16/02/2012 - FULL OF HATE TOUR 2012 – Trezzo Sull’Adda @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 22/02/2012 da

Introduzione a cura di Marco Gallarati
Report a cura di Thomas Ciapponi, Marco Gallarati e Giacomo Slongo
Foto di Francesco Castaldo

L’arrivo del carrozzone del Full Of Hate Tour in terra italica, per la prima delle sue due strambe date a distanza – Trezzo il 16 e Bologna il 21, cinque giorni dopo! – coincide con il termine della ghiacciata monumentale che ci ha paralizzato per due settimane, sebbene in effetti nel milanese la situazione sia stata pochissimo fuori della norma. Meno male, comunque, perché almeno così, in quel del Live Music Club di Trezzo, si è vista davvero un bel po’ di gente! Sei gruppi all’appello, in questa prima grande serata di metallo estremo dell’anno: Cannibal Corpse e Behemoth, storia passata e presente del death metal, dividono pacatamente la posizione di co-headliner, nonostante lo show dei polacchi sia più incuriosente, considerate le ultime vicende poco piacevoli avvenute in casa del loro leader Nergal (malattia e polemiche varie in Polonia); i grindster Misery Index inspiegabilmente posti prima degli olandesi Legion Of The Damned, i greci Suicidal Angels, assolutamente fuori contesto con il loro thrash slayeriano ad oltranza, e i novellini Nexus Inferis, ai primi concerti della loro appena iniziata carriera, completano un bill succoso e vincente, anche se, come leggerete, non tutto ci è piaciuto allo stesso modo… Ma ecco che si parte puntuali con i gallesi!

 


NEXUS INFERIS
Ottenuto, non si sa come, lo slot d’apertura del Full Of Hate, tocca ai gallesi Nexus Inferis inaugurare il palco del Live Music Club di fronte ad una discreta – e inaspettata, visto l’orario – cornice di pubblico. Autori di un death-black industriale e futurista, ascrivibile a quanto fatto da Zyklon e The Amenta, i Nostri ce la mettono tutta per dimostrare il loro valore, senza riuscire a sfiorare, neanche per sbaglio, l’obiettivo. Sorvolando sul look – assolutamente fuori luogo – adottato on-stage, è la sostanza a latitare: strutture ripetitive, sample inseriti ad cazzum, un vocalist monocorde… Sono solo alcune delle ragioni che ci hanno indotto a sperare nella conclusione affrettata dello show. Non ce ne vogliano i Nexus Inferis, ancora chiaramente acerbi dal vivo, ma questa sera non hanno fatto altro che confermare i (numerosi) dubbi che nutrivamo nei loro confronti. Con la speranza, per ora remota, di vederli crescere un domani.
(Giacomo Slongo)

 

SUICIDAL ANGELS
C’è poco da fare, anche questa sera i Suicidal Angels hanno dimostrato di non volere spostare di un centimetro le coordinate slayeriane del proprio sound, fedele – in tutto e per tutto – all’operato della band di Tom Araya e Kerry King. Personalità sotto i piedi, come è facile immaginare, rimpiazzata da una passione devota per le sonorità più classiche e ottantiane della Bay Area. Inutile aspettarsi qualcosa di diverso dalle solite, velenose, rasoiate, in quanto l’ensemble ellenico, neanche a farlo apposta, non ha in testa altro. Una performance sufficiente, tutto sommato, penalizzata soltanto da una innegabile sensazione di ‘già sentito’ che – alla lunga – ha finito per affossare buona parte dei brani, per quanto ispirati (“Bleeding Holocaust” e “Apokathilosis”, volendo fare degli esempi).
NB: Apice dello show? Facile: la comparsa sul palco di un bambino, con tanto di maglia dei Cannibal Corpse, che non ha esitato a scapocciare assieme al quartetto, indirizzando corna su corna al pubblico. Che classe, signori.
(Giacomo Slongo)


MISERY INDEX

Con i Misery Index la serata inizia a diventare bollente: il quartetto di Baltimora, conosciuto per il suo death/grind ricco di groove selvaggio e per le corpulente esibizioni dal vivo, è decisamente più in linea con i generi proposti in questo tour rispetto ai Suicidal Angels e, cosa non da meno, ha l’esperienza giusta per ritagliarsi un ruolo da protagonista nonostante il poco tempo a disposizione. Guarda caso, quando Netherton e soci fanno il loro ingresso sul palco, il pubblico del Live Music Club è aumentato in maniera considerevole, gran parte del quale si trova sotto il palco per scatenarsi sui pesantissimi attacchi frontali degli americani. Com’era prevedibile, la maggior porzione dei brani proposti viene estratta da “Heirs To Thievery”, ultima fatica del gruppo, apprezzatissima e oramai conosciuta in lungo e in largo dai fan. In una scarsa trentina di minuti, i Misery Index mettono in mostra tutti i loro punti di forza, penalizzati da dei volumi leggermente bassi per le chitarre, ma letali nel riproporre la propria micidiale formula dal vivo, mettendo sugli scudi il batterista Adam Jarvis, vero e proprio elemento di umilio per tutti gli altri batteristi della serata – eccetto Paul Mazurkiewicz – e il frontman Netherton, motore indiscusso della band, grandi doti di presenza scenica e fedeltà d’esecuzione. Sulle note dell’immancabile “Traitors” si chiude, a parere di chi scrive, l’esibizione più riuscita della serata, confermando l’etichetta di ‘animali da palco’ per questi quattro brutti ceffi del Maryland.
(Thomas Ciapponi)

 

LEGION OF THE DAMNED
Se l’esibizione dei Misery Index è stata composta esclusivamente da luci, quella dei Legion Of The Damned ha avuto ben più che un’ombra. La band, autrice di cinque album pressoché identici l’uno con l’altro, non ha di certo cercato delle soluzioni alternative per la propria esibizione, presentando una scaletta che, in sostanza, viene strutturata come tutti i dischi pubblicati finora, vale a dire il solito pezzo composto da riff triti e ritriti dall’inizio alla fine, saldamente ancorato alle proprie radici death/thrash e privo di ogni tipo di contaminazione. Poco più che una cover band insomma, sia a livello di personalità musicale che di presenza scenica: gli olandesi, infatti, ormai non sono più dei giovincelli e l’età – soprattutto per il frontman Maurice Swinkels, troppo freddo durante tutta la performance – inizia a farsi sentire. Detto ciò, c’è da segnalare che la fetta del pubblico meno esigente ha apprezzato l’esibizione dei quattro, lasciandosi coinvolgere più dall’impatto che dalla sostanza. Noi non siamo stati della stessa idea, ben presto annoiati e impazienti di assistere all’esibizione di due gruppi che il palco lo sanno veramente tenere.
(Thomas Ciapponi)

Setlist:
Legion Of The Damned
Death’s Head March
Bleed For Me
Pray And Suffer
Son Of The Jackal
Malevolent Rapture
Werewolf Corpse
Night Of The Sabbat
Cult Of The Dead
Taste Of The Whip

 

BEHEMOTH
Terminati i gruppi di supporto, fra i quali i Misery Index hanno avuto vita piuttosto facile nel primeggiare, giunge infine l’ora dei co-headliner, mai come in questa occasione, pur rappresentando lo stesso genere, agli antipodi fra loro. I polacchi Behemoth, in crescita costante fino allo stop forzato di due anni fa che ha visto Nergal sconfiggere la tremenda leucemia, giocano tutto sull’impatto scenico e visivo della loro performance, costruita ad arte per mettere in risalto l’epica roboanza e la marzialità ferale del loro death metal apocalittico. Nergal, Orion e Seth si muovono coordinatissimi on stage, sfruttando al massimo ciò che la scenografia offre loro, mentre Inferno assale i tamburi dietro un imponente drumkit. L’uso delle luci è uno spettacolo nello spettacolo e forse, bisogna dirlo, tutto questo piacere per gli occhi distrae un po’ da quanto stanno udendo le orecchie: ci godiamo lo show dalla balconata del ristorante del Live e, nonostante in alto il suono arrivasse naturalmente più attutito, ci saremmo aspettati maggior potenza dai quattro polacchi, che stanno ai Cannibal Corpse quanto un dobermann sta ad un mastino napoletano: un po’ con la puzza sotto il naso. Ma l’importante, questa sera, é valutare le condizioni di Nergal e della formazione di Danzica in generale, dopo parecchio tempo di assenza dai palchi, la loro prima casa. La partenza affidata a “Ov Fire And The Void” è l’ideale per proiettare subito il pubblico nelle atmosfere mefitiche e filosofeggianti che solo i Behemoth sanno riproporre, anche pescando davvero a fondo nella discografia, tirando fuori ad esempio “Moonspell Rites”, pezzo estratto dall’EP “And The Forests Dream Eternally” (1994). I dischi più rappresentati risultano essere l’ultimo “Evangelion” e “Satanica”, i cui brani appaiano quali punti di forza della setlist proposta. Una discreta prestazione, quindi, per Nergal & Co., che probabilmente hanno ancora bisogno di rodaggio e suonare live con continuità per scrollarsi di dosso le ultime scaglie di ruggine ereditate dalla lontananza on the road. Non ci resta da fare che gridare un caloroso bentornato ai Leoni, prima di proiettarci indefessamente nel gran finale affidato al macellatoio Cannibal Corpse…
(Marco Gallarati)

Setlist:
Ov Fire And The Void
Demigod
Moonspell Rites
Conquer All
The Thousand Plagues I Witness
Alas, Lord Is Upon Me
Decade Of Therion
At The Left Hand Ov God
Slaves Shall Serve
Chant For Eschaton 2000
23 (The Youth Manifesto)
Lucifer

 

CANNIBAL CORPSE
Rispetto ai Behemoth, i Cannibal Corpse entrano sul palco quasi di soppiatto, senza nessuna scenografia e con un soundcheck veramente breve, come se agli astanti non importasse niente. Abituato ormai a vederli dal vivo almeno una volta all’anno, il pubblico italiano sa benissimo cosa aspettarsi da questi cinque mostri di Buffalo, fra poco alle stampe con il nuovo “Torture” e, questa sera, autori di una prestazione senza troppi alti né bassi, abbastanza in linea con lo stato attuale della band, ma, comunque, tanto corpulenta quanto basta per mandare a casa contenti tutti i presenti al Live Music Club di Trezzo. Ecco quindi che i Nostri, posizionati giustamente dopo i Behemoth per importanza storica, si trovano a suonare il loro death metal senza fronzoli con circa un’ora di tempo a disposizione, sforando la mezzanotte e dando ben presto la parola fine a un concerto forse fin troppo affollato e che, tolta qualche presenza abbastanza superficiale, avrebbe potuto lasciare più spazio ai veri mattatori della serata. Detto questo, i suoni di cui godono i Cannibal Corpse sono forse i più accettabili della serata, l’esperienza ventennale si fa da subito sentire, per un coinvolgimento di musicisti e ascoltatori fin da subito unanime, favorendo la prova tecnica del reparto strumentale della band – non c’è più bisogno di sottolineare le prove maiuscole di Webster e compagni – e le numerose iniziative di pogo eseguite in platea. Vengono proposti parecchi pezzi delle ultime release, con una piccola parentesi dall’album in uscita formata dagli inediti “Demented Aggression” e “Scourge Of Iron”, senza dimenticarsi, infine, gli immortali classiconi “Fucked With A Knife” e “Hammer Smashed Face”. Il possente Corpsegrinder si conferma il solito mattatore, offrendo una prova di voce e di collo al limite della sopportazione umana e, in qualche caso, dimostrandosi anche abile comico. Insomma, nel corso degli anni abbiamo saputo conoscere ed apprezzare i Cannibal Corpse per le proprie doti tecniche, la demolizione sonora che scaturiscono e, in un certo senso, anche per l’innata simpatia del loro attuale frontman. Anche in questo caso, le peculiarità elencate non vengono affatto smentite: dunque noi ne gioiamo e diamo appuntamento a questi cinque colossi alla prossima data che ci offriranno.
(Thomas Ciapponi)

Setlist:
Evisceration Plague
The Time To Kill Is Now
Death Walking Terror
Demented Aggression
Scourge Of Iron
I Cum Blood
Fucked With A Knife
Priests Of Sodom
Unleashing The Bloodthirsty
Make Them Suffer
Devoured By Vermin
Hammer Smashed Face
Stripped, Raped And Strangled

 

 

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