20/02/2014 - Hatebreed + Napalm Death + Ready. Set. Fall! – Milano @ Magnolia - Segrate (MI)

Pubblicato il 25/02/2014 da

A cura di Maurizio “Morrizz” Borghi

Chiamata all’unità per la scena: Hatebreed e Napalm Death in tour in Europa si danno un bel cinque con abbraccio e girano l’Italia in tre date attesissime. Nell’ultima data, al Magnolia di Segrate (Milano), si aggiungono anche i Ready. Set. Fall!, per presentare in maniera fiera il debutto “Memento”, fresco di stampa su Lifeforce. Hardcore, Grind e Metalcore quindi, per una fascia di pubblico variegata e adulta, che vive il concerto in maniera differente ma riesce comunque a riempire il tendone che il Magnolia dedica alle produzioni invernali. L’amicizia e il rispetto tra Napalm Death ed Hatebreed vengono dunque suggellati nuovamente e, dopo la collaborazione di Jasta su “The Code Is Red…Long Live the Code” dei Napalm, ecco un nuovo tour insieme per la gioia dei molti sostenitori di entrambe le band.

hatebreed + napalm death - magnolia - 2014

 

READY. SET. FALL!
Il concerto di stasera, aggiunta particolare per la data di Milano, va a celebrare il release party di “Memento”, debutto discografico dei genovesi Ready. Set. Fall!. Anche se sono già le 21.30 il pubblico è ancora esiguo, e va a riempire il tendone molto lentamente nel corso della performance della band più giovane in cartellone per storia, anagrafica e filone musicale. Come su disco anche dal vivo siamo colpiti dalla maturità di una formazione nata nel 2010 che, andando a mischiare scuola americana e svedese (con una strizzatina d’occhio al nu-metal), riesce a tener viva a modo suo l’abusata formula metalcore, risultando allo stesso tempo molto precisa e professionale. La resa live dei brani inoltre, dal singolo “Deceiving Lights” alla super heavy “A.N.S.I.A.”, è sicuramente valida, peccato non siano potuti partire per il tour europeo a supporto dell’album. Per quanto ci riguarda siamo rimasti affamati, in bocca al lupo!

NAPALM DEATH
Papà del grindcore, detentori del record mondiale per la canzone più corta del mondo, forti di un’esperienza trentennale. Con un curriculum del genere e l’umiltà che li contraddistingue i Napalm Death cedono il posto di headliner agli ormai veterani Hatebreed, e dopo essersi fatti il soundcheck da soli prendono possesso del tendone senza troppi preamboli, come ci si aspetta da loro. L’atmosfera si fa immediatamente pericolosa nelle prime file, dove chi rimane lo fa a proprio rischio e pericolo. Parte anche qualche bestemmia rumorosa, tanto che dal palco viene chiesta una traduzione, prontamente fornita da qualche volenteroso. Il tempo passa per tutti, e i segni si vedono sul volto dei componenti del gruppo, ma sembra che Barney Greenway l’abbia in qualche maniera fermato: in grande forma fisica e soprattutto vocale, il frontman si mostra energico nei suoi balli tarantolati e nelle vocals devastanti, oltre che lucido nelle brevi invettive a intermezzo dei brani. Come al solito la prova dei Napalm Death non si discute, un altro set veloce e martellante che non presenta alcuna sbavatura, nessuna concessione, nessun calo di tensione, anzi questa sera con un palco ben assettato e suoni potenti e ben rifiniti ci si accorge della reale perizia del gruppo. Arrivati a questo punto della loro carriera potremmo dare tutto questo per scontato, ma pensate un attimo ai loro contemporanei e arriverete presto alla conclusione che non lo è affatto. Nei quarantacinque minuti a loro disposizione, pescando nel loro vasto catologo con predilezione per il leggendario “Scum” e l’ultimo “Utilitarian”, i Napalm Death hanno lasciato i lividi anche stasera.

HATEBREED
Avendo costruito una carriera su live show incendiari tutti sapevano cosa aspettarsi dagli Hatebreed: la festa inizia sulle note di “Defeatist”, e per tutti è ardua impresa rimanere impassibili davanti alla formazione del Connecticut. Assenti da qualche tempo dai palchi italiani, Jasta e soci si sono dedicati ampiamente alla penisola abbracciando i numerosi fan italiani in tre date distinte, l’ultima delle quali è proprio stasera. Appare subito evidente in confronto coi Napalm che l’attenzione del pubblico è la stessa, ma il coinvolgimento è decisamente più ampio: la band sa come tirare in mezzo l’intera audience chiedendo a più riprese di alzare le braccia, aiutare nei cori, saltare o gettare i pugni verso il palco all’unisono. Il pubblico risponde alla grande, e in “This Is Now” ci si accorge per la prima volta di quanto la sala sia rumorosa e di quanto la temperatura sia salita. Il set prende la piega del “solo grandi classici” quando, procedendo, ci accorgiamo che l’ultima fatica del gruppo viene in gran parte ignorata. Un peccato, perché consideriamo “The Divinity Of Purpose” una bella testimonianza dello stato di salute del gruppo, ed eravamo curiosi di testarne le potenzialità live. Poco male in ogni caso, Jasta è convinto nel ringraziare gli accorsi e chiede a più riprese che il venerdì lavorativo dei presenti sia senza voce, coi muscoli stanchi e col collo indolenzito. Via quindi ai circle pit, che animeranno l’intero set del gruppo ad ogni cenno del frontman. Sulle gang vocals i presenti sono preparatissimi, perché non insistere nel porgere il microfono in avanti dunque? Con Obituary, Carcass e Celtic Frost sulle magliette, con la loro formula che mischia crossover thrash, hardcore classico e metalcore anni ’90 e con la loro indole aperta e positiva, gli Hatebreed sono il gruppo perfetto per rappresentare quei concetti di unità e fratellanza che un tempo erano vessillo di heavy metal ed hardcore, concetti messi in secondo piano al giorno d’oggi.

Il ricordo di un’ottima prova corale e di una serata all’insegna di “vecchi valori” viene purtroppo macchiato dalla presenza di borseggiatori all’interno del locale che, a quanto pare, hanno ripulito diversi presenti approfittando della grande affluenza. Non possiamo che manifestare il nostro sdegno nei confronti di questi fatti deplorevoli, di sicuro non dipendenti da band e organizzazione, e sperare che non si ripeta in futuro.

Preferiamo dunque lasciarvi con un ricordo positivo, l’oramai classico scatto con cui la band si immortala a fine show assieme al proprio pubblico:

hatebreed - magnolia - 2014

 

2 commenti
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