02/10/2005 - Gamma Ray + Nocturnal Rites + Powerwolf @ Rolling Stone - Milano

Pubblicato il 07/10/2005 da

A cura di Carlo Paleari

Si sapeva che il ritorno di una delle leggende viventi dell’heavymetal sarebbe stato un successo, eppure il concerto milanese dei GammaRay ha superato ogni aspettativa. La band di Kai Hansen, infatti, èstata capace di coinvolgere e infiammare un pubblico in visibilio perl’energia sprigionata dal palco. Una grande serata di heavy metal,dunque, rafforzata anche dalle ottime prove delle due band di spalla:gli svedesi Nocturnal Rites e i tedeschi Powerwolf.

POWERWOLF

I Powerwolf, guidati dal cantante rumeno Attila Dorn, si presentano sulpalco alle 19.20 con il compito di iniziare a scaldare un pubblicoreduce da una estenuante attesa sotto la pioggia davanti alle porte delRolling Stone. Il quintetto si presenta sul palco vestito di rosso enero, con il frontman avvolto in un lungo mantello, per richiamare leatmosfere vampiresche del loro album “Return In Bloodred”.Sfortunatamente i tentativi del cantante di apparire come una figuraimponente e minacciosa sembrano cadere nel nulla: sarà per il fisiconon esattamente longilineo, saranno il volto simpatico, il pizzettocurato e la riga di lato, fatto sta che il buon Attila sembra piuttostoil figlio di Pavarotti. Comunque la proposta dei Powerwolf, per quantosemplice e un po’ ingenua, riesce a far breccia proprio per la grandeconvinzione e simpatia profusa in ogni singola nota. Giocando su tuttii cliché del metallo orrorifico di scuola Mercyful Fate/King Diamond, icinque musicisti ci presentano i brani della loro prima faticadiscografica, da “Mr. Sinister” a “The Evil Made Me Do It”, passandoper “We Came To Take Your Souls”, “Kiss Of The Cobra King” e “DemonsAnd Diamonds”. Il loro breve set termina con “Lucifer In Starlight”:gran parte del pubblico applaude la performance dei Powerwolf e, inparticolare, di Attila, che viene salutato con un vero e proprio boato.Un’ultima nota di colore: il cantante rumeno si ‘rinfrescava’ tra unpezzo e l’altro con un bicchierone di plastica contenente, con tuttaprobabilità, caffè. In più di un’occasione, infatti, si è fermato perbrindare e sottolineare quanto fosse squisito il caffè italiano.Speriamo che qualcuno gli spieghi che, se lo beviamo in tazzine, unmotivo ci sarà…

NOCTURNAL RITES

Alle 20.00 in punto salgono sul palco gli svedesi Nocturnal Rites,forti della loro ultima fatica, “Grand Illusion”, che sta raccogliendoottimi responsi. La band ormai può vantare dieci anni di esperienza esembra a proprio agio sul palco, riuscendo a scaldare ancora di più ilpubblico. Lo show inizia subito con due estratti dall’ultimo lavoro, leottime “Fools Never Die” e “Never Trust”. I cinque musicisti suonanocon convinzione e perizia, anche se manca quel suono pompato e corposoche caratterizza il nuovo album. Sicuramente sarebbero da rivedere inun contesto più adatto. Comunque i Nocturnal Rites dimostrano di essereuna band capace e coinvolgente, grazie soprattutto alle continuesmorfie del bassista Nils Eriksson e al frontman Jonny Lindkvist, cheha sfruttato al meglio tutto il poco spazio a sua disposizione,continuando a muoversi, incitando il pubblico, fino a salire sullebalconate del Rolling Stone, salutando anche i più lontani. Neiquarantacinque minuti concessi loro, gli svedesi ripercorrono la lorocarriera, privilegiando, ovviamente, i brani da “Afterlife” in poi,ovvero quelli che hanno definito al meglio il sound dei NocturnalRites. Tra i brani suonati ricordiamo “Shadowland”, “Awakening”, lanuova “Deliverance” ma, comunque, l’accoglienza più calorosa sembrariceverla “The Iron Force”, tratta da “The Sacred Talisman”, che vieneaccompagnata dai cori di una buona fetta del pubblico. Promossi anche iNocturnal Rites, dunque, che si sono dimostrati una buona realtà anchedal vivo, capaci di ingannare l’attesa degli headliner con uno showpotente e grintoso.

GAMMA RAY

Su Kai Hansen si può dire davvero di tutto, però c’è una cosa che èassolutamente innegabile: sul palco tira fuori davvero l’anima. Inpochi riescono a comunicare la stessa carica, la stessa energia, lastessa incredibile voglia di divertirsi. Sempre sorridente esoddisfatto, Kai suona, canta, urla e incita il pubblico, tutto con unagrande umiltà e gratitudine. A guardarlo non si direbbe che potrebbeessere il padre di una buona fetta dei presenti e che in vent’anni dicarriera di concerti ne ha fatti migliaia: sembra semplicemente ungiovanotto, carico e pieno di entusiasmo, contentissimo di essere sulpalco con tutta quella gente lì apposta per lui. Davanti ad unpersonaggio così come si può rimanere impassibili? Come si fa a nonfarsi trascinare e travolgere? Così, nell’ora e mezza in cui i GammaRay mettono a ferro e fuoco il Rolling Stone, Kai Hansen riesce a farsiperdonare tutto: le uscite poco brillanti degli ultimi anni, la vocenon certo ineccepibile, le canzoni fatte col copia/incolla… Tutti idubbi iniziali scompaiono di fronte ad uno show davvero ottimo. Ancheil resto del pubblico si rende conto di avere a che fare con dei verifuoriclasse e risponde con un calore unico. Lo stesso Kai Hansen sembraveramente sorpreso da una tale accoglienza. Eppure la cosa non dovrebbestupire: stiamo parlando di uno dei personaggi più amati di sempre dalpubblico metal, che per attitudine, simpatia e coerenza, si èritagliato un ruolo davvero unico. Kai Hansen per moltissimi fan èormai un’icona, una leggenda vivente: è già stato beatificato,santificato e pronto ad ascendere al cielo, nell’Olimpo delle divinitàmetalliche. D’altra parte, come dicevano gli stessi Gamma Ray nel lorodebut album: ‘il paradiso può attendere, lasciamolo aspettare!’ etorniamo alla cronaca di questa bella serata. Finalmente le luci calanosul palco e dal palco risuonano le note di “Welcome”, ad accompagnarel’ingresso dei quattro tedeschi che, senza perdersi in chiacchiere,attaccano subito con una potente “Gardens Of The Sinner” (a questoproposito è curioso notare come, benché si tratti del tour di supportoal nuovissimo “Majestic”, l’album più saccheggiato nel comporre lascaletta della serata, sarà proprio “Powerplant”) ed è subito ildelirio: il pubblico canta a squarciagola e la massa di corpi sotto ilpalco inizia a scatenarsi e a rimescolarsi senza sosta. Dopo “New WorldOrder”, unico estratto dal mediocre penultimo album, si passa allaprima graditissima sorpresa della serata: il buon Kai, infatti, ripescala vecchia “Space Eater”, dal debut album del 1990, facendo un belregalo a chi segue la band dagli esordi. Dopo questa parentesinostalgica è il momento di tributare il nuovo album e, così, i GammaRay si lancia nell’esecuzione di “Fight” (abbastanza insulsa), “BloodReligion” e “Condemned To Hell”. La seconda, in particolare, riesce aconvincere pienamente, anche grazie ai continui giochi di Hansen con ilpubblico (“Voi siete dei vampiri! Desiderate il sangue! Il sangue è lavostra religione! Cantate più forte!”. Impagabile.). Dopo un’ottima“One With The World”, tratta dallo splendido quanto bistrattato “SighNo More”, arriva il consueto (brutto) assolo di Dan Zimmermann, chesarà preciso e potente quanto volete, ma è anche dotato del gusto e deltocco di un comodino. A quanto pare, però, il sottoscritto è tra ipochi a pensarla così, dato che il batterista tedesco riceve unoscroscio di applausi, soprattutto quando inizia a fracassare i timpanidegli astanti con la sua tipica modalità a martello pneumatico. D’altraparte l’assolo è anche un modo per far rifiatare il povero Kai che,rientrato sul palco con il resto della band, si lancia in unainaspettata “Strangers In The Night”, seguita da una terremotante“Heavy Metal Universe” che ha galvanizzato davvero tutti. Grandepartecipazione anche su “The Silence”, un pezzo davvero toccante incui, però, Hansen accusa qualche colpo. Il concerto volge al termine e,come di consueto, il finale è affidato ai classici che hanno rilanciatola band: “Rebellion In Dreamland”, “Land Of The Free”, “Valley Of TheKings” e “Somewhere Out In Space”. Manca ormai solo un pezzo prima dichiudere la serata e i Gamma Ray decidono di salutarci con “Send Me ASign”, una scelta particolare che segna un concerto totalmente privo dipezzi del repertorio Helloween (in altre date avevano suonato almeno “IWant Out”). La band, visibilmente compiaciuta, saluta il pubblico e sicongeda, lasciando tutti più che soddisfatti per una serata che è statoun successo oltre ogni aspettativa e che consacra i Gamma Ray come unadelle band più apprezzate dal pubblico italiano.

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