26/09/2007 - Hell On Earth Tour 2007 @ Transilvania Live - Milano

Pubblicato il 01/10/2007 da
A cura di Maurizio “Grill’Em All” Borghi


Fermata speciale a Milano per l’Hell On Earth Tour, carrozzone hardcore/metal che avrebbe dovuto infarcire il Transilvania Live all’estremo, visto che era prevista la succulenta aggiunta al cartellone di Devildriver e God Forbid. Sfortunatamente i simpatici elvetici hanno deciso di bloccare alla frontiera il tour bus dei suddetti gruppi, per imprecisate beghe legali riguardanti il merchandising: si torna quindi alla formazione originale, che è in ogni caso corpulenta, obbligando un inizio concerto alle 17:30. Certo l’orario è proibitivo per la maggior parte dei lavoratori, ma si sa che il venerdì è ‘casual day’ nella capitale meneghina, quindi quasi tutti gli interessati riescono a fiondarsi nel locale per tempo – la maggior parte dei presenti è in ogni caso al di sotto dell’età lavorativa, e non vede l’ora di curiosare, tra cds, merch e nuovi gruppi.

THE SORROW

Del tour che ha headliner i Devildriver sono arrivati solo loro. Gli Austriaci The Sorrow non sono certo campioni di originalità, ma si presentano agli appena-entrati in maniera ottimale, strizzando l’occhio soprattutto ai più giovani con un impatto visivo curatissimo (leggasi frange perfettamente impomatate) e una mistura sonora debitrice tanto ai KsE tanto ai primi Trivium, dai quali prendono la configurazione scenica e le sferzate commerciali, restando metal solo nella forma. Da quel poco che han mostrato potrebbero avere la possibilità di fare una puntata alla prossima manche della roulette, ma senza un’etichetta potente è difficile che esca il loro numero.

FROM A SECOND STORY WINDOW

Un’altra aggiunta nel folder “nomi insulsi e troppo lunghi per una band”, questi giovani statunitensi non sconfinano nell’hardcore, restando in territorio death/semi-progressive/metal, regalando una prova molto fisica e a tratti piacevole, ma rovinata da un cantante senza cognizione dello scandire: tutte le liriche risultano infatti una serie casuali di vocali. Simpatico il bassista mascherato da vecchio, che regala un tocco à la Slipknot all’esibizione agitata, ma non c’è nulla che li faccia davvero emergere.

FREYA

Freya? Aaaah quelli del cantante degli Earth Crisis! Classica risposta che si ottiene parlando del gruppo di Karl Buechner e Ian ed Erick Edwards. I tre quinti dei vegan/straight edge metalcorer di Syracuse non si allontanano per nulla da quanto li ha resi famosi, firmando una mezz’ora solidissima e di impatto, anche se leggermente statica vista l’età e la pesantezza acquisita. Buechner in ogni caso ha sempre la sua bandana cucita sul cranio, e nonostante risulti alla vista leggermente scazzato riesce ad offrire una prova rispettabile, anche se le canzoni di oggi non sono certo paragonabili al lucente passato del suo precedente gruppo. Onesti.

FEAR MY THOUGHTS

Ancora tempo di death metal, ecco quindi i Fear My Thoughts ripassare la tradizione Swedish, aumentando le dosi di groove e aggiungendo un pizzico di farina del loro sacco. I cinque si difendono bene sulle assi del palco, riuscendo a non sfigurare da quanto ben fatto su CD, dimostrandosi sciolti e carichi, ma mancando leggermente di empatia col pubblico, un difetto che si evidenzia notevolmente in mezzo a tanti gruppi hardcore. I presenti la prendono come pausa, restando in ogni caso ad assistere alla performance dei tedeschi, e a tratti facendo headbangin’. Forse ci si aspettava un po’ di più.

ALL SHALL PERISH

[inserire affermazione colorita]!! Ecco perché piacciono tanto questi All Shall Perish! Chi scrive ammette di aver sempre trascurato la formazione brutal deathcore, ma dopo l’esibizione dell’Hell On Earth è capitolato, restandone completamente soggiogato. Poca originalità forse, ma un impatto devastante, hook assassini, un drumming coinvolgente e un frontman ispanico e bestiale: con volumi elevati e un mixerista in stato di grazia hanno spazzato via tutto quello che c’è stato precedentemente. Da segnalare il giovanissimo lead guitarist, che dentro una maglietta di tre taglie più grande si è prodigato in una prova eccellente sia a livello di esecuzione che a livello visivo. Il pubblico non si fa attendere e comincia a fare sul serio… Un altro livello non c’è che dire.

BORN FROM PAIN

Difficile stare ai livelli degli All Shell Perish, ma evidentemente, a parte le defezioni, la serata è fortunata per le band presenti. Così i Born From Pain, picchiatori dediti al più diretto e ignorante dell’hardcore, figlio di Hatebreed, nuova scuola newyorchese e thrash metal tedesco, diventano delle piccole star, soprattutto grazie alla straordinaria forma fisica di Scott Vogel dei Terror: non solo il cantante (provvisorio), era più carico del diavolo della Tasmania dei cartoni animati, ma il pubblico, oramai alla sua massima affluenza, pendeva letteralmente dalle sue labbra. Ecco quindi un viavai di two-step, circle pit, crowd surfing, e tutto ciò che veniva chiesto dall’energico frontman, per quarantacinque minuti ultragroovy e devastanti. Peccato per i suoni ovattati, la pioggia di corpi avrebbe potuto essere anche maggiore. Moshcore!

WALLS OF JERICHO

Certo vedere i Walls Of  Jericho headliner di un festival itinerante fa un po’ sorridere, ma considerate le dimensioni dei gruppi presenti e soprattutto la prova esemplare che il gruppo ha regalato la posizione è stata sicuramente meritata (di certo sarebbe stato ingiusta se ci fossero stati i Devildriver). I Walls Of Jericho sono Candace Kucsulain: come sia possibile far entrare tanta rabbia in una ragazza così minuta (a parte i bicipiti) ancora è difficile immaginarlo, sta di fatto che la rossa, diventata anche decisamente più carina, non ha Angela, Sandra o Karin che possano impensierirla, è decisamente la frontwoman più energica sul pianeta. Supportata da una band convinta a compatta, ma sempre e costantemente nell’ombra, la piccola furia salta in piedi sulle transenne e sputa le liriche velenose su un pit in adorazione: a nessuno viene in mente sicuramente di allungare le mani, essendo tutti consapevoli che si sarebbero trovati il microfono in qualche orifizio, dove non batte il sole. Ammirata da moltissime ragazze come modello di grinta, Candace è stata tanto disponibile durante la giornata (restando sempre in mezzo al pubblico) quanto devastante nei 45 minuti di esibizione, conclusa con un wall of death obbligatorio. I WOJ chiudono un festival che di certo non ha nomi altisonanti, ma che al netto delle defezioni è riuscito in ogni modo a dimostrarsi divertente e qualitativamente buono: molte volte una becera spaghettata è più soddisfacente della nouvelle cousine!

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