata.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.