24/11/2019 - GRETA VAN FLEET + YOLA @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 28/11/2019 da

Report a cura di Simone Vavalà
Fotografie di Matteo Musazzi

Con un concerto tutto esaurito da circa un anno, spostato di esattamente nove mesi dalla data originale prevista per un problema di salute del cantante, possiamo ben dire che assistere all’esibizione dei Greta Van Fleet di questa occasione è stato un parto. Osannati da ogni parte come il futuro dell’hard rock – un futuro ben ancorato al passato – i quattro giovanissimi americani hanno in qualche modo omaggiato Milano decidendo di mantenere come location l’Alcatraz, visto che hanno ormai fatto da tempo il salto verso il sold out nei palazzetti. La curiosità di poter valutare anche dal vivo le loro qualità era parecchia e, nonostante l’arrivo al locale sulle prime note della band di supporto, ci siamo dovuti accontentare di una posizione laterale, data la folla adorante accalcata nelle prime file.


YOLA

In apertura di serata, il salto indietro nel tempo sembra compiuto appieno. Esattamente come negli anni Settanta, infatti, in barba a ogni affinità musicale, troviamo la giunonica Yola, al secolo Yolanda Quartey, una promessa del blues rock nel senso più ampio, sponsorizzata da niente meno che Dan Auerbach. La sua esibizione include elementi di soul, ben valorizzati dall’eccellente voce, di americana e country rock, con pezzi dal sound suadente alternati ad altri decisamente più malinconici. Il contesto non era forse l’ideale, a differenza dell’esibizione che l’ha vista protagonista appena due giorni prima al Santeria, dato che anche il pubblico, piuttosto distaccato, non ha particolarmente sostenuto il calore intrinseco dello show. Se però amate i passaggi più malinconici dei Massive Attack (a cui ha prestato non a caso la voce in alcuni brani) o i momenti più introspettivi di The Black Keys, vi consigliamo di dedicarle un meritato ascolto.

 

GRETA VAN FLEET
Quando arriva il momento dei fratelli Kiszka, con un ritardo che ci fa già malignamente pensare che debbano trovare il modo di tirare una dignitosa ora di termine concerto, è evidente che il pubblico è in uno stato di adorazione. Partono le note dell’iniziale “Highway Tune” e, nonostante per tutta la durata del brano si sentano praticamente solo il basso e le tonalità più alte del cantante Joshua, le prime file cantano a squarciagola, saltano e inneggiano alla band senza tregua. Il sound complessivo migliora nel corso dei due pezzi seguenti, offrendoci finalmente un ascolto ottimale per il singolo “Black Smoke Rising”, e… ci rendiamo conto che probabilmente la nostra idea di rock è proprio lontana dalle classifiche. Il brano, come altri che su disco ci avevano convinto e divertito, è svuotato di qualunque dinamica e offerto con una seraficità da saggio della scuola; nemmeno con la peggior malignità possiamo dire che i Greta Van Fleet non sappiano suonare, ma tra il mestiere e la qualità, purtroppo, passano anni luce di distanza. La sezione ritmica mette in mostra un compitino senz’anima, che allontana i paragoni dai Led Zeppelin a una gradevole, ma dopo un po’ noiosa, jam session; tra la cover di John Denver “The Music Is You”, la successiva ballad “You’re The One” e il cadenzato anthem “Age Of Man” non si rileva alcuna differenza di impatto, ahimè, e i ripetuti acuti del frontman finiscono per sembrare più esercizi di stile che un’interpretazione sentita. Per il resto, i quattro il palco lo tengono anche, con un mix di mossette retrò e una maturità comunque ammirevole per l’età e per il recentissimo decollo verso lo stardom; dopo la riuscita “When The Curtain Falls” non ci mettono molto a tornare sul palco e regalare un paio di bis, con il finale dedicato a un opinabile assolo di batteria, che nuovamente ci fa pensare a un forzato allungo del brodo. Paradossalmente qualche cover in più, magari assimilata con cuore e consapevolezza, non avrebbe fatto male né allo show, né alla band; che non risulta costruita a tavolino come da timori, va ammesso, ma che ci è parsa già troppo sicura di sé e perfetta sintesi di un’idea di rock edulcorata e innocua, purtroppo maggioritaria. Gli anni Settanta messi in scena all’Alcatraz ci hanno ricordato più Le Vibrazioni in versione pantaloni a zampa di qualche anno fa che non le grandi band del tempo.

Setlist:
Highway Tune
Edge Of Darkness
Black Smoke Rising
The Music Is You
You’re The One
Age Of Man
Black Flag Exposition
Watching Over
The Cold Wind
When The Curtain Falls
Flower Power
Safari Song

 

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