30/03/2012 - (hed)P.E. + Collisions @ Bloom - Mezzago (MB)

Pubblicato il 03/04/2012 da

Sono lontani i tempi del successo mainstream agguantato brevemente ai tempi di “Broke” e “Blackout” (2000-2003), poi sfuggito, come una saponetta in una doccia, con la major di turno pronta ad ‘agire’ alle spalle. Dal 2006, dopo il contratto con Suburban Noize, gli (hed)P.E. hanno abbracciato l’etica ‘DIY’ (ovvero ‘do it yourself’, ‘fattelo da solo’) sbocciando in una seconda giovinezza, tornando alle radici G Punk e abbandonandosi alla totale libertà stilistica. Senza farsi coinvolgere troppo nella gang dei Kottonmouth Kings e dando furbescamente il cinque alla famiglia Juggalo, i ragazzi hanno continuato per la propria strada, sulle coordinate di un suono grezzo e ricco di inflessioni, senza mai fermarsi. Il traino senza dubbio sono i fondatori Mawk, DJ Product e Jared Gomes, con quest’ultimo in testa: un personaggio magnetico e positivo, che brilla di quell’energia e passione che pochi possono vantare. Uno che alla fine del concerto resta a stringere la mano con tutti i suoi fan, mostrando gratitudine e sincero coinvolgimento, anche dopo molti anni di una carriera musicale non sempre in discesa. L’Italia, per certi versi ancora ferma ai fasti del nu-metal viste le playlist dei rock club, ha sempre riservato un trattamento calorosissimo alla formazione di Huntington Beach e un gruppo di fanatici ridotto ma fedele ha reso speciali tutti gli ultimi appuntamenti della band nel Belpaese. La quarta calata della formazione si tiene al Bloom di Mezzago: locale storico della provincia milanese che si vanta di aver ospitato i Nirvana degli esordi. Constatando che il pubblico è costituito prevalentemente da “superstiti” della scena ‘nu’, dobbiamo ammettere che nel 2012 è effettivamente strano trovarsi davanti a dreadlock, polsini da basket e pantaloni a cavallo basso. L’effetto Ritorno Al Futuro è assicurato, insomma…

COLLISIONS
A completare il quadretto intitolato ‘Time Warp’, ecco i Collisions, formazione inglese esordiente totale dedita ad un mash-up della playlist di una 14enne che nel 2001 si faceva gli autoscatti al cesso, ovviamente per pubblicarle su MySpace. I ragazzi ci mettono foga e impegno e la loro proposta suona anche abbastanza bene, dobbiamo ammetterlo, ma siamo decisamente fuori tempo massimo. I quattro saltano con facilità dai Sevendust agli Skindred passando per Hoobastank e Papa Roach, rischiando il plagio praticamente ogni minuto. Delle influenze d’n’b millantate nella loro biografia resta un Mac sul palco in bella mostra. Dimenticabili.

(hed)P.E.
Il Bloom si è riempito a sufficienza allo scoccare delle 23, lasciando però a tutti i presenti lo spazio sufficiente a vedere il palco. Come da programma, gli (hed)P.E. entrano in scena alle 23.15, svelando la sorpresa della serata: niente trucco nè bandane in faccia! Jared sfoggia una bella cresta da punk e saluta il pubblico con le reggae good vibes di “Sophia”. La diamonica (!!!) di DJ Product rimane purtroppo senza suono per assenza di amplificazione e rimarrà quindi da parte per tutta la durata dello spettacolo. Sono le urla cospirazioniste di “Truth” ad aprire veramente le danze incendiando le prime file. A seguire una scaletta che pesca da ogni album del repertorio con gusto ed accortezza. In molte occasioni le canzoni sono rilette in chiave differente, destrutturate in ottica punk hardcore, rese cantabili dove non lo erano e urlate in maniera cieca dove erano cantabili. Inframezzando la scaletta con brevi proclami complottisti, Jared dimostra di possedere l’attidudine punk hardcore, gli skill da MC e la padronanza vocale di un cantante reggae in un’unica persona, senza mai risultare forzato, con la spontaneità e il coinvolgimento di un ragazzino agli esordi. Il bello degli (hed)P.E. è che le influenze black hip hop e reggae non sono assimilate, ma fanno veramente parte del dna dei musicisti. In questo modo, quando altri gruppi hanno un dj che campiona pezzi famosi, i californiani inseriscono questi spezzoni direttamente all’interno della canzone, con la stessa facilità con cui M.C.U.D. (alter ego MC del frontman) può improvvisare in freestyle o cominciare a cantare una cover di “Is This Love” con voce rauca. Lo show non si esaurisce in un ricordo malinconico (e di riflesso triste) di hit dei tempi andati come “Bartender”, “Serpent Boy” o “Killing Time”. E’ invece una celebrazione attuale e di una realtà viva, come dimostra lo stravolgimento della maggior parte delle canzoni citate. Come fossero i Suicidal Tendencies di una generazione successiva, gli (hed)P.E. sfoggiano un’attitudine immutata e non scalfibile dalle regole del music business, campo da gioco da cui il gruppo si è assentato quasi totalmente. Dopo il congedo sul palco, dove DJ Product si libera delle sue cuffie lanciandole al pubblico, è tempo di un lungo incontro coi fan al banco del merch, dove foto, autografi e sorrisi non vengono negati a nessuno e più dell’ennesima foto col gruppo ci portiamo a casa un concerto da ricordare. Quando qualcuno di dice “Gli (hed)P.E.? Ma esistono ancora?” prendetevi il tempo per spiegargli che hanno tutto il senso di esistere!

Sophia
Truth Rising
This Fire
Game Over
Not Ded Yet
Represent
Killing Time
White House
Waiting to Die
Let’s Ride
Firsty
Ordo AB Chao/Suffa
Amerikan Beauty
Crazy Legs (con il frontman dei Collisions)
Raise Hell
Bartender
Peer Pressure
Is This Love? (Bob Marley cover)
No More Secrets
Serpent Boy
Renegade
The Meadow
Novus Ordus Clitorus

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