03/10/2013 - God Is An Astronaut + Three Steps To The Ocean + Mexican Chili Funeral Party @ Live Forum - Assago (MI)

Pubblicato il 09/10/2013 da

Post-rock e astronauti. Arrivati alla sesta fatica, dopo una decade di carriera, ecco sbarcare in Italia una delle realtà più importanti, anche se rimasta sempre nel sottobosco del genere, del marchio post-rock, con grandi pubblicità e grandi aspettative per la loro calata nel nostro paese. Ecco la prima delle due date nello Stivale, in quel posticino intimo che è Live Forum. Direttamente dalla contea di Wicklow, Ireland, in tutta la loro maestosità sonora, i God Is An Astronaut, accompagnati da due grandi realtà della scena italiana, i Three Steps To The Ocean e i Mexican Chili Funeral Party che, purtroppo, non abbiamo fatto in tempo ad assaporare. Speriamo presto di rivederli in zona, date le critiche entusiastiche che hanno suscitato.

GOD IS AN ASTRONAUT - Live Tour 2013

Purtroppo senza la sezione visiva che da sempre ha contraddistinto la produzione degli irlandesi (ma anche del post-rock in generale) i God Is An Astronaut si presentano come al solito ancora come una band agli esordi in quanto ad entusiasmo e vitalità. Questa caratteristica fondamentale riesce infatti a sopperire alla mancanza dell’apparato visuale e permette agli spettatori di entrare lo stesso in contatto con l’evocazione suscitata dagli irlandesi, grazie proprio a quanto semiologicamente comunicato dalla band. Headbanging serrato e capello lungo come i vecchi metallari di una volta donano una carica importantissima per la buona riuscita della situazione, nonostante il poco spazio per la grande affluenza di fan. Ci si diverte e si riesce a chiudere gli occhi e a tornare a sognare come quando si era ragazzini, o immaginandosi in atmosfere eteree e interplanetarie che passano dai momenti fondamentali di “Fragile”, “Fire Flies And Empty Skies”, “Calistoga” e “Suicide By Star” del capolavoro “All Is Violent, All Is Bright” alle nuove “The Last March”, “Red Moon Lagoon” e “Trasmissions”, tra le diverse prese dall’ultimo “Origins” fino alle imprescindibili “Route 666” e “From Dust To  Beyond” tratte dal primo lavoro. Scaletta che non tralascia granché (forse qualcosa del buon disco omonimo del 2008), insomma, e che presenta bene le caratteristiche fondamentali della band, anche a molti dei presenti che erano giunti al concerto solo tramite il grande passaparola di amici e conoscenti stimati dal punto di vista dei gusti musicali. Jamie Dean ai synth e i fratelli Kinsella sono a mezzo metro dal pubblico e sono ancora in forma come ragazzini, avendo però maturato una certa classe e una buona dose di perfezionismo in sede di esibizione live. Voci modulate fanno da contrappunto a synth e tastiere epiche, basso imponente, chitarre prepotenti e docili allo stesso tempo, ritmiche che altalenano discese malinconiche e passaggi potenti, il tutto contornato dalle maestose melodie che contraddistinguono il post rock della band. Forse non è la proposta più interessante dell’immenso panorama che affolla l’altrettanto vasta etichetta del post rock in quanto a originalità e varietà, ma i God Is An Astronaut sono riusciti ancora una volta a rientrare, con i loro toni maestosi e imponenti, tra i più validi esponenti del canone di genere, affiancandosi alle realtà più affermate come Explosions In The Sky e Mogwai.

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