Report di Giuseppe Caterino e Giacomo Slongo
Introduzione di Giacomo Slongo
Fulcicon 2, la vendetta.
A poco più di un anno di distanza dalla prima, acclamatissima edizione, torna la convention musicale e cinematografica dedicata al compianto ‘Godfather of Gore’ romano, organizzata – ça va sans dire – dalla band che da più di un decennio ne omaggia il lascito artistico in salsa death metal, e che dall’uscita del quarto full-length “Duck Face Killings”, pubblicato da 20 Buck Spin nell’agosto 2024, si trova letteralmente sulla cresta dell’onda (vedasi tournée come quella a supporto di Cannibal Corpse e Municipal Waste negli Stati Uniti).
Il format viene quindi replicato: due serate in due diverse location di Milano, con la prima nello storico Cinema Mexico (nel quartiere di Porta Genova) e la seconda fra le mura del Legend Club (in zona Affori), a tracciare un filo rosso sangue dove cinema di genere e musica alternativa (non necessariamente metal) finiscono per parlare lo stesso linguaggio, e confluendo in un evento che – dati alla mano – può considerarsi un unicum tanto in Italia quanto all’estero…
VENERDÌ 27 MARZO
Arriviamo proprio sul finire dell’ultima luce del pomeriggio al Mexico, storica location meneghina e punto fermo per gli amanti del “The Rocky Horror Picture Show” da quattro decenni.
Davanti alle porte della sala c’è già un capannello di persone che conversa amabilmente, scatta foto e osserva la grande locandina esposta con il programma della serata, filosofeggiando — immaginiamo — sulle pellicole in visione in questa prima giornata del secondo Fulcicon.
La kermesse, organizzata dai death metaller Fulci, torna infatti dopo l’ottima edizione dell’anno scorso; l’impressione è quella di una festa, di una combriccola che include anche qualche presenza non per forza orbitante nel circuito metal.
L’aria che si respira nell’atrio poco dopo le 18 è ancora abbastanza tranquilla, ma i banchetti sono già alle prese con le varie mani che scandagliano dischi, libri e magliette. La programmazione vera e propria si svolge invece all’interno, e non possiamo che fare presente quanto il locale abbia un fascino pazzesco: un vero cinema ‘di una volta’, con le poltrone sì comode ma non comodissime (di certo non diventano dei divani letto) e senza tavolini o diavolerie varie per ordinare cibo. I popcorn devono bastare, insomma.
Ad aprire le danze ci pensa il trailer che porta il titolo del nuovo lavoro di casa Fulci (la band), “Risorsero Dalla Tomba E Fu… L’Apocalisse!”: un gustosissimo stuzzichino ad opera di Domenico Montixi (che sarà poi proiettato anche il giorno dopo al Legend), pieno di suggestioni e con una bella messa in scena.
L’anteprima lascia spazio alla visione dell’opera del 1982, “Manhattan Baby”, presentato con Rustblade, che ne ha curato la prima stampa in Blu-Ray. Ovviamente in questa sede non faremo una recensione del lungometraggio, horror forse meno ‘gore’ rispetto ad altri, con una sua anima misticheggiante e alcune scene di grande impatto; basti comunque dire che molti dei presenti non lo avevano mai visto (come chiesto da Domenico dei Fulci prima della proiezione), e l’applauso spontaneo sui titoli di coda racconta molto sull’apprezzamento ricevuto. Se non l’avete ancora guardato, vi conviene recuperare.
Nell’intervallo tra il film e il primo talk previsto, riscontriamo un’atmosfera molto vibrante, con un agglomerato di gente ormai più intenso che denota come l’evento sia entrato nel vivo.
Dopo pochi minuti il programma riprende, questa volta andando a parlare del libro “Non si sevizia un paperino. Le foto ritrovate”, ad opera di Bloodbuster (storico spazio milanese dedito alla vendita di volumi e colonne sonore di genere), che vede Michele Salcuni raccontare del ritrovamento di diversi scatti effettuati dallo zio, Biagio Salcuni, durante le riprese dello storico lavoro di ‘epoca gialla’ del Maestro. Si tratta di un racconto affascinante, che vede un insegnante elementare e fotografo amatoriale ritrovarsi, nel proprio paesino pugliese, nel bel mezzo di un set cinematografico che deve essere sembrato enorme, riportando ad oggi immagini vivide, riesumate e ripulite cinquant’anni dopo. Tra ragionamenti e aneddoti vari, abbiamo potuto rivivere le ispirazioni di un lungometraggio che — per chi scrive — aveva seminato il terrore durante l’infanzia in qualche visione da seconda serata su Rete Quattro, ovviamente di nascosto.
Di tutt’altro tipo l’intervento dei Washington 80, progetto milanese dub techno che fa piombare la sala in una sorta di viaggio ipnotico sulle onde di “Manhattan Baby”.
Il suono sembra cullarci mentre sullo schermo si alternano sequenze della pellicola e altre create appositamente, tra fare psichedelico e, a modo suo, riflessivo. Un unico pezzo che si è insinuato nel cervello, incollandoci alla poltrona e inibendo la percezione del tempo, facendoci quasi risvegliare storditi dopo l’esperienza. Notevole.
Il programma continua con la proiezione di un altro titolo, questa volta del versante più puramente e sanguinosamente horror di Fulci, scomparso peraltro esattamente trent’anni fa, nel marzo del 1996.
“Quella Villa Accanto Al Cimitero” è infatti un’opera di terrore puro, volta ad annichilire lo spettatore, e viene introdotta da una chiacchierata con Silvia Collatina, ovvero l’interprete della piccola Mae. È un’occasione davvero ghiotta per ascoltare dei retroscena d’epoca, dettagli sul set e sentire cosa significasse lavorare con il regista dalla viva voce di chi era lì; la storia su come siano scaturite le lacrime della giovane attrice in una scena rende decisamente l’idea del tipo di aria che tirasse da quelle parti.
Anche qui, del film non ce la sentiamo di dire molto, se non che per chi scrive è un pezzo da novanta: come dicevamo, spavento puro con una trama avvincente, uno di quei lavori in cui succede continuamente qualcosa e che genera un’attenzione costante, con alcune sequenze gustosamente splatter. Anche in questo caso, il forte applauso finale è segno che l’eredità del cineasta romano è viva e tenace, sebbene sembri che non vi sia stata ancora una vera e propria rivalutazione in ambito più ‘mainstream’, punto emerso anche durante uno dei dibattiti.
Un tour de force sicuramente intenso, che ha dato il via con tutti i crismi a questa seconda edizione del Fulcicon, in attesa della versione ‘musicale’ della manifestazione al Legend Club! (Giuseppe Caterino)
SABATO 28 MARZO
All’interno dell’ormai consolidato Legend Club, venue sempre più rilevante per l’attività concertistica del capoluogo meneghino, la seconda serata del Fulcicon 2 si apre con quello che – da tempo – può essere considerato il braccio destro dei padrini della convention, viste le proficue collaborazioni registrate fin qui (si pensi, ad esempio, all’intero ‘lato B’ di “Exhumed Information”, o alla soundtrack del corto “Tropical Sun”).
Autori di un electro-ambient dai toni fortemente cinematografici, disposti in una formazione incappucciata a due chitarre/addetti ai synth, batteria elettronica e voce femminile, i TV CRIMES riescono a fare il paio con i Fulci nonostante il taglio etereo e atmosferico della loro proposta, trovando in un certo tipo di immaginario horror – abbracciato anche dai visual sull’enorme schermo al centro del palco – un terreno comune che spiana la strada ad una performance più vicina alla videoarte, che a quello a cui i lettori di queste pagine sono probabilmente abituati.
Le immagini, viziose e pescate da vari film di culto a tema vampiresco (con l’incipit a richiamare il mood del più noto “Miriam si sveglia a mezzanotte”), fungono così da base per un flusso sonoro spesso impalpabile, altre volte più ritmato, ma sempre coerente con i toni e il concept dell’evento, acclimatando il già numeroso pubblico nel mood vintage e orrorifico della serata.
Da vedere e da sentire, anche per chi – come chi scrive – non si reputa esattamente un appassionato del filone.
A questo punto, dopo la riproposizione del trailer di “Risorsero dalla tomba e fu… l’apocalisse!” di Domenico Montixi, e dopo una nuova comparsata di Silvia Collantina, è quindi la volta dei FULCI, il cui periodo fortunato non sembra proprio intenzionato a scemare.
Piuttosto, è sempre più evidente come la crescita dell’ex trio di Caserta sia un qualcosa di organico e lungi dall’arrestarsi a mo’ di fuoco di paglia, frutto di una visione artistica che nel 2026, soprattutto in Italia, dove la formazione si è fatta vedere anche in contesti insospettabili (vedasi il MI AMI dello scorso anno), ha saputo valicare abbondantemente i confini del death metal duro e puro.
Del resto, come ormai da prassi ai concerti dei Nostri, in sala si vedono sì le solite facce in maglia degli Obituary e dei Cannibal Corpse, ma anche tanti spettatori provenienti da ambienti extra metal, attirati quasi certamente dal forte impatto visivo e della comunicazione dinamica del progetto, da sempre presentissimo sui social.
Soprassedendo su questi aspetti, è chiaro comunque come quello dei Fulci non sia uno show riducibile alla forma (sebbene la cura riposta nei visual, oggi più che mai, non passi inosservata, complice l’effetto cinema dello schermo), ma si basi in primis su un suono efficace e pimpante, bravo ad arraffare di qui e di là senza scadere nel macchiettistico, tra riff mutuati da un “Tomb of the Mutilated”, breakdown degni della scuola newyorkese di Dehumanized e Internal Bleeding e qualche spunto di matrice europea (Bolt Thrower).
Date poi per assodate le figure di Edoardo Nicoloso (batteria) e Ando Ferraiuolo (seconda chitarra) al fianco dei membri fondatori Klem e Dome, stasera si segnala soprattutto la presenza dell’americano Jason Dahlike alla voce (Spirit Adrift, Left to Rot), in quello che – allo stato attuale delle cose – sembra essere diventato il nuovo assetto della formazione; un musicista indubbiamente esperto, dalla timbrica e dalla fisicità simili a quelle del Chris Barnes dei tempi d’oro, ma privo di quel background hardcore che rendeva Fiore un frontman dalla presenza tanto coinvolgente e caratteristica.
Nella setlist, incentrata sui fortunati “Tropical Sun” e “Duck Face Killings”, c’è comunque tempo per una ‘carrambata’ del cantante originale su “Paura che uccide” (dal recente EP “Risorsero dalla tomba…”), a riprova di come la separazione sia da ricondurre più che altro a questioni logistiche, e non umane: piuttosto che mantenere una situazione di stallo come fatto dai Suffocation per diversi anni – con Frank Mullen a registrare in studio e Ricky Myers a cantare sul palco – qui si è deciso infatti di tagliare subito la testa al toro, per non disorientare troppo i fan e dare coerenza alle mosse della band. Una scelta che i sostenitori di lunga data potrebbero mal digerire, ma che è – e resta – comprensibile.
In definitiva, tra immagini di zombi e prostitute uccise e un death metal pensato appositamente per dare il meglio di sé dal vivo, i quarantacinque minuti (circa) performance non hanno fatto altro che ribadire la prestanza esecutiva e l’attenzione per i dettagli del gruppo nostrano, il cui successo – anno dopo anno – continua a dimostrarsi meritato e non certo frutto del caso.
Terminato lo show dei padroni di casa, che coincide anche con un cospicuo deflusso di spettatori dalla sala, è la volta di due parentesi strumentali agli antipodi. La prima è quella dei GOBLIN LEGACY, una delle due attuali incarnazioni della seminale band prog rock italiana (l’altra, ovviamente, è quella di Claudio Simonetti), che guidati dal tastierista Maurizo Guarini passano in rassegna alcuni dei loro brani più iconici (dai contributi per “Dawn of the Dead” di Romero al tema centrale di “Profondo rosso” di Argento), non mancando poi di estrarre dal cilindro qualche pezzo meno noto al pubblico metal (“Roller”).
La formazione è reduce da un colpo durissimo (la morte del batterista/membro storico Walter Martino, avvenuta lo scorso 7 marzo), ma nonostante tutto, con Titta Tani reclutato ‘last minute’ dietro le pelli (e già visto al fianco di Simonetti), mette insieme una prova magari non formidabile a livello di impatto, ma indubbiamente ben eseguita, oltre che nostalgica nell’accezione buona del termine.
Il collegamento con l’universo di Fulci, poi, è tangibile: Guarini lavorò infatti con Fabio Frizzi alle soundtrack di capisaldi come “Zombi 2”, “Paura nella città dei morti viventi” e “…e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà”, e tanto basta per giustificare ampiamente la sua presenza questa sera.
Di tutt’altra pasta, invece, l’esibizione di TALPAH, che chiude il Fulcicon 2 su una scarica di elettronica violenta, destrutturata e abbinata a visual dal taglio epilettico.
Come nel caso dei TV Crimes, chi scrive ammette di non essere la persona più indicata per commentare certe sonorità, ma la ‘botta’ complessiva, fra dubstep e interferenze noise, è di quelle che, a prescindere dai gusti, si fanno sentire, chiudendo la convention in modo tanto azzardato quanto riuscito.
Al prossimo anno? Dal canto nostro, lo speriamo. (Giacomo Slongo)
Setlist Fulci:
Glass
Vile Butchery
Human Scalp Collection
Matul Tribal Cult
Apocalypse Zombie
Lonely Hearts
Maniac Unleashed
Voodoo Gore Ritual
Tropical Sun
Splatter Fatality
Legion of the Resurrected
Fucked With a Broken Bottle
Risorsero dalla Tomba e Fu… L’apocalisse!
Rotten Apple
Tomb
Eye Full of Maggots
