- GODS OF METAL 2011 @ Arena Fiera Milano - Rho (MI)

Pubblicato il 22/06/2011 da

GODS OF METAL 2011
22/06/2011 – Arena Fiera Milano – Rho (MI)


Running order:

Apertura porte: 10.30

11.00-11.25 – BAPTIZED IN BLOOD
11.45-12.15 – CAVALERA CONSPIRACY
12.45-13.15 – DUFF McKAGAN’S LOADED
13.45-14.30 – EPICA
15.00-15.45 – CRADLE OF FILTH
16.15-17.25 – MR. BIG
17.55-19.05 – EUROPE
19.35-21.05 – WHITESNAKE
21.35-23.30 – JUDAS PRIEST

Una piccola introduzione

E dunque eccoci qua! Prontissimi e di nuovo in pista per fornirvi un nuovo report scritto e
fotografico, a distanza di davvero pochissime ore dall’upload della nuova versione di
Metalitalia.com. Siamo ancora in una sorta di work-in-progress e speriamo vada tutto bene, intanto l’intenzione è quella di godersi una bella giornata di heavy metal, qui al Gods Of Metal 2011 e all’Arena Fiera Milano di Rho.

E’ mercoledì, giorno lavorativo per tanti. Stanno aprendo proprio ora i cancelli e il clima è nuvoloso e afoso, con qualche sprazzo di caldo Sole. E’ prevista pioggia nel corso della giornata, ma forse sarà utile a rinfrescare un po’ gli animi, sicuramente accaldati dalla sequela di bands che andrà ad esibirsi sul cemento rovente della location.
E’ un Gods mono-giorno, che anticipa di poco il grande evento del Sonisphere e ne è forse surclassato in importanza, ma di certo l’evento dell’Epitaph Tour dei Metal Gods Judas Priest saprà richiamare un pubblico numeroso. Whitesnake, Europe, Mr. Big e i Loaded di Duff McKagan sono nomi che sanno risvegliare l’animo hard-rock di molti metallari, mentre il plotone di band a rappresentare l’estremo e il moderno quest’anno è un po’ in minoranza, con l’incognita dei vampiri Cradle Of Filth, mai convincenti appieno dal vivo, e band notevoli ma non dal richiamo eccezionale quali Epica, Cavalera Conspiracy e Baptized In Blood.

Si parte fra poco, dunque, proprio con il combo ultimo citato!

Seguiteci!
(Marco Gallarati)

BAPTIZED IN BLOOD – 11.00 / 11.25
Provenienza: Canada
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Rispettando il programma (quasi) al minuto sono i Baptized In Blood ad aprire l’edizione 2011 del Gods Of Metal, e di sicuro mostrano più energia della maggior parte dei presenti, tentando di smuovere le prime file con le spallate di thrash metal veloce e decisamente crudo del loro debutto discografico. Fa piacere sentire una voce fuori dal coro delle produzioni stile Adam Dutkiewicz, che si distingue prendendo il meglio dal thrash degli anni d’oro e ammodernandolo senza sembrare inutilmente ‘vintage’. Con cinque pezzi a loro disposizione i canadesi danno il meglio con le conclusive “Dirty’s Back” e “Down And Out”, che coinvolgono, stupiscono e fanno scatenare anche una fan indiavolata nelle prime file. Pure Fratello Metallo assiste compiaciuto. “Good morning Gods Of Metal!”.
(Maurizio Borghi)


CAVALERA CONSPIRACY –
11.45 / 12.15
Provenienza: Brasile / Stati Uniti
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In pieno orario brunch – per molti quasi un’eresia – ecco i fratelli Cavalera, Max e Igor, scendere in campo con la loro Conspiracy. Il pubblico è già abbastanza numeroso, considerando il giorno e l’orario d’esibizione, e la band è sempre una forte attrattiva, nulla da dire. Definire in forma il frontman brasiliano è ormai un’utopia, però ci piace confermare come i Cavalera Conspiracy siano in grado di offrire uno spettacolo decente anche in condizioni poco favorevoli. Circle-pit ripetuti, pogo sempre presente, un ridicolo wall-of-death improvvisato da un’audience comunque ben rispondente agli incitamenti del buon Max, che come al solito, dopo aver ‘dedicado a Deus’ il nuovo disco, parte a bestemmiare senza ritegno. E’ un po’ triste, dobbiamo ammetterlo, questa incoerenza di fondo. Vengono proposte in ripetuta “Warlord”, “Inflikted”, “Black Ark” – durante la quale sale sul palco anche Richie Cavalera, figlio di Max e Gloria – “Killing Inside”, ma l’apice della performance viene raggiunto ovviamente dall’ennesimo sfruttamento dei masterpiece dei Sepultura, “Refuse/Resist” e “Roots Bloody Roots”, per l’occasione dotata di un finale supplementare e causticamente accelerato. Epilogo affidato all’abbraccione tra fratelli, offerto in gentile concessione alla folla fotografante.
(Marco Gallarati)


DUFF McKAGAN’S LOADED –
12.45 / 13.15
Provenienza: Stati Uniti
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Cadono le prime gocce di pioggia sul Gods e, con un leggero ritardo dovuto a problemi tecnici, ecco arrivare il turno dei Loaded di Duff McKagan, conosciuto ai più per i suoi trascorsi come bassista nei Guns N’ Roses, ma protagonista di tre dischi sotto questo monicker in veste di chitarrista-cantante. La band originaria di Seattle propone un hard rock stradaiolo non immune da influenze punk, che però lascia piuttosto a desiderare dal punto di vista del songwriting, come dimostra lo scarso coinvolgimento soprattutto all’inizio riscontrato fra i presenti. Dal punto di vista esecutivo il quartetto statunitense mostra una buona compattezza ed evidenzia il buon inserimento del nuovo drummer Isaac Carpenter, ma il problema principale si riscontra quando il buon Duff si mette a cantare, mostrando tutta la sua inadeguatezza nel ruolo di singer. Una mezzora di concerto passata piuttosto in sordina, durante la quale neppure la cover di “So Fine” dei Guns è riuscita a risvegliare più di tanto la platea.
(Matteo Cereda)

EPICA – 13.45 / 14.30
Provenienza: Olanda
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Mamma mia, gli Epica. La formazione olandese arriva dopo la noia perpetrata dai Duff McKagan’s Loaded e riesce solo in parte a risollevare gli animi della platea, divisa tra chi elogia incondizionatamente le abilità del gruppo orange – e la bellezza della singer Simone Simons – e chi non sopporta per niente le sonorità gothic metal. Il problema degli Epica, però, non è tanto il genere proposto, né la qualità del songwriting – sufficiente/discreto per il genere – bensì la attitudine dal vivo, a tratti irritante e molto ‘fighetta’, come si dice qui a Milano. Una manciata di brani, resa peraltro con dei suoni poveri e confusi per quasi tutta la setlist – con chitarre assenti e voci e doppia cassa a rubare tutta la scena – non è bastata a farci promuovere i ragazzi, che sono sì cresciuti durante la performance, ma non risultando mai convincenti del tutto. ‘Consign To Oblivion’ è stato forse il pezzo meglio eseguito, ma gli Epica sono rimandati a future esibizioni.
(Marco Gallarati)

CRADLE OF FILTH – 15.00 / 15.45
Provenienza: Inghilterra
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I Cradle Of Filth dimostrano ancora una volta di avere numerosi problemi a riproporre in maniera convincente il sound proposto attraverso le composizioni in studio. Le buone premesse dell’ultimo “Darkly, Darkly, Venus Aversa” si fermano dunque alla prestazioni di rilievo del drummer Martin Skaroupka e della tastierista e corista Ashley Ellyllon, con la band anglosassone condizionata anche da una resa sonora quanto meno squilibrata, che mette in primo piano i bassi oscurando oltremodo il lavoro delle chitarre. Il leader Dani Filth, per l’occasione con un capello corto a tinte rosse molto post-punk, prova a scuotere la platea con ripetuti incitamenti senza molto successo; e proprio il singer inglese conferma i propri limiti vocali con una performance altalenante, che si fa apprezzare negli scream ma lascia alquanto a desiderare per quanto concerne il growl. L’inizio interamente incentrato sull’ultima pubblicazione sopraccitata non aiuta ad accendere lo spettacolo, ma in verità anche in prossimità di canzoni più datate ed immediate quali “Her Ghost In The Fog” e “Nymphetamine” la situazione non migliora granchè. Nel finale una buona versione di “Cruelty Brought Thee Orchids” risveglia un po’ gli animi, ma poi la successiva e conclusiva “From The Cradle To The Enslaved” non lascia rimpianti sull’abbandono della band.
(Matteo Cereda)

MR. BIG – 16.15 / 17.25
Provenienza: Stati Uniti
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Il Gods Of Metal si accende definitivamente con i Mr.Big, autori di un’ottima performance che ha abbinato tecnica e qualità compositiva senza cali di tensione. Le abilità dei musicisti in questione sono indiscutibili ed infatti al bassista Billy Sheehan e al chitarrista Paul Gilbert viene riservato il giusto spazio per gli assoli di rito; ma ciò che ha più colpito dell’esibizione del quartetto statunitense è senza dubbio l’energia sprigionata attraverso i pezzi. Innanzitutto vengono bandite dalla scaletta le ballate considerate probabilmente troppo sdolcinate per l’evento; e poi c’è il giusto amalgama tra i classici storici e qualche inserto dall’ultimo arrivato “What If…”. Il singer Eric Martin se la cava egregiamente dietro al microfono, nonostante in certi frangenti paghi dazio alla carta d’identità, e per questo senso è sembrata un po’ spenta l’esecuzione di “Take Cover”. Tuttavia l’esperienza e il supporto di un impianto corale, al quale partecipano tutti i restanti musicisti, hanno supplito al lieve inconveniente. Il pubblico dimostra di apprezzare sin dal brillante avvio con la recente “Undertow”, ma si surriscalda soprattutto grazie all’esecuzione di brani quali “Green-Tinted Sixties Minds”, “Daddy, Brother, Lover, Little Boy”, “American Beauty” e la terremotante “Colorado Bulldog”. Finale incendiario con “Addicted To That Rush” che chiude al meglio una prestazione sopra le righe. Ce la faranno gli Europe a tenere testa ad una performance così scintillante?
(Matteo Cereda)